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La puntura di zecca e malattia di Lyme.

PUNTURA DI ZECCA E MALATTIA DI LYME.


Marina di Ravenna
Marina di Ravenna

COS’E’ LA MALATTIA DI LYME O BORELLIOSI (BL)

La causa della malattia di Lyme è un batterio spiraliforme, la Borrelia burgdorferi (Bb), che infesta le zecche, le quali possono trasmettelo all’uomo e agli animali.

L’origine della malattia si riferisce alla cittadina di Lyme, nel Connecticut, dove si verificò un’epidemia di questo male, che si manifestò con un misterioso aumento dei casi di artrite, soprattutto infantile. L’artrite cominciava con eritemi cutanei, mal di testa e dolori articolari.

La BL è una malattia infettiva multisistemica con interessamento di cute, articolazioni, sistema nervoso (centrale e periferico) e cuore mentre più raramente può interessare altri organi.

In Italia il primo caso clinico è stato segnalato nel 1983 a Genova ed il primo isolamento del germe responsabile è avvenuto a Trieste nel 1987. La malattia risulta particolarmente presente in alcune regioni come Liguria, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige dove è da tempo endemica, ma segnalazioni sempre più numerose prevengono ormai anche da altre zone compresa l’Emilia Romagna.

COME SI TRASMETTE

La trasmissione all’uomo avviene tramite la puntura di una zecca che nei paesi europei è principalmente l’Ixodes ricinus anche se altre specie, pur di minor importanza, non possono essere escluse.

Il serbatoio naturale del batterio sono i piccoli roditori, particolarmente i topi, ma anche altri mammiferi ed uccelli, questi ultimi costituiscono uno dei mezzi naturali più importanti per il trasferimento di zecche, in nuove aree precedentemente indenne.

Le zecche sono il principale vettore della malattia., succhiando il sangue degli animali infetti raccolgono il batterio e con i morsi successivi sono in grado di trasmetterla ai nuovi ospiti.

Le zecche pungono indifferentemente tutti gli esseri a sangue caldo, compreso l’uomo. Giunta sull’uomo la zecca si attacca ai capelli, ai peli od ai vestiti ed aspetta, da alcune ore ad un giorno, fino a che l’ospite non sia a riposo. Poi raggiunge un’area cutanea esposta, e qui punge ancorandosi. Un fattore anestetico presente nella sua saliva fa si che la puntura risulti indolore e quindi non avvertita dell’ospite. Essa si nutre per un periodo di più giorni per poi staccarsi.

DOVE SI TROVA LA ZECCA DEI BOSCHI

Nell’erba e nei cespugli, ama gli ambienti umidi ed ombreggianti con vegetazione bassa ed un letto di foglie secche, meglio se boschivi e con erba incolta; come pure le zone di confine tra prato e bosco soprattutto se con presenza d’acqua.

IN QUALE STAGIONE POTRESTI ESSERE PUNTO

Le zecche possono pungere in ogni periodo dell’anno, ma sono molto più attive nel periodo compreso fra la primavera e l’autunno, con un picco massimo in giugno e luglio. I soggetti più esposti sono i lavoratori forestali, gli allevatori, gli agricoltori ed i cacciatori. La malattia può comparire anche in animali sia selvatici che domestici come cani, cavalli e bovini.

COME PUOI EVITARE DI ESSERE PUNTO

  • Indossa vestiti chiari per identificare più facilmente le zecche e rimuoverele prima che si attacchino alla cute,
  • usare indumenti che coprono quanto più possibile il corpo,
  • camminare al centro dei sentieri evitando di strisciare contro la vegetazione posta ai lati e controllare periodicamente l’eventuale presenza di zecche sul vestiario.
  • Una volta rientrati in casa controllate che nè voi nè i bambini abbiate zecche, specialmente nelle parti del corpo coperte di peli. Fatelo con attenzione, perchè le zecche immature sono minuscole. Se avete animali domestici controllate anch’essi prima di farli entrare in casa.

