Archivi del mese: gennaio 2009

GLOSSARIO MEDICO.


ACATASIA: una sindrome psicomotoria caratterizzata dall’incapacità del soggetto di stare fermo (ondeggiamento del tronco, accavallamento delle gambe ripetuto e incontrollato). Si accompagnano: ansia, agitazione, irritabilità, difficoltà di concentrazione, depressione dell’umore.

AGEUSIA: è la perdita della sensibilità gustativa.
DISGEUSIA: alterata o ridotta capacità di percepire e distinguere i sapori.

DISTONIA: tra i disturbi del movimento, noti come discinesie, spicca la distonia: responsabile di contrazioni e sapami muscolari involontari che costringono il soggetto ad assumere posture fisiche anormali o a realizzare movimenti inconsuti, spesse volte dolenti.

Moustiers-Sainte-Marie.

 MENOMETRORRAGIA: Mestruazione molto abbondante che si prolunga anche nel periodo intermestruale, a volte dolente.
MENORRAGIA: Mestruazione molto abbondante e/o di durata superiore alla norma.

METRORRAGIA:
Perdita ematica abbondante che compare nel periodo intermestruale. Si parla di SPOTTING se la perdita ematica intermestruale è di scarsa entità.

OTC

Over the Counter= prodotto da banco.



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HELICOBACTER PYLORI CONOSCERLO MEGLIO.


Rue Lepic – Montmartre – Paris.

CHE COSA E’ L’HP

L’Helicobacter pylori (Hp) è un batterio a forma di spirale che vive nelllo stomaco e nel duodeno (il tratto di intestino subito al di sotto dello stomaco), causando una infiammazione della mucosa gastrica (gastrite).

COME FA L’HP AD ADATTARSI AD UN AMBIENTE ACIDO ED OSTILE COME QUELLO DELLO STOMACO.

L’ambiente dello stomaco è un ambiente acido, l’Hp ha un modo tutto particolare di adattarsi all’ambiente inospitale dello stomaco: lo stomaco è protetto dal suo stesso succo gastrico, da uno strato di muco che ricopre la mucosa gastrica, e l’Hp ne approfitta di questa protezione, vivendo e moltiplicandosi proprio nello strato mucoso. L’Hp, neutralizza poi l’acido che riesce a raggiungerlo, mediante un enzima, chiamata ureasi. l’ureasi converte l’urea , contenuta nello stomaco, in bicarbonato ed ammonio, che sono alcali forti e che neutralizzano l’acido cloridrico. Si crea quindi una piccola nuvola di prodotti chimici che neutralizzano l’acido intorno all’Hp e lo proteggono. NELL’UREA BREATH TEST: IN EFFETTI, VIENE UTILIZZATA L’ATTIVITA’ UREASICA PER FARE DIAGNOSI DI INFEZIONE DA HP. Inoltre, le difese immunitarie dell’organismo, non riescono a raggiungerlo nel succo gastrico. Il sistema immunitario risponde all’infezione da Hp inviando globuli bianchi, linfociti T killer, ma questi non riescono a raggiungere l’infezione perchè non penetrano agevolmente la barriera mucosa dello stomaco. Però non vanno neanchè via, così i fattori immunitari si accumulano sempre di più: i polimorfonucleati (un tipo di globuli bianchi) muoiono ed il loro contenuto altamente distuttivo (radicali superossidi) si riserva sulle cellule della mucosa gastrica. Inoltre vengono inviati tramite la circolazione ematica nutrienti in più per rinforzare i globuli bianchi e l’Hp ne approfitta, nutrendosi esso stesso di tali composti. In tal modo, si sviluppa una gastrite che può talvolta progredire fino all’ulcera peptica. INFATTI, SI RITIENE CHE NON SIA PROPRIO L’HP A PROVOCARE IL DANNO ALLA MUCOSA GASTRICA, BENSI’ LA RISPOSTA IMMUNITARIA RIVOLTA CONTRO IL MICRORGANISMO.

TRASMISSIONE DELL’HP

Si ritiene che l’Hp si trasmetta per via oro-fecale, in seguito all’ingestione di cibo o altro materiale contaminato con materiale fecale (l’igiene delle mani diventa fondamentale per evitare il contagio). E’ inoltre possibile che l’Hp, risalendo dallo stomaco alla bocca in seguito a reflusso gastro-esofageo, possa trasmettersi anche tramite contatto orale.

