Archivi del mese: aprile 2009

LA CISTITE.


SALISBURGO.

LA CISTITE

La cistite è la più nota, e frequente delle infezioni che colpiscono le vie urinarie. Queste infezioni possono coinvolgere solo le vie urinarie inferiori, solo quelle superiori o entrambi i distretti. In genere non passano inosservate, perchè si accompagnano a sintomi fastidiosi. Fortunatamente, però sono facilmente curabili e, con la terapia adegueta, si risolvono senza lasciare conseguenza.

PERCHE’ LA CISTITE E’ FREQUENTE NELLE DONNE?

La cistite è spesso dovuta ad un’infezione da parte di microbi presenti naturalmente nel tratto digestivo: gli enterobatteri.
Nell’80% dei casi, si tratta di un batterio denominato Escherichia coli (colibacillo).

Nelle donne, tali microbi passano facilmente dall’intestino alla vescica per semplici ragioni anatomiche, dato che in effetti, gli orifizi dell’ano e dell’uretra (canale in cui scorre l’urina proveniente dalla vescica) sono estremamente vicini tra loro. E’ quindi estremamente facile per i microbi passare dall’ano all’uretra, e poi successivamente risalire lungo l’uretra verso la vescica.

SINTOMI DELLA CISTITE

Infezione delle vie urinarie, vescica e uretra.
Sintomi:

  • bruciore al tratto urinario e alla minzione,
  • Disuria (minzione difficoltosa),
  • stranguria (minzione dolorosa),
  • pollachiuria (stimoli frequenti ed impellenti di urinare, con emissione di scarse quantità di urine), 
  • nicturia (necessità di alzarsi ripetutamente dal riposo notturno per urinare), 
  • ematuria (presenza di sangue nelle urine), 
  • tenesmo vescicale (dolore nella regione sovrapubica).

Cause: infezione da batteri o da virus.

QUALI SONO I FATTORI CHE FAVORISCONO LA CISTITE?

I fattori primari sono quelli che facilitano la colonizzazione microbica perineale ed il passaggio dei microbi intestinali nell’uretra: Si tratta di:

  • rapporti sessuali –
  • ricorso a lavande vaginali con prodotti che provocano squilibri della flora batterica locale –
  • alterazione del transito intestinale (diarrea o stipsi) –
  • menopausa, in quanto è associata ad un’atrofia della mucosa vaginale e ad una riduzione delle secrezioni vaginali, fattore di proliferazione dei microbi –

I fattori secondari di rischio di cistite sono quelli che favoriscono la proliferazione dei microbi nella vescica, riducendo lo svuotamento vescicale. si tratta di:

  • scarsa assunzione di bevande (meno di 1.5 litri/die) –
  • diabete –
  • gravidanza.

BATTERIURIA ASINTOMATICA

Si tratta di infezione batterica silente, non manifesta sintomi e può annidarsi sia nelle alte che nelle basse vie urinarie. Si scopre con urinocolture di routine, nell’uomo si accompagna di solito a ostruzione delle vie urinarie o affezioni prostatiche. Molto importante identificarla in gravidanza perchè circa il 30% delle donne che ne sono affette va incontro a pielonefrite acuta con aumento della morbilità e della mortalità fetali.

RECIDIVE

Possono essere ricadute, dovute allo stesso agente eziologico (microrganismi), che ha raggiunto anche il rene, oppure reinfezioni, sostenute da batteri diversi, circoscritte alle vie urinarie inferiori.
Nell’uomo le recidive sono quasi sempre dovute a prostatite batterica cronica.

COME EVITARE LE RECIDIVE?

Per favorire che la cistite possa recidivare, bisogna contrastare i fattori favorenti:

  • L’igiene intima quotidiana avendo cura di lavarsi con moviemnti da davanti a dierto (per non trasferire i microbi intestinali verso l’uretra), ed il trattamento di una stipsi o di un’infezione vaginale limitano, la contaminazione uretrale.
  • L’assunzione di bevande in abbondanza (da 1.5 a 2 litri al girono, anche di più nei periodi caldi) che implica una maggiore frequenza della minzione (da 5 a 6 volte al giorno) così come la minzione dopo ogni rapporto sessuale consentono di contrastare la risalita dei microbi nell’uretra e la loro proliferazione nella vescica.
  • Dopo la menopausa, l’utilizzo di ovuli vaginali consente di ripristinare le secrezioni vaginali.

Infine, malgardo la cistite sia diffusa, frequente e spesso priva di gravità nelle donne, non è la stessa cosa per gli uomini. La comparsa di segni di infezione urinaria in un uomo deve comportare sempre una valutazione più approfondita per determinarne la causa.

COME SI ARRIVA ALLA DIAGNOSI

La diagnosi di cistite si basa, oltre che sulla:

  • presenza dei sintomi caratteristici,
  • sui risultati dell‘esame delle urine e sull’urinocoltura con conta delle colonne batteriche sviluppate (positivo per 100.000 batteri/ml di urina ).
  • Nell’analisi delle urine la presenza di un elevato numero di leucociti (globuli bianchi superiori a 10.000/ml), la presenza di batteri in numero significativo, la presenza di emazie (globuli rossi), la presenza di nitriti (prodotti d alcune batteri come l’Escherichia Coli) e un aumento del pH sono segni di cistite.

Spesso il medico chiede al laboratorio un antibiogramma: un esame citobatteriologico delle urine che consentirà di identificare con precisione il batterio in questione e di testarne la sensibilità ai diversi antibiotici. Tale esame è particolarmente importante in caso di ricaduta (se i sintomi ricompaiono alcuni giorni dopo l’assunzione della terapia), di recidiva (nuovo episodio di cistite alcune settimane dopo), nelle donne incinte o in caso di diabete.