I SINTOMI

La malattia può essere suddivisa in 3 fasi cliniche: infezione precoce localizzata, infezione precoce disseminata ed infine infezione cronica o tardiva. Questa nuova suddivisione è preferibile in quanto non dà l’erronea impressione che la Borelliosi (BL)  progredisca in modo uniforme e quindi prevedibile attraverso differenti e successivi stadi clinici. La prima manifestazione della malattia infatti può non essere la caratteristica lesione cutanea della fase precoce localizzata, anche se ciò succede raramente, ma può essere una appartenente ad un’altra delle fasi cliniche successive.

Dopo l’inoculazione della borrelia, tramite la puntura di zecca infetta, si può avere o nessuna infezione od un’infezione subclinica con sieroconversione oppure l’eritema migrante (EM) con eventuale linfadenite satellite. Tuttavia nel migliore dei casi tale lesione, che compare dopo alcuni giorni della puntura, è ricordata solo da circa 1/3 dei pazienti affetti da BL. Ciò può essere spiegtao o da una sua conformazione atipica, o da una localizzazione non facilmente aaccessibile alla visita, o da una macula od una papula eritematosa che nella sua forma tipica si espande nell’arco di giorni o settimane per formare una larga lesione tondeggiante, del diametro di oltre 5 cm, che tende a risolversi al centro lasciando un margine periferico in espansione centrifuga. In concomitanza con l’EM possono comparire sintomi simil influenzali, febbre, linfoadenopatia e cefalea dovuta quest’ultima ad un precoce interessamento meningeo.  Questa sintomatologia corrisponde alla FASE PRECOCE LOCALIZZATA (I stadio) della malattia della durata di 1-8 settimane.

In assenza di idonea terapia segue poi la diffusione ematogena accompagnata da una sintomatologia generale aspecifica preludio alle manifestazioni della FASE PRECOCE DISSEMINATA (II STADIO) che inizia entro il primo anno dell’infezione: lymphadenosis benigna cutis, meningopolineuriti, milagia, artralgie migranti, disturbi della conduzione cardiaca e più tardi artrite. Quest’ultima può essere la prima e sola manifestazione della malattia dal momento che i pazienti o non ricordano i sintomi iniziali oppure questi erano scarsamente avvertibili od anche assenti.
L’intervallo dalla puntura alla comparsa dell’artrite varia da pochi giorni a circa 2 anni, e la più classica presentazione è costituita da un’artrite intermittente (non stagionale) in una o poche articolazioni maggiori di cui la più frequentemente colpita è quella del ginocchio. Il singolo attacco dura da pochi giorni a più mesi per poi risolversi spontaneamente, dando l’impressione di una completa risoluzione della malattia, oppure più frequentemente assumendo il tipico carattere ricorrente. La prognosi è generalmente buona risultando spesso delle lunghe remissioni spontanee od una rapida risoluzione dopo terapia antibiotica. Tuttavia alcuni pazienti possono sviluppare una forma cronica che richiederà ripetuti e diversificati trattamenti. Un altro disturbo frequentemente segnalato è la paralisi del nervo facciale mono o bilaterale che però, come molti altri sintomi segnalati, non è appannaggio esclusivo di questa patologia.
Dopo mesi od anni si passa alla FASE TARDIVA (III STADIO) che può prolungarsi fino ad oltre 10 anni e della quale sono caratteristici l’acrodermatite cronica atrofica, le polineuropatie motorie e/o sensitive con parestesie distali o dolori radicolari, la poliartrite e l’encefalomielite progressia con perdita della memoria.

Infine vi è da dire che sebbene non ci sia una chiara evidenza che BL causi una malattia congenita per passaggio transplacentare dalla madre infetta al feto; l’esistenza di tale sindrome non è stata ancora del tutto esclusa pur ritenedosi rara. Studi prospettici non hanno identificato una correlazione certa tra positività sierologica materna ed anomalie congenite suggerendo che screening prenatale di routine non sarebbero indicati. L’esperienza di alcuni ricercatori è che la gravidanza complicata da una BL ma curata in maniera appriopriata in base al suo stadio ed alle sue caratteristiche cliniche risulterebbe poi in una gravidanza a buon fine. Ciò non è sufficiente per affermare che la BL non abbia effetti deleteri sul feto ma, se vi sono, essi sembrerebbero essere molto rari. Non è mai stata documentata inoltre la trasmissione della BL attraverso il latte materno.