DIAGNOSI

Le metodiche a disposizione per diagnosticare la presenza di Hp sono 4:

  1. EGDS
  2. ricerca degli anticorpi anti-helicobacter (esame del sangue)
  3. test del respiro all’urea marcata (Urea Breath Test)
  4. ricerca dell’antigene fecale dell’H. pylori

ESOFAGOGASTRODUODENOSCOPIA (EGDS)

E’ l’esame senz’altro più affidabile perchè permette la visione diretta della mucosa esofagea e gastrica, il prelievo di materiale mediante biopsia e la coltura del materiale prelevato per valutare la presenza dell’Hp o no. Tuttavia è un esame invasivo e piuttosto costoso. All’inizio dell’esame viene spruzzato un anestetico locale in gola. Viene quindi introdotto un piccolo tubo flessibile (pressappoco del diametro di un dito mignolo), e sebbene molti pazienti hanno un pò di fastidio durante i primi 5 secondi dell’esame, una volta che il tubo ha oltrepassato la parete posteriore della gola, il fastidio si attenua molto. Attraverso l’endoscopio, il medico esamina l’interno dell’esofago, dello stomaco e del duodeno e preleva campioni bioptici da inviare all’esame istologico ecolturale. PER UNA BUONA RIUSCITA DELL’ESAME E’ NECESSARIO SOSPENDERE QUALUNQUE TERAPIA ANTIBIOTICA DA UN MESE PRIMA, TERAPIE CON INIBITORI DI POMPA PROTONICA (IPP) (ESOMEPRAZOLO, OMEPRAZOLO, LANSOPRAZOLO E PANTOPRAZOLO…) DA UNA SETTIMANA PRIMA E TERAPIE CON H2 INIBITORI (RANIDIL, ZANTAC, ULCEX…) DA ALMENO 24 ORE PRIMA.

RICERCA DEGLI ANTICORPI ANTI-HP (ESAME DEL SANGUE)

Con un sempilce prelievo di sangue, si possono ricercare gli anticorpi (Ab) anti-Hp. QUESTO TEST PRESENTA IMPORTANTI LIMITI: se risulta positivo, indica semplicemente che il paziente ha avuto negli ultimi 3 anni circa una infezione da Hp. Non è possibile quindi dire se l’infezione è ancora in atto oppure no; IN ALTRE PAROLE: se il test è negativo abbiamo la certezza che il paziente NON HA UNA INFEZIONE DA Hp, ma SE IL TEST E’ POSITIVO, non possiamo dire se l’infezione è in atto oppure se c’è stata in passato. QUESTO TEST INOLTRE NON PUO’ ESSERE UTILIZZATO PER VALUTARE L’EFFICACIA DI UNA TERAPIA CONTRO L’HP, IN QUANTO GLI ANTICORPI SI RIDUCONO LENTAMENTE E POSSONO RIMANERE ALTI ANCHE DOPO CHE L’HP E’ STATO ELIMINATO.

TEST DEL RESPIRO ALL’UREA MARCATA (UREA BREATH TEST)

Viene eseguito al mattino, dopo un digiuno di almeno 6 ore. Si somministra una bustina di citrato di sodio e dopo 10 minuti, soffiando in un’apposita provetta, viene raccolto un primo campione di aria espirata. Viene quindi somministarta al paziente una compressa di Urea-C13 (non radioattiva) e viene raccolto un nuovo campione di aria espirata in un’altra provetta dopo circa 30 minuti. Dalla quantità di CO2 presente nel respiro dopo 30 minuti, si risale alla presenza di Hp nello stomaco: l’Hp infatti, come già visto, scinde l’urea in bicarbonato (e quindi anche CO2) ed ammoniaca e quindi nel paziente con una infezione da Hp, la CO2 espirata dopo mezz’ora sarà superiore a quella espirata da una persona senza infezione. Questo test è rapido, indolore e molto affidabile: rileva la presenza di Hp in tempo reale, e può essere utilizzato anche per controllare se una eventuale terapia praticata è stata efficace nell’eradicare l’infezione da Hp.

RICERCA DELL’ANTIGENE FECALE DELL’H.PYLORI

Questa metodica, ricerca nelle feci la presenza dell’antigene fecale dell’Hp (HpSA). La presenza dell’antigene è segno di infezione in atto ed è quindi un test più attendibile della ricerca di anticorpi nel sangue, tuttavia i falsi negativi (cioè la negatività del test quando invece l’Hp è presente) sono superiori a quelli dell’Urea Breath Test).

