Archivi categoria: GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO.

Codeina e allattamento: rischio di intossicazione nel neonato.
L’amniocentesi.
Non somministrare intedratori a base di ferro in gravidanza senza anemia.
Difetti congeniti indotti da farmaci.
Farmaci durante l’allattamento.
Nuove linee guida per lo screening e la diagnosi del diabete gestazionale.
Acido folico: perchè è tanto importante.
Rosolia in gravidanza.
La toxoplasmosi in gravidanza.
Integratori e farmaci in gravidanza.
L’acido folico.
Accertamenti nella gravidanza fisiologica.
Allattamento al seno.

DOSTINEX (CABERGOLINA): INIBIZIONE/SOPPRESSIONE DELLA LATTAZIONE.


INDICAZIONI TERAPEUTICHE

DOSTINEX 0.5 mg compresse.
Principio attivo: cabergolina 0.5 mg.
Inibitore della prolattina.

Inibizione/soppressione della lattazione fisiologica:
DOSTINEX è indicato per la prevenzione della lattazione fisiologica subito dopo il parto e per la soppressione della lattazione in corso:

  1. Dopo il parto, quando la madre sceglie di non allattare il bambino al seno o quando l’allattamento al seno è controindicato per motivi collegati alla madre o al neonato.
  2. Dopo la nascita di un feto morto o di un aborto.

DOSTINEX impedisce la lattazione fisiologica attraverso l’inibizione della secrezione di prolattina.

Per l’inibizione della lattazione DOSTINEX deve essere somministrato il girono dopo il parto. La posologia raccomandata è di 1 mg (due compresse da 0.5 mg) somministato in dose singola.
Per la soppressione della lattazione, il dosaggio raccomnadato è di 0.25 mg (mezza compressa da 0.5 mg) ogni 12 ore per due giorni (1 mg dose totale).

DOSTINEX deve essere somministrato per via orale e si raccomanda che la sua assunzione avvenga preferibilmente con il cibo.

CLICCARE IL LINK SOTTO:

DOSTINEX – CABERGOLINA.

 

Offenburg - Foresta Nera.

NOTA INFORMATIVA IMPORTANTE
AIFA

Il trattamento con Cabergolina è stato associato all’insorgenza di valvulopatia cardiaca fibrotica.

La procedura di arbitrato recentemente conclusa in data 27 giugno 2008 ha comportato un aggiornamneto del Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) della cabergolina nel trattemento della inibizione/soppressione della lattazione fisiologica e dei disturbi iperprolattinemici, con l’inclusione delle seguenti informazioni:

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CODEINA E ALLATTAMENTO: RISCHIO DI INTOSSICAZIONE NEL NEONATO.


Un articolo pubblicato su The Lancet nell’agosto 2006 ha presentato il caso di un decesso di un neonato allattato al seno materno, per intossicazione da morfina, legato all’uso da parte della madre di dosi terapeutiche di codeina.
Il caso è stato rilevato in Canada nel 2005 in un bambino (bb) nato a termine con parto naturale, che durante i primi giorni di vita mostrava sonnolenza e, già a partire dal settimo giorno manifestava difficoltà alla suzione e letargia. Al 12° giorno il neonato risultava pallido e la qualità del latte che assumeva era diminuita, e al 13° giorno moriva.
L’autopsia non metteva in evidenza anomalie anatomiche di alcun tipo. Erano altresì escluse anomalie congenite del metabolismo e patologie congenite endocrine.

L’analisi della concentrazione di morfina nel sangue, eseguita attarverso la tecnica di gas cromatografia e di spettrometria di massa (GC-MS), rivelava un valore di 70 ng/mL (è stato osservato che la concentrazione di morfina nel sangue dei neonati in corso di allattamento da madri che assumono codeina raggiunge al massimo un valore di 2.2 ng/mL).

Va considerato inoltre che la concentrazione di morfina, generalmente presente nel sangue dei neonati soggeti ad analgesia dopo interventi chirurgici, è nel range di 10-12 ng/mL.

Per la terapia del dolore da episiotomia, la madre aveva assunto nelle due settimane successive al parto un’associazione di codeina e paracetamolo con la seguente posologia: 2 cp da 30 mg di codeina e 500 mg di paracetamolo ogni 12 ore il primo girono e, metà del numero di dosi nei giorni seguenti. La posologia veniva ridotta a causa dell’insorgenza nella madre di sonnelenza e costipazione.