La vaginite può anche essere responsabile di disturbi a carico delle basse vie urinarie, si tratta spesso di infezioni da Trichomonas o da Candida, meno frequentemente da Clamydia trachomatis o da Neisseria gonorrhoeae. Nei casi di cistite recidivante, quindi, può essere utile l’esame colturale eseguito su tampone vaginale.

UN’INFEZIONE MOLTO FREQUENTE

Le cistite, asintomatiche e non, sono le infezioni battreiche più frequenti nella popolazione femminile: il 20-30% delle donne adulte (tra i 20 e 50 anni) sviluppa una o più episodi ogni anno, e l’incidenza aumenta con l’età, in gravidanza e nelle donne affette da diabete.
Questa preferenza per il sesso femminile è dovuta alla conformazione dei genitali esterni e alla brevità dell’uretra (3 cm). Il vestibolo della vagina e la regione periuretrale, infatti, vengono facilmente in contatto con la flora fecale e l’uretra, più corta che nel maschio (16 cm), facilita la risalita dei batteri verso la vescica.

Più frequentemente responsabile della cistite batterica è l‘Escherichia coli (80% dei casi) un abituale saprofita dell’intetstino, seguono lo Stafilococcus epidermidis (9%) e lo Streptococcus fecalis (1-3%); altri germi aerobi della flora fecale come Proteus, Klebsiella, Serratia, Enterobacter e Pseudomonas hanno maggior importanza nelle infezioni complicate, da catetere o ricorrenti.

Non tutte le donne però sono ugualmente colpite perchè l’organismo dispone di molteplici meccanismi di difesa. I glicosamminoglicani, per esempio, impediscono l’adesione dei batteri patogeni alla parete vescicale; batteri non patogeni (lattobacilli, gram-positivi), ospiti abituali della vagina e della zona periuretrale, impediscono la crescita dei ceppi patogeni; l’acidità dell’ambiente vaginale e dell’urina ostacola la proliferazione dei batteri responsabili delle cistiti; una proteina renale (proteina di Tamm-Horsfall), che si ritrova nell’urina, ha la funzione di ostacolare l’adesione batterica alla pareti vescicale e di intrappolare i batteri, così da eliminare con l’emissione dell’urina; le immunoglobuline (anticorpi) specifiche sulla parete vescicale costituiscono una valida barriera alla colonizzazione da parte dei batteri.
In alcune donne l’alterazione o la mancanza, di uno o più di questi fattori, fa aumentare il rischio di infezioni ricorrenti. Terapie antibiotiche, antitumorali o immunosoppressive, malattie croniche debilitantie e uso di cateteri sono tutte condizioni in grado di alterare negativamente i sistemi di difesa dell’appartao urinario.

QUAL’E’ LA PRINCIPALE COMPLICAZIONE DELLA CISTITE?

E’ l’infezione del rene, denominata pielonefrite. Una pielonefrite può sopraggiungere quando i microbi risalgono attraverso gli ureteri (condotti che uniscono la vescica al rene) dalla vescica ai reni. Si deve sospettare una pielonfrite qualora la cistite sia associata a febbre (superiore a 38° C), brividi o dolori alla schiena. La pielonefrite va trattata rapidamente ed intensamente con l’ausilio di un antibioitco potente ( o a volte di un’associazione di antibiotici) in quanto può danneggiare irreparabilmente il rene e poratre a una seria complicanza, la setticemia (passaggio dei microbi nel sangue).

CISTITE E GRAVIDANZA

La maggior predisposizione alle cistite durante la gestazione si deve attribuire alla diminuizione del tono dell’uretere e della peristalsi uretrale.
Una batteriuria, spesso asintomatica, è presente nel 2-8% delle gestanti, ma la sua incidenza varia con la razza e lo stato socioeconomico. E’ prudente il trattamento farmacologico già con basse cariche batteriche, perchè la pielonefrite può presentarsi anche con sole 20.000-50.000 colonie/ml di un singolo patogeno. Se non trattato, il 20-30% delle donne infette svilupperà un’infezione acuta delle alte vie urinarie con ricadute negative anche sul decorso della gravidanza. Le casistiche dimostrano che l’incidenza di parto pre.termine è significativamente maggiore (27%) in donne con batteriuria asintomatica non trattata, rispetto a donne sottoposte a terapia antibiotica (7%), inoltre, questo comporta un rischio più elevato di mortalità neonatale.

Harrison’s Principles of Internal Medicine
Elisa Lucchesini.

SALISBURGO.

In quali pazienti è necessario proporre lo screening della batteriuria asintomatica?

La batteriuria asintomatica non deve essere ricercta.
Le uniche situazioni cliniche che fanno eccezione sono le seguenti:

  • precocemente nelle donne in gravidanza (al primo controllo prenatale).
    La positività dell’urinocoltura andrebbe, laddove possibile, confermata con un secondo esame colturale,
  • nei pazienti che devono essere sottoposti a prostectomia trans-uretrale o a interventi/procedure sul tratto genitourinario con elevtao rischio di sanguinamento della mucosa.

Nelle donne non in gravidanza con cistite acuta quale schema antibiotico (molecole, dosi, tempi) indicare?

In donne non in gravidanza, con normale funzionalità renale, con cistite acuta si raccomanda una terapia antibiotica breve (1-3 giorni) con nitrofurantoina (50 – 100 mg 4 volte/die). Durante l’assunzione di nitrofurantoina non assumere agenti alcalinizzanti le urine.

Per la terapia della cistite acuta non complicata non si dovrebbe ricorrere ai fluorchinoloni (livello di resistenza dei E. coli ai fluorchinoloni in aumento, effetti collaterali)

CASSIS - FRANCE.

Cliccare sotto per leggere gli articoli.

INFEZIONE DELLE VIE URINARIE.

ESAMI DELLE URINE, URINOCOLTURA E ANTIBIOGRAMMA.

