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Il sollevamento della gamba tesa: l’ileopsoas e gli effetti sulla colonna lombare.
Anatomie palpatoire Bassin-lombaire
Technique de correction d’une dysfonction lombaire en convergence.
Le traitement général ostéopathique (TGO)
Introduction au “strain et conterstrain”
La canzone osteopatica. osteopatia e legislazione.
La sindrome del piriforme.
Interview a Robert maigne.
Intervista a Paul Chauffard.
Intervista a Jean Barral.

INTERVIEW-ROBERT MAIGNE.


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INTERVIEW – ROBERT MEIGNE

Saint-Saturnin lès Apt.

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IL SOLLEVAMENTO DELLA GAMBA TESA: L’ILEOPSOAS E GLI EFFTTI SULLA COLONNA LOMABRE.


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Il sollevamento della gamba tesa: l\’ileopsoas e gli effetti sulla colonna lombare.

BAALBECK-LIBAN.

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LA CANZONE OSTEOPATICA


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L’OSTEOPATIA COME PROFESSIONE SANITARIA.


  1. La Osteopatia è professione sanitaria primaria, cioé indipendente, autonoma e distinta dall’area medica.
  2. L’attività osteopatica non costituisce, pertanto, esercizio abusivo della professione medica o fisioterapica; tutte le sentenze sino ad oggi pronunciate hanno pienamente conferamto questa tesi. (vedi, tra le altre, sentenza Tribunale di Genova 23 luglio 2003, pubblicata su Diritto Penale e Processo 8/2004, pag. 1003-1013).
  3. La Osteopatia può essere ANCHE praticata dai medici perché abbiano seguito il percorso formativo stabilito a livello internazionale per l’Osteopatia.

In Italia la professione dell’Osteopatia è tutelata dal Registro degli Osteopati d’Italia, ROI www.roi.it Il ROI segue lo standard della statunitense American Osteopathic Association, AOA, riferimento mondiale dell’insegnamento dell’Osteopatia, che stabilisce 5000 ore.

In Italia tale monte ore viene raggiunto nelle scuole a tempo pieno.
Fino ad oggi nelle scuole a tempo parziale si sono raggiunti questi standard sommando alle 1.800 ore del corso esannale di Osteopatia (a partire dal diploma di scuola media superiore) delle scuole aderenti al ROI, le ore dei corsi di laurea in medicina e chirurgia o in Odontoiatria o in Fisioterapia o in Scienze Motorie, il cui possesso rappresenta il prerequisito per l’iscrizione al corso di Osteopatia.

Il futuro percorso formmativo a partire del diploma di scuola media superiore è di sei anni (oltre 5000 ore) con laurea magistrale, prevedendo, secondo le normative universitarie, il riconoscimento di crediti universitari a chi è in possesso di titoli.

La laurea magistrale che si consegue negli USA E IN VARIE nazioni dell’Unione europea conferisce il titolo di Dottore di Osteopatia (D. O. degree).

4.    Recentemente è stato costituito il Consiglio Superiore dell’Osteopatia (CSdO), composto esclusivamente da associazioni, cioè un ente di secondo livello che rappresenta in Italia le associazioni di osteopati medici e non medici (il ROI e il CSdO fa parte del comitato per le Medicine Non Convenzionali in Italia).

5.    L’Ordine dei Medici di Bologna nel fissare gli standards per l’autorizzazione dei medici e odentoiatri alla pubbliictà sanitaria nelle MNC ha acquisito gli standards del ROI per l’Osteopatia.

Notre Dame de Paris-14 giugno 2009.

Notre Dame de Paris-14 giugno 2009.

BOLLETTINO NOTIZIARIO N° 8 AGOSTO 2009
Ordine Provinciale dei medici e chirurghi e degli odontoiatri di Bologna.

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INTERVISTA A PAUL CHAUFFARD


QUANDO E DOVE SEI NATO?

Sono nato molto tempo fa, nel 1940 in Algeria. Sono un “pied noir = piede nero”, così venivamo chiamati noi francesi. ciò mi ha impedito di fare la guerra in Algeria.

COME HAI CONOSCIUTO L’OSTEOPATIA?

