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Mirtillo anti cistite.
Urinocoltura ed antibiogramma.
Allungamento ed ampliamento penieno.
Protesi peniene.
La cistite – Infezione delle vie urinarie .
La cistoscopia.
L’urografia.
Tumore della prostata.

L’ESAME MORFOLOGICO DELL’URINA.


Dra. Teresa Ramos Hernández, Servicio de Bioquímica Clínico,
Hospital Universitairo La Paz Madrid, Espana.

L’analisi del sedimendo urinario è la prova specifica di laboratorio per lo studio dei disordini del rene e delle vie urinarie.

1. Condizioni tecniche

Tipi di campioni di urina
L’urina basale corrisponde alla prima minzione della mattina ed è il campione ideale sia per la sua completezza sia per essere un parametro comparabile in tutti i pazienti. A livello universale si raccomanda di eseguire l’analisi entro le due ore successive alla raccolta, poichè a partire da questo momento si possono avere variabili che alterano i risultati analitici.

Standarizzazione del sedimento
……Attualmente con il nostro metodo, si raccoglie l’urina in un tubo di plastica di 10 mL, si analisa l’urina qualitativamente con un apparecchio automatico per urina e successivamente si centrifuga a 1500 r.p.m per 5 minuti. Fin qui l’operazione è facile, a partire da questo momento ci sono tre punti importanti per la preparazione del sedimento:

  • Volume del sedimento
  • agitazione e mescolamento
  • analisi microscopica dei risultati.

2. Elementi particolari del sedimento urinario

Cellule epiteliali:

  • pavimentose o spaumose
  • di transizione
  • renali
  • neoplastiche

Cellule ematiche:

  • leucociti
  • emazie

cellule epiteliali pavimentose o spaumose
Provengono principalmente dell’uretra e della vagina. Si riconoscono facilmente per essere di grandi dimensioni, piatte e di forma irregolare; contengono nuclei centrali piccoli e abbondante citoplasma con margini frequentemente piegati.

Cellule epiteliali di transizione o urotelio
Sono quelle che rivestono il tratto urinario dalla pelvi fino alla parte prossimale dell’uretra. Sono sa due a quattro volte più grandi dei leucociti. Possono essere rotonde, piriformi o con processi appendicolari, con citoplasma grande e nucleo mediano centrale. La loro presenza in piccole quantità può considerarsi normale; un aumento di queste cellule può essere messo in relazione con cause urologiche diverse:

  • processi infiammatori non specifici (infezioni)
  • processi infiammtori non specifici (cistite interstiziale allergica)
  • processi irritativi (sonde, calcoli)
  • processi traumatici (esplorazioni)

Cellule epiteliali del tubulo renale
Le cellule del tubulo renale sono leggeremente più grandi dei leucociti; possono avere un nucleo grande e arrotondato che occupa i 2/3 del citoplasma.
Le malattie che più frequentemente si associano con un aumento di queste cellule nel sedimento sono sia di origine renale che infettiva:
Renale: glomerulonefriti, nefriti tubulari di origine tossica, iatrogena o ereditaria.
Infettive: pielonefriti, tubercolosi renale.

Cellule maligne
La comparsa di una serie di cellule con alterazione nucleo/citoplasma e una distribuzione irregolare della cromatina, deve allarmare l’analista e informarlo della presenza di queste cellule. Questa analisi non si realizza mai a fresco, ma per tecniche specifiche (colorazione di Papanicolau).

Cellule ematiche
Due elementi cellulari isi trovano normalmente nell’urina, benchè in minima proporzione: leucociti ied emazie.
L’aumento del numero di qualunque di queste cellule nel sedimento è sempre patologico e indica alterazioni che possono correre in tutta la lunghezza del tratto urinario.

Emazie
La presenza di emazie nell’urina è consociuta col nome di ematuria. E’ un reperto frequente, la maggior parte delle volte solitario: si può diagnosticare l’origine attraverso la competenza di uno specialista.
Carattreristiche microscopiche

CONTINUA

 

 

 

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EIACULAZIONE RETROGRADA.


L’eiaculazione retrograda (ER), si ha quando il liquido seminale, anzichè essere espulso attraverso l’uretra, viene respinto in vescica; o addiritura l’eiaculazione può essere assente (aneiaculazione).

Il fenomeno è spesso dovuto all’imbocco della vescica, che invece di chiudersi normalmente per impedire il reflusso retrogrado, non è più in grado di farlo. Questa incapacità è in genere il risultato di un danno neurologico o fisicio della vescica, a sua volta risultante da una varietà di condizioni clincihe.

I pazienti raggiungono l’orgasmo normalmente e provano la sensazione di aver effettivamente eiaculato, anche se dal pene fuoriesce pochissimo liquido seminale, come può non uscirne affatto.

Le cause di una eiaculazione retrograda sono molteplici:

  • Interventi chirurgici sulla prostata e sul collo della vescica: tutti i pazienti che vengono operati per un problema prostatico dovrebbero sempre essere informati sulla eventualità che si presenti una incapacità ad eicaulare all’esterno.
    • l’incisione dle collo vescicale (TUIP) per la sclerosi del collo e
    • la resezione endoscopica trans-uretrale (TURP) per l’ipertrofia prostatica possono causare l’ER.
    • Mentre l’adenomectomia trans-vescicale (ATV) con la chiusura dei vasi deferenti determina assenza di eiaculazione (aneiaculazione), la stessa cosa si verifica dopo l’intervento di prostatectomia radicale per carcinoma prostatico.
    • Tra le procedure chirurgiche dobbiamo ricordare anche la dissezione dei linfonodi retroperitoneali (RPLND) per neoplasia testicolare, nel corso della quale vi può essere un danno del sistema nervoso simpatico che controlla l’eiaculazione con perdita della stessa (aneiaculazione).
  • lesioni del midollo spinale  o malattie neurologiche: sclerosi multipla, sindrome di Guillome-Barré.
  • Il Diabete Mellito, è una causa molto comune di ER, perchè la neuropatia diabetica danneggia il collegamento nervoso alla vescica.
  • Farmaci: antidepressivi, ansiolitici e alfa-litici, inducono ER che ovviamente è reversibile alla sospensione del farmaco.
  • Alterazioni anatomiche come un restringimento dell’uretra, soprattutto quel tratto che viene subito dopo la prostata, può a volte far passare l’urina ma non il liquido seminale che è più denso e vischioso. Queste situazioni anatomiche alterate richiedono quasi sempre un approccio chirurgico correttivo.
  • Non va dimenticato che la mancanza di eiaculazione può essere causata da problematiche di ordine psicologico.