In seguito veniva analizzato un campione del latte materno che rivelava una concentrazione di morfina di 87 ng/mL laddove il livello atteso per posologie di 60 mg di codeina ogni 6 ore è 1.9 – 20.5 ng/mL.

Al test di tipizzazione genetica per il citocromo P450 2D6 (CYP2D6) risultava che la madre era una metabolizzatrice ultra-rapida, in quanto eterozigote per un allele CYP2D6*2A con duplicazione del gene CYP2D6*2×2.
Anche la nonna materna era una metabolizzatrice ultra-rapida mentre il nonno materno, il padre e il neonato erano metabolizatori estesi, con 2 alleli CYP2D6 (genotipi CYP2D6*1/*2), dotati di un normale metabolismo farmacologico.
Pertanto, il quadro clincio e i risultati di laboratorio descritti orientavano veso una diagnosi di intossicazione da oppiodi, responsabile del decesso dle neonato. Il corredo genetico della madre aveva determinato la produzione di una maggiore quantità di morfina per conversione della codiena assunta, inducendo la sintomatologia caratterizzata da sonnelenza e stipsi.

L’isoenzima CYP2D6 è stato ampiamente studiato non solo per l’importante ruolo ch esvolge nel metabolismo dei farmaci ma soprattutto perchè la sua attività è soggetta a polimorfismo genetcio. Infatti variazioni gentiche nei livelli d’espressione o funzione del 2D6 influenzano la risposta ai farmaci.

Im generale, sulla base della attività dell’enzima farmaco-metabolizzante CYP2D6, sono stati classificati 4 fenotipi:

  1. metabolizzatori poveri o lenti (poor metabolizers, PM): che presentano 2 alleli del gene non funzionanli. In questi soggetti, la diminuita attività metabolica porta ad una maggiore concentrazione ematica del farmaco e di conseguenza ad un aumentato rischio di reazioni avverse e tossicità con dosi standard di farmaco.
  2. metabolizzatori intermedi (intermediate metalizers, IM): Per questi soggetti possono essere sufficienti dosi di farmaco più basse per ottenere l’effetto terapeutico desiderato.
  3. metabolizzatori estesi (extensive metabolizers, EM): con un normale metabolismo farmacologico.
  4. metabolizzatori ultrarapidi (ultrarapid metabolizers, UM): che presentano un’aumentata espressione del gene: in questi soggetti, l’elevata attività metabolica porta ad una più bassa concentrazione ematica di farmaco che solitamente corrisponde ad una ridotta efficacia. Per una dose terapeutica ottimale può essere necessaria una dose di farmaco più alta rispetto alla norma.

Il test sul DNA possono predire come un paziente risponderà a quel particolare farmaco ed offrono il vantaggio di ridurre l’inicdenza di reazioni avverse e di assicurare al paziente una terapia efficace. Attualmente la genotipizzazione non è un esame di routine, ma può essere considerato un valido aiuto, in casi selezionati, prima della prescrizione di tutte quelle terapie che richiedono un uso prolungato dei farmaci. Va tuttavia sottolineato che la variazione gentica costituisce soltanto uno dei fattori da cui dipende la risposta ai farmaci, oltre alle terapie faramcologiche concomitanti, alle condizioni del paziente e la gado di malattia.

Moulin rouge - Paris.

In seguito alla somministarzione del profarmaco codeina, sulla base delle variazioni genetiche individuali dell’isoenzima CYP2D6, è possibile che si verifichino 2 condizioni opposte:

  • i soggetti metabolizzatori poveri o lenti possono non convertire codeina in morfina e non beneficiare dell’effetto analgesico.
  • i soggetti metabolizzatori ultra-rapidi, che convertono la codeina nel suo metabolita attivo morfina più rapidamente, possono presentare un aumento delle concentrazioni di morfina nel sangue. Questi individui sono più a rischio di reazioni avverse a morfina.

