Archivi del mese: settembre 2009

L’ACIDO FOLICO O FOLATO.


LYON - FRANCE, OCTOBRE 2008.

LYON - FRANCE, OCTOBRE 2008.

CHE COS’E’ L’ACIDO FOLICO

L’acido folico o folato, è la vitamina B9. Non viene prodotto dell’organsimo ma deve essere assunto con il cibo e dalla flora batterica intestinale, il suo fabbisogno quotidiano in condizioni normali è di circa 0,2 mg.
Negli ultimi decenni, l’acido folico è stato riconosciuto come essenziale nella prevenzione delle malformazioni neonatali, particolarmente di quelle a carico del tubo neurale, che si possono originare nelle prime fasi dello sviluppo embrionale. Durante la gravidanza, quindi il fabbisogno di folati si raddoppia a 0,4 mg perchè il feto utilizza le riserve materne.
Anche se il ruolo non è conosciuto nei dettagli, infatti la vitamina B9 è essenziale per la sintesi del DNA e delle proteine e per la formazione dell’emoglobina (Hb), ed è particolarmente importante per i tessuti che vanno incontro a processi di proliferazione e differenziazione, come appunto, i tessuti embrionali.
L’acido folico, tuttavia contribuisce anche a prevenire altre situazioni di rischio alla salute. La sua presenza abbassa i livelli dell’aminoacido omocisteina, associato al rischio di malattie cardiovascolari e infarti, anche se non si può al momento stabilire una associazione diretta tra assunzione di folati e riduzione del rischio cardiaco. Inoltre, sembra giocare un ruolo non ancora ben chiarito, nella prevenzione di altri difetti e malformazioni congenite, come la labiopalatoschisi e alcuni difetti cardiaci congeniti.

EFFETTI DELLA CARENZA DI ACIDO FOLICO

La carenza di acido folico nelle prime fasi di gravidanza aumenta fortemente il rischio di malformazione del feto, in particolare di difetti del tubo neurale (DTN) associati a spina bifida o anencefalia. In generale, una carenza di folati può dare luogo con più facilità a esiti avversi (ritardo di crescita intrauterina, parto prematuro, lesioni placentari…).
Negli adulti, la carenza dell’acido folico può manifestarsi con l’anemia megaloblastica. Inoltre, è spesso associata a carenza di altri oligonutrienti (Zinco, vitamina B12) che sono a loro volta, ulteriori fattori di rischio teratogeno (ad es. difetti del tubo neurale).
Una riduzione dell’assorbimento di acido folico e/o conseguente aumento del fabbisogno, possono derivare dell’assunzione di alcuni farmaci (barbiturici, estroprogestinici), da un elevato consumo di alcool, dal diabete mellito insulino-dipendente, dalla celiachia o da alcune specifiche varianti di geni coinvolti nel metabolismo dei folati (metilene-tetraidrofolato-reduttasi, recettori dei folati).
Se le donne in età fertile presentano uno di questi fattori di rischio, quindi è necessario che assumano con particolare attenzione la vitamina nel periodo preconcezionale. Le donne che rientrano in gruppi ad alto rischio (quelle che presentano una certa familiarità con malattie del tubo neurale, o che hanno avuto una precedente gravidanza con DTN, o che sono affette da diabete mellito, obesità o epilessia) dovrebbero essere monitorate con particolare cura dagli operatori sanitari in quanto potrebbero necessiatre di quantità  maggiori di acido folico.

I DIFETTI DEL TUBO NEURALE (DTN)

Il tubo neurale è quella parte del feto che si sviluppa per formare il cervello, la scatola cranica e la spina dorsale. Quando il tubo neurale non si chiude correttamente e completamente durante le prime settimane di gravidanza, il bambino sviluppa gravi malformazioni congenite come la spina bifida e l’anencefalia. La maggior parte di queste condizioni sono multifattoriali e risultano quindi dalla combinazione di elementi genetici e ambientali. Non è possibile prevedere se una donna avrà una gravidanza affetta da DTN, dato che il 95% delle malformazioni si presentano in bambini nati da donne senza alcuna familiarità con queste condizioni.
la spina bifida è il più frequente DTN, dovuta a una incompleta chiusura della parte inferiore del tubo neurale. La spina bifida comporta conseguenze anche molto diverse, che vanno da problemi che possono essere corretti con interventi chirurgici a gravi disabilità fisiche e mentali. In questo secondo caso, si possono verificare paralisi degli arti inferiori, difficoltà di controllo degli organi interni (intestino e vescica), difficoltà nello sviluppo, apprendimento e ritardo mentale, talvolta idrocefalia. L’80-90% dei bambini con spina bifida sopravvivono fino all’età adulta.
L’anencefalia è una condizione in cui il cervello si svillupa in modo incompleto o non si sviluppa affatto in seguito alla incompleta chiusura della parte superiore del tubo neurale. I bambini con anencefalia muoiono prima della nascita o subito dopo.

QUANDO E COME VA ASSUNTO L’ACIDO FOLICO

Il tubo neurale si chiude entro 30 giorni dal concepimento  (tra il 17° e il 29° giorno), quando la donna spessso non sa ancora di essere incinta. Data l’importnaza dell’acido folico in questa fase, tutte le donne che programmano una gravidanza o che semplicemente sono in fase riprodutiva e non applicano misure anticoncezionali dovrebbero assumere acido folico giornalmente, sia tramite la dieta che con integratori. In una ipotesi minima, l’assunzione dovrebbbe avvenire regolarmente perlomeno nel mese precedente il concepimento e nei tre mesi di gravidanza. Secondo un dato del CDC americani, l’asssunzione di acido folico può prevenire dal 50 al 70% di alcuni tipi di malformazioni.
Data la difficoltà a soddisfare il fabbisogno minimo con la sola alimentazione durante la gravidanza, gli esperti raccomandano di agire su tre fronti allo stesso tempo: una dieta riccca di acido folico, l’uso di alimenti fortificati e l’assunzione quotidiana di integratori di acido folico.
Obiettivo dell’intervento è far arrivare all’embrione, sin dai primi giorni del concepimento e per tutto il periodo organogenetico (primo trimestre), una quantità ottimale di acido folico, attraverso il plasma materno. L’assunzione prolungata di acido folico da parte di una donna non procura alcun effetto collaterale, anzi può risultare utile per la riduzione del rischio di patologie non connesse alla riproduzione, come quelle cardiovascolari. Comunque, il reale impatto della prevenzione primaria in quest’ambito sarà più chiaro soltanto alla luce dei trial clinici in corso. Altri ambiti di ricerca per i quali si ipotizzano interessanti sviluppi nell’utilizzo dei folati riguardano le neoplasie e le malattie neuropsichiatriche.