Una ER si può avere anche dopo un intervento chirurgico che ha interessato il sistema nervoso, soprattutto quando si danneggia la catena che caratterizza il sistema simpatico. In questi casi viene a mancare spesso la prima fase dell’eicaulazione, non ci troviamo allora di fronte ad una vera e propria eiacualzione retrograda ma piuttosto ad un aspermia, cioè alla mancanza dell’arrivo dello sperma che quindi non può uscire. Anche una lesione neurologica traumatica del midollo spinale può detreminare gravi disfunzioni dell’eiculazione.

 

SETE - FRANCIA.

DIAGNOSI:

  • L’esame microscopico delle urine dopo il coito per la ricerca di eventuali spermatozoi nelle urine.
  • L’ecografia prostatica trans-rettale può rilevare anormalità strutturali delle vescicole seminali.
  • La cistouretroscopia è utile per escludere eventuali ostruzioni, ad esempio da stenosi uretrale, e confermare il normale sbocco dei dotti eiaculatori.

TERAPIA

Nei casi in cui l’aneiaculazione sia legata ad una problematica di tipo psicologico, un’adeguata terapia di supporto a livello psichico, può ridurre l’ansia ed aumentare l’eccitazione. Importante è anche una stimolazione sessuale dei genitali sia manualmente che attarverso supporti meccanici (vibratori) applicati al glande; se questa tecnica fallisce, è possibile impiegare metodi di elettroeiaculazione che provocano eiaculazione attraverso l’inserimento di una sonda rettale in grado di stimolare le vescicole seminale.

La terapia medica è indicata, nei casi di lesione neurologica con una normale anatomia del collo vescicale; per cui non è possibile alcuna risoluzione terapeutica dopo chirurgia per ipertrofia benigna della prostata.
I farmaci in uso sono quelli ad attività anticolinergica (bromofenizanina), simpaticomimetici (efedrina, pseudoefedrina, fenilpropanolamina).
La pseudo efedrina è un decongestionante nasale come gli antistaminici e pertanto può indurre sonnolenza, il loro uso parte dal principio che la chiusura del collo vescicale è la risultante tra l’attività adrenergica e quella colinergica.

L’imipramina che rappresenta un farmaco antidepressivo utilizzato anche nella cura dell’enuresi notturna del bambino, stimola i recettori adrenergici del collo vescicale al fine di consentire una eiaculazione anterograda.
L’imipramina alla dose di 10 mg si prescrive per qualche giorno e una volta ottenuto l’effetto desiderato, va sospesa per evitare gli effetti collaterali che potrebbero subentrare nella terapia prolungata.

Terapia della ER:

  • In assenza di trauma spinale, anomalie anatomiche dell’uretra o terapia farmacologica: il primo approccio è medico:
    • Imipramina: 25 – 75 mg x 3 volte/die
    • Efedrina solfato: 10 -15 mg x 4 volte/die.
  • Eiaculazione a vescica piena (facilita la chiusura del collo vescicale).

Terapia medica della aneiaculaizone:

  • Efedrina 25 -50 mg x 4 volte/die,
  • Pseudoefedrina 60 mg x 4 volte/die.

Se la terapia medica fallisce:

  • Vibrostimolazione (vibratore applicato al pene ceh evoca il riflesso dell’eiaculazione)
  • Elettrostimolazione (stimolazione elettrica dei nervi periprostatici tramite una sonda endorettale)

EIACULAZIONE RETROGRADA E FRTILITA’

La mancanza di eiculazione e l’ER rappresentano dei sintomi fastidiosi che possono ostacoalre la fertilità della coppia: gli spermatozoi possono essere isolati da un campione di urina raccolto dopo il coito e utilizzati per un metodo di fecondazione assistita; nei pazienti con lesioni midollari o gravi malattie neurologiche può essere necessaria la cateterizzazione per il prelievo di urina.

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ESTRATTI DI MIRTILLO (CRANBERRY) ANTI CISTITE.


LOUVRE - PARIS JUIN 2009.

LOUVRE - PARIS JUIN 2009.

La natura riserva sempre delle soluzioni speciali per la nostra salute (e anche per la cistite). In particolare in letteratura scientifica è nota l’azione del Cranberry, il mirtillo rosso, nella prevenzione e nel trattamento delle infezioni urinarie recidivanti.

E’ stato studiato che questa attività è dovuta alla presenza delle proantocianidine (PAC) specifiche del Cranberry, le quali impediscono ai batteri patogeni di aderire alla mucosa delle vie urinarie, evitando in questo modo lo sviluppo dell’infezione.

Inoltre il succo di mirtillo è un prodotto acidificante, utile quindi a contrastare la proliferazione dei batteri urinari. Uno studio condotto in Inghilterra ha dimostrato che l’assunzione giornaliera di 300 ml di succo di mirtillo riduce di circa il 50% l’insorgenza di recidive. Il razionale sull’impiego di diete a elevato quantitativo acido trova anche il suo riscontro nelle infezioni determinate da calcolosi.