Ritenevo di avere delle carenze in fisioterapia, ma all’epoca l’osteopatia non esisteva ancora, c’era qualcosa di molto superficiale che veniva insegnato a Parigi, presso la scuola che ho frequentato e che succesivamente si è spostata a Londra.
La prima promozione mi fu conseganta nel 1964 dall’Ecole Française d’Ostéopathie, poi divenuta l’European School of Osteopathy di Maidston, la più importante promozione per tutta l’Europa; eravano nove ed io ero il giovane del gruppo.

CHI SONO I TUOI MAESTRI E CHI PUOI CONSIDERARE TALE?

Thomas Dummer mi ha molto segnato, in particolare il suo personale concetto filosofico dell’osteopatia. E’ stato il mio maestro pensante, e mi ha fornito una visione olistica dell’osteopatia. E’ diventato poi anche un amico ed ha influenzato la mia vita in modo particolare. Riserbo per lui molta stima. Ritengo miei maestri anche Paul Geny, osteopata francese, di Parigi, scomparso da molti anni, e il chiropratico Barbur.

RACCONTA UN MOMENTO IMPORTANTE E SIGNIFICATIVO DELLA TUA CARRIERA DI OSTEOPATA

Mi sono diplomato molto presto nel 71, eravamo in pochi, solo quattro.
Subito dopo abbiamo creato un’associazione, è stata la prima in Francia ed tutt’ora esistente con il nome di “Syndacat Français des Ostéopathes”. Sono stato il presidente fondatore, e questa carica mi ha stancato parecchio perchè non sono mentalmente ferrato per le cose amministrative, la fortuna è stata avere nel gruppo gente attiva che ha fatto progredire in Francia l’osteopatia.
Io sono stato il presidente, ma i veri pionieri sono i miei amici. Già in partenza abbiamo dovuto scegliere il futuro orientamento professioanle. Avevamo tre possibilità e visto che eravamo fisioterapisti dovevamo scegliere se rimanere tali, o divenire fisioterapeuti osteopati, o osteopati e basta. Era il gennaio del 1973, eravamo in quattro e decidemmo di definirci solo come osteopati, e di fare di tutto sul piano politico-professioanle per otenere uno statuto giuridico simile a quello che regolava la professione dei chirurghi e dei dentisti
Ritengo che sia stata un importante iniziativa, decidere da quel momento di essere osteopati, nient’altro.
L’osteopatia si è così sviluppata in Europa, dalla Francia al Belgio, i primi due paesi europei dopo l’Inghilterra. Si è progrediti molto a livello europeo conservando sempre il pensiero iniziale, quello di essere osteopati, e basta.
Attualmente continuo ad essere solo un osteopata, e do il massimo senza usare altre tecniche se non l’osteopatia. Al contrario penso che l’osteopata debba avere cultura anche medica, conoscere l’omeopatia, la medicina cinese, la fitoterapia, l’alloterapia ma non la pratica. Poichè per me l’osteopatia basta a sé stessa. Ho avuto molte opportunutà nella mia vita e credo che i miei miglioramenti siano staçti favoriti anche dall’essere divenuto un’insegnante.
Quando si è in tale condizione si è obbligati a fare molte cose e dunque si è costretti ad andare avanti e a migliorarasi. Ho avuto la fortuna di inseganre dal 1975.

PARIS-JUIN 2009

PARIS-JUIN 2009

QUALI SONO LE TUE PASSIONI?

Indipendentemente dalla famiglia che è la base della mia vita, come ben spero per voi, la mia passione è trattare la gente. perchè sento che è la mia vocazione. La seconda è l’insegnamento, che mi piace e spero che mi conosce abbia potuto rendersene conto. Mi piace trasmettere, comunicare ciò che so, totalmente.

L’OSTEOPATIA TI DEVE MOLTO E IL TUO CONTRIBUTO ALLA RICERCA E ALLA PRATICA OSTEOPATICA E’ INDISCUSSO . DOV’ERI E CON CHI 25 ANNI FA QUANDO HAI COMINCIATO A SCOPRIRE LE BASI DI CIO’ CHE E’ DIVENUTO IL “MECHANICAL LINK”?

