Archivi del mese: marzo 2010

ARNICA.


L’ARNICA

Francese: Arnica, Tabac des Vosges.
Inglese: Mountain Arnica.

L’arnica è una pianta erbacea perenne diffusa prevalentemente nelle zone montane, appartenente alla famiglia delle composite; cresce su terreni e pascoli delle Alpi e dell’Appennino settentrionale da 1000 a 2400 m. di altitudine, prediligendo terreni acidi, freschi e luoghi soleggiati.

I suoi fiori, che si presentano di colore giallo-arancio, rappresentano la parte terapeutica utilizzata in medicina. Essi infatti, contengono svariati principi attivi tra i quali tra i quali: i flavonoidi, polisaccaridi, mucillagini, carotenoidi, cumarine, amine, fitosteroli, olio essenziale.

Dall’arnica si ricava un olio essenziale con prorietà antisettiche e cicatrizzanti, ma potenzialmente tossico.
La presenza di elenalina può provocare in alcuni individui, dopo sensibilizzazione, dermatite da contatto.
Altri componenti: una sostanza amara chiamata arnicina, tannini, acido caffeico (microantibiotico) e un alcaloide proprio, l’arnicaina.
La pianta possiede eccezionali proprietà antisettiche, disinfettanti, antinfiammatorie e analgesiche; è stimolante del sistema nervoso e costituisce un ottimo tonico per l’organismo.; è febbrifuga ed ipertensiva.

Nella medicina naturale è utilizzata soprattutto in caso di:

  • contusioni,
  • strappi,
  • traumi,
  • distorsioni (slogature),
  • ematomi,
  • indolenzimento e dolore muscolare,
  • vene varicose,
  • shock traumatico,
  • geloni.

Grazie a queste caratteristiche, la pianta possiede straordinarie proprietà antinfiammatorie, analgesiche ed antiecchimotiche. E’ usata solitamente contro le ecchimosi conseguenti a contusioni e distorsioni, a condizione che la pelle sia integra e non abrasa, altrimenti può provocare dermatiti assai pruriginose.

ARNICA POMATA O CREMA:

L’azione lenitiva dell’arnica in pomata o crema è conosciuta da secoli, molteplici proprietà naturali utili per applicazioni allevianti.
Vantaggiosa dopo contusioni e traumi, presenza di edemi, ematomi, tendiniti, stiramenti e lesioni muscolari.
Classico utilizzo in casi di gonfiore (edema) dei tessuti in seguito a cadute, rotture ossee, ecchimosi, lividi e traumi in generale.
La crema dell’arnica è un rimedio naturale tradizionale anche per i fastidiosi geloni.

 


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FIBROMIALGIA.


COS’E’ LA FIBROMIALGIA.

Un tempo questa malattia veniva chiamata FIBROSITE. Questo termine peraltro è improprio perchè evoca la presenza di infiammazione che è assente in questa sindrome. La fibromialgia infatti, non è una sindrome infiammatoria; non sono presenti artriti, articolazioni cioè infiammate (rigonfie, dolenti e calde). Talora il paziente può avere la sensazione di rigidità, di gonfiore articolare e di algie articolari ma in realtà non c’é infiammazione e quindi non c’è nemmeno evoluzione verso deformazione articolari.
Il termine fibromialgia (FM) deriva da fibro, che indica i tessuti fibrosi (tendini e legamenti), mio definisce la componente muscolare e algia che significa dolore muscolare: interessa principalmente i muscoli e le inserzioni sulle ossa e rappresenta quindi una malattia reumatica extra-articolare o dei tessuti molli diffuso. E’ una patologia di frequente riscontro, ed è caratterizzata da dolore cronico muscolo-scheletrico diffuso.

e della presenza di punti anatomici dolenti alla pressione locale, definiti “tender point”. Può interessare tutto il corpo (fibromialgia generalizzata) o solo una o più zone particolari, come la mandibola, collo o muscoli della spalla (fibromialgia localizzata).

La prevalenza della FM è nettamente più alta nel sesso femminile con un rapporto femmine/maschio di 20/1. L’incidenza della patologia è varaibile fra l’1 ed il 4% della popolazione; la frequenza sale al 25% in pazienti affetti da malattie reumatiche.

La sindrome fibromialgica, si manifesta con intensa stanchezza già presente al risveglio mattutino, che si asscocia ad un corteo di sintomi neurovegetativi che spesso portano il paziente a consultare molteplici  specialisti e ad eseguire innumerevoli indagini di laboratorio e strumentali, prima che la diagnosi venga definita. Tra questi sono assai frequenti: disturbi intestinali, disordini del ciclo mestruale, cefalea, tachicardia, dispnea, ansia e depressione del tono dell’umore.
Per la sua complessa presentazione clinica, è da sempre oggetto di dibattito e polemica all’interno del mondo medico, e numerose sono le ricerche in materia di trattamento farmacologico e non farmacologico. Dato confermato da recenti indagini su un campione di medici, è una patologia che gode di poco prestigio. La regione di questa scarsa considerazione deriva dalla sua cronicità, dalla localizzazione diffusa dei sintomi, dall’assenza di alterazioni cliniche oggettivabili, dal fatto di non mettere in pericolo la vita dei soggetti che ne sono colpiti e l’incertezza circa l’eziopatogenesi e le migliore modalità terapeutiche.