LE MALATTIE ASSOCIATE ALL’HP

  • ULCERA DUODENALE
  • ULCERA GASTRICA
  • TUMORI DELLO STOMACO
  • DISPEPSIA NON ULCEROSA ED ALCUNI CASI DI NAUSEA E VOMITO.

FONTE: www.torrinomedica.it

LIBANO.

Cliccare sotto per leggere l’articolo.

UREA BREATH TEST PER ADULTI E BAMBINI.

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DIABETE MELLITO TIPO 2.


 

1-11-2008 PRAGA

1-11-2008 - PRAGA.

IL DIABETE MELLITO

Il diabete è una malattia cronica caratterizzata da elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia), ed è dovuta a un’alterata quantità o funzione dell’insulina.

Quando mangiamo, una parte del cibo si trasforma in glucosio (è uno zucchero), che ha il compito di fornire energia alle cellule del nostro corpo. L’insulina, che è un ormone prodotto dal pancreas, favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule e il suo conseguente utilizzo come fonte energetica. Quando questo meccanismo è alterato, il glucosio si accumula nel circolo sanguigno.

Il glucosio è normalmente presente nel sangue e rappresenta la nostra principale forma di energia per i muscoli ed altri organi. Per il cervello è addirittura l’unica fonte di energia. Le altre fonti energetiche sono le proteine e i grassi. L’utilizzazione del glucosio è possibile solo in presenza di insulina.

DIABTE MELLITO TIPO 2 (DM2)

è la forma più comune di diabete e rappresenta il 90% dei casi di questa malattia; è una delle malattie metaboliche più diffuse. La causa è ancora ignota, anche se è certa la presenza di insulino-resistenza associata a deficit di secrezione insulinica da parte del pancreas, in genere, la malattia si manifesta dopo i 30 – 40 anni.

La maggior parte dei pazienti affetti da questa forma di diabete è sovrappeso: l’obesità è di per se stessa causa di insulino-resistenza, oppure ha una familiarità per il DM2 (circa il 40% dei DM2 ha parenti di primo grado: genitori, fratelli, affetti della stessa malattia), mentre nei gemelli monozigoti la concordanza della malattia si avvicina al 100%, suggerendo una forte componente ereditaria per questo tipo di diabete.

Anche per il diabete tipo 2 esistono forme rare: MODY (Maturity Onest Diabete of the Young), in cui il diabete di tipo 2 ha un esordio giovanile e sono stati identificati rari difetti genetici a livello dei meccanismi intracellulari di azione dell’insulina.

Questa forma di diabete può rimanere non diagnosticata per molti anni, in quanto l’iperglicemia si sviluppa gradualmente e inizialmente non è in grado severo al punto da dare i classici sintomi del diabete. Solitamente la diagnosi avviene casualmente o in concomitanza con una situazione da stress fisico, quale infezione o interventi chirurgici.

IL RISCHIO DI SVILUPPARE QUESTA FORMA DI DIABETE AUMENTA CON L’AUMENTARE DELL’ETA’ E DEL GRADO DI OBESITA’, NONCHE’ CON LA CARENZA DI ESERCIZIO FISICO. NEI PAZIENTI OBESI, LA RIDUZIONE DEL PESO CORPOREO DIMINUISCE SIGNIFICATIVAMENTE IL RISCHIO DI SVILUPPARE IL DIABETE .

I CARATTERISTICI PRINCIPALI DEL DM2

  • RIDOTTA SECREZIONE DI INSULINA E RIDOTTA O MANCATA AZIONE DELL’INSULINA, OPPURE LA CONCOMITANZA DI ENTRAMBE TALI CONDIZIONI,
  • rappresenta il 90% dei casi di diabete,
  • E’ PIU’ FREQUENTE NEGLI ADULTI (> 30 ANNI),
  • la frequanza aumenta con l’età,
  • E’ RESISTENTE ALLA CHETOSI,
  • SI ASSOCIA A SOVRAPPESO/OBESITA’
  • E’ SPESSO DOCUMENTABILE FAMILIARITA,’
  • LA TERAPIA E’ COSTITUITA DA DIETA – IPOGLICEMIZZANTI ORALI,
  • PUO’ RICHIEDERE INSULINA.