Ero solo, ma all’epoca mi riunivo in Alzasia con altri colleghi e ricordo che mi faceva arrabbiare era il continuo parlare solo ed esclusivamente di medicina cinese. Ero furioso nonostante il grande rispetto per essa, ma ero un osteopata e volevo utilizzare solo l’osteopatia. Man mano che sviluppavo il “mechanical link” provavo a parlarne, ma non ha mai interessato nessuno. Poi mentre insegnavo nella facoltà di medicina di Bobigny, a Parigi, ho incontrato un medico che si interessò molto al mio modo di lavorare insieme abbiamo scritto un libro, “Le lien mécanique ostéopathique”. E’ stato il punto di partenza dal quale abbiamo creato tutto ciò che insegno. E così con il dottore Jean Marie Gilleu ho cominciato ad insegnarlo, prima in Francia, poi negli Stati Uniti (dove insegno tutt’ora) e in vari paesi nel mondo, Europa compresa. Ho questo privilegio, far conoscere lien mécanique ostéopathique nei paesi del mondo.

VUOI PARLARCI DELLA TECNICA ORIGINALE SPECIFICA DEL “RECOIL”

E’ una manipolazione! E’ 100% tecnica strutturale. E’ un’estensione del Togoll-Rekoil dei chiropratici, diminuito considerevolmente nella forza e nell’intensità e prediligono la velocità di correzione ed esecuzione.
Il recoil è uno stato talmente leggero di pressione che sono solito definirlo “un soffio che passa sulla struttura”. E’ molto leggero ma sufficiente a provocare un riflesso; adesso il recoil è molto più sofisticato, visto che ci sono 4 fasi principali e anche delle fasi annesse che premettono di perccepire delle informazioni particolari, per esempio delle informazioni emozionali, e somato-emozionali, la caratteristica è l’altissima velocità che ci permette di diminuire al massimo la potenza del gesto.

CHE NE PENSI DELLA RICERCA IN CAMPO OSTEOPATICO? QUALI STRADE SONO ANCORA DA APPROFONDIRE O DA SCOPRIRE?

Penso che tutto in osteopatia sia ancora da scoprire.
I campi di esplorazione sono immensi, e nonostante ci siano delle équipe che potrebbero svolgere delle ricerche fondamentali, non ci sono i mezzi e i fondi.
Inoltre, non bisogna confondere la ricerca con la “ricerca clinica” che quasi tutte le scuole fanno e che al massimo le lesioni che potremmo incontrare per le sciatiche o le cefalee; la ricerca fondamentale, la spiegazione razionale delle cose sta iniziando soltanto adesso.
Faccio parte di un’associazione di studio a S. Pietroburgo presso l’università Pavlov, e qui abbiamo l’opportunità di fare della ricerca con gli scienziati di questa università e dunque di cercare al di là della struttura. Sono il vice presidente di questa associazione, perchè può fare cose molto interessanti con pochi mezzi ed i russi , come dicono, sono capaci di “fare volare i missili riparandoli col filo di ferro”. E una metafora che fa capire che anche con piccoli mezzi possiamo essere in grado di fare molto. In questo momento credo sia la Russia la nazione in grado di far avanzare e progredire l’osteopatia, perchè ha la capacità di fare ricerca, e questo è fondamentale. E’ questa la loro ambizione.

CHE CONDIZIONI DEVONO ESSERCI PER FAR RICONOSCERE A LIVELLO ACCADEMICO E PROFESSIONALE L’OSTEOPATIA

Da parte delle scuole ci vuole una formazione rigorosa, e un corpo docente composto da esperti nei vari campi medici e da insegnati osteopati che insegnano osteopatia. Bisogna stare molto attenti a non svendere gli insegnamenti osteopatici, perchè dopo 30-40 anni di sforzi, rischiano di perdersi e sprofondare. E’ ovvio che il futuro dell’osteopatia è nelle scuole, che devono fare il più possibile per farla migliorare e progredire.

CI SONO DEI LIMITI NELL’OSTEOPATIA?

Non c’è limite finchè ci occupiamo della parte funzionale delle patologie. Per me il 100% delle consultazioni sono compatibili col nostro mestiere, naturalmente nei limiti delle nostre competenze. Nelle malattie funzionali, l’80% delle consultazioni che abbiamo, possono essere risolte con le capacità dell’osteopatia; quando però abbiamo a che fare con delle patologie che sono degenerative o neurologiche è ovvio che non faremo trattamento ma ci occuperemo solo della funzionalità della malattia.

POSSIAMO DIRE CHE SUA MOGLIE è UNA FAMOSA OSTEOPATA, COME FATE A CONCILIARE LA VITA DA OSTEOPATI CON LA VITA DI OGNI GIORNO? COMUNICARE SOLO VIA E-MAIL, ETC?