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PARIGI: MONTMARTRE E PIGALLE.


Sacre Coeur

Sacre Coeur

Moulin de la Gallette

Moulin de la Gallette.

Il quartiere di Montmartre si trova a nord di Parigi nel 18e arrondissement, si raggiunge facilmente, con il solito metrò di Parigi, fermate Abbesses o Anvers, oppure il funicolare di Montmartre.

Negli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo, lo stile di vita bohémien di Montmartre attrasse numerosi artisti e scrittori  che vennero a stabilirsi nel 18e arrondissement. Dopo la prima guerra mondiale il cuore della vita artistica si trasferì a Montparnasse, ma il 18e ha mantenuto una forte identità comunitaria e un carattere unico  che attira tuttora innumerevoli parigini e turisti.

Montmartre è il mio quartiere parigina preferito, bisogna prenderla con calma, passeggiando lungo i suoi vicoli e le sue piazzette, almeno io, mi carico di energia positiva ed è il tipico luogo che trasmette allegria.
Vi consiglio di iniziare la vista, dalla stazione metropolitana Abbesses, tipica per le antiche insegne ancora esistenti. Sicuramente la metropolitana più suggestiva di Parigi, in stile Art nouveau, dove si percorrere lungo una lunga scalinata a spirale, con tutta la parete decorata da artisti proveniente da tutto il mondo. Da ricordare che è la metropolitana più profonda di Parigi, con i suoi 36 m sotto il livello stradale.

Musée de Montmartre.

Place des Abbesses (un piccolo giardino) → Square Ricthus, dove troverete il Muro dei ti amo, una parete di 10 metri con scritto sopra ti amo in 311 lingue.

LA BUTTE CHE TUTTI AMANO

Da dove arriva il fascino di Montmartre? La collina è intasata di turisti a tutte le ore. Gli abitanti si vantano di essere l’unico quartiere di Parigi ad avere le vigne, ma il vino prododtto è davvero pessimo. E’ vero che la Butte è la collina dove hanno vissuto Delacroix, Picasso, Modigliani, Van Gogh e Utrillo ma oggi ci sono solo artisti che vendono quadri fatti in serie a turisti sprovveduti e dei grandi non è rimasta neanche l’ombra. Allora, qual’è il segreto di Montmartre, che l’ha resa famosa e amata in tutto il mondo?

MONTMARTRE E’ UN MONDO A PARTE

Monmartre è sempre stata qualcosa a parte rispetto a Parigi; dentro la città, ma sempre in modo diverso, irriverente. Diversi episodi della storia hanno segnato questa diversità: nel 1871, dopo la resa della Francia ai prussiani, gli abitanti di Montmartre si rifiutarono di consegnare il cannone che era a guardia della collina. Uccisero i generali venuti a sedare la rivolta, dando inizio al Comune di Parigi. Quando nel corso del 1800 Parigi divenne la città della borghesia ricca e trionfante, Montmartre era il quartiere maledetto, quello degli artisti in cerca di emozioni forti: le prostitute, i bordelli, l’oppio, il vino forte, il Moulin Rouge, il Cancan e il cabaret.

FUNICOLARE DI MONTMARTRE

Per salire fino alla basilica di sacre cœur c’è una funicolare che è in realtà un ascensore inclinato elettrico, sono adebite al servizio due cabine, in grado di portare una sessantina di persone ciascuna. L’alternativa per salire alla basilica è una scalinata di poco più di 300 scalini.

Oppure prendere la metrò, scendere ad Abbesses, e salire su per la collina fino al sacre cuore. Vi assicuro che Montmartre si gode a 360° passeggiando per le sue strade, salendo le sue salite, godendo i suoi bistrot, bar e negozi di fiori e tanti altri.

SAINT PIERRE DE MONTMARTRE

Nonostante la più famosa Basilica del Sacro Cuore la chiesa preferita dagli abitanti di Montmartre è Saint Pierre, che si trova vicino a Place du Tertre, la piazza degli artisti che infatti in Saint Pierre vanno a venerare Notre Dame de Beauté, la loro patrona. Saint Pierre è ricordata anche perchè in questa chiesa, nel 1534 Ignazio di Loyola fondò la Compagnia di Gesù.

IL CIMITERO DI MONTMARTRE

Fu inaugurato il primo gennaio 1825, questo cimitero di 11 ettari è forse il più famoso di Parigi dopo il Père Lachaise. Custodisce le spoglie degli scrittori Emile Zola, Alexandre Dumas figlio, Henri Beyle detto Stendhal, la cantante  Yolanda Gigliotti detta Dalida, dei musicisiti Jacques Offenbach ed Hector Berlioz, dell’artista Edgar Degas, del regista Francois Truffaut, del ballerino Vaslav Nijinsky e di molti altri (André-Marie Ampère).
Avenue Rachel, 20 nel XVIII arrondissement – Fermata Metro: Place de Clichy.
Pausa di riflessione: i cimiteri Parigini assomigliano più che altro a dei grandi parchi con dei viali alberati, dove la gente passeggia in mezzo ai maestosi e originali monumenti commemorativi, a rendere omaggio a dei illustri personaggi che hanno lasciato un notevole patrimonio a tutti noi.
La pace del piccolo e romantico cimitero di Montmartre contrasta con il cuore del quartier pieno di vita e movimenti: la famosa Place de Tertre, affollata dei chiassosi ristoranti all’aperto e di turisti che mangiano circondati dai numerosi pittori e ritrattisti.