EFFETI COLLATERALI

L’acido folico non è tossico per l’uomo, anche a dosi molto superiori a quelle terapeutiche. Le segnalazioni di effetti colaterali o di disturbi da acido folico sono aneddotiche o riportate in studi non controllati. Il dato assodato è che nei pazienti affetti da carenza di vitamina B12, la somministrazione di acido folico è in grado di apportare una remissione ematologica, con correzione dell’anemia megaloblastica, mentre le manifestazioni neurologiche permangono e diventano progressive. A fronte di tale preoccupazione sta l’osservazione della rarità della carenza da vitamina B12 e la maggiore capacità diagnostica di una sua carenza.

UNA DIETA RICCA DI ACIDO FOLICO

L’acido folico (appartiene al gruppo delle vitamine B) si trova in abbondanza in alcuni alimenti come le verdure a foglia larga verde scuro  (spinaci, broccoli, cime di rapa, lattuga), le arance ( il succo di arancia concentrato), i legumi (fagioli, germi di grano e lievito), il tuorolo d’uovo, i cereali, frutta come Kiwi e fragole, e nel fegato e pane integrale.
Purtroppo, però solo la metà circa dei folati ingeriti viene assorbita e la metà circa dei folati ingeriti viene assorbita e la maggior parte di quelli presenti negli alimenti è instabile. Le verdure fresche in foglia, conservate a temperatura ambiente, possono perdere fino al 70% del loro contenuto di folati in 3 giorni. Perdite considerevoli si verificano anche per diluizione nell’acqua di cottura (fino al 95%) e per esposizione al calore. Nonostante tutto, comunque, la normale alimentazione (nelle popolazioni ricche) copre usualmente il fabbisogno giornaliero di 0,2 mg.

LA FORTIFICAZIONE ALIMENTRE COME ALTERNATIVA

Sono pochi i cereali che contengono acido folico in quantità tali da soddisfare con una singola razione il fabbisogno quotidiano. Nel 1988 la Food and Drug Admministration (l’organsimo federale statunitense per la sorveglianza sui farmaci e sugli alimenti) ha dispsoto l’aggiunta di acido folico a tutti i cereali “fortificati” nella misura di 0,14 mg per 100 grammi di prodotto in granella. Sono così acquisatbili sul mercato americano alimenti fortificati come la farina, il pane, il riso e altri prodotti a base di cereali. In Italia, non esiste l’obbbligo di produzione di alimenti fortificati, ma esiste solo una fortificazione volontaria adottata da alcune industrie alimentari. Sono quindi presenti sul nostro mercato solo alcuni alimenti fortificati come cereali da colazione prodotti da industrie multinazionali, succhi di frutta, un latte speciale UHT e pochi altri prodotti.

I programmi di fortificazione non sono comunque alternativi alla supplementazione farmacologica, ma rappresentano:

  • un’esigenza per assicurare a tutte le donne in età fertile un apporto maggiore di acido folico sia a quelle che non programmano la gravidanza (35-50% nei diversi paesi), sia a quelle che pur programmandola non pensano di prendere l’acido folico (proporzione imprecisata ma rilevante, specialmente in alcune popolazioni),
  • per non far correre rischi eccessivi a fasce di popolazione, come ad esempio gli anziani, che potrebbero presentare carenze nutritive specifiche di vitamian B12, sviluppare l’anemia perniciosa e non avere la possibilità di una diagnosi precoce perchè i segni ematologici sarebbero mascherati dall’assunzione di adeguate quantità di acido folico.

ASSUNZIONE DI UN INTEGRATORE

Ogni giorno, una donna in età ferrtile che preveda o perlomeno non escluda una gravidanza, dovrebbe assumere una pastiglia contenente 0,4 mg di acido folico. In alternativa, è possibile assumere una pastiglia da 0,5 mg ogni secondo giorno. Gli integratori di acido folico sono in vendita in tutte le farmacie e possono facilmente essere acquisatbili dietro prestazione di ricettta medica. E’ IMPORTANTE  attenersi alle quantità indicate, perchè un eccesso di vitamine A (soprattutto se si assumono i complessi multivitaminici) può causare altri danni (un eccesso di vitamina A può dare luogo ad altri difetti di nascita, la dose giornaliera consigliata è di 3000 UI). Sembra invece superato il problema per cui un eccesso di acido folico può mascherare una carenza di viatmina B12 che comporta una froma rara di anemia: sono infatti disponibili altri test  che permettono di valuatre rapidamente i livelli di B12 indipendentemente dalla presenza di folati.
Nonostante la dose raccomandata sia di 0,4 mg di acido folico al giorno, uno studio pubblicato su the Lancet nel 2001 stima che un aumento di acido folico a 5 mg al giorno avrebbe effetti anche più incisivi nella riduzione del rischio di DTN.

PRODOTTI IN COMMERCIO A BASE DI ACIDO FOLICO

FERTIFOL 400 mcg cpr,
FOLIDEX 400 mcg cpr,
FOLINA 5 mg cps.