Ci lasciamo i messaggi in cucina!
Facciamo lo stesso lavoro, ma spesso lei lavora su alcuni aspetti ed io su altri. E’ bello quando possiamo stare insieme dandoci forza a vicenda. Ho imparato tuttavia che è fondamentale rispettare l’altra persona quando deve lavorare per un libro, per un articolo, o per preparare una lezione.
Ci riesco sempre? Assolutamente no.

COME SEI ARRIVATO AD INSEGNARE IN ITALIA?

E? stato il mio amico, Alessandro Rapisarda D.O., che mi ha invitato qui attraverso il mio amico Jean Pierre Barral. Io ho accetato volentieri e così sono diventato un “pensionato della sua scuola ESOMM. Mi sento molto bene qui, come un ragazzo del paese, in fondo Francia, Italia e Spagna sono molto vivine tra di loro. Qui ho conosciuto Antoini Rufino D.O che è mio assistente a livello italiano.

QUALE DOMANDA VOLEVI CHE TI FACESSE E CHE NON TI HO FATTO?

E’ UNA BUONA INTERVITA, MA FORSE NON MI HAI CHIESTO DELLA GIOIA E DELL’ENTUSIASMO NEL PRATICARE IL NOSTRO MESTIERE. LO RIPETO, E’ UN PRIVILEGIO LAVORARE A LIVELLO OSTEOPATICO E RAPPRESENTA TUTTA LA MIA VITA, LA MIA FELICITà E SPERO DI CONTINUARE A FARLO PER MOLTI ANNI.

a cura di Antonio Rufino
http://www.tuttosteopatia.it

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INTERVISTA A JEAN-PIERRE BARRAL.


Piazza Maggiore-Bologna

Piazza Maggiore-Bologna

Quando e dove sei nato?

Sono nato il 25 settembre 1944, sul finire della seconda guerra mondiale, a Grenoble in Francia, luogo in cui vivo attualmente.

Come hai conosciuto l’osteopatia?

Ero un fisioterapista, e l’osteopatia non era affatto conosciuta, nessuno ne parlava. Per rispondere a questa domanda voglio raccontarti una storia vera, a mio avviso anche piuttosto comica.

Un mio amico, anche lui fisioterapista, mi parlò dell’esistenza di una tecnica quasi miracolcoa, grazie alla quale dinanzi ad un caso di scoliosi bastava “premere” al centro della colonna, sentire un rumore e la scoliosi poteva anche svanire.
Fu in quel momento che mi sono detto: “devo sapere fare questo”.
Ecco il mio primo incontro con l’osteopatia.
Dunque, non ne conoscevo assolutamernte nulla e quando decisi di avvicinarmi all’osteopatia occoreva mettersi in lista d’attesa, e aspettare tre anni per essere ammessi a Maidstone (presso l’European School of Osteopathy). Ed io ero disposto ad aspettare 3 anni.

Presentai la domanda e fortunatamente dopo solo 15 giorni venni chiamato, mi chiesero se ero disposto ad iniziare subito il corso perchè 2 persone avevano annullato la loro iscrizione. E accettai, non avevo abbastanza soldi per pagarmi la scuola, andai in banca e chiesi un prestito, solo così trovai i soldi per partire per l’Inghilterra.
E con me venne Pierre Mercier, che mi aiutò a scrivere il mio primo libro.

Quindi sei partito per Maidstone, ed hai frequentato la scuola di osteopatia..

Ho frequentato part-time la scuola di osteopatia a Maidstone, all’epoca erano cinque anni di corso. E’ stato un periodo complicato, perchè ci recavamo in Inghilterra in automobile, in nave, ogni tanto in aereo. Ma sorgeva sempre un problema economico, partire per l’Inghilterra non era banale come lo è ora, ed in Francia non esisteva nessuna scuola.
John Whearnam e Thomas Dummer sono stati i miei insegnanti, ed era il periodo che i primi osteopati francesi si recavano a Maidstone per formarsi.

Chi sono stati i tuoi maestri, chi puoi considerare un tuo maestro?

Onestamente non credo di aver avuto un vero maestro, o dei grandi maestri a livello osteopatico.
Tuttavia mi è molto piaciuto vedere delle persone lavorare, come Upledger per esempio, perchè aveva una bellisssima mano e quando la appoggiava sul cranio di qualcuno aveva una generosità manuale che mi piaceva molto.
John Whearnam era un ottimo manipolatore, e Thomas Dummer un ottimo filosofo. Non posso dire che era un grande maestro, ma era un ottimo filosofo.