RUE LEPIC, MOULIN DE LA GALETTE E IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE

E’ una delle strade più caratteristiche per arrivare a Montmartre. Man mano che la sua salita si fa ripida, sembra di abbondonare Parigi per entrare in un altro mondo. I negozietti, i ristoranti, i primi scorci di panorama con la capitale stesa ai piedi della collina. C’è anche una canzone di Ives Montand, che la dice “Così bella, con i suoi colori, Rue Lepic, in lato, verso Montmartre”. Per chi ama il cinema, qui c’è il bistrot “les deux moulins” al n. 15, quello in cui lavorava Amélie, la protagonista di il favoloso mondo di Amelie.
Su rue Lepic al n.54 si trova al III piano, l’appartamento dove Van Gogh visse insieme al fratello Theo prima di trasferirsi ad Arles. Nel medesimo palazzo, al I piano, abitò Armand Guillaumin (pittore impressionista)

Vicino a Rue Lepic c’è uno dei mulini che una volta riempivano Montmartre: è il Moulin de la Galette, immortalato da Renoir in un suo celebre quadro.
All’incorcio tra rue Lepic e rue Tholoze, scorgiamo il Moulin de la Gallette, è possibile osservarlo anche da lontano da rue Durantin.

Di fronte al mulino, c’è un piccolo vicolo in discesa. Alla fine di tale vicolo sarete in rue d’Orchampt, la casa di Dalida.

LA PLACE DE TERTRE

Se avete mai visto una foto di Montmartre, quasi sicuramente ritraeva questa piazza. E’ il centro del quartiere, affollata di pittori, disegnatori e turisti. Tutto intorno ci sono negozietti, atelier di artisti, ristornati e caffè.

Place de tertre.

DALI ESPACE MONTMARTRE.

Pochi passi  a ovest  di place  di Tertre  si trova  questo originale museo  che espone circa  330 opere di Salvador Dalì (1904 – 89), l’artista catalano che si affermò come pittore e scultore surrealista e fu un formidabile promotore di se stesso. La collezione include  litografie, sculture (per lo più riproduzioni), disegni e mobili (fra cui il famoso divano a forma di bocca).

Subito sotto la butte (collina) di Montmartre c’è il quartiere di Pigalle: un quartiere a luce rossa, dove incontrerete il museo dell’erotismo, Moulin rouge….
Una cosa da fare a Montmartre, come in tutti Parigi, è non avere fretta di vedere tutto e subito. Parigi va goduta, passeggiando per le sue vie, dove si respira aria di libertà, senso si pace. In poche parole, fa molto bene allo spirito.

MUSEE DELL’EROTISME

Disposto su sette piani, questo museo, dedicato all’erotismo nella sua forma più sublime, presenta al pubblico circa 2000 pezzi fra statue, accessori e feticci del passato insieme a opere d’arte a soggetto erotico, antiche e moderne, proveniente da tutto il mondo. Non mancano didascalie e materiale informativo. La collezione include alcuni articoli quanto meno sorprendenti. il museo è in Boulevard de Clichy.

LE MOULIN ROUGE

Scendiamo per rue Houdon fino a giungere a Place Pigalle, è una fermata d’obbligo se si utilizza la Metro 12. In questa piazza che fa angolo con la salita rue Houdon, c’é un bellissimo teatro, l’Elysée Montmartre.

Poco più avanti di Place Pigalle, proseguendo per il Boulverad de Clichy (il boulvard a luce rossa), c’è il Moulin Rouge al n. 82. Anche se è conosciuto per il Cancan, in realtà si racconta che qui è nato, nel 1893, lo spogliarello. Una ragazza, che partecipava ad un concorso per modelle, salì su un tavolo e si spogliò. Si trattò di un evento sconvolgente per l’epoca; la pubblicità che portò al Moulin Rouge spinse anche gli altri cabaret a mettere in scena degli spettacoli in cui gli spogliarelli erano più immaginari che reali. Se avete un pò di soldi da spendere, ancora oggi ci sono diversi spettacoli interessanti.

Moulin Rouge

Moulin Rouge

PIGALLE

Riesce difficile credere che Pigalle faccia parte della romanticissima montmartre: quando cala la sera, questa zona del quartiere vede cambiare volto. si accendono le luci, che illuminano le prostitute e i loro protettori, i bordelli e i sxy shop creano un’atmosfera francamente squallida. Non c’è traccia della Pigalle trasgressiva dell’800 che attraeva borghesi in cerca di emozione e di carne. Non si possono fare foto alle ragazze e ai locali; se lo fate, dovete fare i conti con i buttafuori. Più pericolosi di questi sono i buttadentro, che cercheranno di farvi entrare nei locali porno.

LAPIN AGILE

Qui è nato il cabaret. L’insegna presenta un coniglio che salta dentro ad una pentola con una bottiglia di vino in mano; nel 1875, la dipinse il pittore caricaturista André Gill. Il nome originario era “le lapin ° Gill” che poi, poeti e artisti della parola di Montmartre hanno cambiato in le Lapin Agile. Intorno al 1900 quello che era un semplice cabaret diventa il punto di incontro di pittori, scultori, scrittori, musicisti, che bevendo e mangiando ai tavoli del Lapin, parlavano di arte, confrontandosi e scambiandosi esperienze. Erano tutti sconosciuti, ma si chiamavano Picasso, Utrillo, Braque, Modigliani, Guillaume, Max Jacob.

Le fermate metro per Montmartre:

  • Abbesses
  • Anvers (linea 2)
  • Blanche (linea 2)
  • Lamarck-Caulaincourt
  • Pigalle.

Funicolare:

Da square Willette fino alla Butte de Montmartre.

Per chi deve visitare Parigi, Montmartre è una tappa obbligatorio. Nessuno, rimarrà indifferente al fascino di questo stupendo quartiere dominato dalla basilica del sacre coeur.

www.viaggioineuropa.it

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VARICOCELE


DEFINITION

A varicocele is an enlargement of the veins within the scotum, the loose bag of skin that holds your testicules. A varicocele is similar to a varicose vein that can occur in your leg.