Lascia un commento

Archiviato in ACIDO FOLICO O FOLATO.., GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO.

TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO (TSO).


TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO (TSO)

Quando appare indifferibile la necessità di cure per malttaia mentale e manca il consenso alle stesse da parte del paziente infermo di mente, si fa ricorso al TSO, istituito dalla legge Basaglia n. 180/1978 (in G.U. n. 133 del 16.5.1978) e integrato dalla legge n. 833/1978.

La legge n. 833/78 afferma che gli accertamenti obbligatori e trattamenti sanitari obbligatori sono disposti con provvedimento del Sindaco nella sua qualità di ufficiale sanitario, su proposta motivata di un medico e sono attuati dai presidi e servizi sanitari pubblici territoriali e, ove necessiti la degenza, nelle strutture ospedaliere pubbliche e convenzionate.

Spetta dunque al medico certificare la necessità di un TSO indirizzando una proposta motivata al Sindaco il quale emette un provvedimento che consente l’accompagnamento forzato dell’infermo nel luogo di cura, eventualmente con l’intervento delle forze dell’ordine e dell’assistente sociale. Nel caso in cui necessiti la degenza il provvedimento deve essere convalidato dal medico ospedaliero accettante la degenza.
Pertanto è utile, anche se non codificato, allertare preventivamente la struttura dove si intende ricoverare il paziente, per assicurarsi della recettività della struttura e della convalida del provvedimento.
Il medico di continuità assistenziale (CA) può dunque certificare la necessità di un TSO, a suo autonomo giudizio se lo ritiene indiferibile, e collaborare con i medici ospedalieri per il completamento della procedura.

LOUVRE - PARIS, JUIN 2009.

LOUVRE - PARIS, JUIN 2009.

Il TSO deve essere accompagnato da iniziative volte ad assicurarsi il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato. Nel corso del TSO l’infermo ha diritto di comunicare con chi ritenga opportuno.
In caso di minori in cui i rappresentanti legali si oppongono al TSO, la cui omissione può causare grave danno per la salute dell’infermo, il medico deve informare il Giudice Tutelare presso il Tribunale per i minorenni il quale, ai sensi degli artt. 330 e 333 Codice Civile, può sospendere temporaneamente la potestà sul paziente dei rappresentanti legali resistenti e ordinbare l’esecuzione dei trattamenti sanitari necessari.

Secondo la sentenza n. 9261/1994 della Cassazione, quando il paziente non è in grado di intendere e di volere. è escluso che i familiari come tali abbiano un potere di decisione per lui senza che siano nominati amministatori di sostegno (legge n. 6/2004) o rappresentanti legali per inabilitazione o interdizione del paziente adulto (art. 414 e 415 CC), Per cui spetterà al medico un giudizio sullo stato di necessità e sull’appropriatezza dell’intervento terapeutico indifferibile.

Va infatti rilevato che con la legge n. 180/1978 il criterio di intervento nei confronti del paziente con malattia mentale non è più il giudizio di futura pericolosità per sé o per gli altri, peraltro di attendibilità controversa, ma la necessità indefferibile di cure..

Chiunque può rivolgere al Sindaco richiesta di revoca o di modifica del provvedimento col quale è stato disposto o prolungato il TSO.
Il provvedimento del Sindaco può essere impugnato con istanza di sospensione rivolta al tribunale competente per territorio.

Univadis-Mario Marin-Medico di Medicina Generale.

Lascia un commento

Archiviato in ETICA MEDICA.

ACCERTAMENTI NELLA GRAVIDANZA FISIOLOGICA.


In caso di gravidanza fisiologica (si intende una gravidanza che decorre senza complicazioni), la prescrione degli esami diagnostici che si effettuano  sono gratuiti per la paziente, ed è regolamentata da un decreto ministeriale del 1998: recante protocolli di accesso agli esami di laboratorio e di diagnostica strumentale.
Affinchè la donna gravida possa usufruire di queste prestazioni, sulla richiesta del medico deve comparire un codice di esenzione costituito dalla lettera M + la settimana di gestazione. Qualora non sia possibile stabilire la settimana con precisione, viene inserito il codice “M99”.

Quando invece la gravidanza è a rischio, ossia non fisiologica; questo stato deve essere verificato da un ginecologo, che rilascia una certificazione che attesta lo stato di gravidanza a rischio: in questo caso per la stessa legge pubblicata sulla gazzetta ufficiale il 20 ottobre 1998 n.245, tutti gli esami necessari a controllare la gravidanza sono gratuiti; il medico deve applicare l’esenzione M50.

Prestazioni specialistiche per la tutela della maternità responsabile, esclude dalla partecipazione al costo, IN FUNZIONE PRECONSEZIONALI.ESAMI PRE-CONCEZIONALI (CODICE ESENZIONE M00).

PER LA DONNA:

  • Consulenza ginecologica preconcezionale,
  • Test di coombs indiretto,
  • Virus rosolia anticorpi (IgG e IgM),
  • Toxoplasma anticorpi (E.I.A.) (IgG e IgM),
  • Emocromo completo,
  • HIV 1-2 anticorpi,
  • Gruppo sanguigno ABO e Rh,
  • TPHA -VDRL (test sifilide),
  • Resistenza Osmotica Eritrocitaria (Test di Simmel): in caso di riduzione del volume cellulare medio (MCV) e di alterazioni morfologiche degli eritrociti.
  • Hb-Emoglobine Anomale (HbS, HbD, HbH): in caso di riduzione del volume cellulare medio e di alterazione morfologiche degli eritrociti.
  • Esame citologico cervico vaginale: (PAP test).

PER L’UOMO:

  • Emocromo completo,
  • HIV 1-2 anticorpi,
  • Gruppo sanguigno ABO e Rh,
  • TPHA – VDRL,
  • Resistenza osmotica eritocitaria (test di Simmel): in caso di riduzione del volume cellulare medio e di alterazioni morfologiche degli eritrociti.
  • Emoglobine anomale (HbS, HbD, HbH, ecc.): in caso di riduzione del volume cellulare medio e di alterazioni morfologiche degli eritrociti.