CAUSE DELLA FM

La FM è una malattia a genesi multifattoriale, la motivazione della maggiore prevalenza nel sesso femminile non è chiara.
Secondo una delle ipotesi maggiormente accreditate la FM sembra derivare da una alterazione dei meccanismi di processazione e modulazione del dolore a livello del sistema nervoso centrale. L’iperalgesia, il dolore riferito e l’allodinia osservabili nei pazienti fibromialgici, sembrano essere l’espressione di questa alterazione nocicettiva.

Nei pazienti con FM si instaura una forma di ipereccitabilità neuronale con modificazioni funzionali a carico dei neuroni del corno dorsale del midollo spinale alla trasmissione del dolore. Questi cambiamenti portano quindi non solo ad una aumentata eccitabilità neuronale, ma anche un ampliamento del campo nocicettivo, a una ridotta soglia del dolore e al reclutamento di vie afferenti (fibre Aß) la cui attivazione, normalmente non provoca dolore. Nei fibromialgici è poi presente anche una sommazione temporale del dolore (o wind up). Si tratta di un fenomeno di amplificazione del dolore legato alla sommazione ripetuta, ad intervalli precisi, di stimoli nocicettivi (dolorosi).
In sostanza, nei fibromialgici la presenza del dolore è maggiore rispetto ai soggetti normali.

Il fenomeno del wind up fa parte del processo di sensibilizzazione centrale. Le cause di questa sensibilizzazione centrale non sono del tutto chiare.

A livello centrale è stata descritta una riduzione della vascolarizzazione di varie aree (talamo e nucleo caudato in particolare) implicate nella regolazione del dolore.

Alcuni studi hanno evidenziato la presenza di alterazioni nei meccanismi discendenti del controllo del dolore.
Sono stati osservati ridotti livelli di serotonina (sostanza che regola anche il sonno e l’umore) e noradrenalina; il sistema degli oppiodi non pare invece coinvolto. Nel liquido cerebro spinale sono stati riscontrati elevati livelli di sostanza P.

Dal punto di vista ormonale sono stati documentati livelli di ormone adrenocorticotropo, di ormone follicolo stimolante e diminuiti livelli del fattore di cresscita insulino-simile-1, di ormone della crescita, di estrogeni e di cortisolo urinario.

E’ stata supposta, data la stretta relazione tra FM e stress, un’alterazione a carico dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, sistema coinvolto nei meccanismi di risposta allo stress e a sua volta collegato al sistema nervoso simpatico e agli altri assi ormonali.

L’alta inicdenza della FM all’interno dei gruppi familiari ha fatto orientare la ricerca verso il ruolo dei fattori genetici e in particolare ha evidenziato il ruolo dei polimorfismi genici nei sistemi serotoninergici e catecolaminergico.

Il modello bio-psico-sociale è quello che più risponde alla realtà. Tale modello cerca di vedere la malattia attraverso la co-presenza di vari fattori associati, con maggiore o minore forza nel singolo individuo, possono spiegare la persistenza del dolore cronico diffuso e della FM. Sono FATTORI BIOLOGICI (alterazioni di mediatori chimici quali i neurotrasmettitori a livello centrale, particolare vulnerabilità dei muscoli a microtraumi ripetuti e altri), FATTORI PSICOLOGICI (personale comportamento di fronte al dolore, capacità di autonomia, capacità di affrontare il dolore, tipo di personalità, personale autostima, senso di abbandono e di mancanza di aiuto), FATTORI e variabili SOCIO-CULTURALI (stato civile, problemi coniugali, problemi genitoriali, grado di cultura, disadattamento sociale, esperienze passate di dolore sia personali che vissuti familiari, dinamiche familiari particolari, stress da prestazione sia sportiva che sociale con carico psicologico inadeguato sul singolo soggetto, abusi sessuali e fisici specie in età adolescenziale), che incidono sul singolo paziente nell’espressione clinica della malattia. Molti di questi problemi sono particolarmente importanti nell’adolescente e spiegano l’esordio e la possibile persistenza della fibromialgia nelle classi di età più giovanile. Che ci sia poi nel paziente un’alterazione dei meccanismi di trasmissione, modulazione e processazione degli stimoli periferici da parte del sistema nervoso centrale che portano e mantengono il dolore cronico è accertato. Questo significa in sostanza che sono state dimostrate variabili genetiche e biologiche che fanno in modo che il paziente affetto da FM abbia più dolore a causa di una maggiore espressione a livello centrale dello stimolo doloroso e dell’alterata possibilità di modularlo e controllarlo. Le variabili sociali, cognitive, comprtamentali, culturali, razziali, sociali rivestono poi molta importanza nel modulare le spiacevole esperienzea personale del dolore e possono incidere nel processo che porta all’amplificazione del dolore e alla sua cronicizzazione. Stress, ansia, depressione, credenze e significato attribuito culturalmente al dolore, strategie personali in risposta al dolore (atteggiamento attivo o passivo), grado di autostima, tono dell’umore, situazioni di sistema di reazione allo stress che rappresenta l’insieme delle reazioni messe in moto dall’organismo per contrastare eventi esterni nocivi. Tale esaurimento, legato a una eccessiva stimolazione cronica, porta a una maggiore sensibilità al dolore. Si può avere dolore cronico se i centri dolorosi centrali sono lesi anatomaticamente nella loro funzione (come nel dolore cronico post ictus) ma anche se sono lesi solo funzionalmente.

