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Statine, disturbi muscolari e alterazioni tiroidee.
Effetti avversi associati alla terapia con statine.

FARMACI CHE ALTERANO LA CREATIN FOSOFCHINASI (CPK).


PRINCIPI ATTIVI: NOME COMMERCIALE

Acido aminocrapoico: Caprolisin
Alcool
Aloperidolo: Serenase, Haldol, Bioperidolo
Alotano: Fluothane
Amfotericina B: Abelcet, Amphocil, Anfocort, Fungilin, Fungizone
Antidepressivi triciclici
Barbiturici, overdose
Captopril Acediur, Aceplus, Acepress, Capoten)
Chinidina: Chinteina, Idrochinidina, Longachin, Naticardina R, Natisedina, Ritmocor
Clonidina: Adesipress, Catapresan, Iopidine, Isoglaucon
Cocaina
Codeina: Cardiazol-paracodina, Codeinol, Codipront; Coefferalgan; Hederix Plan, Lonarid, Paracodina, Tachidol
Colchicina: Colchicina lirica
Desametasone: Decadron, Soldesam, Tobradex, Doxiproct plus,
Digossina: (Lanoxin, Eudigox, Lanitop
Eroina
Fenciclidina
Fenobarbital: Comizial I forte, Gardenale, Dintoinale, Luminale, Luminalette, Metinal idantoina
Furosemide: Lasix, Spirofur, Lasitone, Fluss
Gemfibrozil: Fibrocit, Fibros, Gemlipid, Genlip, Genozil, Lipogen, Lipozid, Lopid

Glutetimide: Orimeten
Imipramina: Tofranil
Inibitori dell’HMG-CoA reduttasi
Isotretinoina: Roaccuten, Isotrex gel
Labetalolo: Ampiress, Ipolab, Trandate, Trandiur
Lidocaina
Litio: Cabolithium
Monossido di carbonio, avvelenamento
Morfina: Cardiostenol, MScontin; Skenan
Penicillamina: Pemine
Perfenazina: Mutabon ansiolitico, Trilafon
Pindololo: Visken
Proclorperazina: Difmetre, Stemetil
Propanololo: Inderal
Succinilcolina

framacovigilanza.org

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STATINE, DISTURBI MUSCOLARI E ALTERAZIONI TIROIDEE.


Condizioni in cui aumenta il rischio di rabdomiolisi correlato all’uso di statine

  • Età avanzata (specie > 80 anni),
  • insufficienza renale cronica specie secondaria a diabete mellito,
  • patologie epatiche,
  • ipotiroidismo,
  • diabete,
  • Cachessia,
  • soggetti di costituzione minuta e fragile,
  • epilessia mal controllata,
  • recente intervento chirurgico maggiore,
  • episodi infettivi importanti,
  • fibrati, eritomicina, azolici e ciclosporina.

Molte di queste condizioni patologiche si manifestano più frequentemente nelle donne anziane, le quali rappresentano una categoria di pazienti cui porre particolare attenzione al momento dell’inizio della terapia. Per queste ragioni, nei pazienti ad alto rischio, la terapia con statine dovrebbe essere inizialmente effettuata a bassi dosaggi e dovrebbe essere mantenuta alla minima dose terapeutica in tutti i pazienti.

Tra gli effetti avversi più comuni e potenzialmente pericolosi associati alla terapia con le statine ci sono i disturbi muscolari: che variano da dolore o debolezza muscolare fino a rabdomiolisi.

L’America College of Cardiology (ACC), l’America Heart Associatio (AHA) ed il National Heart Lung and Blood Institute (NHLBI), hanno identificato tre tipi di miopatia.

  1. mialgia: dolore o debolezza muscolare senza incremento dei livelli di CK o CPK,
  2. miosite: dolore o debolezza muscolare con incremento di CK,
  3. rabdomiolisi: disturbi muscolari con incrementi dei livelli di CK 10 volte più elevati rispetto al limite superiore e associati generalmente a mioglobinuria.

Queste complicazioni possono insorgere rapidamente dopo l’inizio della terapia oppure manifestarsi dopo diversi mesi.
Un aumento di CPK lieve-moderato fino a 3 volte superiore rispetto alla norma, non richiede in genere la sospensione della terapia; se invece, i valori del CK risultano incrementati a valori almeno 5 volte superiori rispetto alla norma, la terapia con statine deve essere immediatamente interrotta.