All’inizio della gravidanza, possibilmente entro la 13° settimana, e comunque al primo controllo:

  • Gruppo sanguigno ABO, fattore Rh: qualora non eseguito in funzione preconcezionale.
  • Test di coombs indiretto: in caso di donne Rh negativo con partner Rh positivo, c’é rischio di immunizzazione (una forma di anemia del nascituro), soprattutto nelle gravidanze future: il test deve essere ripetuto ogni mese ; in caso di incompatibilità ABO, il test deve essere ripetuto alla 34°-36° settimana. 
  • esame emocromocitometrico: che evidenzia eventuale presenza di anemia o carenza di piastrine….
  • AST, ALT: sono indici di funzionalità del fegato,
  • Glucosio,
  • VDRL – TPHA: marcatore per la sifilide,
  • Toxoplasmosa anticorpi: in caso di IgG negative, ripetere ogni 30-40 gioni, fino al parto.
  • Anticopri per il virus della Rosolia: in caso di IgG negative, entro la 17° settimana. 
  • esame urine: rileva la presenza di eventuali alterazioni renali. Può suggerire la presenza di infezione delle vie urinarie o anche la presenza di diabete.
  • La prima ecografia ostetrica.
  • Pap-test: può essere omesso se effettuato negli ultimi due anni.

14° – 18° SETTIMANE

  • Esame urine: in caso di elevato numero di batteri: urinocoltura.

19° – 23° SETTIMANE

  • Urine esame chimico e fisico e microscopico.
  • la seconda ecografia ostetrica.

24°- 27° SETTIMANE

  • Glucosio.
  • Esame urine.
Saint Saturnin les Apt - Provence.

Saint Saturnin les Apt – Provence.

28° -32° SETTIMANE

  • Emcormo.
  • Ferritina.
  • Urine esame chimico fisico e microscopico
  • la terza ecografia ostetrica.

33° – 37° SETTIMANE

  • Antigene HBsAg.
  • Virus epatite C Anticorpi.
  • Emocromo.
  • esame urine: può anche suggerire la presenza di una gestosi (presenza di proteinuria).
  • HIV 1-2 Anticorpi: in caso di rischio anamnestico.

38° – 40° SETTIMANE

  • Esame urine.

41° SETTIMANE

  • Ecografia ostetrica: su specifica richiesta dello specialista.
  • Cardiotocografia (CTG): su specifica richiesta dello specialista, monitorare fino al parto: rilevazione della frequenza del battito cardiaco fetale (mediante ultrasuoni) e delle eventuali contrazioni uterine. L’esame avviene appoggiando due sonde sull’addome e mantenendole in sede per circa 30 minuti. L’esame è chiaramente indolore e di nessun disagio per la paziente, che può ascoltare il battito cardiaco del feto che viene amplificato dallo strumento. La frequenza della CTG nelle ultime settimane di gravidanza (così come quella di altri eventuali accertamenti) viene stabilita dalla struttura dove avverrà il parto e/o dal ginecoclo curante.

IMG_9418

In caso di Batteriruia significativa:Esame Colturale dell’urina (urinocoltura): ricerca completa microrganismi e lieviti patogeni: incluso batterica.

In caso di minaccia di aborto sono da includere tutte le prestazioni specialistiche necessarie per il monitoraggio dell’evoluzione della gravidanza.

Indicazioni alla diagnosi prenatale.

Le indicazioni per la diagnosi prenatale rientrano in due grandi categorie:

  1. presenza di un rischioprocreativo prevedibile a priori: età materna avanzata, genitore portatore eterozigote di anomalie cromosomiche strutturali, genitori portatori di mutazioni geniche;
  2. presenza di un rischio fetale resosi evidente nel corso della gestazione: malformazioni evidenziate dall’esame ecografico, malattie infettive insorte in gravidanza, positività dei test biochimici per anomalie, familiarità per patologie genetiche.

Le indicazioni per le indagini citogenetiche per anomalie cromosomiche fetali sono:

  • età materna avanzata (≥35 anni),
  • genitori con precedente figlio affetto da patologia cromosomica,
  • genitore portatore di riarrangiamento strutturale non associato ad effetto fenotipico,
  • genitore con aneuploide dei cromosomi sessuali compatibili con la fertilità,
  • anomalie malformative evidenziate ecograficamente,
  • probabilità di 1/250 o maggiore che il feto si affetto da sindrome di Down (o alcune altre aneuploidie) sulla base dei parametri biochimici valutati su sangue materno o ecografici, attuati con specifici programmi regionali in centri individuati dalle singole regioni e sottoposti a verifica continua della qualità.

Lascia un commento

Archiviato in GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO.

ESTRATTI DI MIRTILLO (CRANBERRY) ANTI CISTITE.


LOUVRE - PARIS JUIN 2009.

LOUVRE - PARIS JUIN 2009.

La natura riserva sempre delle soluzioni speciali per la nostra salute (e anche per la cistite). In particolare in letteratura scientifica è nota l’azione del Cranberry, il mirtillo rosso, nella prevenzione e nel trattamento delle infezioni urinarie recidivanti.

E’ stato studiato che questa attività è dovuta alla presenza delle proantocianidine (PAC) specifiche del Cranberry, le quali impediscono ai batteri patogeni di aderire alla mucosa delle vie urinarie, evitando in questo modo lo sviluppo dell’infezione.

Inoltre il succo di mirtillo è un prodotto acidificante, utile quindi a contrastare la proliferazione dei batteri urinari. Uno studio condotto in Inghilterra ha dimostrato che l’assunzione giornaliera di 300 ml di succo di mirtillo riduce di circa il 50% l’insorgenza di recidive. Il razionale sull’impiego di diete a elevato quantitativo acido trova anche il suo riscontro nelle infezioni determinate da calcolosi.