QUADRO CLINICO

Le conoscenze attuali inducono a considerare la FM un disordine neuropsichiatrico ed orientano la terapia verso i meccanismi coinvolti nella percezione del dolore e verso le condizioni morbose associate.

Il quadro clinico si caratterizza per la presenza di dolore e rigidità muscolare che può interessare tutti i muscoli del corpo. Il dolore muscolare è evocabile alla palpazione, nelle sedi anatomiche chiamate “tender points”. I sintomi sono più accentuati al mattino ed esarcerbati  dalla stanchezza, dalla tensione emotiva, dall’uso eccessivo dei muscoli interessati, dall’eccessivo riposo, dal freddo ed in particolare dalle correnti d’aria. Il dolore invece, si attenua col calore, massaggi, moderata attività fisica e durante i periodi di vacanza.
spesso oltre ai sintomi fibromialgici i pazienti denunciano altri disturbi quali cefalea miotensiva, emicrania, colon irritabile, palpitazioni, eccessiva sudorazione, dismenorrea e astenia.

Se ad un paziente fibromialgico si pongono domande come: “ti svegli sentendoti riposato al mattino?” o “ti svegli pronto a compiere il lavoro della giornata?” La risposta comune è no. Il paziente fibromialgico lamenta spesso disturbi del sonno. L’insufficiente riposo fa si che al risveglio, il paziente si senta stanco, lamenti rigidità muscolare ed articolare; è alla sera infatti che il paziente fibromialgico sta meglio, sintomo questo tipico della sindrome depressiva.

Casa di Giuseppe Verdi a Roncole – Busseto – Parma.

LA DIAGNOSI

Le indagini di laboratorio e gli esami strumentali risultano nella norma. In particolare è possibile che non sia stata accertata alcuna alterazione, come invece accade per i classici reumatismi e la poliartrite cronica.

Inoltre, è importante sottolineare l’importanza della diagnosi differenziale, in considerazione del fatto che la FM è una sindrome, e molti sindromi sono aspecifici. Così come l’importamza della individuazione di una eventuale patologia associata alla FM. Per tale ragione si consiglia di sottoporre il paziente, nel quale si fa una nuova diagnosi di FM ad un controllo laboratoristico che preveda gli esami seguenti:

  • VES, PCR, ANA test
  • Emocromo con formula
  • CPK, transaminasi (AST – ALT)
  • TSH, FT4.

Anche perchè, in una elevata percentuale di casi (25-65%), La FM può coesistere con malattie reumatiche quali artrite reumatoide (AR), lupus eritematoso sistemico (LES) e spondilite anchilosante (SA). E’ comune, anche l’associazione con la sindrome del colon irritabile, la sindrome premestruale, la sindrome sica, la sindrome della gamba senza riposo oppure con il fenomeno di Raynaud, con il dolore dell’articolazione temperomandibolare o con il dolore toracico non cardiaco.

Nel paziente fibromialgico, l’esame obiettivo è caratteristico per il contrasto esistente fra l’abbondanza dei sintomi soggettivi denunciati dal paziente durante la raccolta dell’anamnesi ed i dati obiettivi riscontrabili.

L’unico reperto clinico è la presenza dei tender points: che vengono ricercati esercitando nei punti precisi una discreta pressione col dito pollice. Studi condotti mediante l’impiego di dolorimetri hanno evidenziato che i pazienti fibromialgici presentavano una ridotta soglia di sensibilità al dolore nei “tender points” rispetto ai soggetti di controllo.

L’American College of Rheumatology – ACR 1990, ha imposto i criteri diagnostici per la classificazione della fibromialgia, che contemplano la storia clinica del dolore diffuso, la localizzazione del dolore e la mappa dei tender points.
L’ACR definisce la FM come sindrome caratterizzata da dolore cronico diffuso e dolorabilità elettiva in almeno 11 su 18 punti caratteristici (trigger points); vedere sotto, nell’articolo fibromyalgie troverete la mappa dei trigger points.

Il dolore è considerato diffuso quando sono presenti tutte le seguenti localizzazioni:

  • dolore al lato destro del corpo,
  • dolore al lato sinistro del corpo,
  • dolore al di sopra della vita,
  • dolore al di sotto della vita,
  • dolore dello scheletro assiale in almeno una sede (rachide cervicale, torace anteriore, rachide dorsale o lombo sacrale).

Nel paziente fibromialgico si riconoscono sintomi muscoloscheletrici e non muscoloscheletrici:

Sintomi muscoloscheletrici:

  • diffusa dolorabilità muscoloscheletrica in molteplici aree,
  • rigidità, in particolare mattutina.

Sintomi non muscoloscheletrici:

  • astenia,
  • alterazione del ritmo sonno-veglia,
  • ansia, tensione,
  • depressione,
  • sindrome del colon irritabile,
  • emicarnia, cefalea muscolotensiva,
  • parestesie,
  • manifestazioni disautonomiche,
  • dolore pelvico cronico.