Quindi, per affrontare il problema del paziente che, durante trattamento con inibitori della HMG-CoA reduttasi, presenta un rialzo delle CPK, può essere utile un approccio sistematico che prevede le seguenti tappe:

  • Prima di iniziare il trattamento verificare i livelli delle CPK oltre che delle transaminasi,
  • stabilire per ogni paziente l’obiettivo terapeutico secondo le linee guida e utilizzare la dose da statina sufficiente al suo raggiungimento,
  • tener conto dei fattori clinici e farmacologici in grado di influenzare il metabolismo delle statine, di aumentare la tossicità, in tali pazienti usare precauzione nella prescrizione, nel dosaggio e monitorare attentamente,
  • avvertire il paziente dei sintomi e segni di allarme (dolori muscolari, debolezza, urine rosso scuro e del rischio di interazioni utilizzando eventualmente istruzioni scritte (un paziente potrebbe ricevere prescrizioni terapeutiche da medici diversi dal MMG),
  • controllare il paziente a 6 e 12 settimane (e in occasione di aumenti di dose) per sintomi, CPK oltre ALT e AST; verificare se compaiono sintomi e segni ad ogni visita successiva,
  • se il paziente lamenta dolorabilità, iperestesia o dolore muscolare escludere prima di tutto cause comuni come intensa attività fisica o sforzi fisici, dosare le CPK e confronarle con i valori pretrattamento, dosare il TSH (l’ipotiroidismo aumenta il rischio di rabdomiolisi). Se si riscontrano valori di CPK normali o moderatamente elevate (fino a 3-10 volte i limiti normali superiori) controllare le CPK settimanalmente finché non cessa il pericolo o si manifesta peggioramento dei disturbi, in tal caso interrompere la terapia. Se CPK aumenta nei controlli seriati è probabilmente prudente ridurre la dose o sospendere il trattamento. In ogni caso raccomandare al paziente di ridurre l’attività fisica (che potrebbe accentuare il danno muscolare e incrementare ulteriormente il CPK),
  • se le CPK aumentano in un paziente asintomatico sospendere la statina se CPK > 10 volte il valore normale; negli altri casi mantenere un monitoraggio stretto come sopra,
  • nel caso di sospensione del trattamento per sospetta miotossicità attendere la normalizzazione dei sintomi e delle CPK, si dovrà valutare accuratamente se riprendere la terapia con lo stesso farmaco o un’altra statina iniziando con una dose ridotta, evitando farmaci interagenti e monitorando attenatmente.

I pazienti con valori pretrattamento di CPK moderatamente aumentati (fino a 3-10 volte inferiore rispetto ai valori normlai): possono essere trattati con statine anche se sono richiesti un monitoraggio attento dei sintomi, controlli più frequenti delle CPK (Circulation 2002; 106:1024).

Non è raro che un paziente in terapia con statina lamenti dolori muscolari senza aumento delle CPK (5% Circulation 2002; 106:1024). Nella maggior parte dei casi si trattta di mialgie aspecifiche e transitorie che non richiedono in genere sospensione della terapia. Tuttavia un recente studio avrebbe dimostrato biopticamente in alcuni di questi pazienti una miotossicità dovuta al trattamento che risulterebbe inferiore alla soglia in grado di aumentare le CPK. (Ann Intern Med 2002; 137:581-5). Si tratta probabilmente di una minoranza di pazienti.

Cap Canaille, Cassis-France: avril 2010.

I farmaci inibitori de CYP450 3A4 in grado di aumentare significativamente la tossicità delle statine

  • Ciclosporina: Sandimmun,
  • Delaviridina
  • Fluvoxamina: Maveral, Fevarin e Dumirox,
  • Itraconazolo: Sporanox, Triasporin,
  • Ketoconazolo: Nizoral,
  • Macrolidi (claritromicina, eritromicina): Macladin, Klacid, Veclam,
  • nefazodone
  • Inibitori delle proteasi HIV
  • Tracolimus
  • Verapamil, diltiazem: isoptin, Cardinorm/Altiazem, Dilzene,
  • Amiodarone: Cordaorone, amiodar,
  • Succo di pompelmo (>250 ml).

Situazioni associate ad aumento delle CPK

  • Infarto del miocardio (CPK 0 CK >2 v.n. che è solitamente si normalizano entro il 3° giorno),
  • Miopatie primitive,
  • Traumi muscolari,
  • Esercizio fisico strenuo,
  • Iniezioni i.m,
  • Ipotiroidismo,
  • Convulsioni,
  • Infezioni (influenza, HIV, Legionella, Streptococco, Salmonella),
  • Ipo e ipertermia,
  • Rilevanti squilibri elettrolitici (iponatremia, iper-ipokaliemia)
  • Chetoacidosi, Coma diabetico iperosmolare,
  • Abuso di alcoolici.