Il rischio di intossicazione da morfina è anche più alto nei soggetti metabolizzatori ultra-rapidi dell’enzima CYP2D6 con ridotta funzionalità renale, che può comportare un aumento della concentrazione del metabolita attivo morfina-6-glicuronide. IN LETTERATURA  è riportato un altro caso di intossicazione da morfina in un metabolizzatore ultra-rapido trattato con dosi terapeutiche di codeina.

……. La codeina è ritenuta dell’american Academy of Pediatrics compatibile con l’allattamento e secondo la classificazione di Hale, è inserita nella categoria di rischio L3, vale a dire “moderatamente sicura” e da somministrare dopo attenta valutazione del bilancio rischi/benefici per il bambino.

Nel caso in cui la terapia con codeina sia considerata necessaria durante l’allattamento e previa attenta valutazione del rapporto benfico/rischio, il medico deve adottare misure cautelative, come prescrivere le più basse dosi efficaci e per brevi periodi di tempo e monitorare il lattante per sonnelenza, difficoltà nella suzione o nella respirazione, riduzione del tono muscolre e miosi. E’ anche opportuno raccomandare alla madre di segnalare al  medico l’eventuale comparsa nel bb. di tali sintomi.

Alla luce delle nuove infromazioni di sicurezza è importante che il medico, all’atto della prescrizione di medicinali contenenti codeina, conosca l’esistenza della possibiltà di un sovradosaggio da morfina, con l’uso di codeina, non correlato alla dose somministrata ma alle alterazioni genetiche del metabolismo.

specialità medicinali contenenti codeina autorizzate e commercializzate in Italia.

  • HEDERIX PLAN gocce (gtt): bromidrato neutro di codeina, supposte bb: biidrato, edera – HEDERIX PLAN supposte adulti: helix estratto liquido.  sedativo della tosse.
  • LACTOCOL sciroppo: codeina cloridrato, guaiacolo, aconito tintura: bronchite cronica (catarro bronchiale). Bronchite cronica, tosse. Nella tubercolosi polmonare può esplicare benfica azione quale coadiuvante e quale sedativo della tosse, nelle forme iniziali in molti casi la sintomatologia può in parte emendarsi.
  • SENODIN-AN sciroppo: profenpiridamina maleato, codeina fosfato: trattamentos intomatico della tosse.
  • SPAMOPLUS supposte adulti: propifenazone e codeina fosfato: crisi dolodrose di media  eforte intensità. Dolori post-opertaori o post-traumatici. Dismenorrea.
  • LONARID cp, supp. adulti, supp. bb, supp. lattanti: paracetamolo + codeina fosfato per le nevralgie, mialgie ed artralgie; mal di dneti e dolori consecutivi ad estrazione dentarie; cefalee di ogni tipo; otalgie, dismenorrea; dolori ppost-opertaori e post-traumatici; stati dolorosi dei bb e lattanti.
  • CO-EFFERALGAN compresse film-rivestite (in fascia A), cp. effervescenti (C): paracetamolo e codeina fosfato per il trattamento sintomatico delle affezioni dolorose (ad esempio mal di testa, mal di denti, torcicollo, dolori articolari e lombosacrali, dolori mestruali, piccoli interventi chirurgici).
  • TACHIDOL bustine eff. adulti, sciroppo bb: paracetamolo + codeina fosfato per il trattamento sintomatico delle affezioni dolorose acute e croniche anche accompagante da iperpiressia (ad es. dolore odontostomatologico, post-operatorio e ginecologico).

La codeina è un alcaloide naturale dell’oppio, agonista dei recttori per gli oppiodi, che reagisce a livello del SNC e periferico con effetti simili a quelli della morfina quali analgesia, sedazione della tosse, costipazione, depressione respiratoria.

Come bechico la codeina viene impiegata sotto forma di sali a partire dalla dose giornaliera di 10 mg. Per raggiungere l’effetto analgesico è, invece necessaria una dose giornaliera pari o superiore a 30 mg.
Una volta assorbita, la codeina viene metabolizzata dal fegtao. La codeina e i suoi metaboliti passano in minime quantità nel latte materno, e vengono escreti principalmente nelle urine dove è possibile ritrovare la morfina sia in forma libera sia in forma coniugata.