Il dolore deve essere presente in almeno 11 di 18 aree algogene, alla palapazione digitale (con una forza di circa 4 kg, cioé quella che serve a far divenire bianco il letto ungueale) secondo la mappa del tender points.

  1. Occipite: bilaterale, all’inserzione del muscolo sottocipitale,
  2. Rachide cervicale inferiore: bilaterale, alla superficie anteriore degli sapzi 0 legamenti intertrasversari C5 – C7,
  3. Trapezio: bilaterale, al punto mediano del margine superiore,
  4. Sovraspinato: bilaterale, all’origine del muscolo, sopra la spina della scapola, prosso il suo margine mediale,
  5. Seconda costa: bilaterale, alla seconda articolazione costo condrale, appena a lato delle giunzioni sulla superficie superiore della costa,
  6. Epicondilo laterale: bilaterale, punto situato 2 cm al di sotto dell’epicondilo laterale,
  7. Gluteo: bilaterale, punto situato sul quadrante supero-esterno della natica, nella plica anteriore del grande gluteo,
  8. Gran trocantere: bilaterale, posteriormente all’eminenza trocanterica,
  9. Ginocchio: bilaterale, in corrispondenza del cuscinetto adiposo mediale, prossimale alla rima articolare.

CASA NATALE DI GIUSEPPE VERDI – VIA VERDI 1 – 43011 – RONCOLE VERDI.

LA TERAPIA

Qualsiasi approccio terapeutico non può peraltro prescindere da una visione di insieme del paziente. Secondo l’Associazione Americana della FM, il primo punto della terapia si basa sulla pianificazione di un pacchetto di controlli ravvicinati nel tempo, per non abbandonare il malato. Al paziente viene richiesto di partecipare attivamente alla propria cura, tendendo ad incrementare l’autostima e il grado di volontà a reagire alla condizione patologica. Spesso la cura inizia nella presa di coscienza da parte del malato di non essere affetto da una patologia che abbrevierà la vita, della non necessità di ulteriori indagini di laboratorio e strumentali, nella possibilità di guarigione. Il paziente collabora attivamente alla propria cura mediante programmi educazionali.
Metologie di medicina complementare, basate sulla meditazione, possono risultare assai utili ai pazienti che abbiano la volontà di apprendere ed applicare con costanza.

LA TERAPIA FARMACOLOGICA E IL DIVERSO PUNTO DI VISTA EMEA E FDA

Nel 2007 la Food and Drug Administartion (FDA) ha autorizzato per la prima volta l’inserimento del trattamento della FM tra le indicazioni terapeutiche di un farmaco: l’antiepilettico pregabalin (Lyrica).
Nel 2008 è stato approvato l’uso dell’antidepressivo duloxetina (Cymbalta e Xeristar), un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SSNRI).
Nel 2009 è stato il turno della del milnacipran, un altro SSNRI.
A queste scelte della FDA non hanno seguito analoghe decisioni della European Medicines Agency (EMEA), anzi fino ad oggi, l’EMEA non ha espresso alcun giudizio favorevole al riguardo.

LA TERAPIA FARMACOLOGICA:
Tutte le linee guida (LG) attribuiscono un ruolo di primo piano alla terapia con antidepressivi triciclici, principalmente amitriptilina (Laroxyl), a basse dosi iniziali sino a raggiungere le dosi antidepressive standard.  L’effetto analgesico degli antidepressivi triciclici (TC), appunto come l’amitriptilina si può ottenere anche con dosi non antidepressive; in genere le LG raccomandano di iniziare con dosi basse serali per poi aumentare nel corso di diverse settimane.
L’amitriptilina per esempio viene somministrata inizialmente a basse dosi (10 – 16 mg/die) per poi raggiungere la dose efficace (compresa tra 25 e 50 mg/die) in 4 – 6 settimane; ciò allo scopo di minimizzare gli effetti collaterali.
Un grosso limite all’uso dei TC nel mal di schiena e nella fibromialgia è però rappresentato dalla mancanza, nel nostro paese, di indicazioni registrate specifiche in tali patologie con l’eccezione della clomipramina che possiede l’indicazione generica “stati dolorosi cronici” pur in carenza di dati di efficacia da studi di adeguato livello metodologico.

Cliccare il link sotto:
AMITRIPTILINA – LAROXYL.

La ciclobenzaprina, strutturalmente molto simile all’amitriptilina e con l’indicazione registrata “nel trattamento delle malattie muscolo-scheletriche caratterizzate  da spasmo muscolare” potrebbe rappresentare una efficace alternativa. Anche in questo caso la terapia va iniziata con basse dosi (10 mg/die) fino a raggiungere i 30 mg/die che sono risultati efficaci nella riduzione del dolore e nel miglioramento della capacità funzioanle.

Cliccare il link sotto:
CICLOBENZAPRINA – FLEXIBAN.