About one in six men have a varicocele. For males who are infertile, the figure is higher – about 40 percent. Varicoceles are the most common cause of low sperm production and decreased sperm quality, although not all varicoceles affect sperm production.

Most varicoceles develop over time. Fortunately, can be repaired surgically.

SYMPTOMS

A varicocele often produces no symptoms. Rarely, it may cause pain that may worsen over the course of day because of physical exertion and typically is relleved by lying down on your back. With time, varicoceles may grow larger and become noticeable.

CAUSES

The spermatic cord, which supplies blood to and returns blood from the testicle, houses the vas deferens, which carries sperm from the testicles. The pampiniform plexus is a group of veins within the scrotum and above the testicules. The pampiniform plexus drains blood from the testicules. Enlargement of these veins often occurs during puberty.

It’s not certain what causes varicoceles, but many experts believe abnormal valves within the veins prevent normal blood flow. The resulting backup causes the veins to widen (dilate).

Varicoceles usually occur in the region of the left testicle, most likley because of the position of the left testicular vein. However, a variccocele in one testicle can affect sperm production in both testicles.

RISK FACTORS

You’re at greater risk of varicoceles between the ages of 15 and 25.

WHEN TO SEEK MEDICAL ADVICE

Because of the lack of symptoms, a varicocele often is discovered during an evalution of fertility or during a routine physical exam.

However, if you experience pain or swelling in your scrotum, contact your doctor. A number of conditions can cause testicular pain, and some of the conditions require immediate treatment. Your doctor can determine which condition is causing your pain.

TESTS AND DIAGNOSIS

Your doctor will conduct a physical exam, which may reveal a twisted, nontender mass above your testicle. Some people have described the mass as feeling like a bag of worms. If it’s large enough, your doctor will be able to feel it while you’re standing up. If you have a smaller varicocele, your doctor may ask you to take a deep breath and hold it while you bear down (Valsalva maneuver). This helps your doctor detect abnormal enlargement of the veins.

If the physical exame is inconclusive, your doctor may order a scrotal ultrasound. This test, which uses high-frequency sound to create precise images of structures inside your body, may be used to ensure there isn’t another reason for your symptoms. One such condition is a tumor that compresses the spermatic vein

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COMPLICATIONS

A varicocele may cause:

  • shrinkage of the affected testicle (atrophy). The bulk of the testicle is made up of sperm-producing tubules. When damaged, as what varicocele, the testicle shrinks and softens. It’s not valves allow blood to pool in the veins, which can rsult in increased pressure in the veins and exposure to toxins in the blood that may cause testicular damage.
  • Infertility. It’s not clear how varicoceles affect feritility. Some experts believe the testicular veins cool blood in the testicular artery, helping to maintain the proper temperature for optimal sperm production. By blocking blood flow, a varicocele may keep thetemperature too high, affecting sperm formation and movement (motility).

TREATMENTS AND DRUGS

Varicocele treatment may not be necessary. However, if you’re infertile or your varicocele cause pain or testicular atrophy, you may want to undergo varicocele repair. Treatment is aimed at sealing off the affected vein to redirect the blood flow into normal veins.

Although varicoceles typically develop in adolescence, it’s less clear whether you should have varicocele repair at that time. Indications for reparing a varicocele in adolescence include progressive testicular atrophy, pain or abnormal semen analysis results

Varicocele repair presents relatively few risks. Increased fluid around the testicles (hydrocele) occurs in a small percentage of cases, Recurrence of varicoceles is a risk, affecting perhaps one in 10 men who undergo repair. Repair methods include:

  • Open surgery. This most common form of treatment usually is done an outpatient basis, using general or local anesthetic. Your surgeon may approach the vein through your groin (transinguinal), abdomen (retroperitoneal) or below your groin (infrainguinal/infrapubic). Transinguinal surgery is most frequently used.Recovery after surgical repair usually proceeds rapidly. Your doctor may advise you to return to normal activities that aren’t strenuous normal activity, such as exercising, after two weeks. Pain resulting from this surgery is generally mild. Your doctor may prescribe pain mediction dfor the first two days after surgery. After that, your doctor may advise you to take over-the-conuter (OTC) painkillers, such as acetaminophen (Tylenol, others) or ibuprofen (Mortin, Advile, others) to relieve discomfort.

    Your doctor may advise you not to have sexual intercourse for one week. It takes about 72 days for sperm to generate, so you’ll have to wait three or four months after surgery to get a semen analysis to determine whether the varicocele repair was successufl in restoring your fertility.

  • Laparoscopic surgery. With this approach, your surgeon makes a small incision in your abdomen and passes a tiny instrument through the incision to see and to repair the varicocele. However, this procedure, which requires general anesthetic, isn’t used commonly because it poses more risk while offering little advanttage.
  • Percutaneous embolization. A radiologist inserts a tube into a vein in your groin or neck through which instruments can be passed. Viewing your enlarged veins on a monitor, the doctor releases coils or balloons to create a blockage in the testicular veins, which interrupts the blood flow and repairs the varicocele. This procedure uses sedation and may take several hours. Again, because of presenting greater risks than open surgery and offering little advantage, this procedure isn’t widely used.

LIFESTYLE AND HOME REMEDIES

If you have a varicocele that causes you minor discomfort but doesn’t affect your fertility, you mighl try following for pain relief:

  • Take over-the counter painkillers, such as acetaminophen or ibuprofen
  • Wear an athletic supporter to relieve pressure

By Mayo Clinic staff.

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ATTACCHI DI PANICO.