I SINTOMI

  • aumento della sete e della fame e/o del bisogno di urinare,
  • sensazione di stanchezza e debolezza,
  • visione offuscata,
  • FACILITA’ ALLE INFEZIONI (infezioni ricorrenti della pelle, delle gengive e delle vie urinarie),
  • secchezza e prurito della cute,
  • improvvisa perdita di peso,
  • lenta guarigione delle ferite,
  • formicolio e perdita di sensibilità dei piedi.

I PAZIENTI CHE DEVONO ESSERE SOTTOPOSTI AD ACCERTAMENTI DIAGNOSTICI PER IL DM2

L’ADA (American Diabetes Association) consiglia di effettuare una dterminazione della glicemia almeno una volta ogni 3 anni in tutti i soggetti che hanno superato i 45 anni.

Dovrebbero essere sottoposti a screening più frequenti o l’inizio dello screening dovrebbe essere anticipato per tutti coloro che presentano qualche fattore di rischio specifico:

  • familiarità per diabete tipo 2 (genitori o fratelli),
  • sovrappeso BMI* superiore o uguale a 25 kg/m2,
  • inattività fisica,
  • IPERTENSIONE ARTERIOSA,
  • colesterolo HDL INFERIORE o = a 35 mg/dl o trigliceridi > o = a 250 mg/dl e/o trigliceridi > 250 mg/dl
  • nei soggetti con IFG O IGT ad un esame precedente,
  • storia di diabete gestazionale o nascita di un neonato > 4 kg,
  • sindrome dell’ovaio policistico,
  • storia di malattia vascolare.

In questi soggetti il controllo della glicemia a digiuno e il ricorso alla curva da carico orale sono raccomandati nella sorveglianza nel tempo.

CRITERI PER LA DIAGNOSI DI DIABETE MELLITO TIPO 2

  • Nuovi criteri diagnostici, tra cui la possibilità di fare diagnosi di diabete con la sola HbA1c ≥ 6.5%
  • Sintomi del diabete (eccesiva minzione, sete eccesiva, perdita di peso..) più una glicemia casuale > o = 200 mg/dl,
  • glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl (dopo almeno 8 ore di digiuno), confermati da 2 misurazioni diverse,
  • glicemia casuale ≥ 200 mg/dl (indipendentemente dall’assunzione di cibo),
  • glicemia ≥ 200 mg/dl 2 ore dopo carico orale di 75 g di glucosio.(OGTT > o = 200mg/dl).

OGTT = test di tolleranza glucidica orale.

Le alterazioni della glicemia non diagnostiche per diabete devono essere classificate come

  • alterata glicemia a digiuno (Impaired fasting Glucose, IFG), glicemia a digiuno 100 – 125 mg/dl
  • ridotta tolleranza al glucosio (Impaired Fasting Tolerance, IGT), glicemia 2 ore dopo carico orale di glucosio superiore o uguale a 140 e inferiore a 200 mg/dl.

sono pazienti pur non avendo ancora il diabete, devono comunque intensificare le strategie di prevenzione, soprattutto attraverso la dieta e l’esercizio fisico.

Quando si è incerti sulla presenza del diabete o si vuole sapere se si è affetti da una delle 2 forme di pre-diabete sopra-menzionate, allora si può eseguire la curva da “carico orale di glucosio o OGTT” in cui si fa un prelievo di sangue dopo un digiuno di 12 ore e un prelievo dopo 2 ore dall’aver bevuto un bicchiere contenente 75 grammi di glucosio disciolti in acqua.

COME PREVENIRE LE COMPLICANZE

E’ POSSIBILE PREVENIRE LO SVILUPPO DELLE COMPLICANZE SE SI MANTIENI UN BUON CONTROLLO METABOLICO COSTANTE NEL TEMPO.

SI INTENDE PER BUON CONTROLLO METABOLICO O COMPENSO DEL DIABETE: QUANDO IL DIABETE E’ CONTROLLATO LUNGO L’ARCO DELLA GIORNATA, CIOE’ QUANDO I VALORI DI GLICEMIA SONO STABILI E VICINO A QUELLI NORMALI. INDICATIVAMENTE SONO BUONI I VALORI DI GLICEMIA INFERIORE A 140 MG/DL A DIGIUNO E PIU’ BASSA DI 160 – 180 MG/DL DOPO ORE DOPO I PASTI.

PER VALUTARE IN MODO PIU’ COMPLESSIVO SE IL DIABETE E’ COMPENSATO O MENO, E’ POSSIBILE CONTARE SU UN ALTRO ESAME DEL SANGUE L’EMOGLOBINA GLICATA (HbA1C). I VALORI DI EMOGLOBINA GLICATA VANNO MANTENUTI IL PIU’ POSSIBILE VICINO ALLA NORMALITA’ (SONO CONSIDERATI NORMALI VALORI DI HbA1c fino a 5,5 – 6).