L’assunzione di mirtillo rosso può essere utile sia a scopo preventivo, per evitare l’insorgenza ricorrente dell’infezione, sia per ottimizzare le terapie antibiotiche in caso di patologia in atto. Assumere un integratore alimentare a base di estratto di mirtillo rosso americano (previo consulto del proprio medico) può aiutare a sostenere il buon funzionamento del tratto urinario in modo naturale per esempio:

  • Cistinam – compresse: è consigliata l’assunzione di 1 cp al mattino ed 1 la sera, per 7 giorni, nella fase acuta. nella prevenzione di recidive, invece si consiglia l’assunzione di 1 cp/die per 7 giorni al mese.
  • Cistiflux – buste e compresse: si consiglia l’assunzione di 2 buste/2 volte al die, per 7 giorni dopo un episodio di cistite acuta. Nei casi di prevenzione si devono invece assumere 1-2 buste al giorno per 1-2 settimane al mese.
    Il prodotto va assunto lontano dai pasti e preferibilmente a vescica vuota (ad esempio la sera prima di coricarsi).
  • Cys-control Cramberola – capsule: Si consiglia l’assunzione di 2 capsule/die, una al mattino ed una alla sera durante i pasti, per un periodo di 10 giorni.
    In seguito prendere 1 capsula al mattino durante il pasto, con un bicchiere d’acqua.

PAU - FRANCE.

Le linee guida raccomandano gli estratti di mirtillo per la prevenzione delle IVU-R (ricorrenti), tuttavia ne è Sconsigliano l’utilizzo nei soggetti che assumono WARFARIN, poichè la somministarzione potrebbe aumentare l’INR.

Cliccare il link sotto, per leggere l’articolo.

LA CISTITE.

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ESAME DELLE URINE, URINOCOLTURA ED ANTIBIOGRAMMA.


MODALITA’ DI RACCOLTA DELLE URINE PER ADULTI

MITTO INTERMEDIO

ACQUISATRE IN FARMACIA UN CONTENITORE STERILE TRASPARENTE A BOCCA LARGA E CON TAPPO A VITE.

Raccogliere le urine della prima minzione del mattino (o almeno 3 ore dopo l’ultima minzione) procedendo come segue:

  • Lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;
  • Pulire accuratamente e ripulire i genitali esterni con acqua e sapone (nel maschio, dopo aver retratto completamente la cute del glande; nella donna tenendo distanziate le grandi labbra con una mano, pulire con l’altra mano dall’avanti all’indietro;
  • Risciacquare con acqua corrente;
  • Urinare scartando il primo getto (circa 20 ml) e, senza interrompere la minzione, raccogliere direttamente nel contenitore il mitto intermedio;
  • Richiudere il contenitore, avvitando accuratamente il tappo.

AVVERTENZA

Per la corretta esecuzione dell’esame occorre non essere in terapia antibiotica da almeno 6 giorni, salvo diversa indicazione da parte del medico.

CONSERVAZIONE

Inviare immediatamente al laboratorio o conservare a 4°C per un massimo di 12/24 ore.

Montmartre - Paris.

ESAME DELLE URINE

L’urina è il liquido prodotto dei reni che filtrano il sangue per depurarlo dalle scorie prodotte dal metabolismo. Tramite l’urina quindi, si eliminano dall’organismo i prodotti di scarto e l’eccesso di acqua o di sostanze che vi sono disciolte.

ESAME FISICO DELLE URINE:

QUANTITA’ O VOLUME:
La normale quantità di urine eliminata nelle 24 ore è compresa tra i 1200 e 1500 ml.
Un aumento del volume delle urine, può essere dovuto all’assunzione di diuretici, nel caso di diabete mellito, diabete insipido e nelle malattie del tubulo renale.
Invece, diminuisce: nel caso di disidratazione, vomito, diarrea, nefrosclerosi e shock.

PESO SPECIFICO:
1005-1025 (valori normali = vn).
Una diminuzione è segno di insufficienza renale cronica.

COLORE:
Il colore normale delle urine è giallo pagliarino o ambra, un colore diverso è riscontrabile nelle seguenti situazioni:
Giallo oro: in caso di assunzione di antibiotici o vitamine.
Giallo carico: stati febbrili,
Giallo marsala: mallatie epatiche con ittero,
Da rosso chiaro a rosso scuro: presenza di emoglobina o mioglobina;
Marrone: (color coca-cola o lavatura di carne): presenza di sangue (ematuria),
Verde-blu: bleu di metilene o in seguito ad infezione da pseudomonas.

ASPETTO:
Il normale aspetto delle urine è limpido, trasparente: un aspetto torbido può derivare dalla presenza di: muco, leucociti (globuli bianchi), globuli rossi, cellule epiteliali, acido urico, proteine, batteri, spermatozoi, è lattescente in caso di piuria, può contenere precipitati per presenza di fosfati e urati.

ESAME CHIMICO DELLE URINE:

PROTEINE:
Valore normale: deve essere inferiore a 15 mg/dl, in gravidanza può raggiungere anche i 50 mg/dl.
La proteinuria patologica può essere minima (o.5 g/L) nella calcolosi renale, nel rene policistico e nella glomerulonefrite cronica;
moderata (da 0.5 a 4 g/L) nella nefropatia diabetica, nella glomerulonefrite cronica o acuta, nella sindrome nefrosica e nel mieloma multiplo;
grave (superiore a 4 g/L) nella glomerulnefrite acuta, nel Lupus eritematoso e nella sindrome nefrosica.
Aumento proteine: stati febbrili, infezioni, nefrosi, sforzi fisici, malattie renali, gravidanza e emopatie.

GLUCOSIO:
Valore normale: assente.
Presenza di glucosio: diabete, glicosuria, ipertiroidismo, ipersurrenalismo e farmaci.
Se la glicemia supera i 180 mg/L si ha glicosuria.

CORPI CHETONICI:
Valore normale: assenti.
La loro presenza si può riscontrare nelle donne in gravidanza, diabete mellito, stati febbrili (soprattutto nei bambini), malattie del fegato.

PH: 5.5-7.5
Fattori in grado di influenzare il pH: alimentazione, farmaci, infezioni delle urine.
Può arrivare a 4.5 in caso di dieta di carne o a 8.0 in chi segue una dieta vegetariana.

BILIRUBINA: vn=assente
Sostanza di colore giallo-rosso prodotta dalla scissione dell’emoglobina;
compare nelle urine quando la bilirubina plasmatica supera i 2mg/100ml: la sua presenza indica un danno epatico, epatiti virali, ittero, carcinoma del pancreas.