CHE COS’E’ UN ATTACCO DI PANICO

Un attacco di panico esplode all’improvviso con una paura travolgente che viene senza avvisaglie e senza alcuna ragione apparente.
Il disturbo da attacchi da panico 0 DAP è una sindrome psicopatologica cartterizzata da ripetuti episodi di ansia acuta, appunto panico che possono durare da qualche minuto fino ad un’ora.
Il soggetto prova all’improvviso, in modo completamente inaspettato, un’intensa e traumatizzante esperienza di paura fisica e psicologica, che lo fa sentire a rischio di perdita di controllo, svenimento o persino morte.
Gli attacchi durano generalmente alcuni secondi, ma causano all’individuo un notevole livello di angoscia.

I SINTOMI

La parola “panico” nasce della mitologia greca in cui si narra del “dio Pan”, metà uomo e metà caprone, abituato a comparire all’improvviso sul cammino altrui, suscitando un terrore interiore e scomparendo poi velocemente, lasciando le prorpie vittime nell’incapacità di spiegarsi quante è accaduto e ciò che hanno provato.
Un attacco di panico è un episodio breve ed intenso in cui si sperimenta ansia acuta, che insorge in modo improvviso e che comporta sintomi fisici e vissuti psicologici di terrore.

I segnali ansiosi che compaiono in un attacco di panico includono uno o più dei seguenti sintomi:

  • aumento della frequenza cardiaca (tachicardia) e palpitazioni spesso associati a dolori al torace;
  • difficoltà di respirazione (dispnea), sensazione di non riuscire ad inalare aria a sufficienza (fame d’aria, senso di soffocamento o paura di soffocamento);
  • aumento della sudorazione oppure brividi, legati a repentini cambiamenti della temperatura corporea e della pressione;
  • rossore al viso e talvolta all’area del petto;
  • capogiri, sensazione di stordimento, debolezza con impressione di perdere i sensi;
  • paresetsie, più comunemente rappresentate da formicolii o intorpidimenti nelle aree delle mani, dei piedi e del viso;
  • nausea, sensazioni di chiusura alla bocca dello stomaco o di brontolii intestinali: tremori fini o a scatti.

Insieme alle descrizioni di un quadro sintomatologico di tipo corporeo, le persone che vivono un attacco di panico riferiscono degli scatti psicologici tipici di questo picco di ansia. Questi ultimi in genere possono comprendere:

  • sensazione di non essere parte della realtà; definita derealizzazione;
  • sensazione di oscuramento del proprio sé, di essere osservatore esterno del proprio corpo e dei propri processi mentali, definita depersonalizzazione;
  • presentimento che stia per avvenire qualcosa di terribile associato ad una sensazione di impotenza nel gestirlo;
  • paura di perdere il controllo:
  • paura di impazzire;
  • paura o convinzione di essere vicini alla morte;
  • crisi di pianto
  • sensazione di rivivere qualcosa di già provato (déjà-vu).

Oltre ai sintomi degli attacchi di panico sopra esposti, un attacco di panico è contrassegnato dalle seguenti condizioni:

  • Capita improvvisamente, senza preavviso e senza modo di fermarlo
  • Il livello di paura non è affatto proporzionale alla situazione corrente. In realtà, spesso non è affatto correlato.
  • Dura da pochi minuti a mezz’ora circa, il corpo non riesce a sostenere la risposta “attacca o fuggi” più a lungo di così. Attacchi di panico ripetuti possono tuttavia ricorrere di continuo per ore.

Un attacco di panico non è pericoloso, ma può essere terrificante, soprattutto perchè si sente di perdere completamente il controllo. Il disturbo è così grave non solo per via degli attacchi di panico in sé, ma anche perchè spesso porta ad altre complicazioni quali depressione e abuso di psicofarmaci. Gli effetti possono variare dal deterioromanto delle relazioni sociali all’incapacità completa di affrontare il mondo esterno.

LOURMARIN - FRANCE.

LA CATENA DEL PANICO

L’esperienza dell’attacco di panico è una delle più stressanti fisicamente e mentalmente, perchè la reazione è simile a quella di attacco-fuga che una persona sperimenta di fronte ad un pericolo reale. Di conseguenza gli effetti psicofisici sono debilitanti e la sensazione dopo un attacco di panico è di essere molto deboli, persino esausti e sicuramente scoraggiati e confusi. Talvolta la prima e più comune convinzione è che si sia colpiti da un problema fisico, da una malattia, il più delle volte di natura circolatoria, e cardiaca in particolare.

All’attacco di panico spesso seguono acccerttamenti medici più o meno ripetuti per ricercare la causa del malessere vssuto: la valutazione ostinata dello stato di salute di ogni funzione fisica è legata allla tendenza comune ad acccettare più facilmente di avere un problema corporeo che ha generato questo “inferno fisico ed emotivo” piuttosto che essere disposti a pensare che sia qualcosa di interiore, di intangibile, di psicologico.

Il diffuso interessamento fisico durante l’episodio di panico fornisce un supporto alla ipotesi di avere un problema di tipo medico e, d’altro canto, è importante escludere che ci sia un malfunzionamento fisico all’origine del malessere. Generalmente l’esecuzione di una problematica fisica genera stati emotivi di imbarazzo, vergogna, rifiuto della natura del problema e una certa incredulità, soprattutto se non si viene informati che esistono dei fattori fisiologici funzionali che spiegano e mediano questo disagio. E’ estermamente importnate che il problema venga affrontato con l’aiuto professionale giusto al più presto, rielaborando e cambiando lo stile di vita, affinchè non si cristalizzi e non si ripresenti, diventando uno sgradevole “compagno di vita”. L’esperienza mostra infatti che, senza opportuni trattamenti, l’attacco di panico può ripresentarsi e acquisire una frequenza media plurisettimanle 0, in casi peggiori, presentarsi anche più volte al giorno.

Talvolta alcune persone sperimentano attacchi di panico occasionali, ossia reazioni di ansia acute a periodi di stress che tendono a non ripresentarsi se ci si allontana dagli stimoli stressogeni e se le condizioni personali e ambientali sono ancora tali da favorire il superamento veloce e completo della situazione che li ha scatenati.