LE COMPLICANZE CRONICHE DEL DM2

L’ATEROSCLEROSI

è la più comune complicazione del DM2: compare in circa il 75% delle cause di morte nei soggetti diabetici. La sua frequenza nei diabetici è da 2 a 4 volte maggiore che nella popolazione non diabetica; consiste nella malattia coronarica , infarto – nella patologia ischemica cerebrale, ictus – e nella claudicatio intermittens.

Nei diabetici sono riconosciuti numerosi fattori che favoriscono lo sviluppo di aterosclerosi: danno alla parete arteriosa, fattori TROMBOGENICI, ALTERAZIONI DELLE LIPOPROTEINE). Lo screening della macroangiopatia de diabete dovrebbe essere fatto valutando i seguenti fattori di rischio:

  • profilo lipidico completo (dosaggio di triglicerid, colesterolo totale, HDL e LDL)
  • controllo accurato della pressione arteriosa
  • valutazione periodica del peso e del rapporto vita/bacino
  • ANAMNESI SUL FUMO
  • misurazione della secrezione urinaria della albumina (valori superiori a 20 microgrammi/min o a 30 mg/24h indicano rischio aterogeno aumentato)
  • anamnesi familiare per malattia macrovascolare

La frequenza dei controlli suddetti è variabile da acso a caso ed in genere, se il soggetto a basso rischio, può essere annuale o semestrale. Test più accurati, come l’esecuzione di prova da sforzo e ulteriore test diagnostici, sono programmabili in funzione dell’età del soggetto e della durata del diabete.

RETINOPATIA DIABETICA

La microangiopatia dei vasi retinici comporta la perdita della visione ed il diabete rappresenta la prima causa di cecità. Il buon compenso glicemico: sane abitudine dietetiche, l’attività fisica e la terapia farmacologica, ottenendo sin dall’esordio clinico livelli glicemici e di emoglobina glicata il più vicino possibile a quellli dei non diabetici.

NEFROPATIA DIABETICA

La nefropatia, assieme alla macroangiopatia, rappresenta una delle cause principali di decesso nei pazienti affetti di diabete mellito. Si risconoscono almeno 4 stadi della nefropatia:

  • nefropatia preclinica (caratterizzata da persistente microalbuminuria, compresa tra 20 e 200 microg/min o tra 30 e 300 mg/24 h
  • nefropatia clinica (caratterizzata da macroalbuminuria, sindrome nefrosica o per lo più ipertensione arteriosa e sue sequele)
  • nefropatia avanzata (caratterizzata da declino della filtrazione glomerulare e comparsa dei segni-sindromi di insufficienza renale)
  • uremia ( il paziente è mantenuto in vita dalla dialisi o dal trapianto renale).

Le tecniche di screening prevedono:

  • il controllo della pressione arteriosa
  • il rapporto albumina/creatinina (v.n < 2,5 mg/mmol) su campione urinario casuale o misura della concentrazione di albumina nel primo campione di urina del mattino (v.n < 20 mg/l
  • il dosaggio della creatininemia (v.n < 1,4 ml/min nell’uomo e < 1,2 ml/min nella donna) e della clearence della creatinina
  • esame dell’urina ed esecuzione di urinocoltura
  • dosaggio della potassiemia

NEUROPATIA DIABETICA

La neuropatia diabetica è una complicazione subclinica o clinica del diabete, che può interessare il sistema nervoso periferico.

La neuropatia grave, sintomatica, può comportare invalidità sia per la sintomatologia (parestesie, dolori, paresi) sia per le conseguenze trofiche (ulcere agli arti inferiori, cui consegue il piede diabetico).

CASSIS - FRANCE.

Cliccare il link sotto.

LA PREVENZIONE PARTE DA UNO STILE DI VITA ATTIVO.

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TUMORE DELLA PROSTATA.


AUSTRIA

AUSTRIA

CARCINOMA O TUMORE DELLA PROSTATA

Il carcinoma della prostata è un tumore molto frequente. Infatti, nei paesi occidentalizzati un uomo ha nel corso della vita un rischio complessivo di sviluppare questo tumore di circa il 10%. Recentemente è stato osservato un apparente incremento della incidenza, probabilmente dovuto al crescente numero di soggetti anziani e alla diffusione di nuove ed accurate procedure diagnostiche (PSA, ecografia prostatica ecc…) per la diagnosi precoce. Il tumore della prostata può essere paragonato al tumore della mammella nella donna sia per le caratteristiche di incidenza, che del punto di vista biologico (ormono-dipendenza).