Soltanto una piccola frazione di codeina assorbita, approssimativamente il 10%, viene O-demetilata dando origine a morfina.
Questa trasformazione viene effettuata dal sistema epatico citocromo P450 CYP2D6, responsabile del metabolismo del 20-25% dei farmaci, come per esempio i cardiovascolari fra cui alcuni antiaritmici e beta-bloccanti, numerosi psicofaramci, fra cui antidepressivi ed antipsicotici e i derivati morfinosimili.

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L’AMNIOCENTESI.


Univadis
medicna e oltre

Che cos’è l’amniocentesi?

L’esame consiste nell’inserimento di un ago ( con diametro simile ad una siringa per iniezione intramuscolare ma più lungo) attraverso la parete del ventre materno, fino a raggiungere la cavità amniotica nella quale si trova immerso il feto.
Una volta inserito l’ago, si aspira 20 millimetri di liquido amniotico.
L’amniocentesi si pratica generalmente dopo 3 mesi e mezzo di gestazione (dalla 16° alla 18° settimana a partire dall’inizio dell’ultima mestruazione).

A cosa serve l’amniocentesi?

L’esame stabilisce il numero e la tipologia dei cromosomi presenti nel nucleo delle cellule fetali: questo significa “realizzare un cariotipo”
I cromosomi (che contengono il materiale genetico o DNA) sono in numero  fisso, ed esattamente 46 per la specie umana. Alcune malattie genetiche si caratterizzano per un numero insolito di cromosomi, come ad esempio sindrome di Down o trisomia 21 (47 cromosomi) o la sindrome di Turner (45 cromosomi).

Altre malattie genetiche come la mucoviscidosi o la drepanocitosi per es, possono essere diagnosticate analizzando il DNA delle cellule fetali.

Allo stesso modo si possono dosare alcune sostanze presenti nel liquido amniotico per confermare patologie particolari come la malformazioni del midollo spinale (spina bifida) o alcune infezioni (toxoplasmosi).

Quando è indicata un’amniocentesi?

Quando si sospetta che il feto sia affetto da una malattia genetica:

  • in presenza di una malformazione fetale visibile all’ecografia.
  • quando l’età della madre è superiore ai 38 anni, in relazione all’aumento del rischio di anomalie cromosomiche legato all’età.
  • nel caso in cui l’esame ecografico e/o le analisi del sangue per la trisomia 21 rielvano un rischio superiore a 1 su 250.

Quando alcune infezioni che hanno colpito la madre possono ripercuotersi sul feto (ad es. la toxoplasmosi).
Quando compaiono sintomi rari nel corso della gravidanza.

Come si svolge l’esame?

Si svolge in un ambulatorio senza ricovero ospedaliero. Non c’è bisogno di restare a digiuno.
Dopo aver disinfettato e sterilizzato la parte interessata, il medico infila l’ago lentamente attraverso il ventre materno, tenendo sotto controllo ecografico il feto per evitare di pungerlo. L’esame è rapido e pressochè indolore. La durata è di circa 2-3 minuti.

Può capitare che la puntura debba essere eseguita con particolare cautela, (pz. in sovrapeso, presenza di sangue, diminuizione del volume di liquido amniotico) costringendo il medico ad un secondo tentativo.
Il liquido raccolto viene consegnato ad un laboratorio di analisi specifico abilitato a svolgere indagini diagnostiche.

Salvo casi particolari, non è necessario prendere alcuna precauzione. L’assenza dal lavoro è inutile, anche se è raccomandabile restare a riposo 1 o 2 gironi.

Salisburgo.

Quali sono le complicazioni dell’amniocentesi e come ridurre i rischi?

  • Il rischio di aborto è molto basso e varia da un ambulatorio all’altro. La causa di aborto può essere attribuita ad un’infezione o una rottura del sacco amniotico. Il rischio persiste nelle 2 o 3 settimane successive all’esame.
  • Le lesioni fetali legate all’introduzione dell’ago sono rarissime, visto il controllo ecografico costante durante l’esame.
  • Nel caso in cui l’amniocentesi venisse esguita oltre il tempo massimo consigliato esiste il rischio di nascita prematura con decesso o conseguenze pesanti per il bambino.
  • Assumere preventivamente medicine contro le contrazioni uterine non è indispensabile ma può essere d’aiuto.
  • Si consiglia un’attività fisica moderata nelle prime 24 ore dall’esame.
  • E’ consigliabile restare in prossimità del centro ospedaliero più vicno e rimandare quanlque iniziativa o viaggio se si soffre di:
    • Contrazioni uterine dolorose o meno.
    • Perdite vaginali insolite o recenti.
    • Perdite di sangue.