UROBILINA O UROBILINOGENO: vn=assente o 0.2 mg/dL.
Un aumento indica danno del fegato, emolisi o stipsi;
Una diminuzione si verifica in caso di ostruzione biliare, transito intestinale accelerato o assunzione di antibiotici.

ESAME MICROSCOPICO DELLE URINE:

EMOGLOBINA O EMATURIA: vn = assente o presenti in modeste quantità.
Le cause più frequenti di emoglobina(Hb) nelle urine: Calcoli, leucemie, neoplasie begnine e maligne, tubercolosi renale, sangue mestruale nella donna, emolisi, ustioni, emoglobinuria parossistica, anemie emolitiche, anemia dovuta ad intenso sforzo fisico (anemia da sforzo), forti stati emozionali o esposizione a basse temperature, farmaci (aspirina, salicilati, atropina, sulfamidici e anticoagulanti), avvelenamenti.
Altre cause di ematuria sono: glomerulonefrite, rene policistico, infarto renale, idronefrosi, trombosi della vena renale, papillomi vescicali, traumatismi, ipertrofia o adenocarcinoma prostatico.
In caso di persistenza eseguire un’urografia.

LEUCOCITURIA:
La presenza di leucociti indica un processo infiammatorio o infettivo: (cistite, uretrite, calcolosi renale, pielonefrite, cancro alla vescica).

CILINDRURIA:
I cilindri sono agglomertai di proteine e di altri elementi che si formano nei tubuli renali.
La loro presenza può indicare disfunzione renali.

SALI E CRISTALLI:
Se in forte quantità, possono indicare una calcolosi renale.

CALCOLI:
Sono indice di ipercalciuria idiopatica, iperparatiroidismo o iperossaluria (sali di calcio).

CONTA DI ADDIS:
In condizioni normali, nel corso di 24 ore vengono eliminati con e urine 1 milione di globuli rossi, 2 milioni di globuli bianchi e fino a 10 mila cilindri ialini.

UREA: vn=25-35 grammi nelle 24 ore.
Aumento dell’urea: stati febbrili, ipertiroidismo, diabete, eccesso di proteine alimentari.

MOZART HOUSE SALIZBURG - AUGUST 2008.

MOZART HOUSE SALIZBURG - AUGUST 2008.

URINOCOLTURA ED ANTIBIOGRAMMA

L’urinocoltura è un esame delle urine che serve a identificare la presenza in esse di batteri e a definirne la specie (batteri che possono essere responsabili di infezioni delle vie urinarie).

Viene solitamente completata dell’antibiogramma, cioè da un test di laboratorio che ricerca tra i vari antibiotici quello più adatto a uccidere il batterio trovato nelle urine (ossia, valuta la sensibilità o la resistenza agli antibiotici della specie batterica in causa), in questo modo si può determinare la cura più idonea.

Il valore normale di una urinocoltura è: negativo (l’esame viene considerato negativo per un numero di colonie inferiori a 10.000, dubbio per un numero di colonie compreso tra 10.000 e 100.000 e positivo per un numero di colonie superiore a 100.000).
In altre parole, si definisce infezione delle vie urinarie qualora si riscontra all’urinocoltura la presenza di germi di un solo tipo in numero pari o superiore a 100.000/mm3.

In caso di positività (presenza di batteri nelle urine), il referto conterrà:

  • il nome del germe identificato,
  • la concentrazione dei batteri, in genere espressa come potenza di 10 (per esempio, 100.000 = 105 unità formante colonie CFC/ml),
  • l’antibiogramma, espresso con una tabella che elenca gli antibiotici di cui è  stata valutata l’efficacia.

L’urinocoltura risulta positiva in presenza di infezioni delle vie urinarie, che vengono distinte in:

  • Batteriuria asintomatica, quando il riscontro dei batteri nelle urine è casuale e non è accompagnato da nessun sintomo,
  • cistite, accompagnata da sintomi, quando l’infezione è localizzata alla vescica,
  • pielonefrite, accompagnata da sintomi, quando l’infezione si estende dalla vescica alle vie urinarie (ureteri) e al rene.

Cliccare sotto.

ANTIBIOGRAMMA ISTRUZIONE PER L\’USO.

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LA CISTITE.


SALISBURGO.

LA CISTITE

La cistite è la più nota, e frequente delle infezioni che colpiscono le vie urinarie. Queste infezioni possono coinvolgere solo le vie urinarie inferiori, solo quelle superiori o entrambi i distretti. In genere non passano inosservate, perchè si accompagnano a sintomi fastidiosi. Fortunatamente, però sono facilmente curabili e, con la terapia adegueta, si risolvono senza lasciare conseguenza.

PERCHE’ LA CISTITE E’ FREQUENTE NELLE DONNE?

La cistite è spesso dovuta ad un’infezione da parte di microbi presenti naturalmente nel tratto digestivo: gli enterobatteri.
Nell’80% dei casi, si tratta di un batterio denominato Escherichia coli (colibacillo).

Nelle donne, tali microbi passano facilmente dall’intestino alla vescica per semplici ragioni anatomiche, dato che in effetti, gli orifizi dell’ano e dell’uretra (canale in cui scorre l’urina proveniente dalla vescica) sono estremamente vicini tra loro. E’ quindi estremamente facile per i microbi passare dall’ano all’uretra, e poi successivamente risalire lungo l’uretra verso la vescica.

SINTOMI DELLA CISTITE

Infezione delle vie urinarie, vescica e uretra.
Sintomi:

  • bruciore al tratto urinario e alla minzione,
  • Disuria (minzione difficoltosa),
  • stranguria (minzione dolorosa),
  • pollachiuria (stimoli frequenti ed impellenti di urinare, con emissione di scarse quantità di urine), 
  • nicturia (necessità di alzarsi ripetutamente dal riposo notturno per urinare), 
  • ematuria (presenza di sangue nelle urine), 
  • tenesmo vescicale (dolore nella regione sovrapubica).