Il tumore prostatico è la terza causa di morte per tumore, superato solamente dal tumore al polmone e del colon. E’ un tumore frequente negli uomini con più di 60 anni di età, ma è anche occasionalmente diagnosticato nei pazienti di 40 anni.

I vari fattori che favoriscono l’insorgenza del tumore:

  • gli ormoni maschili (androgeni) possono accelerare la crecsita del tumore, mentre la loro eliminazione porta ad un rallentamento nella progressione dello stesso. E’ stato inoltre osservato come gli eunuchi non sviluppino il carcinoma prostatico.
  • l’età (superati i 50 anni la probabilità aumenta in modo rapido),
  • un’alimentazione ricca di grassi e proteine animali ma povera di fibre, la sedentarietà e, in parte la predisposizione familiare.

I SINTOMI

Il principale sintomo è la diminuizione del calibro e del getto urinario, spesso associato anche a dolore e difficoltà nell’iniziare la minzione. Altri sintomi potrebbero essere: bisogno di urinare più spesso del normale – bisogno di urinare di notte – bisogno urgente di urinare, a volte con perdita involontaria di qualche goccia di pipi – sensazione di non aver svuotato del tutto la vescica – sangue nelle urine e impotenza sessuale. Alcuni di questi sintomi sono tipici anche dell’ingrossamento o ipertrofia della prostata, una condizione benigna da non confondere con il carcinoma prostatico.

DIAGNOSI

La diagnosi di carcinoma prostatico si basa essenzialmente sulle seguenti indagini:

  1. esplorazione digito-rettale
  2. dosaggio del PSA (antigene prostatico specifico)
  3. ecografia transrettale
  4. agobiopsia prostatica.

ESPLORAZIONE DIGITO-RETTALE: costituisce il primo approccio diagnostico, con l’esplorazione si apprezzano il tono dello sfintere anale, le dimensioni, la consistenza, la simmetria fra i 2 lobi, la dolorabilità della ghiandola e l’eventuale presenza di un nodulo di indurimento o di diversa consistenza ghiandolare.

DOSAGGIO DEL PSA: il valore di 4,0 ng/ml di PSA è ritenuto il valore massimo normale; il PSA normalmente viene prodotto delle cellule della ghiandola prostatica, la sua concentrazione aumenta sensibilmente nel sangue qualora le strutture ghiandolari vengono danneggiate (tumore, infezione e iperplasia prostatica benigna). Il solo valore del PSA non è diagnostico; sono indispensabili ulteriori indagini per confermare la diagnosi di un tumore, quali l’ecografia prostatica transrettale e le biopsie ecoguidate.

LO SCREENING CONSIGLIATO PREVEDE IL DOSAGGIO DEL PSA ED UNA VISITA SPECIALISTICA UROLOGICA ANNUALMENTE A PARTIRE DAI 50 ANNI DI ETA’; SOGGETTI CON UN’ANAMNESI FAMILAIRE PER CARCINOMA PROSTATICO DOVREBBERO ENTRARE NEL PROGRAMMA DI SCREENING DAI 40 ANNI DI ETA’.

ECOGRAFIA PROSTATICA TRANS – RETTALE: in considerazione della minima distanza fra l’ecografo e la prostata (la sonda dell’ecografo viene introdotta nel retto), l’ecografia permette di valutare il volume prostatico in toto, il volume approssimativo della neoplasia, integrità della capsula e il rapporto con gli organi adiacenti. L’importanza dell’ecografia è quella di consentire di guidare all’interno della prostata un sottilissmo ago per eseguire biopsie multiple.

AGOBIOPSIA PROSTATICO: viene eseguita quasi sempre sotto guida ecografica. Si raccomanda di effettuare un’agobiopsia anche nei casi in cui la diagnosi di carcinoma appare ovvia per vari motivi (quadro palpatorio tipico, con estensione extracapsulare, PSA elevato, con o senza metastasi ossee).

Sebbene la procedura sia invasiva e dolorosa per il paziente , la manovra viene eseguita ambulatoriamente. I pazienti ricevono una profilassi antibiotica prima della biopsia.