L’assunzione di mirtillo rosso può essere utile sia a scopo preventivo, per evitare l’insorgenza ricorrente dell’infezione, sia per ottimizzare le terapie antibiotiche in caso di patologia in atto. Assumere un integratore alimentare a base di estratto di mirtillo rosso americano (previo consulto del proprio medico) può aiutare a sostenere il buon funzionamento del tratto urinario in modo naturale per esempio:

  • Cistinam – compresse: è consigliata l’assunzione di 1 cp al mattino ed 1 la sera, per 7 giorni, nella fase acuta. nella prevenzione di recidive, invece si consiglia l’assunzione di 1 cp/die per 7 giorni al mese.
  • Cistiflux – buste e compresse: si consiglia l’assunzione di 2 buste/2 volte al die, per 7 giorni dopo un episodio di cistite acuta. Nei casi di prevenzione si devono invece assumere 1-2 buste al giorno per 1-2 settimane al mese.
    Il prodotto va assunto lontano dai pasti e preferibilmente a vescica vuota (ad esempio la sera prima di coricarsi).
  • Cys-control Cramberola – capsule: Si consiglia l’assunzione di 2 capsule/die, una al mattino ed una alla sera durante i pasti, per un periodo di 10 giorni.
    In seguito prendere 1 capsula al mattino durante il pasto, con un bicchiere d’acqua.

PAU - FRANCE.

Le linee guida raccomandano gli estratti di mirtillo per la prevenzione delle IVU-R (ricorrenti), tuttavia ne è Sconsigliano l’utilizzo nei soggetti che assumono WARFARIN, poichè la somministarzione potrebbe aumentare l’INR.

Cliccare il link sotto, per leggere l’articolo.

LA CISTITE.

1 Commento

Archiviato in UROLOGIA.

INFORMAZIONI SULL’INFLUENZA SUINA


CLICCARE SUL LINK SOTTO PER LEGGERE L’ARTICOLO.

Informazione sull\’influenza suina

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

ESAME DELLE URINE, URINOCOLTURA ED ANTIBIOGRAMMA.


MODALITA’ DI RACCOLTA DELLE URINE PER ADULTI

MITTO INTERMEDIO

ACQUISATRE IN FARMACIA UN CONTENITORE STERILE TRASPARENTE A BOCCA LARGA E CON TAPPO A VITE.

Raccogliere le urine della prima minzione del mattino (o almeno 3 ore dopo l’ultima minzione) procedendo come segue:

  • Lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;
  • Pulire accuratamente e ripulire i genitali esterni con acqua e sapone (nel maschio, dopo aver retratto completamente la cute del glande; nella donna tenendo distanziate le grandi labbra con una mano, pulire con l’altra mano dall’avanti all’indietro;
  • Risciacquare con acqua corrente;
  • Urinare scartando il primo getto (circa 20 ml) e, senza interrompere la minzione, raccogliere direttamente nel contenitore il mitto intermedio;
  • Richiudere il contenitore, avvitando accuratamente il tappo.

AVVERTENZA

Per la corretta esecuzione dell’esame occorre non essere in terapia antibiotica da almeno 6 giorni, salvo diversa indicazione da parte del medico.

CONSERVAZIONE

Inviare immediatamente al laboratorio o conservare a 4°C per un massimo di 12/24 ore.

Montmartre - Paris.

ESAME DELLE URINE

L’urina è il liquido prodotto dei reni che filtrano il sangue per depurarlo dalle scorie prodotte dal metabolismo. Tramite l’urina quindi, si eliminano dall’organismo i prodotti di scarto e l’eccesso di acqua o di sostanze che vi sono disciolte.

ESAME FISICO DELLE URINE:

QUANTITA’ O VOLUME:
La normale quantità di urine eliminata nelle 24 ore è compresa tra i 1200 e 1500 ml.
Un aumento del volume delle urine, può essere dovuto all’assunzione di diuretici, nel caso di diabete mellito, diabete insipido e nelle malattie del tubulo renale.
Invece, diminuisce: nel caso di disidratazione, vomito, diarrea, nefrosclerosi e shock.

PESO SPECIFICO:
1005-1025 (valori normali = vn).
Una diminuzione è segno di insufficienza renale cronica.

COLORE:
Il colore normale delle urine è giallo pagliarino o ambra, un colore diverso è riscontrabile nelle seguenti situazioni:
Giallo oro: in caso di assunzione di antibiotici o vitamine.
Giallo carico: stati febbrili,
Giallo marsala: mallatie epatiche con ittero,
Da rosso chiaro a rosso scuro: presenza di emoglobina o mioglobina;
Marrone: (color coca-cola o lavatura di carne): presenza di sangue (ematuria),
Verde-blu: bleu di metilene o in seguito ad infezione da pseudomonas.

ASPETTO:
Il normale aspetto delle urine è limpido, trasparente: un aspetto torbido può derivare dalla presenza di: muco, leucociti (globuli bianchi), globuli rossi, cellule epiteliali, acido urico, proteine, batteri, spermatozoi, è lattescente in caso di piuria, può contenere precipitati per presenza di fosfati e urati.

ESAME CHIMICO DELLE URINE:

PROTEINE:
Valore normale: deve essere inferiore a 15 mg/dl, in gravidanza può raggiungere anche i 50 mg/dl.
La proteinuria patologica può essere minima (o.5 g/L) nella calcolosi renale, nel rene policistico e nella glomerulonefrite cronica;
moderata (da 0.5 a 4 g/L) nella nefropatia diabetica, nella glomerulonefrite cronica o acuta, nella sindrome nefrosica e nel mieloma multiplo;
grave (superiore a 4 g/L) nella glomerulnefrite acuta, nel Lupus eritematoso e nella sindrome nefrosica.
Aumento proteine: stati febbrili, infezioni, nefrosi, sforzi fisici, malattie renali, gravidanza e emopatie.

