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Ictus cerebrale o stroke.
Scoperto il gene che aumenta il rischio ictus.

ICTUS CEREBRALE O STROKE.


L’ictus, dal latino “colpo”, è un accidente cerebrovascolare, cioè è conseguenza della mancata irrorazione di una zona del cervello da parte di un’arteria, per la rottura dell’arteria stessa (ictus emorragico) o per la sua occlusione da parte di un trombo (ictus trombotico o ischemico). Ne deriva che le cellule nervose, i neuroni, non ricevono più ossigeno e nutrienti, cioè glucosio, per cui in ultima analisi è come se un pezzo del cervello si spegnesse, causando i sintomi a tutti ben noti. Se il danno è grave, poi, i neuroni avranno un danneggiamento tale per cui moriranno in pochi minuti (danno irreversibile del sistema nervoso centrale, SNC). Nel caso dell’ictus cerebrale, perciò, la prima cosa da fare è evitare un ictus e per fare ciò occorre attuare la prevenzione, perchè il danno dei neuroni è irreversibile.

I FATTORI DI RISCHIO PER L’ICTUS SONO:

  • ipertensione arteriosa
  • dislipidemia (elevato colesterolo nel sangue)
  • obesità
  • controllo del diabete
  • fumo, stress, sedentarietà
  • familiarità di ictus, cioè un familiare diretto già colpito (esempio il padre, un fratello)
  • omocisteina elevata.

EZIOPATOGENESI, CIOE’ GENESI DELLA MALATTIA

Una delle cause dell’ictus è l’embolia cerebrale, dovuta alla migrazione di piccolissimi coaguli che, formatisi generalmente nel cuore o nelle arterie carotidei, prendono la strada delle grandi arterie e si fermano in un’arteria cerbrale ostruendo il passaggio del sangue e dell’ossigeno. Ciò può avvenire nel paziente con fibrillazione atriale (aritmia cardiaca), dove a licvello dell’atrio sinistro esistono delle tasche, in cui si formano dei coaguli. Da qui l’utilità della terapia con anticoagulanti (TAO).

La trombosi cerebrale è sicuramente il tipo più frequente di ictus cerebrale. Essa è dovuta alla formazione di un trombo su un’arteria cerebrale lesa da placche arteriosclerotiche (escrescenze che si formano sulle pareti delle arterie, a causa di un eccesso di grassi nel sangue, del fumo di sigaretta o della pressione sanguigna troppo elevata) e si verifica prevalentemente di notte o nelle prime ore del mattino.

Ma l’ictus non sempre si manifesta in maniera eclatante, talora si pososono avere solo,

Attacchi ischemici transitori (TIA):

I TIA sono un defict temporaneo di una funzione cerebrale (perdita della parola, diminuizione della forza di un arto), dovuto generalemnte all’ostruzione transitoria di un’arteria cerebrale da parte di piccoli emboli o trombi provenienti da placche aterosclerotiche delle arterie del collo che portano il sangue al cervello. I sintomi durano pochi minuti, anche se talora possono durare alcune ore (non più di 24 ore) e regrediscono completamente, a differenza di quanto avviene per l’ictus cerebrale.

APT.

APT.

Sintomatolgia dell’ictus:

Il paziente può presentare:

  • stato di sopore, fino al coma vigile o profondo
  • avere disartria, cioè incapacità ad articolare la parola, fino alla
  • afasia, cioè non riuscire a parlare
  • disfagia, cioè incapacità a deglutire, specie i liquidi
  • debolezza e/o difficoltà di movimento di un arto o di un lato del corpo
  • offuscamento o peridta della vista da un occhio
  • problemi di linguaggio, come pronuncia difettosa (disartria) o difficoltà a trovare le parole (afasia)
  • più raramente vertigini o vista sdoppiata (diplopia).

Gli attacchi ischemici transitori sono degli importanti segni promonitori, utili per predire il rischio di ictus cerebrale in ciascun paziente. Infatti il rischio di ictus per una persona che abbia avuto almeno un TIA è circa dieci volte superiore a quello di un’altra persona con le stesse caratteristche che non abbia mai soffferto di TIA.

CURA

Per impostare una cura adeguiata è fondamentale stabilire, grazie alla TAC e alla RMN, se si tratta di un ictus ischemico (come nella maggior parte dei casi) oppure emorragico.
per esempio, se l’ictus è di natura ischemica, cioè dovuto a trombosi o embolia, si può somministarre al paziente una sostanza in grado di sciogliere il coagulo (trombolisi); somministrare la stessa sostanza nel caso di un ictus emorragico significa peggiorare l’emorragia.
In alcuni casi, invece, è meglio tenere il paziente sotto osservazione, in attesa che l’evoluzione dei sintomi orienti ad una diagnosi più certa e indichi se può essere impostata una terapia mirata, anticoagulante o antiaggregante.

Relazione tra chirurgia vascolare e ictus

Il chirurgo vascolare può correggere un importante fattore di rischio per l’ictus cerebrale: la stenosi delle carotidi, ossia un restringimento dovuto alla presenza di palcche ateroscleortiche sulle pareti delle carotidi.

La stenosi delle carotidi si rielva grazie all’ecodoppler dei tronchi sovraortici, un esame che non richiede iniezioni e non provocadolore: passando una sonda sul collo del paziente si osserva il flusso nelle arterie carotidi e si cercano eventuali indurimenti o retsringimenti dellle arteri

dott. claudio italiano
http://www.spaziowind.libero.it/gastroepato/ictus.htm

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SCOPERTO IL GENE CHE AUMENTA IL RISCHIO ICTUS


SESTOLA

SESTOLA

ROMA – Scoperta una mutazione genetica molto diffusa, presente nel DNA del 20% degli individui di pelle bianca, che aumenta il rischio ictus del 30 – 60%. Resa nota sul New England Journal of medicine, la scoperta si deve ai ricercatoiri della University of Texas Health Science Center a Houston.

“Questo è il primo studio che ha permesso di identificare un fattore gentico molto diffuso nel mondo col rischio di ictus ischemico”, ha spiegato uno degli autori dello studio, Eric Boerwinkle. L’ictus ischemico è la forma più diffusa di ictus e dipende del blocco di un vaso sanguigno del cervello (ischemia). E’ la terza causa di morte negli USA. Gli esperti hanno studiato il genoma di quasi 20 mila persone in Europa e Stati Uniti, di diverse etnie; di questi, 1544 avevano avuto un ictus ischemico, gli altri erano invece parte del gruppo di controllo sano. E’ stata così isolata una mutazione genetica sul cromosoma 12 presente in ben un individuo di pelle bianca su cinque, dunque diffusissima, ed associata a un rischio ictus del 30% in più per ogni copia della mutazione stessa presente nel DNA degli individui. La scoperta potrà suggerire nuovi test genetici prediagnostici e soprattutto nuovi target farmacologici per le persone a rischio in quanto portatrici della mutazione.

ANSA.

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