Farmaci in grado di alterare CPK

  • Analegesici: Codeina, morfina e eroina,
  • Farmaci stimolanti il SNC: Cocaina, amfetamina e fenciclidina,
  • Ipnotici: fenobarbital, benzodiazepine (sovradosaggio),
  • Neurolettici: aloperidolo, perfenazina, proclorperazina,
  • Antidepressivi: triciclici (imipramina), litio,
  • Ipolipemizzante: gemfibrozil, clofibrato e fenofibrato,
  • Broncodilatatori: agonisti beta-2 adrenergici, teofillina,
  • Immunosoppressori: ciclosporina, tacrolimus, penicillamina,
  • Anestetici e bloccanti neuromuscolari: lidocaina, succinilcolina, alotano,
  • Farmaci che inducono ipokaliemia: diuretici (spesie furosemide), lassativi, carbenoxolone, liquirizia,
  • Antibiotici: Macrolidi,
  • Veleni: toluene, monossido di C, veleni di animali, erbe medicinali,
  • Antipertensivi: captopril, clonidina, labetalolo, pindololo, propranololo,
  • Farmaci cardiovascolari: digossina e chinidina,
  • Antimicotici: Amfotericina B,
  • Steroidi: Desametasone,
  • Antiacne: Isotretinoina,
  • Antigottosi: Colchicina.

Colazione all’Holet Clos des Iris-Moustiers Sainte Marie.

LE ALTERAZIONI TIROIDE COME CAUSA DI IPERCOLESTEROLEMIA E COME FATTORE DI RISCHIO PER LA RABDOMIOLISI.

L’ipotiroidismo, il diabete mellito e la terapia farmacologica possono essere considerate le principali diagnosi differenziali per l’iperlidemia secondaria.
Tuttavia, vi è una tendenza comune ad attribuire l’ipercolesterolemia all’obesità o alla dieta senza considerare che tale disturbo può rappresentare una complicanza di altre patologie quali proteinuria glomerulare o ipotiroidismo. Inoltre, nei pazienti affetti da ipotiroidismo si può verificare un notevole incremento dei livelli di CK, spesso associato a miopatia o rabdomiolisi. Iniziare una terapia con statine in tali pazienti può quindi comportare un aumento del rischio di rabdomiolisi severa.Nei casi di ipercolesterolemia secondaria ad ipotiroidismo, la terapia con statine può essere controindicata, mentre la somministarzione di tiroxina esogena può esssere sufficiente a normalizzare sia i livelli di colesterolo, sia quelli di CK.

In uno studio olandese è stato osservato che la prevalenza dell’ipotiroidismo nei pazienti con iperlipidemia si attesta intorno al 4.2%. Gli autori raccomandano di effettuare, in tutti i pazienti affetti da ipercolesterolemia, degli screening biochimici per l’ipotiroidismo. Altri test utili a smascherare patologie nascoste includono misurazioni dei livelli di CK e test per la funzionalità renale.

Questo approccio potrebbe prevenire la prescrizione di faramci ipocolesterolemizzanti a pazienti per i quali sono contorindicati ed evitare la possibile insorgenza di reazioni avverse.

Un caso clinico

Una donna di 52 anni si presentò nel maggio del 1997 con ipertensione senza causa apparente. Furono eseguiti dei test di funzionalità renale ed epatica ed una conta ematica completa, che risultarono tutti nella norma. Lo screening per l’iperlidemia rivelò livelli di colesterolo (C) totatle pari a 8.79 mmol/l. I livelli di HDL erano 0.60 mmol/l, mentre i livelli di LDL erano 7.38 mmol/l e quelli di trigliceridi erano 1.79 mmol/l. La paziente iniziò una terapia  con simvastatina 5 mg/die.
3 mesi dopo furono misurati i livelli di CK che risulatrono pari a 3180 U/L (v.n. compresi tra 0-130 U/L). Fu sospettata una miosite indotta dalla simvastatina ed il trattamento fu interrotto. Dopo 2 settimane i livelli di CK si ridussero a 1785 U/L, ma ritornarono a 3502U/L due settimane dopo.

Durante le settimane successive, i livelli di CK rimasero elevati oltre le 2000 U/L. Fu eseguita una radiografia toracica che evidenziò una cardiomegalia ed il seccessivo ecocradiogramma (ECG) mostrò una normale funzionalità ventricolare sinistra associata però ad una moderata effusione pericardica. Poichè però l’ECG mostrò un’inversione dell’onda T e dato che la paziente lementò un vago dolore toracico, fu eseguito un interevnto di cateterismo cardiaco. L’esame confermò una normale funzioanlità ventricolare senza alcuna evidenza di coronaropatia.