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NON SOMMINISTRARE INTEGRATORI A BASE DI FERRO IN DONNE IN GRAVIDANZA SENZA ANEMIA.


CLICCARE SOTTO PER LEGGERE L’ARTICOLO.

Non somministrare integratori a base di ferro in donne in gravidanza senza anemia.

CASSIS - FRANCE.

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DIFETTI CONGENITI INDOTTI DA FARMACI.


Cliccare sotto: articolo della farmacovigilanza.

DIFETTI CONGENITI INDOTTI DA FARMACI.

Cliccare il link sotto.

I FARMACI DURANTE L\’ALLATTAMENTO.

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FARMACI DURANTE L’ALLATTAMENTO.


Cliccare sotto.

Farmaci durante l\’allattamento.

Principali farmaci di prima scelta in gravidnaza:

  • FANS: Ibuprofene.
  • Antipiretici: Paracetamolo.
  • Antidepressivi: Sertralina.
  • Antistaminici: Idrossizina.
  • Ansiolitici: Buspirone.
  • ACE inibitori: Enalapril.
  • Betabloccanti: Labetalolo.
  • Calcioantagonisti: Nifedipina e spironolattone.
  • Diuretici: Idroclorotiazide e spironolattone.
  • Ipnotici: Triazolam.
  • Lssativi: Lattulosio.

PRINCIPALI FARMACI CONTROINDICATI DURANTE L’ALLATTAMENTO

  • Bromocriptina.
  • Cabergolina.
  • Ergotamina.
  • Indometacina.
  • Litio.
  • Oppiacei (eroina, cocaina e amfetamine).
  • Amiodarone.
  • Antidepressivi MAO inibitori.
  • Antineoplastici (metotrexate, ecc.).
  • Chinolonici (ciprofloxacina, ecc.).
  • Sulfamidici.
  • Tetracicline.

MANTOVA.

Durante l’allattamento si raccomanda di fare riferimento alle seguenti avvertenze.

  1. evitare le formulazioni long-acting (retard o crono) che aumentano il passaggio del farmaco nel latte materno e preferire i farmaci con più breve emivita e tempo di picco,
  2. assumere il farmaco preferibilmente dopo la poppata ovvero a maggiore distanza possibile dalla poppata successiva, ad esempio prima del periodo di sonno più prolungato del lattante. Va rilevato che nei lattanti richiedenti frequenti poppate questa raccomandazione è inutile.
  3. Informare le madri sugli effetti collaterali più comuni dei farmaci prescritti nei lattanti affinchè siano in grado di rilevarli tempestivamente e segnalarli al pediatra (coliche addomianli, diarrea, sedazione e inappetenza).

Durante l’allattamento non esiste controindiaczione generale all’uso temporaneo di cortisonici per aerosol o via orale e di antibiotici della classi delle cefalosporine, macrolidi e penicilline, sono invece controindicati chinolonici, cotrimoxazolo e tetracicline.

Cliccare sotto.

L\’UTILIZZO DEI FARMACI DURANTE L\’ALLATTAMENTO.

INTEGRATORI E FARMACI IN GRAVIDANZA.

DIFETTI CONGENITI INDOTTI DA FARMACI.

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NUOVE LINEE GUIDA PER LO SCREENING E LA DIAGNOSI DEL DIABETE GESTAZIONALE (GDM).