Gli farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), utilizzati fondamentalmente come antidepressivi, soprattutto la Paroxetina (Sereupin, Seroxat, Eutimil, Daparox) e la fluoxetina (Prozac, Fluoxerene, fluoxetina) sono efficaci sulla astenia e l’insonnia.
Farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI), i quali agiscono su di un più ampio spettro di neurotrasmettitori rispetto agli SSRI: in particolare la duloxetina (cymbalta e Xeristar).
Sono racomandati dalle LG come seconda scelta, nei pazienti affetti da FM che non tollerano i TC o quando questi si sono rivelati inefficace.
Diversamente gli autori di una recente revisisone narrativa che ha riassunto le revisisoni sistematiche pubblicate nel 2005, non hanno trovato evidenze sufficienti per definire il ruolo in terapia di queste due classi di faramci per le quali comunque l’indicazione fibromialgica non è registrata.

Gli antidepressivi triciclici sono i farmaci più studiati e di dimostrata efficacia nel trattamento del dolore da fibromialgia; il loro impiego è potenzialmente utile nel mal di schiena cronico.

Nonostante l’assenza di evidenze: qualche LG prevede la possibilità di utilizzare il paracetamolo (a dosi adeguate), da solo o in associazione vista la buona tollerabilità.

Il tramadolo è indicato come terza scelta.

Anche alcuni antiepilettici sono stati usati, con risultati variabili, nella terapia della FM: gabapentin (Neurontin) ed il pregabalin (Lyrica) più efficace e meglio tollerato.

Da ricordare anche i sali di magnesio che hanno un ruolo fondamentale nel metabolismo muscolare.

Cliccare sotto, link in francese.

FIBROMYALGIE.

I trigger points sono i seguenti:

Posteriormente:

  • occipitali,
  • trapezio dx e sx.
  • sopraspinato dx e sx.
  • glutei,
  • grande trocantere.

anteriormente:

  • Low cervical,
  • Seconda costa,
  • epicondilo laterale,
  • ginocchia.

Dr. Giuseppe Paolazzi, Reumatologia – Ospedale S. Chiara, Trento.
http://www.fibromyalgia.it
MA.R.I.C.A – Malattie Reumatiche Infiammatorie Croniche e Autoimmuni – Dr. R. Gorla.
UO Reumatologia – Ospedale Santa Chiara Trento – Dr. Giuseppe Paolazzi.
Dipartimento di Medicina Interna, Università di Pisa – Dr. Antonio Tavoni.

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L’ESSENZA DEL SUFISMO.


Cliccare il sufismo.

Il sufismo.

CHACHOU-LUGLIO 2009.

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LE MYSTERE DES TEMPLIERS.


Tapez sur le mystère des templiers et l’ordre du temple.

LE MYSTERE DES TEMPLIERS.

L\’ORDRE DU TEMPLE.

Anjar-Libano, luglio 2009.

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SOPHIE SCHOLL.


SOPHIE SCHOLL E I MARTIRI DELLA ROSA BIANCA.

La Rosa Bianca è il nome di un gruppo di studenti tedeschi che pagarono con la vita la loro opposizione al regime nazista. La Weiße Rose era composta da Hans Scholl, sua sorella Sophie Scholl, Christoph Probst, Alexander Schmorell, Will Graf, tutti poco più di ventenni, cui si unì successivamente il professore Kurt Huber.

Hans Scholl nasce il 22 settembre 1918 a Ingersheim, da Robert Scholl sindaco della cittadina, liberale, pacifista e anti-nazionalista e Magdalene Müller , infermiera. Un anno prima era nata Inge e succesivamente alla famiglia si aggiungeranno Elisabeth nel 1920, Sophie nata a Forhtenberg il 9 maggio 1921, Werner nato il 1922, Thilde nata nel 1925 e vissuta pochi mesi. Agli Scholl appartiene di fatto anche il piccolo Ernest rimasto orfano di padre.

Il protestantesimo convinto della madre porta i figli ad avvicinarsi alla religione e a frequentare la chiesa.

Nel settembre 1930 alle elezioni per il parlamento, il partito Nazionalsocialista ottiene il primo di una serie di sucessi, che l’avrebbero portato in meno di tre anni a conquistare il potere. Sono tempi di crisi economica, che provoca una disastrosa inflazione, la svalutazione del marco e un’altissima disoccupazione.

Nel 1932 la famiglia si trasferisce a Ulm.
nonostante la contrarietà del padre, anche Hans, Inge e Sophie subiscono il fascino della propaganda del regime e iniziano a partecipare alle attività delle organizzazioni giovanili naziste, a cominciare dalla Hitler-Jugend, la Gioventù  Hitleriana. Tuttavia, dopo un paio di anni, se ne allontana avendo compreso che non sono quegli sapzi di realizzazione personale e comunitaria che avevano inizialmente immaginato.

Hans si accosta alla dj.1.11, fondata da Eberhard Köbel detto Tusk, un gruppo giovanile vietato dal regime, che coltiva il mito dei popoli del grande nord, dei lapponi e dei russi e propone il lungo viaggio come strumento di ricerca della propria dimensione, non potendosi provare la loro appartenenza ai movimenti vietati.

All’allontanamento degli Scholl dalle idee naziste contribuisce la vasta preparazione culturale che acquiscono nel loro cammino  di ricerca umana e spirituale. Leggono Platone, Aristotole, Agostino, Anselmo di Canterbury, Abelardo, Tommaso d’Aquino, Pascal, Kiekegaard, Newman, Nietzsche, Dostoevskij, Tommaso moro, Lao-Tze, scritti buddisti e confuciani, il Corano e tanti altri testi. Ma al centro della loro attenzione restano il vangelo e le ragioni di un cristianesimo depurato dai compromossi con il potere. La lettura degli autori del rinnovamento cattolico francese, sarà alla base del loro progressivo avvicinamento al cattolicesimo.