STORIA NATURALE DEL TUMORE

L’evoluzione clinica del carcinoma (tumore) prostatico è quella di una progressiva crescita all’interno della ghiandola prostatica sino a coinvolgere la capsula e sconfinare al di fuori di essa, interessando le vescichette seminali, infiltranda la vescica e gli organi adiacenti. Una volta fuoriuscito della prostata, il tumore metastatizza per via linfatica. La caratteristica del tumore è la metastasi alle ossa che sono di tipo addensante.

Meno frequente ed in genere tardiva, la metastatizzazione al fegato, ai polmoni…

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GLI SCREENING ONCOLOGICI.


8-3-2008, Venezia.

8-3-2008, Venezia.

UN PROGRAMMA ORGANIZZATO PER IL BENE COMUNE

Il cancro della cervice uterina, della mammella e del colon retto sono fra i principali tumori che colpiscono la popolazione italiana. Una minaccia che può essere modificata dai programmi di screening, un vero e proprio investimento per la salute dei cittadini.

IL RUOLO STRATEGICO DEL MEDICO DI MEDICINA GENERALE

IL medico di medicina generale ha un ruolo strategico nel favorire l’adesione dei cittadini ai programmi di screening, grazie al rapporto privilegiato e diretto con i propri assistiti, che si fidano e si affidano a lui per ricevere consigli e supporto per ogni decisione sulla propria salute.

UN DOCUMENTO DI CONSENSO PER UN SAPERE CONDIVISO

Condividere le pratiche e il tipo di esami da eseguire, così come accordarsi sulle fasce d’età a cui i programmi sono rivolti è essenziale per ridurre in modo significativo la mortalità associata a questo tipo di tumori. E’ con questo obiettivo che il ministero della salute ha messo a punto della Raccomandazione per la pianificazione e l’esecuzione degli screening oncologici. Le raccomandazioni rappresentano uno strumento culturale comune per ottenere una diagnosi precoce.

Il testo integrale delle raccomandazioni può essere scaricato dal sito dell’osservatorio nazionale screening.

www.osservatorionazionalescreening.it

SCREENING MAMMELLA

La Regione Emilia Romagna ha esteso lo screening mammografico alle donne dai 45 ai 49 anni (a scadenza annuale) e dai 50 ai 74 anni (a scadenza biennale).

ESAME CLINICO DELLO SCREENING: mammografia

EFFICACIA DELLO SCREENING: riduzione del 35% del rischio di morte per cancro della mammella.

SCREENING CERVICE UTERINA

A CHI SI RIVOLGE: donne tra i 25 e i 64 anni

ESAME CLINICO DELLO SCREENING: Pap test

FREQUENZA DELL’ESAME: ogni 3 anni.

EFFICACIA DELLO SCREENING: riduzione significativa di incidenza del carcinoma della cervice nei paesi con alta diffusione del pap test.

SCREENING COLON RETTO

A CHI SI RIVOLGE: uomini e donne, ricerca sangue occulto nelle feci (Sof): tra i 50 e i 74 anni. Rettosigmoidoscopia (Rss) tra i 58 e i 60 anni.

ESAME CLINICO DELLO SCREENING: Sof – Rss.

FREQUENZA DELL’ESAME: Sof: ogni 2 anni – Rss una volta entro i 58 e i 60 anni o comunque non più spesso di una volta ogni 10 anni.





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PAP-TEST


28-10-2008 Lourmarin

28-10-2008 Lourmarin

IL PAP TEST

Negli ultimi decenni l’incidenza del tumore del collo dell’utero si è progressivamente ridotta nelle donne italiane; grazie anche al Pap test che rimane ancora oggi il più valido strumento di prevenzione.

Il Pap test è un esame citologico, in altre parole indaga le alterazioni delle cellule (infiammazioni, displasia , cancro); è in grado di diagnosticare sia le lesioni pre-neoplastiche sia il cancro del collo dell’utero, nelle sue fasi iniziali, in altre parole riesce a fare diagnosi prima che il tumore diventi invasivo, quindi anche la probabilità di guarigione è maggiore. Inoltre, con il Pap test si possono diagnosticare le infezioni e le infiammazioni vaginali , anche le displasie che possono trasformarsi in cancro.