Nel luglio 1998, la paziente manifestò nuovamente miosite e presentava una colorazione giallastra della cute (tipica di carotenemia) associata a perdita del terzo laterale del sopracciglio destro. Essa inoltre presentava un tipico rilassamento prolungato del riflesso achilleo. Fu sospettato un ipotrioidismo che venne confermato dalla presenza di livelli elevati di TSH e dai bassi livelli di tiroxina libera. La paziente fu sottoposta alla somministrazione di tiroxina esogena. Fu eseguito un nuovo ECG che evidenziò la completa risoluzione dell’effusione pericardica e la normalizzazione dei livelli di CK a valori di 97 U/L. Anche i livelli di C totale e di LDL rientrarono nella norma.

La riflesione

I pazienti che si apprestano ad iniziare una terapia con statine dovrebbero effettuare degli screening per valautare la funzionalità tiroidea.
I pazienti affetti da ipotiroidismo dovrebbero ricevere una adeguata terapia sostitutiva con ormoni tiroidei prima di valuatre la necessità di un trattamento ipocolesterolemizzante in quanto la correzione dell’ipotiroidismo può risolvere da sola l’aumento dei lipidi. Un ipotiroidismo non trattato aumenta il rischio di miosite da farmaci ipolipemizante.

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EFFETTI AVVERSI ASSOCIATI ALLA TERAPIA CON STATINE.


LE STATINE

Numerosi trials hanno chiaramente dimostrato che l’uso di statine è associato a notevoli benefici in prevenzione primaria e secondaria cardiovascolare, in soggetti ad elevato rischio.
In Italia, la terapia ipolipemizzante con statine è soggetta a rimborso da parte del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) nelle seguenti condizioni (Nota 13):

  • dislipidemia,
  • in prevenzione primaria, nei  soggetti a rischio elevato di un primo evento cardiovascolare maggiore,
  • in prevenzione secondaria nei soggetti con coronaropatia documentata, pregresso ictus, arteriopatia obliterante periferica o pregresso infarto o diabete, nei casi in cui l’ipercolesterolemia non può essere corretta dalla sola dieta.

Le statine si sono dimostrate estremamente sicure nella stragrande maggioranza dei pazienti che ne fanno uso, tuttavia essse non sono totalmente esenti da effetti collaterali e come tutti i farmaci, il loro uso dovrebbe essere effettuato in maniera appropriata e con giudizio.

DIFFFERENZE TRA LE STATINE

Alterazioni nell’assorbimento, distribuzione, metabolismo ed escrezione delle statine possono essere indotte da differenze farmacocinetiche intrinsiche o da disfunzioni d’organo. Tre delle statine attualmente disponibili (atorvastatina, la pravastatina e fluvastatina) sono dei composti lipofili che necessitano di essere metabolizzati a prodotti maggiormente polari prima di essere escrete dai reni.
La pravastatina e rosuvastatina sono statine idrofile caratterizzate da una minore distribuzione nelle cellule non epatiche. In teoria tali statine dovrebbero più difficilmente causare miopatia.

INTERAZIONI FARMACOLOGICHE

CIRCA 40 DIFFERENTI CITOCROMI P (CYP) sono presenti negli esseri umani, molti dei quali rappresentano degli importanti mediatori del metabolismo dei farmaci. Ad esclusione della PRAVASTATINA, tutte le statine sono soggette, a livello epatico, al metabolismo di fase 1 mediato dagli isoenzimi del CYP 450. L’isoenzima CYP3A4 è responsabile di atorvastatina, lovastatina e simvastatina, mentre fluvastatina e rosuvastatina vengono metabolizzate principalmente dell’isoenzima CYP2C9. Anche la rosuvastatina viene metabolizzata dal CYP2C9, ma il suo metabolismo è minimo dato che solo il 10% della dose somministrata viene ritrovata sotto forma di metaboliti.
Le interazioni farmacologiche che coinvolgono il sistema CYP possono manifestarsi sotto forma di:

  • inibizione del metabolismo
  • induzione del metabolismo
  • competizione di più subsatrti per lo stesso enzima con conseguente inibizione del metabolismo.

Se un isoenzima fondamentale per il metabolismo dei farmaci viene parzialmente o totalmente inibito, i livelli plasmatici di una statina possono aumentare in maniera drammatica, ponendo i pazienti a rischio di eventi avversi.
Per contro, i farmaci che inducono l’attività enziamtica possono portare ad una riduzione dei livelli plasmatici delle statine con conseguente riduzione della loro efficacia.
Infine, se più farmaci vengono metabolizzati dallo stesso isoenzima, questi possono competere per l’enzima e ciò può comporatre la riduzione del metabolismo e della clearence di uno o di entrambi i composti.