Ad influenzare la loro scelta è anche l’amicizia con Otto (Oti) Aicher, che vive a Söflingen, un quartiere in cui è presente una forte resistenza cattolica al nazismo, animata dal parroco Franz Weiss. Oti diffonde le idee del Quickborn (sorgente della vita), un movimento cattolico guidato da Romano Guardini che si propone di rinnovare la liturgia e la concezione della chiesa, vede solo in Cristo la guida della gioventù e proclama il triplice diritto dei giovani nella formula “Gioventù, Libertà e Gioia”.

Nel 1937 comincia il rapporto sentimentale ed epistolare tra Sophie e Fritz Hartnagel, allievo della scuola ufficiali di guerra a Potsdam e poi ufficiale in servizio attivo su diversi fronti della seconda guerra mondiale. Pur volendo rimanere fedele al suo compito, Fritz condivide lo stesso desiderio di giustizia e libertà di Sophie, che lo porterà ad abbracciare idealmente le ragioni della resistenza.

Il 12 marzo 1938 le truppe tedesche entrano in Austria, che viene annessa al Reich. In maggio Hitler minaccia la Cecoslovacchia reclamando il territorio dei Sudeti. In settembre le potenze europee firmano  l’acccordo di Monaco che dà il via libera all’annessione dei Sudeti. Il 1° ottobre comincia l’occupazione dei territori da parte delle truppe tedesche. Il 15 marzo 1939 la Germania invade la Cecoslovacchia. Il 23 agosto 1939 viene firmato il patto di non aggressione Hitler-Stalin e il 1° settembre con l’invasione della Polonia comincia la seconda guerra mondiale.
La primevara del 1941 è l’anno dell’incontro dei membri della futura Rosa Bianca con Carl Muth e Theodor Haecker, due intelettuali cattolici anti-nazisti, il cui pensiero influenzerà molto le scelte di resistenza del gruppo.

Nel giugno 1941, inizia l’attacco all’Unione Sovietica.
Nel gennaio 1942 il padre degli Scholl, Robert è denunciato da una sua impiegata per aver definito Hitler “un flagello di dio e per aver detto che la guerra alla Russia è un massacro insensato e che i sovietici avrebbero finito per conquistare Berlino. Prelevato della Gestapo e interrogato, viene rilasciato ma successivamente verrà condannato a quattro mesi di carcere, che significheranno anche la rovina economica della famiglia.

All’inizio di maggio 1942, Sophie Scholl si trasferisce a frequentare l’Università e qui conosce le persone con cui condividerà le sorti della Rosa Bianca: i commilitoni di suo fratello nella seconda compagnia studentesca Willi Graf e Alexander Schmorell, l’amico di quest’ultimo Christoph Probst e il professor Kurt Huber che tiene un corso di filosofia su Leibniz.

LOUVRE - PARIS juin 2009.

i primi quattro volantini della Rosa Bianca sono scritti a macchina da Hans Scholl e Alexander Schmorell, ciclostilati e spediti in qualche centinaio di copie, tra il 27 giugno e il 12 luglio 1942, a indirizzi scelti a caso negli elenchi telefonici, privilegiando professori e intelettuali o lasciati in locali pubblici, alle fermate dell’autobus, nelle cabine telefoniche, o gettati dai tram di notte.

Subito la Gestapo si mette a indagare sugli autori degli scritti, senza esito.
Nell’estate 1942, Hans Scholl, Schmorell e Graf partono per un tirocinio medico di tre mesi sul fronte russo, un viaggi attraverso la Polonia che li rende ulteriormente consapevoli degli orrori della guerra e fa loro conoscere la grandezza del popolo russo e dei suoi intelettuali.

Rientrati a Monaco nelle notti del 1, 8 e 15 febbraio 1943, i membri della Rosa Bianca scrivono sui muri dell’Università e di altri edifici un’ottantina di slogan anti-hitleriani.
Distribuiscono un quinto volantino, firmato “Movimento di resistenza in Germania”, cui collabora anche Kurt Huber, l’unico professore di Monaco che osa fare commenti anti-nazisti nelle sue lezioni, autore anche del volantino successivo.

Il 18 febbraio 1943 Hans e Sophie Scholl si recano all’Università con una valigia contenente 1500 copie del sesto volantino, da distribuire clandestinamente. Dopo averli diffusi per i vari piani dell’edificio, Sophie dà una spinta ad una risma di volantini appoggiata sulla balaustra del seocndo piano che volano nell’atrio. Un impiegato dell’Università li nota e li ferma, portandoli del rettore, che essi oppongano resistenza. Vengono arrestati. Nel giro di pochi giorni, la stessa sorte tocca agli altri membri della Rosa Bianca e a circa ottanta persone ad essi anche lontanamente collegate.

I funzionari della Gestapo che interrogano Sophie rimangono sorpresi dal coraggio e dalla determinazione con cui la ragazza rivendica le proprie ragioni di dissenso dal nazismo e ammette le responsabilità sue e del fratello, che pure ha confessato, cercando di attribuirle interamente ad entrambi per scagionare gli altri membri della Rosa Bianca.