Dunque non ho avuto dei veri e propri maestri, e questa è stata anche la mia fortuna, perchè è stato necessario lavorare.
Voglio in pratica dire che i corsi di osteopatia all’epoca non erano di altissimo livello, pertanto io e i miei colleghi abbiamo lavorato tantissimo per cercare di ottenere buoni risultati.
Non c’era nulla sul viscere né sul craniale, c’era solo la manipolazione vertebrale e delle articolazioni periferiche, nient’altro. Abbiamo lavorato molto da soli.

Quando hai pensato di essere diventato un osteopata?

Io sono diventato osteopata molti anni dopo la conclusione dei miei studi.
All’inizio non possedevo nessuna nozione, e anche quando ho terminato la scuola di osteopatia credevo di non aver capito un granchè, ma riflettevo sempre su una cosa, sulla considerazione che tutto il corpo è importante.
A scuola invece ci insegnarono solo le manipolazioni sulla colonna vertebrale; nulla sul craniale, nè sul viscerale. Così, mi ci sono voluti trenta anni per diventare un osteopata, e solo adesso ho la sensazione di essere più osteopata di quanto lo fossi all’inizio.
All’inizio non valevo niente, non mi si poteva chiedere nulla sull’osteopatia, non sapevo cosa fosse.

Sui libri di stroia dell’osteopatia, quando si parla di viscerale si dice che il viscerale sia nato con Barral.

Io non sono specializzato in viscerale, e combatterò tutta la vita affinchè non vi sia nessun specializzato nell’osteopatia. Perchè l’osteopatia ha come concetto la globalità del corpo, e dire che si è specializzati è un errore inconcepibile.
Quando vedo persone che trattano esclusivamente il cranio o le viscere trovo che sia un disastro.
Abbiamo un concetto unitario, ed è il corpo umano, e non siamo noi a decidere. E’ il corpo che decide.

Sono contento di essere portatore di questo messaggio, perchè quando si ha esperienza è importante riferire un messaggio. Io ho la fortuna di essere un terapista, un uomo che esercita la professione, non sono un teorico. Prima faccio pratica, poi cerco di metterci sopra la teoria.

E perchè si dice che il viscerale sia nato con Barral?

Perchè la gente non conosce nessun altro… Quando sarò morto sarò molto celebre.

Ma nei libri di Still non si parla e non si fa riferimento al viscerale….

Si, ma è stato proprio Still a fornirci questo concetto della globalità del corpo, e sicuramente anche lui effettuava trattamenti viscerali, sono note infatti le sue cure di gravissime dissenterie.
Ma voglio spiegarti perchè ho fatto viscerale.

Era il 1971 e un giorno feci un trattamento ad un paziente affetto da dorsalgia, ritornò dopo 3 settimane e mi disse: “sto benissimo. Si, ma non grazie a voi. Ho visto un guaritore, mi ha fatto qualcosa allo stomaco e da allora non mi fa più male.”
Naturalmente mi arrabiai molto con me stesso e mi domandai che cosa avrà potuto fare questo guaritore.
Fu così che ripresi i miei libri di anatomia e cercai di mettere le mani sullo stomaco.
E’ stato solo perchè non avevo ottenuto un buon risultato, il motivo per il quale ho cercato di fare qualcosa. E per ogni organo ho cercato un risultato.

Mercier durante i miei inizi lavorarva da me, era molto più razionale ed insieme abbiamo lavorato sul movimento. è iniziato tutto con una mano sul corpo e poi andata la teoria. E in realtà, poichè l’osteopatia è una mia passione sono andato più lontano degli altri. perchè quando si è appassionati si va più lontano, così come quando si ha un’amante appassionata e ci si consacra con il corpo e l’anima.

Io mi sono consacrato corpo e anima all’osteopatia, e non me ne pento.

E’ grazie all’incontro con Upledger che hai iniziato ad approfondire il somato-emozionale?

Upledger mi ha insegnato una cosa, all’inizio era il cranio…

Quando hai conosciuto Upledger?

Nel 1977, a Liegi.

Sei anadato tu a seguire un corso di Upledger?

Sì, era Alain Abehsera che aveva organizzato il corso, avevo una vaghissima nozione del cranio, sapevo che il cranio era sulla colonna cervicale, questo era tutto ciò che sapevo.