Paura della paura

Tuttavia ciò che spesso si innesca dopo il primo attacco di panico è una paura persistente di avere un nuovo attacco  di panico , una trappola che può finire  per incatenare una persona nell’esperienza  di attacchi ripetuti, che viene definita disturbo di panico.
La paura di nuovi attacchi di panico è irrazionale e comporta una crescita della resistenza di sintomi d’ansia, con un notevole aumento dell’automonitoraggio di ogni segnale fisico.

PERCHE’ AVVIENE IL DISTURBO DI PANICO

Il disturbo di panico può avvenire per diversi motivi. Secondo la teoria dell’attaccamento di Bowlby all’origine esiste un problema di attaccamento, Cioè il soggetto non ha avuto la possibiltà di elaborare la sua sicurezza da bambino nei confronti della figura di accudimento, solitamente la madre.

Il disturbo di panico affonda spesso le sue radicic nell’infanzia, ma in una percentuale di casi il probelma potrebbe essere fatto ricondurre ad un trauma di tipo psicologico, che a sua volta può essere ricondito anche riapetto ad un trauma fisico. Come un stupro, molestie, incidenti, aggressioni, ecc…

In altri casi il trauma è di origine più psicologico, come sostiene la psicoanalisi. Cioè il trauma esiste ma è nell’ordine di ciò che il soggetto ha immaginato, concettualizzato e poi dimenticato.

Disturbo da Attacchi di Panico.

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ICTUS CEREBRALE O STROKE.


L’ictus, dal latino “colpo”, è un accidente cerebrovascolare, cioè è conseguenza della mancata irrorazione di una zona del cervello da parte di un’arteria, per la rottura dell’arteria stessa (ictus emorragico) o per la sua occlusione da parte di un trombo (ictus trombotico o ischemico). Ne deriva che le cellule nervose, i neuroni, non ricevono più ossigeno e nutrienti, cioè glucosio, per cui in ultima analisi è come se un pezzo del cervello si spegnesse, causando i sintomi a tutti ben noti. Se il danno è grave, poi, i neuroni avranno un danneggiamento tale per cui moriranno in pochi minuti (danno irreversibile del sistema nervoso centrale, SNC). Nel caso dell’ictus cerebrale, perciò, la prima cosa da fare è evitare un ictus e per fare ciò occorre attuare la prevenzione, perchè il danno dei neuroni è irreversibile.

I FATTORI DI RISCHIO PER L’ICTUS SONO:

  • ipertensione arteriosa
  • dislipidemia (elevato colesterolo nel sangue)
  • obesità
  • controllo del diabete
  • fumo, stress, sedentarietà
  • familiarità di ictus, cioè un familiare diretto già colpito (esempio il padre, un fratello)
  • omocisteina elevata.

EZIOPATOGENESI, CIOE’ GENESI DELLA MALATTIA

Una delle cause dell’ictus è l’embolia cerebrale, dovuta alla migrazione di piccolissimi coaguli che, formatisi generalmente nel cuore o nelle arterie carotidei, prendono la strada delle grandi arterie e si fermano in un’arteria cerbrale ostruendo il passaggio del sangue e dell’ossigeno. Ciò può avvenire nel paziente con fibrillazione atriale (aritmia cardiaca), dove a licvello dell’atrio sinistro esistono delle tasche, in cui si formano dei coaguli. Da qui l’utilità della terapia con anticoagulanti (TAO).

La trombosi cerebrale è sicuramente il tipo più frequente di ictus cerebrale. Essa è dovuta alla formazione di un trombo su un’arteria cerebrale lesa da placche arteriosclerotiche (escrescenze che si formano sulle pareti delle arterie, a causa di un eccesso di grassi nel sangue, del fumo di sigaretta o della pressione sanguigna troppo elevata) e si verifica prevalentemente di notte o nelle prime ore del mattino.

Ma l’ictus non sempre si manifesta in maniera eclatante, talora si pososono avere solo,

Attacchi ischemici transitori (TIA):

I TIA sono un defict temporaneo di una funzione cerebrale (perdita della parola, diminuizione della forza di un arto), dovuto generalemnte all’ostruzione transitoria di un’arteria cerebrale da parte di piccoli emboli o trombi provenienti da placche aterosclerotiche delle arterie del collo che portano il sangue al cervello. I sintomi durano pochi minuti, anche se talora possono durare alcune ore (non più di 24 ore) e regrediscono completamente, a differenza di quanto avviene per l’ictus cerebrale.

APT.

APT.

Sintomatolgia dell’ictus:

Il paziente può presentare:

  • stato di sopore, fino al coma vigile o profondo
  • avere disartria, cioè incapacità ad articolare la parola, fino alla
  • afasia, cioè non riuscire a parlare
  • disfagia, cioè incapacità a deglutire, specie i liquidi
  • debolezza e/o difficoltà di movimento di un arto o di un lato del corpo
  • offuscamento o peridta della vista da un occhio
  • problemi di linguaggio, come pronuncia difettosa (disartria) o difficoltà a trovare le parole (afasia)
  • più raramente vertigini o vista sdoppiata (diplopia).

Gli attacchi ischemici transitori sono degli importanti segni promonitori, utili per predire il rischio di ictus cerebrale in ciascun paziente. Infatti il rischio di ictus per una persona che abbia avuto almeno un TIA è circa dieci volte superiore a quello di un’altra persona con le stesse caratteristche che non abbia mai soffferto di TIA.