GLUCOSIO:
Valore normale: assente.
Presenza di glucosio: diabete, glicosuria, ipertiroidismo, ipersurrenalismo e farmaci.
Se la glicemia supera i 180 mg/L si ha glicosuria.

CORPI CHETONICI:
Valore normale: assenti.
La loro presenza si può riscontrare nelle donne in gravidanza, diabete mellito, stati febbrili (soprattutto nei bambini), malattie del fegato.

PH: 5.5-7.5
Fattori in grado di influenzare il pH: alimentazione, farmaci, infezioni delle urine.
Può arrivare a 4.5 in caso di dieta di carne o a 8.0 in chi segue una dieta vegetariana.

BILIRUBINA: vn=assente
Sostanza di colore giallo-rosso prodotta dalla scissione dell’emoglobina;
compare nelle urine quando la bilirubina plasmatica supera i 2mg/100ml: la sua presenza indica un danno epatico, epatiti virali, ittero, carcinoma del pancreas.

UROBILINA O UROBILINOGENO: vn=assente o 0.2 mg/dL.
Un aumento indica danno del fegato, emolisi o stipsi;
Una diminuzione si verifica in caso di ostruzione biliare, transito intestinale accelerato o assunzione di antibiotici.

ESAME MICROSCOPICO DELLE URINE:

EMOGLOBINA O EMATURIA: vn = assente o presenti in modeste quantità.
Le cause più frequenti di emoglobina(Hb) nelle urine: Calcoli, leucemie, neoplasie begnine e maligne, tubercolosi renale, sangue mestruale nella donna, emolisi, ustioni, emoglobinuria parossistica, anemie emolitiche, anemia dovuta ad intenso sforzo fisico (anemia da sforzo), forti stati emozionali o esposizione a basse temperature, farmaci (aspirina, salicilati, atropina, sulfamidici e anticoagulanti), avvelenamenti.
Altre cause di ematuria sono: glomerulonefrite, rene policistico, infarto renale, idronefrosi, trombosi della vena renale, papillomi vescicali, traumatismi, ipertrofia o adenocarcinoma prostatico.
In caso di persistenza eseguire un’urografia.

LEUCOCITURIA:
La presenza di leucociti indica un processo infiammatorio o infettivo: (cistite, uretrite, calcolosi renale, pielonefrite, cancro alla vescica).

CILINDRURIA:
I cilindri sono agglomertai di proteine e di altri elementi che si formano nei tubuli renali.
La loro presenza può indicare disfunzione renali.

SALI E CRISTALLI:
Se in forte quantità, possono indicare una calcolosi renale.

CALCOLI:
Sono indice di ipercalciuria idiopatica, iperparatiroidismo o iperossaluria (sali di calcio).

CONTA DI ADDIS:
In condizioni normali, nel corso di 24 ore vengono eliminati con e urine 1 milione di globuli rossi, 2 milioni di globuli bianchi e fino a 10 mila cilindri ialini.

UREA: vn=25-35 grammi nelle 24 ore.
Aumento dell’urea: stati febbrili, ipertiroidismo, diabete, eccesso di proteine alimentari.

MOZART HOUSE SALIZBURG - AUGUST 2008.

MOZART HOUSE SALIZBURG - AUGUST 2008.

URINOCOLTURA ED ANTIBIOGRAMMA

L’urinocoltura è un esame delle urine che serve a identificare la presenza in esse di batteri e a definirne la specie (batteri che possono essere responsabili di infezioni delle vie urinarie).

Viene solitamente completata dell’antibiogramma, cioè da un test di laboratorio che ricerca tra i vari antibiotici quello più adatto a uccidere il batterio trovato nelle urine (ossia, valuta la sensibilità o la resistenza agli antibiotici della specie batterica in causa), in questo modo si può determinare la cura più idonea.

Il valore normale di una urinocoltura è: negativo (l’esame viene considerato negativo per un numero di colonie inferiori a 10.000, dubbio per un numero di colonie compreso tra 10.000 e 100.000 e positivo per un numero di colonie superiore a 100.000).
In altre parole, si definisce infezione delle vie urinarie qualora si riscontra all’urinocoltura la presenza di germi di un solo tipo in numero pari o superiore a 100.000/mm3.

In caso di positività (presenza di batteri nelle urine), il referto conterrà:

  • il nome del germe identificato,
  • la concentrazione dei batteri, in genere espressa come potenza di 10 (per esempio, 100.000 = 105 unità formante colonie CFC/ml),
  • l’antibiogramma, espresso con una tabella che elenca gli antibiotici di cui è  stata valutata l’efficacia.

L’urinocoltura risulta positiva in presenza di infezioni delle vie urinarie, che vengono distinte in:

  • Batteriuria asintomatica, quando il riscontro dei batteri nelle urine è casuale e non è accompagnato da nessun sintomo,
  • cistite, accompagnata da sintomi, quando l’infezione è localizzata alla vescica,
  • pielonefrite, accompagnata da sintomi, quando l’infezione si estende dalla vescica alle vie urinarie (ureteri) e al rene.

Cliccare sotto.

ANTIBIOGRAMMA ISTRUZIONE PER L\’USO.

10 commenti

Archiviato in UROLOGIA.

PERCORSI DIAGNOSTICI IN MENOPAUSA.


La menopausa nella donna isterectomizzata

La donna isterectomizzata rappresenta una categoria a parte che solitamente richiede l’aiuto del medico alla comparsa dei sintomi vasomotori non avendo l’indizio diagnostico dell’amenorrea; anche perchè in questo sotttogruppo di donne l’attività ovarica cessa relativamente in anticipo.
L’indicazione all’esecuzione di indagini deve comunque rispondere all’intenzione della paziente di sviluppare un programma terapeutico sulla base di disturbi o fattori di rischio presenti, diversamente l’accertamento non ha alcuna ricaduta pratica. L’esame diagnostico in tali casi è il dosaggio del solo FSH. Se la paziente ha superato l’età di 50 anni e/o presenta disturbi vasomotori intensi e persistenti, l’accertamento ormonale è superfluo.