Quindi hai iniziato a studiare il craniale….

All’inizio non percepivo nulla, per molti anni non sentivo niente ed ero perplesso. Successivamente capì che il cranio classico non mi piaceva, occorevano troppe sedute, e poi io sono un uomo d’efficacia e cercai di fare cose più precise sempre continuando a lavorare sul cranio.

Un giorno mi resi conto che ponendo leggermente la mano sul cranio sentivo una percezione diversa rispetto a quando mettevo un appoggio un pò più forte, e solo così ho sentito ciò che c’era all’interno del cranio.
Per questo motivo, il nostro è un lavoro di sensibilità, e poi tutto da inventare.
Ciò che faccio adesso tra 20 anni farà ridere, perchè l’osteopatia evolverà ancora.
Tutto è da fare, e ognuno ha la propria sensibilità particolare.
Ti racconto ora una storia vera. La mia prima lezione di anatomia. Ero appena uscito dal corso di filosofia, e un’altra insegnante ci stava parlando dell’osso iliaco, pensavo che parlasse dell’orecchio, sono tornato a casa con la convinzione che l’orecchio fosse piuttsoto complicato.
Come vedi non valevo niente, non puoi sapere quanto valesse poco.

Adesso adoro l’anatomia, colleziono vecchi libri e lo considero il mio mondo. Mi piace tantissimo, è un piacere.

Mentre i test sull’ascolto termico da chi li hai imparati, o come ci sei arrivato?

Mi capitava che quando toccavo qualcuno avvertivo una resistenza sotto la mano. All’epoca avevo la fortuna di lavorare al centro nucleare di Grenoble, dove ho potuto fare esperimenti sugli infrarossi e sui campi magnetici e provare che quando vi era una disfunzione si registrava parallelamente un cambiamento del campo elettromagnetico.
Affinai la sensibilità della mano, perchè ciò che puoi sentire con la mano puoi sentirlo in tutto il corpo e anche fuori, la mano permette di essere molto più precisi.

Dire “lo sfenoide è bloccato” a me interessa mediamente, c’è sempre una causa per la quale la quinta dorsale è bloccata, bisogna sempre domandare al corpo in modo più profondo, e non accontentarsi di fare scricchiolare le ossa come facevamo all’inizio.

Non siamo solo manipolatori, ho sempre pensato che fosse una buona pratica, ma che non fosse sufficiente.

Quale potrebbe essere un limite nell’osteopatia?

Non ci sono limiti, ma esiste il limite umano, e sono le nostre conoscenze piuttosto povere. E’ il corpo umano che è misterioso, è la vita.. perchè viviamo qui, sono le domande fondamentali che ci facciamo quando si fa osteopatia, ci interroghiamo quale sia il senso profondo della vita.
E poi qual’è il senso della vita, e qual’è il senso della mia vita.

Il senso della vita io non lo capisco, il senso della mia vita, cerco di capirlo, è questo che è difficile..

L’impressione che abbiamo tutti noi quando facciamo i corsi di Barral, è che questo limite viene sempre spostato. Prima si pensava che l’osteopatia servisse per una lombalgia, poi seguì un corso di Barral e scoprì che puoi lavorare sull’occhio, migliorare la vista, e così via.. E allora dove arriveremo?

Ho un grave difetto, che è stato per me estremamente importante, non sono mai contento di ciò che faccio, trovo che non sono mai ababstanza bravo, e lo dico sinceramente.
Alcuni pazienti sono soddisfatti, ma lavoro e mi piacerebbe fare meglio. Non è una frustrazione, ma un desiderio. Credo che quando si fa questo mestiere bisogna aiutare la gente.

Sono stato segnato da un’esperienza con un ragazzino di 10 anni che, purtroppo ho visto morire. Ero con lui e gli promisi di rivederlo il giorno dopo, ma mi rispose che il giorno seguente non ci sarebbe stato, ci lasciò infatti durante la notte.

Mi ha segnato tantissimo, e quando vedo queste situazioni penso che sia qualcosa di spaventoso, e questa è un’immagine che mi ha seganto.. ed è per questo che cerco di aiutare i bambini.. ed è per questo che ho organizzato insieme a dei miei colleghi delle cure gratuite per bambini diversamente abili.

Nel nostro mestiere abbiamo un dovere di generosità.