Cause: infezione da batteri o da virus.

QUALI SONO I FATTORI CHE FAVORISCONO LA CISTITE?

I fattori primari sono quelli che facilitano la colonizzazione microbica perineale ed il passaggio dei microbi intestinali nell’uretra: Si tratta di:

  • rapporti sessuali –
  • ricorso a lavande vaginali con prodotti che provocano squilibri della flora batterica locale –
  • alterazione del transito intestinale (diarrea o stipsi) –
  • menopausa, in quanto è associata ad un’atrofia della mucosa vaginale e ad una riduzione delle secrezioni vaginali, fattore di proliferazione dei microbi –

I fattori secondari di rischio di cistite sono quelli che favoriscono la proliferazione dei microbi nella vescica, riducendo lo svuotamento vescicale. si tratta di:

  • scarsa assunzione di bevande (meno di 1.5 litri/die) –
  • diabete –
  • gravidanza.

BATTERIURIA ASINTOMATICA

Si tratta di infezione batterica silente, non manifesta sintomi e può annidarsi sia nelle alte che nelle basse vie urinarie. Si scopre con urinocolture di routine, nell’uomo si accompagna di solito a ostruzione delle vie urinarie o affezioni prostatiche. Molto importante identificarla in gravidanza perchè circa il 30% delle donne che ne sono affette va incontro a pielonefrite acuta con aumento della morbilità e della mortalità fetali.

RECIDIVE

Possono essere ricadute, dovute allo stesso agente eziologico (microrganismi), che ha raggiunto anche il rene, oppure reinfezioni, sostenute da batteri diversi, circoscritte alle vie urinarie inferiori.
Nell’uomo le recidive sono quasi sempre dovute a prostatite batterica cronica.

COME EVITARE LE RECIDIVE?

Per favorire che la cistite possa recidivare, bisogna contrastare i fattori favorenti:

  • L’igiene intima quotidiana avendo cura di lavarsi con moviemnti da davanti a dierto (per non trasferire i microbi intestinali verso l’uretra), ed il trattamento di una stipsi o di un’infezione vaginale limitano, la contaminazione uretrale.
  • L’assunzione di bevande in abbondanza (da 1.5 a 2 litri al girono, anche di più nei periodi caldi) che implica una maggiore frequenza della minzione (da 5 a 6 volte al giorno) così come la minzione dopo ogni rapporto sessuale consentono di contrastare la risalita dei microbi nell’uretra e la loro proliferazione nella vescica.
  • Dopo la menopausa, l’utilizzo di ovuli vaginali consente di ripristinare le secrezioni vaginali.

Infine, malgardo la cistite sia diffusa, frequente e spesso priva di gravità nelle donne, non è la stessa cosa per gli uomini. La comparsa di segni di infezione urinaria in un uomo deve comportare sempre una valutazione più approfondita per determinarne la causa.

COME SI ARRIVA ALLA DIAGNOSI

La diagnosi di cistite si basa, oltre che sulla:

  • presenza dei sintomi caratteristici,
  • sui risultati dell‘esame delle urine e sull’urinocoltura con conta delle colonne batteriche sviluppate (positivo per 100.000 batteri/ml di urina ).
  • Nell’analisi delle urine la presenza di un elevato numero di leucociti (globuli bianchi superiori a 10.000/ml), la presenza di batteri in numero significativo, la presenza di emazie (globuli rossi), la presenza di nitriti (prodotti d alcune batteri come l’Escherichia Coli) e un aumento del pH sono segni di cistite.

Spesso il medico chiede al laboratorio un antibiogramma: un esame citobatteriologico delle urine che consentirà di identificare con precisione il batterio in questione e di testarne la sensibilità ai diversi antibiotici. Tale esame è particolarmente importante in caso di ricaduta (se i sintomi ricompaiono alcuni giorni dopo l’assunzione della terapia), di recidiva (nuovo episodio di cistite alcune settimane dopo), nelle donne incinte o in caso di diabete.

La vaginite può anche essere responsabile di disturbi a carico delle basse vie urinarie, si tratta spesso di infezioni da Trichomonas o da Candida, meno frequentemente da Clamydia trachomatis o da Neisseria gonorrhoeae. Nei casi di cistite recidivante, quindi, può essere utile l’esame colturale eseguito su tampone vaginale.

UN’INFEZIONE MOLTO FREQUENTE

Le cistite, asintomatiche e non, sono le infezioni battreiche più frequenti nella popolazione femminile: il 20-30% delle donne adulte (tra i 20 e 50 anni) sviluppa una o più episodi ogni anno, e l’incidenza aumenta con l’età, in gravidanza e nelle donne affette da diabete.
Questa preferenza per il sesso femminile è dovuta alla conformazione dei genitali esterni e alla brevità dell’uretra (3 cm). Il vestibolo della vagina e la regione periuretrale, infatti, vengono facilmente in contatto con la flora fecale e l’uretra, più corta che nel maschio (16 cm), facilita la risalita dei batteri verso la vescica.

Più frequentemente responsabile della cistite batterica è l‘Escherichia coli (80% dei casi) un abituale saprofita dell’intetstino, seguono lo Stafilococcus epidermidis (9%) e lo Streptococcus fecalis (1-3%); altri germi aerobi della flora fecale come Proteus, Klebsiella, Serratia, Enterobacter e Pseudomonas hanno maggior importanza nelle infezioni complicate, da catetere o ricorrenti.