I fratelli Scholl e Cristoph Probst vengono processati a Monaco il 22 febbraio 1943. Dichiara Sophie durante il processo: “sono in tanti a pensare quello che noi abbiamo detto e scritto, solo che non osano esprimerlo a parole”. Dopo cinque ore il giudice Roland Freisler emette il verdetto: “In nome del popolo tedesco. Nel processo contro Hans Fritz Scholl, Sophie Magdalena Scholl, Christoph Hermann Probst attualmente detenuti in attesa di giudizio in questo processo per favoreggiamento antipatriotico del nemico, preparazione di alto tradimento, demoralizzazione delle forze armate, il tribunale del popolo, prima sezione…, riconosciuto il diritto che: gli imputati in tempo di guerra attraverso volantini hanno propagandato idee disfattiste, fatto appello al sabotaggio dell’organizzazione militare e all’abbattimento del sistema di vita nazionalsocialista del nostro popolo e insultato il Führer nel mondo più infame e con ciò favorito il  nemico del Reich e demoralizzato le nostre forze armate. Essi vengono perciò puniti con la morte. Essi hanno perduto per sempre i loro diritti civili”.

Christoph riceve il battesimo, la comunione e l’estrema unzione dal cappellano cattolico Heinrich Sperr e scrive alla madre: “Ti ringrazio di avermi dato la vita. A pensarci bene, non è stata che un cammino verso Dio”. Anche Hans e Sophie avrebbero voluto un prete cattolico, ma poi si confessano e celebrano la santa cena con il cappellano evangelico Karl Alt, cui Hans chiede di leggere il salmo 89 (“rendici la gioia per i giorni di afflizione, per gli anni in cui abbiamo visto la sventura”) e il passo della prima lettera ai Corinzi (13, 1-12): “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma no avessi la carità….”. Ai fratelli Scholl viene permesso un ultimo e breve incontro con i genitori.

Racconterà uno dei secondini: “Si sono comportati con coraggio fantastico. Tutto il carcere ne fu impressionato. Perciò ci siamo accollati il rischio di riunire ancora una volta i tre condannati, un momento prima dell’esecuzione capitale. Volevano che potessero fumare ancora una sigaretta insieme. Non furono che pochi minuti, ma credo che abbiano rappresentato un gran regalo per loro”.

“Fra pochi minuti ci rivedremo nell’eternità”, dice Christoph Probst. Poi vengono condotti alla ghigliottina, senza battere ciglio. Il boia dirà di non avere mai veduto nessuno morire cosi. “Viva la libertà”, grida Hans Scholl mentre lo portano al patibolo.

Il 19 aprile 1943 vengono processati Alexander Schmorell, Willi Graf e Kurt Huber, che saranno condannnati a morte e ghilliottinati nei mesi successivi.
Amici e colleghi che li avevano aiutati nella preparazione e distribuzione degli opuscoli e avevano raccolto fondi per la vedova e i figli di Probst, vengono condannati al carcere per periodo oscillanti tra i sei mesi e i dieci anni.

Robert Mohr, il funzionario della Gestapo che ha condotto l’interrogatorio di Sophie e che in seguito si dimetterà e rientrerà nella polizia criminale, dichiarerà dopo la guerra: “Fino alla loro amara fine Sophie e Hans Scholl conservarono un atteggiamento che può definirsi eccezionale. Entrambi in sintonia dichiararono il senso delle loro azioni: avevano avuto come unico scopo evitare alla Germania una sventura ancora più grande e contribuire forse, da parte loro a salvare la vita di centinaia di migliaia di soldati tedeschi, perché quando si tratta della salvezza o della rovina di un intero popolo non c’è mezzo o sacrificio che possa apparire troppo grande. Sophie e Hans Scholl furono sino all’ultimo convinti che il loro sacrificio non era stato inutile”.

La piazza dove è ubicato l’atrio principale dell’Università Ludwig-Maximilian di Monaco è stata chiamata Geschwister-Scholl-Platz in memoria di Hans e Sophie Scholl.

http://www.sentinelledelmattino.org

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Archiviato in STORIA.

RACCOMANDAZIONI REALTIVI ALL’USO DELL’ETORICOXIB NEI PAZIENTI IPERTESI.


NUOVE IMPORTANTI INFORMAZIONI DI SICUREZZA SUL RISCHIO CARDIOVASCOLARE

L’agenzia europea dei farmaci (EMEA)  in collaborazione dell’AIFA ha pubblicato nuove informazioni sulla sicurezza cardiovascolare di tutti i medicinali autorizzati a base di inibitori della COX-2, a seguito della valutazione dei dati sulla sicurezza cardiovascolare per questi prodotti.

L’evidenza disponibile suggerisce che la classe dei farmaci inibitori selettivi della COX-2 POSSA ESSERE ASSOCIATA AD UN RISCHIO DI EVENTI TROMBOTICI (soprattutto infarto del miocardio e ictus), rispetto a placebo e ad alcuni FANS. Lo scopo di questa nuova comunicazione è quello di informare circa la necessità di limitare l’utilizzo di tali farmaci nei pazienti con rischio più elevato di tali eventi.