Mi piace guadagnarmi da vivere, ma bisogna essere generosi, perchè senza generosità la mano diventa piccola piccola.

Qual è stato un momento importante della tua vita da osteopata?

Ogni volta che sento un corpo reagire. Ed è la sensazione di un fiore, di un bocciolo che sboccia, ho la sensazione che il corpo si apra e questo è bellessimo..

Ma non c’è stato un momento in particolare….

Beh, quello è un momento di gran gioia, perchè sai che hai fatto qualcosa.. In fondo è un mestiere abitudinario, ma di tanto in tanto sappiamo che dobbiamo andare al di là della routine, e osare diciamolo è una cosa bella, perchè vai un pò oltre te stesso.

In generale ciò che non mi piace del mio lavoro di terapista e dei terapisti, è l’aspetto più materiale, che si deve superare, per avere quella generosità di cui parlavo.

Io vedo persone che danno lo stesso corso da 30 anni, e mi domando come sia possibile. C’è qualcosa che non va in loro, non si può dare lo stesso corso per 30 anni, perchè la fortuna che si può avere quando si ha esperienza è appunto superare il limite di ciò che è normale. Quello che mi piace quando si ha esperienza è appunto superare il limite di ciò che normale.

Quello che mi piace dell’osteopatia è che i giovani sono l’avvenire, faranno molte cose, perchè gli abbiamo dato delle basi che sono più avanti rispetto a quelle che noi abbiamo ricevuto. Noi abbiamo ricevuto delle basi minime, ma l’osteopatia si evolverà ancora.

Invece, un episodio simpatico che hai vissuto in tanti anni di lavoro?

Episodio simpatico, ce ne sono tanti.

Ma mi ricordo sempre di un uomo malato del morbo di parkinson, era paralizzato, e ho iniziato il lavoro con poche aspettative. Poi, immedesimandomi nella sua condizione pensai che avrei voluto qualcuno che mi aiutasse, così ho provato sul cervello, pressione/depressione, e quell’uomo è uscito del mio studio sulle sue gambe.

Non ero soddisfatto di me stesso, ero partito vinto pensando di non poter fare nulla, non mi ero sforzato a fare qulacosa, e magari se mi fossi sforzato su altre persone forse avrei potuto avere altri risultati così.

Ma mi chiedevi di parlare di cose simpatiche, anche se, come hai capito, ciò che ricordo delle mie giornate sono le cose che non hanno funzionato, ed è allora che mi dico “posso lavorare di più”.

Mi piace il contatto umano, e soprattutto che la gente ci riconosca perchè sanno che sentiamo le cose e che questa capacità è istintiva.

Ho lavorato 8 anni in ospedale come fisoterapista, durante i quali ho iniziato a studiare l’osteopatia, e in ospedale avevo un vecchio professore, Arnaud. Era un pneumatologo, aveva un suo sistema per ascolatre il polmone, per ascolatre il cuore, appoggiava un pezzo di legno e sentiva, facendo tra l’altro delle diagnosi formidabili, ma non piaceva all’ambiente medico perchè non usava radiografia. La gente lo prendeva in giro, invece faceva diagnosi favolose.

Questo professore mi è rimasto impresso, pensavo che avesse qualcosa di speciale, mentre molti non lo consideravano abbbastanza.

Poi ho avuto la fortuna di fare molte dissezioni, per 4 anni almeno una volta alla settimana. Arnaud aveva il senso dell’anatomia, e nella sua sala di dissezione mi chiedeva: “Barral, il dinosauro quando è in posizione eretta usa i muscoli respiratori annessi o principali?”, e io non sapevo rispondergli, non avevo mai visto un dinosauro, oppure mi chiedeva “il cuore di un colibrì quanti battiti ha al minuto?”, e io gli rispondevo “non lo so”, e lui ” ma lo devi sapere, lo deve sapere!!”

Era necessario sapere che i muscoli inspiratori del dinosauro erano i principali quando si trovava in una certa posizione, e soprattutto voleva che noi fisioterapisti conoscessimo meglio l’anatomia riapetto ai medici. Ora capisci come questo professore mi abbia aiutato tanto?

E mi chiedo come un uomo che era dieci volte più bravo degli altri non fosse amato.
Nel nostro mestiere siamo manuali, mentre in medicina se non hai tutta la tecnologia intorno a te non sei preso sul serio.
Io combatto perchè coloro che usano la manualità vengano riconosciuti.
Ho la fortuna di curare dei medici e noto che sono ammirati quando poso le mani e sento, perchè una diagnosi visiva sono tutti capaci a farla, ma una diagnosi manuale non sanno necessariamente farla tutti.