Non tutte le donne però sono ugualmente colpite perchè l’organismo dispone di molteplici meccanismi di difesa. I glicosamminoglicani, per esempio, impediscono l’adesione dei batteri patogeni alla parete vescicale; batteri non patogeni (lattobacilli, gram-positivi), ospiti abituali della vagina e della zona periuretrale, impediscono la crescita dei ceppi patogeni; l’acidità dell’ambiente vaginale e dell’urina ostacola la proliferazione dei batteri responsabili delle cistiti; una proteina renale (proteina di Tamm-Horsfall), che si ritrova nell’urina, ha la funzione di ostacolare l’adesione batterica alla pareti vescicale e di intrappolare i batteri, così da eliminare con l’emissione dell’urina; le immunoglobuline (anticorpi) specifiche sulla parete vescicale costituiscono una valida barriera alla colonizzazione da parte dei batteri.
In alcune donne l’alterazione o la mancanza, di uno o più di questi fattori, fa aumentare il rischio di infezioni ricorrenti. Terapie antibiotiche, antitumorali o immunosoppressive, malattie croniche debilitantie e uso di cateteri sono tutte condizioni in grado di alterare negativamente i sistemi di difesa dell’appartao urinario.

QUAL’E’ LA PRINCIPALE COMPLICAZIONE DELLA CISTITE?

E’ l’infezione del rene, denominata pielonefrite. Una pielonefrite può sopraggiungere quando i microbi risalgono attraverso gli ureteri (condotti che uniscono la vescica al rene) dalla vescica ai reni. Si deve sospettare una pielonfrite qualora la cistite sia associata a febbre (superiore a 38° C), brividi o dolori alla schiena. La pielonefrite va trattata rapidamente ed intensamente con l’ausilio di un antibioitco potente ( o a volte di un’associazione di antibiotici) in quanto può danneggiare irreparabilmente il rene e poratre a una seria complicanza, la setticemia (passaggio dei microbi nel sangue).

CISTITE E GRAVIDANZA

La maggior predisposizione alle cistite durante la gestazione si deve attribuire alla diminuizione del tono dell’uretere e della peristalsi uretrale.
Una batteriuria, spesso asintomatica, è presente nel 2-8% delle gestanti, ma la sua incidenza varia con la razza e lo stato socioeconomico. E’ prudente il trattamento farmacologico già con basse cariche batteriche, perchè la pielonefrite può presentarsi anche con sole 20.000-50.000 colonie/ml di un singolo patogeno. Se non trattato, il 20-30% delle donne infette svilupperà un’infezione acuta delle alte vie urinarie con ricadute negative anche sul decorso della gravidanza. Le casistiche dimostrano che l’incidenza di parto pre.termine è significativamente maggiore (27%) in donne con batteriuria asintomatica non trattata, rispetto a donne sottoposte a terapia antibiotica (7%), inoltre, questo comporta un rischio più elevato di mortalità neonatale.

Harrison’s Principles of Internal Medicine
Elisa Lucchesini.

SALISBURGO.

In quali pazienti è necessario proporre lo screening della batteriuria asintomatica?

La batteriuria asintomatica non deve essere ricercta.
Le uniche situazioni cliniche che fanno eccezione sono le seguenti:

  • precocemente nelle donne in gravidanza (al primo controllo prenatale).
    La positività dell’urinocoltura andrebbe, laddove possibile, confermata con un secondo esame colturale,
  • nei pazienti che devono essere sottoposti a prostectomia trans-uretrale o a interventi/procedure sul tratto genitourinario con elevtao rischio di sanguinamento della mucosa.

Nelle donne non in gravidanza con cistite acuta quale schema antibiotico (molecole, dosi, tempi) indicare?

In donne non in gravidanza, con normale funzionalità renale, con cistite acuta si raccomanda una terapia antibiotica breve (1-3 giorni) con nitrofurantoina (50 – 100 mg 4 volte/die). Durante l’assunzione di nitrofurantoina non assumere agenti alcalinizzanti le urine.

Per la terapia della cistite acuta non complicata non si dovrebbe ricorrere ai fluorchinoloni (livello di resistenza dei E. coli ai fluorchinoloni in aumento, effetti collaterali)

CASSIS - FRANCE.

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INFEZIONE DELLE VIE URINARIE.

ESAMI DELLE URINE, URINOCOLTURA E ANTIBIOGRAMMA.

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INFEZIONE DELLE VIE URINARIE.


SORANO - TOSCANA.

Le infezione delle vie urinarie rappresentano un aspetto clinico di comune riscontro nella pratica quotidiana rappresentando il 20% di tutte le patologie riscontrabili ambulatoriamente. Si parla di infezione delle vie urinarie quando sono presenti almeno 100.000 germi/ml. La via di penetrazione dei batteri è nella maggior parte dei casi l’uretra (Via canalicolare ascendente) e ciò spiega la maggior incidenza nel sesso femminile a causa della sua minore lunghezza nelle donne. I fattori predisponenete sono rappresentati da:

  • manovre di cataterismo,
  • ostruzione cervico-uretrali (ipertrofia prostatica, calcolosi, tumori),
  • vescica neurologica,
  • malattie renali (gotta, nefrocalcinosi, nefropatia diabetica),
  • diabete mellito,
  • gravidanza.

In base alla sede distinguiamo

  1. infezione delle vie urinarie superiori (pielonefrite, nefrite)
  2. infezioni delle vie urinarie inferiori (cistite, uretrite, epididimiti).

Sintomatologia

La pielonefrite acuta è caratterizzata dalla presenza di dolore mono o bilaterale, febbre con brivido, pollachiuria ed urgenza minzionale. I sintomi della cistite acuta sono la pollachiuria (è l’aumento del numero delle minzione nell’arco delle 24 ore, con eliminazione di una scarsa quantità di urina), tenesmo vescicale con dolore sovra-pubico ed ematuria (presenza di sangue nelle urine). L’uretrite acuta è contraddistinta da disuria (difficoltà a urinare) e secrezione uretrale. L’epididimite acuta è caratterizzata da dolore acuto con iperestesia cutanea, e tumefazione dell’epididmo. Le infezioni croniche forniscono una sintomatologia più sfumata delle forme acute.

DIAGNOSI

La diagnosi di infezione delle vie urinarie è basata, come detto, dal riscontro di una quantità di batteri almeno pari a 100.000 ufc/ml. Per tale motivo è opportuno eseguire il prelievo delle urine evitando ogni sorta di contaminazione batterica. I metodi che si utilizzano sono: la raccolta del mitto intermedio, il prelievo per aspirazione sovrapubica, il prelievo con catetere (nella donna). Le urine vengono messe in coltura (URINOCOLTURA) per osservare l’eventuale crescita batterica e testare l’antibiotico eventualmente efficace (antibiogramma).