Alcuni degli isoenzimi del CYP 450 presentano dei polimorfismi ben documentati (per es. CYP2D6, 2C9, 2C19) mentre altri ne sono privi (per es. CYP3A4 e  CYP3A5). Quale sia l’importanza dal punto di vista funzionale non è comunque chiaro.
Se un polimorfismo è chiaramente presente ed attivo, nell’ambito di una popolazione vi possono essere individui che metabolizzano il farmaco in maniera estensiva ed individiui che lo metabolizzano in maniera ridotta.

Molti pazienti che assumono statine, oltre ad essere affetti da ipercolesterolemia, possono presenatre patologie cardiovascolari per le quali sono sottoposti a terapie farmacologiche. In questo senso, particolarmente interessanti sono i calcio antagonisti non diidropiridinici qauli VERAPAMIL E DILTIAZEM che agiscono da inibitori del CYP3A4 e che quindi possono causare un incremento dei livelli plasmatici di statine. Diversamente da questi, le diidropiridine (pes es. NIFEDIPINA o AMLODIPINA) non alterano la funzionalità di questo isoenzima e quindi non danno interazioni con le statine.

Altri farmaci comunemente prescritti che inibiscono il CYP3A4 comprendono: MACROLIDI (quali ERITROMICINA, CLARITROMICINA E TELITROMICINA) e ANTIMICOTICI AZOOLICI (per es. ITRACONAZOLO e KETOCONAZOLO) mentre azitromicina e fluconazolo non intreferiscono col CYP3A4.

Poichè la PRAVASTATINA e la ROSUVASTATINA non vengono metabolizzate dal CYP3A4, queste statine danno più raramente interazioni farmacologiche basate su questo meccanismo d’azione.

  • Ratz Bravo e coll. hanno effettuato uno studio crociato su 2.742 pazienti ambulatoriali usando uno screening elettronico per la valutazione delle interazioni farmacologiche delle statine. Gli autori hanno osservato che 190 paziemti (6,9%) hanno manifestato un totale di 198 interazioni farmacologiche potenzialmente pericolose tra una delle 4 statine studitae (simvastatina, atorvastatina, pravastatina e rosuvastatina) ed altri farmaci. I farmaci maggiormente coinvolti in tali interazioni sono stati i fibrati o la niacina (il 9,5% dei pazienti che hanno manifestato interazioni farmaci-statine), gli inibitori del CYP3A4 (70,5%), la digossina (22,6%) e la ciclosporina (1,6%).
  • Un’analisi effettuata su un database canadese ha evidenziato che i farmaci maggiormente associati ad incremento dei livelli plasmatici di statine sono l’eritromicina (8,2% dei pazienti), l’omeprazolo (5,5%), la cimetidina (3,6%) e la claritromicina (3,5%).

E’ interessante notare come il gemfibrozil e il fenofibrato presentano un diverso rischio di interazioni con le statine. Preuksaritanont e coll. usando epatociti umani, hanno evidenziato che l’interazione farmacocinetica tra il gemfibrozil e la statine non è dovuto all’effetto inibitorio del fibrato quanto piuttosto alla sua capacità di influenzare l’ossidazione e la glucuronidazione delle statine, meccanismo che non coinvolge il CYP3A4. La glucuronidazione è una reazione di coniugazione il cui scopo è quello di incrmentare l’idrosolubilità dei faramci favorendone l’eliminazione attraverso l’emutorio renale. Le interazioni farmacologiche mediate dalla glucuronidazione coivolgono principalmente le statine lipofile. Le differenze in termini di rischio osservate per i fibrati potrebbe essere dovuto al fatto che il fenofibarto, diversamente dal gemfibrozil, non influenza il meccanismo della glucuronidazione.
Un altro potenziale meccanismo alla base dell’interazione statine-fibrati potrebbe essere quello che coinvolge un trasportatore epatico, l’Organic Anion Transporting Polypeptide 2 (OATP2 altrimenti noto come OATPB1). L’inibizione di questo trasportatore da parte del gemfibrozil potrebbe incrmentare i livelli plasmatici delle statine, in particolare di simvastatina, atorvastatina, pravastatina e rosuvastatine, che sono substrati del OATP2. Inoltre, è possibile che mutazioni nel gene che controlla la produzione del OATP2 possono essere responsabili della variabilità individuale nella risposta farmacocinetica e farmacodinamica alle statine.
Un meccansimo d’azione simile potrebbe essere coinvolto nell’interazione tra ciclosporina e rosuvastatina. Per contro, Martin e coll. hanno osservato solo delle minime variazioni nella farmacocinetica della rosuvastatina quando questa viene associata al fenofibrato.