VIENNA.

LA TERAPIA

Diversi sono i farmaci impiegabili per il trattamento di questa forma patologica. Il loro utilizzo però, dati i peculairi schemi posologici e soprattutto alla luce delle esperienze scientifiche internazionali e di tutti i problemi connessi alla valutazione clinica, sierologica e di follow-up, deve essere possibilmente riservato allo specialista. La Borrelia burgdorferi (Bb) infatti, oltre a collocarsi abitualmente a livello endocellulare, si caratterizza per un precoce attraversamento della barriera emato-encefalica come pure con sue localizzazioni in altre zone raggiungibili con difficoltà dai farmaci. Il comportamento da seguire nei confronti del paziente punto da zecca, dopo averla eventualmente estratta, dovrebbe perciò essere quello di seguito consigliato ed adottato.

In caso di puntura sospetta non prescrivere mai un antibiotico per via sistemica ma:

  1. se è presente un eritema sospetto circostante alla zona della puntura, inviare il paziente all’ambulatorio dermatologico previa telefonata per accordi. Solo in questo caso si procederà, dopo valutazione clinica dello specialista, ad un accertamento sierologico altrimenti inutile, in quanto da solo assolutamente non significativo ma anzi facilmente fuorviante la diagnosi, e ad un’eventuale terapia.
  2. se non è presente alcun sintomo, informare il paziente che si rivolgerà all’ambulatorio dermatologico, previa una telefonata per accordi, solo se nel periodo successivo di almeno 40 giorni comparissero:
    un alone eritematoso sospetto a partenza dalla puntura ed a diffusione periferica e/o
    una cefalea non abituale, un’artrite acuta, una sintomatologia neurologica od un malessere simil influenzale non altrimenti spiegati.

Solo in questi casi si procederà, dopo valutazione da parte del dermatologo e di altri specialisti delle varie branche eventualmente necessari, ad un accertamento sierologico e ad una eventuale terapia antibiotica.

Se durante il periodo di osservazione si dovesse rendere necessario instaurare una terapia antibiotica per intercorrenti patologie non correlate alla BL, si dovrà utilizzare lo schema previsto per quest’ultima. Questo per evitare, analogamente a quanto avviene per la sifilide, la possibilità di decapitare le manifestazioneìi cliniche dell’eventuale BL presente.
Il non rispetto di questa regola infatti impedisce il manifestarsi dell’eritema migrante, unica lesione patognomonica della BL, senza però eliminare l’infezione ma anzi procurando e facilitando il suo passaggio alle fasi successive molto più difficile da diagnosticare.

I lavori scientifici più autorevoli affermano e ribadiscono inoltre la controindicazione all’utilizzo della terapia antibiotica a scopo profilattico dopo una puntura di zecca anche se conseguita in una zona endemica. Tale pratica a volte ancora oggi messa in atto, va pertanto abbandonata come pure sconsigliata ai pazienti.

FARMACI NELLA TERAPIA DELLA BORRELIOSI DI LYME

INFEZIONE PRECOCE LOCALIZZATA (1)

ADULTI:
Doxiciclina (Bassado): 100 mg per os, 2 volte/die (2)
Tetraciclina: 250-500 mg per os , 4 volte/giorno (2) (3)
Amoxicillina: 500 mg per os, 3-4 volte al giorno (3)

BAMBINI:
Amoxicillina: 40-50 mg/kg/die per os, in 3 dosi frazionate
Penicillina G: 25-50 mg/kg/die per os, in 3-4 dosi frazionate.