  • Spermiogramma
    ricerca dei germi effettuata sul liquido seminale, utile nella diagnosi di epididmite acuta.
  • Tampone uretrali:
    ricerca dei germi attraverso prelievi ottenuti dall’uretra mediante piccoli spazzolini e tamponi.
  • Ecografia:
    Data la non invasività della metodica rappresenta una tecnica fondamentale nella visualizzazione di alterazioni morfologiche dei vari organi (idronefrosi, pionefrosi, ascessi, tumefazione dell’epididimo ecc…)

Terapia:

La terapia è basata ovviamente sulla rimozione della condizione favorente la stasi urinaria e sull’antibioticoterapia mirata sulla base dell’antibiogramma.

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UROLOGIA – ANDROLOGIA.

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LA CISTOSCOPIA.


CHE COS’E’ LA CISTOSCOPIA

La cistoscopia o cistouretroscopia, è una procedura diagnostica, effettuata solitamente da un urologo, che permette la visualizzazione della parte intrena delle basse vie urinarie (uretra, prostata, collo della vescica e vescica). E’ indicata per la diagnosi delle malattie delle basse vie urinarie e della prostata.

Durante questa procedura un cistoscopio (un sottile strumento a forma di tubo con al suo interno un’ottica collegata ad una telecamera ed a una fonte luminosa) è inserito nella vescica tramite l’uretra (il condotto che trasporta l’urina).

La cistoscopia può essere usata per valutare e diagnosticare le seguenti patologie:

  • Tumore della vescica,
  • Sangue nell’urina (ematuria),
  • Dolore pelvico cronico,
  • Infezione dell’apparato urinario recidivanti,
  • Cistite interstiziale,
  • Minzione dolorosa,
  • Ritenzione urinaria (dovuta per esempio alla prostata ingrandita (IPB), restringimento dell’uretra, (stenosi),
  • Incontineneza urinaria o vescica iperattiva,
  • Calcolosi urinaria.

Inoltre l’urologo utilizza la cistoscopia per valuatre anomalie del rivestimento dell’apparato urinario quali:

  • Diverticoli (estroflessione della mucosa),
  • Uretere ectopico (dislocato),
  • Fistola (comunicazione anomala tra la vescica e altri organi),
  • Trabecolazioni (ipertrofia del tessuto muscolare),
  • Tumori.
  • Uretrocele (dilatazione dell’estremità inferiore dell’uretere).

PROCEDURA

La cistoscopia può essere effettuata in ambulatorio in anestesia locale o in una sala operatoria col paziente sedato, in anestesia regionale o generale. Prima di essere sottoposti ad una cistoscopia, i pazienti devono comunicare se assumono farmaci anticoagualnti (per esempio aspirina, antinfiammatori o Warfarin).
I pazienti devono digiunare a partire da almeno 4 ore prima della procedura se andranno sottoposti ad anestesia regionale o generale. Per l’anestesia locale un comune anestetico (per esempio, lidocaina) viene iniettato nell’uretra prima della procedura.

Durante la cistoscopia, il cistoscopio, flessibile o rigido, è inserito lentamente nella vescica attraverso l’uretra. Una telecamera può essere collegata al cistoscopio al fine di trasmettere le immagini su un monitor. L’urologo esamina l’uretra ed introduce un liquido sterile (per esmpio, acqua distillata) nella vescia per migliorare la visone. Mentre la vescica si riempe, il paziente può avvertire uno fastidiosso stimolo di urinare.
L’urologo può introdurre alcuni strumenti supplementari attraverso il cistoscopio per effettuare procedure quali rimozione di calcoli, biopsie della vescica, resezioni di un tumore e cauterizzazioni (applicazione di una piccola carica elettrica per bloccare l’emorragia).

In alcuni casi, l’urologo utilizza un altro strumento denominato ureteroscopio, molto simile al cistoscopio, per visualizzare l’uretere (il condotto che trasporta l’urina dal rene alla vescica). Questa procedura, che è denominata ureteroscopia, può essere eseguita per diagnosticare e trattare i calcoli delle alte vie urinarie. L’ureteroscopia è effettuata solitamente sotto anestesia regionale o generale.

La cistoscopia ha solitamente una durata di alcuni minuti. Il tempo di esecuzione della metodica può prolungarsi se si eseguono altre procedure quali la rimozione di un calcolo e un prelievo bioptico. Dopo la procedura può essere posizionato un catetere vescicale.

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GLI EFFETTI COLLATERALI

più comuni sono una sensazione di bruciore durante la minzione e il snague nelle urine (ematuria) che possono durare da poche ore ad alcuni giorni. SE VIENE IMPIEGATA una anestesia locale i pazienti possono andare a casa subito dopo la procedura, in acso di anestesia regionale o generale è necessario un periodo di osservazione (solitamente 1 – 4 ore).

Le complicanze sono raramente serie e possono includere le seguenti:

  • reazione avversa all’anestesia,
  • emorragia,
  • formazione di tessuto cicatriziale che può provocare il restringimento dell’uretra (stenosi),
  • infezione (febbre, brividi, dolore severo, vomito),
  • rottura o perforazione dell’uretra, della vescica o dell’uretere,
  • dolore o rigonfiamento testicolare (indice di infezione),
  • ritenzione urinaria (impossibilità ad urinare), solitamente come conseguenza di una eccessiva distensione della vescica o dell’anestesia.

www.studiourologicogallo.it

La Maison Rose de la Butte Montmartre.

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URINOCOLTURA E ANTIBIOGRAMMA.

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L’UROGRAFIA.


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CHE COS’E’

L’urografia è l’indagine radiologica dell’apparato urinario, eseguita mediante opacizzazione dei reni e delle vie escretrici grazie alla somminisratione di un mezzo di contrasto radiopaco che viene eliminato attraverso l’urina.