Molte statine sono substarto della glicoproteina P, un trasportatore presente nell’intestino tenue che può ridurre la biodisponibilità dei farmaci somministrati per via orale. La rosuvastatina è un noto substrato della glicoproteina P. Gli inibitori della calcineurina (per es. la ciclosporina o il sirolimus) sono dei potenti inibitori della glicoproteina P. Questi farmaci, che vengono solitamente utilizzati per prevenire il rigetto d’organo nei pazienti trapiantati, possono causare alterazioni lipidiche ed accelerare la progressione dell’aterosclerosi. I trapiantati sono perciò un gruppo di pazienti ad elevato rischio di patologie cardiovascolari che spesso necessitano di effettuare terapie con statine, ma che, proprio per l’interazione farmacologica statine-immunosoppressori, possono presentare un maggiore rischio di miopatie, causate dall’incremento dei livelli plasmatici delle statine. Tuttavia, con un opportuno monitoraggio e aggiustando le dosi, la terapia con statine è raccomandata nei pazienti trapiantati, allo scopo di ridurre il rischio cardiovascolare e aumentarne l’aspettativa di vita.

Bateau mouche-Paris: juin 2009.

EPATOTOSSICITA’
Prevalenza
Sulla base dei dati provenienti dei trials e delle review alle segnalazioni cliniche, l’incremento dei livelli di transaminasi, valutati nei test di funzionalità epatica (TFE), a livelli clinicamente significativi (generalmente definiti come 3 volte superiori alla norma), sono stati osservati in una percentaule variabile tra lo 0,5% ed il 2% dei pazienti che assumono statine e sono risultate solitamente dose dipendenti. La maggiore parte delle alterazioni epatiche si manifestano generalmente entro i primi 3 mesi di terapia.
L’incremento dei livelli di transaminasi ai TFE non sempre si manifesta al rechellange o quando la statina viene sostituta.
Nel caso delle tre principali statine, l’incremento dei valori di transaminasi a livelli 3 volte superiori alla norma, osservato in due o più occasioni consecutive è il seguente:

Statina                                            Dosaggio (MG)                           Incremento dei livelli di transaminasi (%)
Rosuvatatina                                 5                                                    0,4
10                                                     0
20                                                    0
40                                                    0,1

Atorvastatina                                10                                                  0,2
20                                                   0,2
40                                                   0,6
80                                                   2,3

Simvastatina                                40                                                  0,9
80                                                   2,1

Ezetimibe/simvastatina             In generale                                  1,7
10/80                                             2,6

Appare interessante notare come l’incremento dei valori di transaminasi a livelli significativi, in due o più occasioni, si manifesti nel caso dell’associazione ezetimibe/simvastatina con un’incidenza superiori a quella delle altre statine somministrate in monoterapia.
Le disfunzioni epatiche indotte da statine sono solitamente rare e accompagnate da incrementi asintomatici dei livelli di transaminasi o da colecititie acuta. Nella maggiore parte dei casi comunque i valori di transaminasi rientrano nella norma al momento in cui viene ridotta la dose di farmaco somministarto mentre in casi rarissimi si può avere un peggioramento dei sintomi con comparsa di insufficienza renale.
Meccanismo patogenetico
Alcuni
test di funzionalità epatica sono aspecifici e dei risultati anomali possono essere indicativi di un’interazione pericolosa tra un farmaco e le cellule epatiche, ma possono anche riflettere un quadro patologico non correlato al farmaco, quale ad esempio un’infezione sistemica aspecifica. Un lieve incremento dei livelli di transaminasi può essere presente prima di iniziare una terapia farmacologica; ciò si è reso evidente nei pazienti trattati con placebo nei quali si è avuto uno 0,4% dei casi caratterizzati da incremento dei livelli di ALT a valori 3 volte superiori alla norma.
Visto che lievi e precoci incrementi dei livelli di transaminasi non sono predittivi di un susseguente maggiore rischio di innalzamento persistenti e a valori 3 volte superiori alla norma, i medici non dovrebbero preoccuparsi di utilizzare le statine nei pazienti con variazioni minori negli enzimi epatici, sebbene questi necessitino di un monitoraggio costante e/o di un aggiustamento della dose nel caso in cui i valori di transaminasi giungano a livelli significativi.
Fattori di rischio
La colestasi e patologie epatiche attive rappresentano delle controindicazioni all’uso delle statine. Non esistono comunque evidenze che indichino un’esacerbazione di patologie epatiche indotte dalle statine. Le statine non sembrano peggiorare il quadro clinico nei pazienti con innalzamento cronico dei livelli di transaminasi secondario ad epatite virale ed il trattamento dell’iperlipidemia nei pazienti con fegato grasso può realmente migliorare l’alterazione dei livelli di transaminasi.