CURA

Per impostare una cura adeguiata è fondamentale stabilire, grazie alla TAC e alla RMN, se si tratta di un ictus ischemico (come nella maggior parte dei casi) oppure emorragico.
per esempio, se l’ictus è di natura ischemica, cioè dovuto a trombosi o embolia, si può somministarre al paziente una sostanza in grado di sciogliere il coagulo (trombolisi); somministrare la stessa sostanza nel caso di un ictus emorragico significa peggiorare l’emorragia.
In alcuni casi, invece, è meglio tenere il paziente sotto osservazione, in attesa che l’evoluzione dei sintomi orienti ad una diagnosi più certa e indichi se può essere impostata una terapia mirata, anticoagulante o antiaggregante.

Relazione tra chirurgia vascolare e ictus

Il chirurgo vascolare può correggere un importante fattore di rischio per l’ictus cerebrale: la stenosi delle carotidi, ossia un restringimento dovuto alla presenza di palcche ateroscleortiche sulle pareti delle carotidi.

La stenosi delle carotidi si rielva grazie all’ecodoppler dei tronchi sovraortici, un esame che non richiede iniezioni e non provocadolore: passando una sonda sul collo del paziente si osserva il flusso nelle arterie carotidi e si cercano eventuali indurimenti o retsringimenti dellle arteri

dott. claudio italiano
http://www.spaziowind.libero.it/gastroepato/ictus.htm

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SCOPERTO IL GENE CHE AUMENTA IL RISCHIO ICTUS


SESTOLA

SESTOLA

ROMA – Scoperta una mutazione genetica molto diffusa, presente nel DNA del 20% degli individui di pelle bianca, che aumenta il rischio ictus del 30 – 60%. Resa nota sul New England Journal of medicine, la scoperta si deve ai ricercatoiri della University of Texas Health Science Center a Houston.

“Questo è il primo studio che ha permesso di identificare un fattore gentico molto diffuso nel mondo col rischio di ictus ischemico”, ha spiegato uno degli autori dello studio, Eric Boerwinkle. L’ictus ischemico è la forma più diffusa di ictus e dipende del blocco di un vaso sanguigno del cervello (ischemia). E’ la terza causa di morte negli USA. Gli esperti hanno studiato il genoma di quasi 20 mila persone in Europa e Stati Uniti, di diverse etnie; di questi, 1544 avevano avuto un ictus ischemico, gli altri erano invece parte del gruppo di controllo sano. E’ stata così isolata una mutazione genetica sul cromosoma 12 presente in ben un individuo di pelle bianca su cinque, dunque diffusissima, ed associata a un rischio ictus del 30% in più per ogni copia della mutazione stessa presente nel DNA degli individui. La scoperta potrà suggerire nuovi test genetici prediagnostici e soprattutto nuovi target farmacologici per le persone a rischio in quanto portatrici della mutazione.

ANSA.

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INFEZIONE DELLE VIE URINARIE.


SORANO - TOSCANA.

Le infezione delle vie urinarie rappresentano un aspetto clinico di comune riscontro nella pratica quotidiana rappresentando il 20% di tutte le patologie riscontrabili ambulatoriamente. Si parla di infezione delle vie urinarie quando sono presenti almeno 100.000 germi/ml. La via di penetrazione dei batteri è nella maggior parte dei casi l’uretra (Via canalicolare ascendente) e ciò spiega la maggior incidenza nel sesso femminile a causa della sua minore lunghezza nelle donne. I fattori predisponenete sono rappresentati da:

  • manovre di cataterismo,
  • ostruzione cervico-uretrali (ipertrofia prostatica, calcolosi, tumori),
  • vescica neurologica,
  • malattie renali (gotta, nefrocalcinosi, nefropatia diabetica),
  • diabete mellito,
  • gravidanza.

In base alla sede distinguiamo

  1. infezione delle vie urinarie superiori (pielonefrite, nefrite)
  2. infezioni delle vie urinarie inferiori (cistite, uretrite, epididimiti).

Sintomatologia

La pielonefrite acuta è caratterizzata dalla presenza di dolore mono o bilaterale, febbre con brivido, pollachiuria ed urgenza minzionale. I sintomi della cistite acuta sono la pollachiuria (è l’aumento del numero delle minzione nell’arco delle 24 ore, con eliminazione di una scarsa quantità di urina), tenesmo vescicale con dolore sovra-pubico ed ematuria (presenza di sangue nelle urine). L’uretrite acuta è contraddistinta da disuria (difficoltà a urinare) e secrezione uretrale. L’epididimite acuta è caratterizzata da dolore acuto con iperestesia cutanea, e tumefazione dell’epididmo. Le infezioni croniche forniscono una sintomatologia più sfumata delle forme acute.

DIAGNOSI

La diagnosi di infezione delle vie urinarie è basata, come detto, dal riscontro di una quantità di batteri almeno pari a 100.000 ufc/ml. Per tale motivo è opportuno eseguire il prelievo delle urine evitando ogni sorta di contaminazione batterica. I metodi che si utilizzano sono: la raccolta del mitto intermedio, il prelievo per aspirazione sovrapubica, il prelievo con catetere (nella donna). Le urine vengono messe in coltura (URINOCOLTURA) per osservare l’eventuale crescita batterica e testare l’antibiotico eventualmente efficace (antibiogramma).

  • Spermiogramma
    ricerca dei germi effettuata sul liquido seminale, utile nella diagnosi di epididmite acuta.
  • Tampone uretrali:
    ricerca dei germi attraverso prelievi ottenuti dall’uretra mediante piccoli spazzolini e tamponi.
  • Ecografia:
    Data la non invasività della metodica rappresenta una tecnica fondamentale nella visualizzazione di alterazioni morfologiche dei vari organi (idronefrosi, pionefrosi, ascessi, tumefazione dell’epididimo ecc…)

Terapia:

La terapia è basata ovviamente sulla rimozione della condizione favorente la stasi urinaria e sull’antibioticoterapia mirata sulla base dell’antibiogramma.

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UROLOGIA – ANDROLOGIA.

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