I reni e le vie urinarie sono infatti poco visibili sui radiogrammi dell’addome eseguiti con tecnica standard, poichè la loro densità radiografica è scarsa e non è differente da quella dei visceri adiacenti. Solo i calcoli calcificati sono apprezzabili, e non sempre, con le radiografia senza mezzo di conrtrasto.

Il preparato contrastografico che si utilizza in urografia appartiene alla categoria dei mezzi di contrasto iodati. Esso viene iniettati per via endovenosa al momento dell’esame. Nei reni, il preparato iodato viene filtrato dai glomeruli ed è eliminato attraverso l’urina, che ne risulta quindi opacizzata, e si estingue con la minzione dell’urina al termine dell’esame.

Poichè l’opacizzazione di reni e vie escretrici (bacinetti, ureteri, vescica, uretra) avviene secondo la successione fisiologica della formazione dell’urina, anche l’urografia si svolge con una sequenza di fasi ciascuna dotata di un proprio significato diagnostico.

Inizialmente (primi 5 minuti dall’iniezione) il mezzo di contrasto opacizza il parenchima renale durante il suo passaggio nella rete vascolare e durante la sua filtrazione glomerulare: è questa la fase nefrografica o parenchimografica. Dopo i primi minuti e soprattutto successivamente si ha opacizzazione dell’urina e quindi della cavità che la contengono (calici, bacinetto, ureteri): fase urografica.

L’urina radiopaca scende attraverso gli ureteri e si raccoglie in vescica, determinandone l’opacizzazione: fase cistografica.

Infine, l’indagine può venire completata con lo studio dell’uretra mediante osservazione del transito urinario durante la minzione (fase uretrografica) e con ripresa di radiogrammi al termine della minzione, per controllare l’efficacia dello svuotamento della vescica (fase post-minzionale).

L’urografia fornisce quindi informazioni diagnostiche non soltanto morfologiche sui reni e sulle vie urinarie ma anche funzionali, evidenziando una mancata o ritardata eliminazione del contarsto da uno o da entrabi i reni o un incomopleto svuotamento della vescica.

PERCHE’ SI FA

L’urografia consente di visualizzare in maniera dettagliata la morfologia della vie escretrici urinarie e di valutare l’integrità e la funzionalità del parenchima renale: non permette invece, a differenza dell’ECOGRAFIA e della TC, DI DIFFERENZIARE LA STRUTTURA INTERNA, CORTICALE E MIDOLLARE, DEL PARENCHIMA E NON CONSENTE DI STABILIRE IL CONTENUTO DI UN’ALTERAZIONE.

Essa consente di riconoscere i calcoli, anche se concrezioni litiasiche di piccole dimensioni possono risulatre mascherate dall’opacità del mezzo di contarsto contenuto nella cavità escretrici: per questo è fondamentale eseguire, prima dell’iniezione del contrasto, un radiogramma standard di base.

L’urografia è un esame importante e complesso, che richiede la valutazione diretta dello specialista radiologo, comporta somministrazione endovenosa di mezzo di contrasto ed espone il paziente alle radiazioni ionizzanti, interessando organi particolarmente radiosensibili come il midollo osseo delle ali iliache e le gonadi, soprattutto nel sesso femminile. Per questo motivo, vista la disponibilità di altre tecniche diagnostiche altrettanto utili per la visualizzazione dei reni e della vescica e non irradianti, come l’ecografia, l’urografia si utilizza quale esame di seconda scelta per approfondire i casi lasciati dubbi dall’indagine ecografica e per studiare gli ureteri, che sono scarsamente evidenziati dall’ecografia.

CHE PREPARAZIONE BISOGNA FARE PRIMA DELL’ESAME

Per migliorare la visibilità dei reni e degli ureteri è opportuno eseguire prima dell’esame una preparazione intestinale con dieta povera di scorie e pulizia dell’intestino distale tramite clistere.

L’indagine urografica non può essere effettuata in maniera corretta nei primi giorni successivi ad un esame contrastografico del tubo digerente o ad un clisma opaco, per la sovrapposizione del contarsto baritato residuo.

E’ ovviamente indispensabile, trattandosi di un esame che impiega mezzi di contarsto iodati per via endovenosa, eseguire preventivamente le indagini di laboratorio eventualmente ritenute necessarie per individuare i soggetto a rischio di sviluppare reazioni anafilattiche ai preparati iodati.

COME SI SVOLGE

L’esame non è doloroso nè fastidioso, a parte la necessità di sottoporsi all’iniezione endovenosa del mezzo dfi contarsto e di osservare le prescrizioni per la preparazione intestinale.

Il paziente vive posizionato nell’apparecchio radiografico in poszizione sdraiata; nel corso dell’esame può essere necessario, a giudizio dello specialista, eseguire degli spostamenti o mettersi in piedi: in alcuni casi può venire eseguita una modica compressione dell’addome con un cuscino.

Durante le riprese dei diversi radiogrammi, che richiedono pochi secondi, il paziente è invitato a mantenere l’immobilità.

Al termine, il paziente è invitato in bagno a urinare; successivamente vengono eseguite una o più radiografie post-minzionali sulla vescica.

In alcuni casi particolari, e in genere su richiesta del curante, la minzione al termine dall’esame può essere effettuata in sala radiografica e sotto controllo radioscopico (uretrografia minzionale): il passaggio dell’urina opaca attraverso l’uretra e la conformazione del pavimento vescicale durante lo stimolo e la minzione vengono registrati sulle radiografie riprese in questi fasi.

DOPO L’ESAME

Non vi è alcuna prescrizione o precauzione da osservare dopo l’esame.

QUANDO NON SI PUO’ FARE

L’urografia non conosce particolari limitazioni, a parte la gravidanza iniziale, controindicazione comune a tutti gli esami radiologici, e a parte le note precauzioni legate all’impiego dei mezzi di contrasto iodati per via endovenosa.

L’esame ha una durata compresa fra 30 e 45 minuti.

www.sirm.org

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