MIOPATIA E RABDOMIOLISI
Prevalenza
Le statine sono associate a disturbi muscolari che variano da debolezza muscolare e crampi a mialgia con o senza innalzamento dei livelli di creatin Kinasi (CK), lieve incremento dei livelli di CK o miosite e rabdomiolisi. La mialgia è la meno grave, ma anche la più frequente manifestazione di tossicità muscolare. La rabdomiolisi potenzialmente associata a insufficienza renale è invece la meno frequente, ma anche la più grave di queste manifesatzioni patolgiche. La rabdomiolisi è una sindrome derivante da un danno del sarcolemma che determina il rilascio ematico di sostanze contenute nei miociti scheletrici (mioglobina, acido urico ed elettroliti). Alla base di questa patologia vi possono essere numerose cause tra le quali la terapia con statine.

Sulla base dei risultati provenienti da 30 trials clinici randomizzati, la mialgia è stata notata in una percentuale compresa tra lo 0 ed il 32,9% dei pazienti (contro il 33,2% dei casi osservati nei gruppi di controllo). Dai dati provenienti dalla pratica clinica si osserva che la mialgia è stata riportata in un range compreso l’1% ed il 5% per la maggiore parte dei pazienti trattati.

L’incremento dei livelli di CK è risultato compreso tra lo 0 ed il 4,9% dei casi (nella maggior parte degli studi meno dell’1%  dei pazienti trattati con statine ha manifestato tale evento avverso).
La miosite è stata osservata in 49 pazienti su 42.323 trattati (0,12%) e in 44 pazienti su 41.535 controlli (0,11%). Infine, la rabdomiolisi è risultata un evento raro con soli 7 casi (0,02%) nei gruppi trattati con statine e 5 casi (0,01%) nei gruppi di controllo. Queste osservazioni sono state confermate da Andrade e coll. che hanno riportato un’incidenza pari allo 0,01% di miopatia severa e di rabdomiolisi tra 200.000 pazienti ospedalizzati, nuovi utilizzatori di statine o fibrati.

Sulla base delle informazioni provenienti da questi studi e da numerose altre fonti, lo sviluppo di miopatia e di rabdomiolisi è relativamente poco comune per tutte le statine attualmente disponibili. Ciò è stato recentemente confermato per la rosuvastatina (la più potente statina attulamente disponibile sul mercato). Da un analisi post marketing condotta dall’FDA, la miopatia è stata riportata con un’incidenza dello 0,2% e la rabdomiolisi con un’incidenzaa dello 0,01%.

Meccansimo patogenetico
Sebbene il preciso meccanismo con cui insorge la miopatia indotta da statine non sia stato ancora chiarito, sembra che tali farmaci inducano una deficienza acquisita di ubichinone (coenzima Q10) riducendone i livelli circolanti. Tale effetto conduce a sua volta all’inibizione della produzione di uno o più precursori del colesterolo. Quali siano gli effetti delle statine sui livelli muscolari di ubichinone non è stato ancora ben compreso e la somministrazione di supplementi di coenzima Q10 per ridurre il rischio di miopatia rimane controverso.

Fattori di rischio
I principali fattori di rischio per le sindromi muscolari associate all’uso di statine sono catalogati nella tabella segeunte.

PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO PER LE PATOLOGIE MUSCOLRI ASSOCIATE ALL’USO DI STATINE

Età avanzata (specialmente superiore agli 80 anni)
Sesso (le donne presentano maggiori rischi)
Ridotta massa corporea

Patolgie multisistemiche

  • insufficienza renale cronica
  • diabete mellito
  • ipotiroidismo
  • epatopatie

Periodi post operatorie
Traumi maggiori
Ipotermia
Alterazioni elettrolitiche
Acidosi metabolica
Infezioni virali

  • Epstein-Barr
  • Influenza
  • Coxsackie

Infezioni batteriche

  • Staphylococcus

Assunzione di grosse quantità di succo di pompelmo (più di 1/4 l al giorno)
Alcolismo
Assunzione di farmaci concomitanti

Molte sindromi miopatiche associate alla somminisatrzione di statine tendono a manifestarsi nei pazienti che presentano uno o più di questi fattori di rischio. In questi pazienti, la terapia con statine dovrebbe essere inizaita con cautela. Inoltre i pazienti dovrebbero essere messi al corrente riguardo il rischio di miopatie e dovrebbero essere invitati a segnalre qualsiasi tipo di disturbo muscolare non correlato all’esercizio fisico o ad eventuali traumi.