Ora, devi racconatre la storia che mi intersessa di più. Quella delle tue origini, della nonna di Corato e dei tuoi parenti che sono tutti italiani..

Mia nonna era italiana, una pugliese di Corato, era guaritrice, mentre mio nonno era un discendente di Vittorio Emanuale di Savoia. Quindi ho in me due aspetti italiani, la nobiltà e la povertà. Ma mia nonna emigrò in Francia per trovare lavoro, non aveva soldi e cercò di guadagnarseli in una fabbrica di pelletteria, ma i prodotti chimici la intossicarono. Ebbe comunque una figlia, mia madre, ed un figlio, che è morto in Vietnam.
la mia nonna italiana me la ricordo un pò sorda, minuta, ma non so perchè.. la adoravo, anche se non abbiamo mai comunicato tanto, a causa della lingua diversa.

Ti ha insegnato qualcosa come terapeuta?

No, mi ha inseganto a posteriori, non sapevo che era una guaritrice ma ho avuto dei pazienti che mi hanno detto di essere stati curati da lei, ed io rispondevo che non era possibile, mia nonna lavorava in una fabbrica di pellame.

Poi l’ho cercata, e sembra strano, ma mi sono messo in connesione con lei.
Era una persona importante, ma non è stata mai riconosciuta per ciò che faceva, e tra l’altro i francesi in quel periodo non amavano molto gli italiani, che anzi erano piuttosto disprezzati e chiamati “sporchi maccheroni”.
Io ho sempre difeso le mie origini, anche all’epoca quando tra francesi e italiani non correva buon snague. Non avaevo problemi a parlare della mia origine italiana, mentre c’era chi lo negava in modo sfacciato.

Tuo padre era di Genova o di Nizza?

Mio padre era di villefranche sur mer, e la bisnonna di mio padre si chiamava Rita, era la sorella di Vittorio Emanuele di Savoia. Fu Rita che si sposò con un pescatore di Villefranche sur mer, che si chiamava Barral o Barrali, non so.

Invece il cognome di tua madre? e i tuoi nonni erano entrambi italiani?

Olivieri; mia nonna si chiamva Maria e mio nonno Nicola Olivieri, tutti e due di Corato.
Insomma sei italiano…

Cosa da J. P. Barral nel tempo libero?

Adoro andare in biciletta, e proprio perchè sono durissimo con me stesso, quando vedo una montagna mi dico che devo assolutamente salire su, fino alla massima altezza possibile.
Poi mi piace sciare, suonare la chitarra, ma sono un pessimo musicista. Ho anche provato a fare un quadro, ma la gente mi ha detto che è meglio che continui ad andare in bicicletta.
Mi piacerebbe anche fare sculture, nel nostro mestiere ci piace toccare….
Poi, ho un grande desiderio quello di approfondire la paleontologia, lo studio osseo, mi ha appasionato il ritrovamento di un scheletro di 700 milioni di anni fa, mi piacerebbe fare ricerche su questo argomento.

E’ vero inizi a lavorare alle sei della mattina?

Dormo cinque ore a notte. Inizio a lavorare alle 6.30 con il primo paziente, mentre la notte mi faccio un mio programma , ciò che devo trovare.
Comunque, si dormo poco, non mi stressa più di tanto del resto.

E a che ora termini la tua gioranta lavorativa?

Lavroro 12 ore al giorno, ho una pausa di venti minuti a pranzo, ma ho iniziato a diminuire. Faccio un mese di lavoro in studio, e 3-4 giorni di corsi.

Che domanda volevi che ti facessi e che non ti ho fatto?

A che ora si mangia…?

..non so, sapere cosa mi piace nelle persone, e ti dico che non sopporto le persone che si prendono sul serio, e coloro che peccano di superbia.

Ciò che mi piace è la fedeltà, la modestia, il senso dell’autoironia, o prendermi gioco di me e degli altri, ma con molta gentilezza in fondo.
Il mio peggior difetto è che quando una persona mi piace e gli voglio bene, non sono capace di dirglielo, e questo è il mio grande difetto.

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a cura di Massimo Valente, traduzione di Claudia Pelle.

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