Amenorrea secondaria o menopausa anticipata?

L’amenorrea secondaria che si manifesta prima dei 46 anni non rappresenta un evento fisiologico e richiede un accertamento diagnostico specifico.
In caso di amenorrea secondaria, soprattutto se non accompagnata da sintomi di estrogeno-carenza, è indicato in prima istanza un test con progestinico al quale seguirà un accertamento ormonale basato sul risultato del test.
Quando si rende necessaria la diagnosi differenziale tra menopausa anticipata ed amenorrea secondaria (< 45 anni):

  1. Test con progestinico (100 mg + 100 mg entro 24 ore di progesterone i. m. oppure 20 mg MPA per os per 5 gg),
  2. Se negativo (non mestrua entro 14 gg dall’ultima dose) dosare FSH,
  3. Se positivo (mestrua entro 14 gg dall’ultima dose) dosare LH, PRL.

Eventuali altri elementi clinici (presenza di gozzo, di segni clinici distiroidei, di galattorea o di iperandrogenismo) potranno richiedere approfondimenti diagnostici specifici più estesi.
La valutazione di eventuali disturbi del comportamento alimentare e l’anamnesi farmacologica (psicofarmaci, ormoni) in questi casi rivestono la massima importanza e devono rappresentare momenti prioritari nell’inquadramento diagnostico.

Dopo la diagnosi di menopausa

Alla diagnosi di menopausa deve seguire una accorta azione di valutazione clinica ed informazione da parte del sanitario consultato (Medico di Medicina Generale (MMG) o Ginecologo).

Situazioni clinico-anamnestiche da ricercare dopo la diagnosi di menopausa:

  • Presenza di sindrome vasomotoria con riflessi sulla vita di relazione (insonnia, sindrome ansioso-depressiva reattiva),
  • Presenza di sintomi o segni clinici legati ad ipoestrinismo (es. dispareunia, infezioni urinarie recidivanti),
  • Comparsa di segni di iperandrogenismo,
  • Tendenza dei valori pressori,
  • Presenza di elementi clinico-anamnestici di rischio per demineralizzazione ossea,
  • Presenza di diatesi personali o familiari particolari (neoplasie mammarie, diabete mellito, gotta etc)

L’esecuzione di una visita ginecologica è comunque raccomandabile anche in assenza di motivazioni specifiche, oltre che al momento della prima valutazione, anche successivamente a cadenza biennale o annuale in caso venga effettuata una terapia ormonale. Questo consente di fare il punto della situazione delle mucose, del pavimento pelvico oltre che ricercare attivamente problematiche non evidenziate spontaneamente della donna.

Il raggiungimento della menopausa non giustifica un interventismo se non motivato da situazioni particolari che spetta al medico ricercare ed affrontare se eventualmente presenti.

Se la donna decide di effettuare un trattamento ormonale

Prima di iniziare il trattamento ormonale:

  • Visita ginecologica,
  • Mammografia,
  • PAP test,
  • Bilirubina (esclusivamente se si prevede l’uso di progestinici),
  • Controllo pressorio,
  • Antitrombina III, APCR (esclusivamente se non disponibile un dato precedente di normalità),
  • Trigliceridi, Colesterolo tot.
  • Transaminasi, GGT.

Creatinina e glicemia sono richieste solo se presenti indizi clinici.
Ecografia pelvica trans-vaginale al minimo sospetto per patologia o in situazioni di rischio per neoplasia ginecologica.

Durante il trattamento ormonale (se ben tollerato)

  • Controllo pressorio : 1 al mese per 6 mesi poi 1 anno,
  • Trigliceridi: a 3 mesi 1° controllo se normale stop,
  • Transaminasi, GGT: a 3 mesi 1° controllo se normale stop,
  • Colesterolo: a 2 anni 1° controllo,
  • Mammografia: ogni 2 anni,
  • Ecografia trans-vaginale: ogni 2 anni (solo se la donna non è stata isterectomizzata),
  • PAP test: ogni 3 anni.

In caso di disturbi verranno eseguite le indagini suggerite dalla circostanza clinica.

ePRAGA - AGOSTO 2008.

PRAGA - AGOSTO 2008.

Donne a rischio per osteoporosi e/o incerte sulla assunzione di terapia estrogenica.

Criteri per individuare il rischio di Demineralizzazione:

  • Anamnesi familiare positiva di fratture osteoporotiche,
  • Pregresse fratture spontanee,
  • Condizioni ginecologiche suggestive per ipoestrinismo severo protratto (amenorrea primaria non trattata, ovariectomia precoce, amenorrea secondaria oltre 2 anni, menopausa precoce),
  • Trattamenti protratti con glucocorticoidi, tiroxina a dosi TSH soppressive, anticonvulsivanti, antineoplastici,
  • Riduzione di altezza notevole o marcata cifosi,
  • Disendocrinie di lunga durata: ipercortisolismo, tireotossicosi, iperparatiroidismo,
  • Carente apporto di calcio e vit D3,
  • Allettamento protratto (oltre 2 mesi),
  • Etilismo, tabagismo,
  • Anoressia nervosa (diagnosi secondo DSM), malattie infiammatorie intestinali.Non esitono evidenze in grado di consigliare lo screening densitometrico alla popolazione generale.
    La MOC trova indicazione esclusivamente in donne individuate a rischio e disposte a seguire un trattamento. La densitometria non è indicata se chi esegue l’esame non è orientato a prendere alcun provvedimento.