Se un disturbo muscolare non può essere spiegato con semplice esame obiettivo, è necessario misurare i livelli di CK e se questi risultano incrementati a valori almeno 10 volte superiori rispetto alla norma, la terapia con statine deve essere immediatamente interrotta.
Come abbiamo visto sopra, tra i fattori di rischio per la miopatia associata all’uso di statine bisogna considerare infine le interazioni farmacologiche che coinvolgono gli isoenzimi del citocromo P450, la glicoproteina P e l’OATP2.

PROTEINURIA
Un raro e transitorio effetto associato alla terapia con statine è una intermittente proteinuria tubulare che ha suscitato inquietudine al momento in cui è stato osservato durante i trials clinici premarketing della rosuvastatina. Questo effetto è stato osservato in meno dell’1-2% dei pazienti trattati con placebo, rosuvastatina (5-40 mg/die), atorvastatina (10-80 mg/die), simvastatina (20-80 mg/die) e pravatstaina (20-40 mg/die). Nessuno dei casi di proteinuria osservati in questi trials clinici è stato associato a evidente riduzione della funzionalità renale e tutti sono risultati reversibili, con o senza riduzione della dose.
Quest’ano l’FDA ha pubblicato una dichiarazione in cui sostiene che la proteinuria associata a statine non è indicativa di un effetto tossico a livello renale. Infatti, alcuni ricercatori hanno osservato che l’uso di statine può essere associato a riduzione dell’infiammazione e della fibrosi tubulo interstiziale, svolgendo un effetto protettivo piuttosto che dannoso sulla funzioanlità renale.

ALTRI EFFETTI AVVERSI
Altri sointomi che possono essere osservati nei pazienti trattati con statine comprendono dispepsia e più raramente nausea, cefalea o malessere. I trials clinici solitamente evidenziano che tali effetti avversi si manifestano con un’incidenza analoga a quella osservata nei pazienti trattati con placebo. Spesso pertanto la relazione causate con la terapia rimane poco chiara.

La polineuropatia è un altro evento avverso presubilmente associato alla terapia con statine. In un studioncaso controllo Gaist e coll. hanno osservato che l’odds ratio per la neurapatia associata all’uso di statine era pari a 3,7 (IC 95%, da 1,8 a 7,6) per tutti i casi e a 14,2 (IC 95%, da 5,3 a 38,0) per i casi definiti. Il corrispondente odds ratio negli utilizzatori attuali era 4,6 (IC 95%, da 2,1 a 10,0) per tutti i casi e 16,1 (IC 95%, da 5,7 a 45,4) per i casi definiti.

Alcuni autori hanno riportato disturbi del sonno, anche se in uno studio condotto con lovastatina, pravastatina e placebo, non sono state osservate differenze statiche nei parametri del sonno durante il trattamento. Inoltre, poiché le statine alterano la biosintesi del colesterolo e dei composti ad esso correlati, i livelli ormonali potrebbero essere alterati dal trattmento farmacologico. Studi relativi allo status ormonale sono conflittuali e non suggeriscono un effetto maggiore.

CONSIDERAZIONE SULLA DOSE
Nella primavera del 2005, l’FDA ha redatto un documento circa le persone di discendenza asiatica alle quali veniva suggerito di iniziare la somministarzione di rosuvastatina a 5 mg/die per il trattamento della dislipidemia. Questo consiglio era basato su uno studio di farmacocinetica effettuato su volontari sani, nei quali le concentrazioni plasmatiche di rosuvastatina erano risultate circa due volte superiori nei partecipanti di origine asiatica, rispetto ai partecipanti di razza bianca ai quali venivano somministarte le stesse dosi di farmaco.

RACCOMANDAZIONI DI SICUREZZA PER L’USO DELLE STATINE
Nei pazienti con gravi disfunzioni d’organo, in quelli che assumono farmaci potenzialmente interagenti e negli anziani, la terapia con statine dovrebbe essere effettuata con i farmaci che danno il minor numero di interazioni farmacologiche quali pravastatina e rosuvastatina (essendo quest’ultima più attiva della prima). In ogni caso, i pazienti inclusi in queste categorie dovrebbero essere attentamente monitorati. Durante le visite di follow up i medici dovrebbero porre particolare attenzione nella valutazione di segni e sintomi correlati a danno muscolare o epatico così come dovrebbero indagare su sintomi non specifici che potrebbero essere correlati alla terapia.

La farmacovigilanza
Alessandro Oteri, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia dell’Università di Messina)

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