INFEZIONI PRECOCE DISSEMINATA ED INFEZIONE CRONICA O TARDIVA (4)

ADULTI:
Ceftriaxone (Rocefin): 2 g die e.v. oppure 1 g x 2 die e.v.
Cefotaxime: 3 g due /die e.v.
Penicillina G: 20 milioni UI die e. v. in 6 dosi frazionate
Cloramfenicolo: 50 mg/kg/die e.v. in 4 dosi frazionate.

BAMBINI:
Ceftriaxone: 75-100 mg/kg/die e.v.
Cefotaxime: 90-180 mg/kg/die e.v. in 2-3 dosi frazionate
Penicillina G: 300.000 UI/kg/die e.v. in 6 dosi frazionate.

(1) La durata della terapia va da 3 a 4 settimane, vi sono ragioni per ritenere che 10-14 giorni di terapia siano insufficienti.
(2) Da non usare in gravidanza e durante l’allattamento.
(3) Il dosaggio va determianto in base al peso del paziente.
(4) La durata della terapia è da 2 a 4 settimane. A volte nei bambini il trattamento per os dell’artrite di Lyme può essere sufficiente.

REGIONE EMILIA ROMAGNA
CENTRO DI RIFERIMENTO REGIONALE PER LO STUDIO E LA
SORVEGLIANZA EPIDEMIOLOGICA DELLA
BORRELIOSI DI LYME

AZIENDA USL DI RAVENNA
GISML
Gruppo Italiano per lo studio della Malattia di Lyme

IL PUNTO SULLA MALATTIA DI LYME
COME COMPORTARSI IN CASO DI MORSO DI ZECCA.

La prima cosa da fare è la rapida e corretta asportazione della zecca (senza strapparla o toccarla con le mani).
Quindi, bisogna verificare se nei 40 giorni successivi compare un arrossamento nella zona del morso: l’eritema migrante è una lesione cutanea, inizia come una macula o una papula rossa, compare in genere da 4 a 30 giorni dopo il morso di zecca. L’area si ingrandisce, formando una ampia lesione eritrematosa spesso di aspetto anulare con centro chiaro – perchè sia diagnostica, tale lesione deve presentare un diametro uguale o superiore a 5 cm.
Nel caso dovesse insorgere l’EM, il paziente deve essere sottoposto a terapia antibiotica, come da schema citato sopra.
Nel caso l’eritema migrante (EM) non dovesse insorgere, il comportamento da assumere, sarà diverso a seconda che la zecca sia stata adesa alla cute per meno o per più di 24 ore:

  1. se la zecca è stata adesa alla cute per meno di 24 ore non fare nulla perchè l’infezione è altamente improbabile,
  2. se la zecca è stata adesa alla cute per più di 24 ore ricercare gli anticorpi anti-Borrelia burgdorferi (Bb) di classe IgM: se la ricerca dovesse risultare positiva, il paziente deve iniziare la terapia antibiotica; se invece la ricerca dovesse risultare negativa, non bisogna fare nulla perchè non c’è infezione.
    La presenza degli IgM nel sangue: significa che l’infezione è in corso, mentre la presenza degli IgG, significa che è l’infezione è già avvenuta.

La diagnosi di malattia di Lyme non trattata vengono classicamente identificati 3 stadi:

  • I stadio: quello dell’EM (oppure della positivizzazione dei tests sierologici di laboratorio) conseguente al morso di zecca.
  • II e III stadio: rispettivamente quello della infezione disseminata e quello della infezione persistente, caratterizzati della comparsa di sintomi sistemici e di sintomi legati al coivolgimento di vari organi e tessuti.