RACCOMANDAZIONI PER LO SCREENING DEL DIABETE GESTAZIONALE (GDM)

  • Per lo screening e la diagnosi di GDM si raccomanda di utilizzare una procedura in fase unica, così come quella adattata nell’HAPO study (Hyperglycemia and Adverse Pregnancy Outcome).
  • La procedura in due fasi (minicarico glucidico + OGTT nei casi con minicarico positivo) attualmente in uso, è da considerarsi superata e pertanto non raccomandata.
  • Alla prima visita in gravidanza deve essere valutata la presenza di un diabete manifesto, mediante la determinazione della glicemia a digiuno.
    Il riscontro ripetuto in due occasioni di un valore glicemico ≥ 126 mg/dl, permette di porre diagnosi di diabete manifesto.
    La diagnosi di diabete manifesto può avvenire anche mediante l’esecuzione di una glicemia random (eseguita in qualsiasi momento della giornata). Il riscontro di un valore glicemico ≥ 200 mg/dl, permette di porre diagnosi di diabete manifesto, dopo conferma con glicemia plasmatica a digiuno ≥ 126 mg/dl.
    I valori che permettono la diagnosi di diabete manifesto in gravidanza sono di seguito riportati:
    Glicemia a digiuno (FPG): ≥ 126 mg/dl (7.0 mmol/l): 2 riscontri.
    Glicemia Random (RPG): ≥ 200 mg/dl (11.1 mmol/l) da riconfermare con glicemia plasmatica a digiuno (≥ 126 mg/dl).
  • Le gestanti con diagnosi di diabete manifesto devono essere prontamente avviate ad un monitoraggio metabolico intensivo, così come raccomandato per il diabete pregestazionale.
  • Se il valore della glicemia alla prima visita in gravidanza risulta ≥ 92 mg/dl (5.1 mmol/l) e < 126 mg/dl (7.o mmol/l) si pone diagnosi di diabete gestazionale.
  • Tutte le gestanti con glicemia a digiuno alla prima visita inferiore a 92 mg/dl e/o senza precedenti diagnosi di diabete manifesto, indipendentemente dalla presenza di eventuali fattori di rischio per diabete gestazionale, devono eseguire un carico orale di glucosio (OGTT) tra la 24 e la 28 settimana di gestazione.

Saint Bertrand de Comminges - Aprile 2010.

  • L’OGTT dovrà essere eseguito con 75 grammi di glucosio e prelievi venosi ai tempi 0′, 60′ e 120′ per la determinazione della glicemia su plasma. Si pone diagnosi di GDM quando uno o più valori risultano uguali o superiori a quelli soglia.

    Diagnosi di diabete gestazionale mediante OGTT da eseguire alla 24° – 28° settimana. 

    • Glicemia a digiuno = Fasting Plasma Glucose (FPG) 92 mg/dl o 5.1 mmol/l.
    • 1-hr PG: 180 mg/dl o 10.0 mmol/l.
    • 2-hr PG: 153 mg/dl 0 8.5 mmol/l.
      Carico glucidico: si raccomanda di somministrare 75 grammi di glucosio anidro sciolti in 300 ml di acqua.
  • Le donne affette da diabete gestazionale dovranno rivalutare la tolleranza glucidica mediante OGTT (2 ore – 75 grammi) a distanza di 8-12 settimane dal parto.
  • Il percorso per lo screening e la diagnosi del diabete gestazionale e del successivo monitoraggio delle donne affette sia da diabete manifesto che gestazionale, devono essere eseguiti da un team multidisciplinare che veda coinvolti le diverse figure professionali interessate, secondo protocolli di gestione condivisi.

 

MUSEO ALBERTINA - VIENNA.

STATEGIE PROPOSTE PER LA DIAGNOSI DELLE CONDIZIONI DI IPERGLICEMIA IN GRAVIDANZA

PRIMA VISITA IN GRAVIDANZA:

Valutrae FPG o RPG in tutte le donne.

Se i risultati indicano un diabete manifesto:

  • Trattamento e follow-up come per diabete pre-gestazionale.

Se i risultati non indicano un diabete manifesto, ma:

  • FPG ≥ 92 e < 126 mg/dl: diagnosi di diabete gestazionale
  • FPG < 92 mg/dl: eseguire OGTT tra 24° – 28° settimana.

24° – 28° SETTIMANA DI GESTAZIONE:

OGTT 2 ore 75 g: in tutte le donne non precedentemente diagnosticate come GDM o diabete manifesto nel corso dell’attuale gravidanza.

  • GDM se 1 o più valori superano la soglia diagnostica.
  • Normale se tutti i valori dell’OGTT sono inferiori alla soglia diagnostica.

SIBioC: Sociatà Italiana di Biochimica e Biologia Molecolare clinica.

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