COME SI ESEGUE

Il ginocologo inserisce nella vagina uno speculum (strumento divaricatore) al fine di rendere visibile il collo dell’utero e, dopo aver lavato la zona prescelta, con soluzione fisiologica. provvede ad asportare una piccola quantità di cellule con una spatolina (spatola di Ayre). Il materiale ottenuto viene fissato su un vetrino e inviato al laboratorio, dove le cellule vengono colorate con il metodo Papanicolau ed esaminate al microscopio. Da alcuni anni, è disponibile un sistema di lettura computerizzato (Sistema Pap Net) che consente maggiore precisione, riducendo di un terzo i falsi positivi, cioè i casi in cui cellule normali vengono scambiate per cellule neoplastiche. Con il vecchio sistema, quando l’esito del test era affidato sull’abilità del medico nell’esaminare il vetrino, questi errori variavano dal 5 al 10% a seconda del laboratorio.

QUANDO E’ MEGLIO ESEGUIRE IL TEST

  • Il primo pap-test è da fare 12 mesi dal primo rapporto sessuale.
  • il periodo migliore per effettuare un pap test è tra il 10 e il 20 giorno del ciclo. la presenza di sangue sul vetrino può interferire con i risultati del test.
  • Devono essere passate almeno 2 giorni dell’ultimo rapporto sessuale e almeno 5 giorni da un’eventuale vivsta ginecologica o dall’impiego di lavande vaginali, creme, ovuli o candelette; in quanto questi prodotti possono mascherare o asportare le cellule della superficie del collo dell’utero

LE DONNE CHE DEVONO SOTTOPORSI AL TEST

Qualsiasi donna che ha iniziato ad avere rapporti sessuali, anche in assenza di qualsiasi disturbo.

si consiglia fare il test ogni anno per le donne in età feconda. Per le donne in post-menopausa ogni 2 o 3 anni

MEGLIO TARDI CHE MAI

Se non avete mai fatto un pap test, oppure è passato molto tempo dell’ultimo test, non c’è nessun problema è ARRIVATO IL MOMENTO DI FARLO.

Ricordate che il pap test è un esame semplice ed innoquo, lo scopo di ripeterlo ogni 1 o 2 anni è di prevenire il tumore del collo dell’utero.

KOSS LG et al. Hum Pathol. 2000 jan:31(1):23-8

KOSS LG, Eur J Gynaecol Oncol.2000:21(6):550-4

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Archiviato in SCREENING FEMMINILE.

PERCHE’ LA MAMMOGRAFIA COME MEZZO DI PREVENZIONE


Apt

Apt

COS’E’ LA MAMMOGRAFIA?

E’ una radiografia delle mammelle che impiega dose di raggi X molto basse e assolutamente non dannose per la salute. Dura pochi minuti e non procura dolore, al massimo solo un lieve e momentaneo disagio per il delicato sistema di compressione sulla mammella, necessario per ottenere immagini più nitide e precise.

QUANDO DEVO FARE LA MAMMOGRAFIA

Devono fare la mammografia le donne di età compresa tra i 50 anni e i 69 anni, che sono invitate tramite lettera dalla propria Azienda Sanitaria ogni 2 anni. E’ consigliabile fare l’esame anche in assenza di disturbi.

PERCHE’ SOLO LE DONNE TRA I 50 E I 69 ANNI?

Evidenze scientifiche dimostrano l’utilità della mammografia per la riduzone della mortalità del tumore alla mammella per le donne di età compresa tra i 50 ed i 69 anni.

Se esiste un sospetto clinico, tuttavia, la mammografia si può eseguire su richiesta medica.

PERCHE’ DEVO FARE L’ESAME?

La mammografia permette al radiologo di diagnosticare neoplasie (tumori), della mammella in fase ancora precoce, quando cioè il loro trattamento determina la completa guarigione.

Questa tecnica permette infatti di individuare i tumori quando ancora sono iniziali, di dimensioni a volte di pochi millimetri, ancora non palpabili nè documentabili con altri esami medici.

La fase del ciclo mestruale non è condizionante ai fini della qualità delle immagini tuttavia è preferibile eseguire l’esame mammografico evitando la fase periovulatoria (metà ciclo) e/o premestruale qualora la mammella risultasse in tali periodo particolarmente dolente. In altre parole, è opportuno eseguire l’esame nella prima metà del ciclo, perchè è il periodo in cui il seno è meno teso e quindi più facilmente compremibille. Inoltre in questa fase è possibile escludere una eventuale gravidanza.

Nelle donne in fase postmenopausale è generalmente possibile eseguire l’indagine in qualunque momento.

http://www.saluter.it/screening_femminili/

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