Per porre diagnosi di mallatia di Lyme, è stato proposto il seguente schema:

  1. Provenienza da area endemica,
  2. Puntura di zecca,
  3. Titolo anticorpale contro la Bb:
    • livelli diagnostici nel siero o nel liquor di IgG e IgM, oppure
    • significativa variazione del titolo anticorpale IgM e IgG su campioni di siero prelevati nella fase acuta e nella convalescenza.
  4. due manifestazioni cliniche della malattia: costituzionali, articolari (l’artrite di Lyme è caratterizzata da episodi brevi e ricorrenti di tumefazione – edema intenso con modesti segni di flogosi – di una o poche articolazioni – in genere 2 0 3 – seguiti talora da artrite cronica. Non sono considerate diagnostiche artriti progressive non precedute da brevi episodi acuti e le poliartriti simmetriche.
    Al livello neurologico: si pone diagnosi di compromissione neurologica nei pazienti che presentano meningite linfocitaria, neurite cranica, radicoloneuropatia o encefalomielite, quest’ultima deve essere confermata dalla dimostrazione di titoli elevati dagli anticorpi specifici anti-Borrelia burgorferi sia nel liquor che nel siero; non possono essere accettati come evidenza di coinvolgimento neurologico sintomi aspecifici quali cefalea, astenia, parestesie e modico dolore cervicale.
    Il coinvolgimento cardiaco: si caratterizza per l’insorgenza acuta di difetto della conduzione A-V di grado elevato – II° o III° – che si risolve nell’arco di giorni o settimane e che talora può associarsi a miocardite.
  5. Eritema cronico migrante (vede prescrizione precedente), o linfocitoma cutaneo: neoformazione nodulare infiltrata di colore rosso-bluastro localizzata in prevalenza ai lobo auricolari, al capezzolo e/o al dorso; in caso di biopsia: lesione infiammatoria caratterizzata dalla presenza di placche infiltrate eritemato-cianotiche localizzate alle estremità ad inizio monolaterale ed a sviluppo bilaterale con evoluzione cronica verso l’atrofia.

Per porre diagnosi di malattia di Lyme devono essere presenti:

  • elemento 1 o 2 più 3 e 4, oppure
  • elemento 1 o 2 più 5.

pillole.org

Les Gorges du Verdon.

COSA DOBBIAMO FARE QUANDO CI ACCOGIAMO DELLA ZECCA?

  1. Utilizzare una apposita pinzetta: tra quelli in commercio le più sicure sono quelle tedesche del modello a tenaglietta che sembra una matita a pulsante, oppure le pinzette della Trixie ad uso veterinario. Si possono trovare in faramacia o in negozi di articoli animali,
  2. Per estrare le zecche, bisogna spingere il pulsante (clip) per aprire la pinzetta, posizionare le pinzette attorno alla zecca e rilasciare la clip in modo che la pinza stringa solo il rostro della zecca. Poi bisogna tirare verso l’alto (non ruotare, ruotando spesso si spezza il rostro),
  3. Una volta estratta nel dubbio che il rostro sia rimasto conficcato nella pelle, provvedere ad estrarlo scarificando leggeremente con un ago disinfettato,
  4. Non estrarre in modo improprio, usando aghi arroventati, brace di sigarette, dita, ecc.
  5. Non usare sostanze quali petrolio, benzina, acetone, ecc. Tutti questi sistemi irritano la zecca che tende a svuotare il contenuto del suo stomaco nel nostro circolo sanguigno aumentando il rischio di infezione.
  6. Segnare sul calendario la data del morso e la zona della pelle colpita (con un pennarello) poi controllare la zona ogni giorno per 30-40 giorni della puntura per verificare l’eventuale comparsa dell’eritema migrante che è il sintomo più importante della Malattia di Lyme.
  7. Non assumere assolutamente antibiotici dopo essere stati punti (verrebbe impedita la manifesatzione dell’eritema migrante e quindi  potreste essere colpiti da una patologia seria ed invalidante senza saperlo).
  8. Se in questi 30-40 giorni, prendete una infezione (bronchite, ecc) segnalate al medico che avete attivato la procedura di osservazione per la eventuale comparsa dell’eritema migrante, sintomo di malattia di Lyme. Questo fatto è importante, perchè se durante il periodo di osservazione si dovesse rendere necessario instaurare una terapia antibiotica per intercorrenti patologie non correlate alla Borreliosi di Lyme, si dovrà utilizzare lo schema previsto per quest’ultima (Vedere sopra).

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