    Donne a rischio per osteoporosi incerte sulla assunzione di terapia ormonale, disposte a seguire altri provvedimenti:
                                                                 MOC DEXA in sede vertebrale   
    Nelle donne di età > 65 anni è consigliata la MOC DEXA in sede femorale.
    Se le donne presentano criteri di rischio per osteoporosi, ed intendono per qualsiasi motivo, sottoporsi comunque a trattamento estrogenico, queste indagini non sono indicate perchè non modificherebbe l’atteggiamento terapeutico, non essendo a tutt’oggi disponibili dati in grado di mostrare la superiorità di altri trattamenti in confronto al trattamento con estrogeni nella prevenzione delle fratture.

Lascia un commento

Archiviato in MENOPAUSAA., TERAPIA ORMONALE SOSTITUTIVA - TOS.

WILLY RONIS: “LA PHOTOGRAPHIE EXHIBITIONNISTE ME DERANGE”


INTERVIEW – Esprit vif et bonté à fleur de peau, le centenaire de la photographie humaniste est à l’honneur aux 40es Rencontres d’Arles. Portriat d’un homme remarquable.

LIRE L’ARTCILE AU-DESSOUS

03004-20090810ARTFIG00209-willy-ronis-la-photographie-exhibitionniste-me-derange-.php

Lascia un commento

Archiviato in WILLY RONIS

WILLY RONIS


WILLY RONIS, mort d’un géant de la photographie.
Le photographe, inventeur, avec Doisneau et Cartier-Bresson, de la photographie humaniste et célèbre pour ses clichés du Paris d’après-guerre, s’est éteint samedi à Paris. Il avait 99 ans.

CLIQUEZ SUR LE LIEN POUR LIRE L’ARTICLE

03004-20090912ARTFIG00514-willy-ronis-mort-d-un-geant-de-la-photographie-.php

Lascia un commento

Archiviato in WILLY RONIS

IL CERTIFICATO DI MORTE.


IL CERTIFICATO DI MORTE

  • CERTIFICATO DI CONSTATAZIONE DI DECESSO, compilato dal medico che interviene per primo a constatare l’exitus e contenente, oltre alle generalità del defunto, anche ora, data e luogo del decesso. Questo certificato serve ad attestare la cessazione delle funzioni vitali e l’inefficacia di eventuali manovre rianimatorie ed è destinato ad informare l’ufficiale di stato civile dell’avvenuto decesso di una persona nel territorio comunale di competenza.
    Le norme per l’accertamento di morte sono stabilite dal D.M. Sanità del 31.8.1994 in applicazione della legge n. 578/1993
  • DENUNCIA DELLA CAUSA DI MORTE SU SCHEDA ISTAT, indirizzata e redatta dal medico curante o dal medico necroscopo dipendente dell’ASS in caso di reperibilità del medico curante nel periodo tra il decesso e il funerale. E’ un’obbligo che deve essere assolto entro 24 ore dalla constatazione del decesso ai sensi dell’art. 103 del TULS 8 art. 1 del DPR 21. 10. 1975). Nei giorni prefestivi e festivi, quando cioè il medico di medicina generale non è in servizio, il certificato ISTAT deve quindi essere compilato dal medico necroscopo nominato dall’Azienda Sanitaria.
  • CERTIFICATO NECROSCOPICO REDATTO DEL MEDICO NECROSCOPO tra la 15° e la 30° ora dal decesso per constatare la realtà della morte (presenza di macchie ipostatiche, rigidità e raffredamento naturali del cadavere). Serve all’ufficiale di stato civile per cancellare il defunto dall’anagrafe e per autorizzare il seppellimento.

Ai sensi dell’art. 11 del DPR n. 285/1990 (regolarmente di polizia mortuaria), durante il periodo di osservazione – 24 ore per i casi di morte naturale e 48 ore nei casi di morte improvvisa – il cadavere deve essere tenuto in luogo e in condizioni compatibili con la vita, cioè ad una temperatura ambientale di almeno 18-20 gradi.

La Cassazione sezione Penale Quinta con sentenza del n. 36778 depositata il 7 novembre 2006 ha ritenuto colpevole del reato di falso ideologico il medico che aveva compilato un certificato necroscopico senza aver visitato la salma e che, in quanto delegato dall’ufficiale di stato civile, è da ritenersi pubblico ufficiale.
Invece, la constatazione del decesso e il certificato ISTAT sulle cause di morte può essere compilato anche da un medico curante che svolge la libera professione e quindi riveste la qualifica di esercente un servizio di pubblica necessità e non di pubblico ufficiale.

Il certificato di morte e dell’identificazione delle relative cause presuppone l’avvenuta visita medica altrimenti configura il reato di falso ideologico, secondo anche la sentenza n. 8496 del 17. 10. 1983 della cassazione, sezione penale quinta.
Ma se invece il medico ha redatto il certificato in buona fede e l’oggetto della certificazione corrisponde al vero (giudizio fondato su fatti realmente rilevati) non sussiste tale reato che invece presuppone l’accertata intenzioanlità di certificare il falso, secondo la senetnza n. 11482 del 24. 5 . 1977 della cassazione, sezione penale IV.

In caso di assenza del medico curante titolare sul territorio, il medico sostituto assume tutte le funzioni del titolare sul territorio e pertanto sulla base della visita della salma e della scheda anamnestica del defunto è legittimato a compilare in vece del curante anche la scheda ISTAT.
Se il medico sostituto ritiene di non avere sufficienti elementi di giudizio deve effettuare una richiesta motivata di autopsia, come previsto sul metodo ISTAT, oppure lasciare questo compito al medico necroscopo o suo delegato.

Eglise Saint Jean - Lyon (France), octobre 2008.

Eglise Saint Jean - Lyon (France), octobre 2008.

Mauro Marin
Medico di medicina generale-Pordenone.
Univadis.

Lascia un commento

Archiviato in IL CERTIFICATO DI MORTEE.