  • L’etoricoxib non deve essere usato in pazienti ipertesi, la cui pressione arteriosa (PA) sia stabilmente elevata con valori superiori a 140/90 mmHg e non sia adeguatamente controllata,
  • In tutti i pazienti che iniziano una terapia con etoricoxib, la PA deve essere monitorata per le prime due settimane dopo l’inizio del trattamento e succesivamente deve essere periodicamente misurata.

 

Repubblica di San Marino.

 

Riassunto delle informazioni prescrittive (ARCOXIA – ALGIX – RECOXIB E TAUXIB):

  • Etoricoxib è indicato per il trattamento sintomatico dell’artrosi (OA), dell’artrite reumetoide (AR) e del dolore e dei segni di infiammazione associati all’artrite gottosa acuta.
  • Nell’artrosi, la dose raccomandata è di 60 mg in monosomministarzione giornaliera e non deve essere superata.
  • Nell’artrite reumatoide la dose è di 90 mg in monosomministrazione/die e non deve essere superata.
  • Nell’artrite gottosa la dose è di 120 mg in monosomministarzione/die. Solo durante la fase acuta della sintomatologia, limitato ad un massimo di 8 giorni di trattamento.
  • La necessità di trattamento e la risposta alla terapia devono essere rivalutate periodicamente, specilamente nei pazienti con artrosi. La decisione di prescrivere un COX-2 deve essere basata su una valutazione dei rischi globali del singolo paziente.
  • Cardiopatia ischemica o malattia cerebrovascolare accertate e insufficienza cardiaca congestizia (NYHA II-IV) costituiscono ora controindicazione per tutti gli inibitori selettivi della COX-2, incluso etoricoxib. I pazienti con queste condizioni che assumono etoricoxib devono essere trasferiti a trattamenti alternativi.
  • Poichè il rischio cardiovascolare può aumentare con la durata del trattamento e con le alte dosi, deve essere ustao il più basso dosaggio efficace e per il periodo più breve necessario.
  • Per pazienti con importanti fattori di rischio pe reventi cardiovascolari (ad es. ipertensione, iperlipidemia, diabete mellito, abitudine al fumo) o per pazienti affetti da arteriopatie periferiche, deve essere effettauta la valutazione dei rischi prima di prescrivere un COX-2.
  • Allo stesso modo, deve essere fatta una attenta valutazione di questi fattori di rischio nei pazienti in trattamento con basse dosi di aspirina per la prevenzione (primaria) di eventi cardiovascolari, poichè non è stato stabilito un chiaro vantaggio sulla sicurezza gastrointestinale quando i COX-2 sono associati al trattamento con aspirina.
  • Etoricoxib (ARCOXIA – ALGIX – RECOXIB – TAUXIB) può essere associato con effetti più frequenti e gravi sulla pressione sanguigna rispetto ad altri inibitori della COX-2 e FANS, in particolare con l’impiego di alti dosaggi. Pertanto un attento monitoraggio della pressione sanguigna viene indicato in tutti i pazienti in trattamento con etoricoxib.
  • Il trattamento con etoricoxib non deve essere iniziato in pazienti con ipertensione non controllata.

 

MENTON - FRANCE.

 

Cliccare il link sotto, per leggere l’articolo.

I COX-2 INIBITORI.

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REAZIONI DI FOTOSENSIBILIZZAZIONE DA MEDICINALI A BASE DI KETOPROFENE PER USO CUTANEO.


KETOPROFENE PER USO CUTANEO

Medicinali contenenti il principio attivo Ketoprofene per uso cuatneo:
Artrosilene gel e schiuma, Fastum gel, Flexen gel, Ibifen gel e soluzione cutanea, Hiruflog gel, Keplat cerotto medicato, Ketofarm gel, Ketoprofene (Teva gel, Ratiopharm gel, Sandoz crema), Lasonil gel, Lasoartro crema, Liotondol gel, Oki gel, Orudis gel, Ketoprofene gel….

Le aziende titolari di A.I.C. di medicinali a base di ketoprofene per uso cutaneo sopracitate, in accordo con l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), vogliono portare l’attenzione sul:

ketoprofene per uso cutaneo, che è un antinfiammatorio non steroideo (FANS) indicato per il trattamento sintomatico locale di stati dolorosi e flogistici di natura reumatica o traumatica delle articolazioni.
In seguito al suo uso, sono stati riportati fenomeni di ipersensibilità cutanea e fotosensibilizzazione, talvolta anche gravi, che possono presentarsi sotto forma di eczema vescico-bolloso.
Tali segnalazioni hanno una maggiore incidenza durante i mesi primaverili ed estivi, lasciando quindi ipotizzare che si tratti di reazioni di sensibilizzazione all’esposizione alla luce solare.
Queste reazioni possono essere limitate alla sede di applicazione del farmaco o coinvolgere altre zone del corpo esposte al sole venute accidentalmente dopo la sospensione del ketoprofene, può variare da pochi giorni a qualche settimana, ma sono stati riportati anche casi di persistenza più lunghi.

Come già riportato nel foglio illustrativo dei medicinali a base di ketoprofene, tali reazioni possono essere prevenute o comunque ridotte al minimo, evitando l’esposizione diretta e prolungata alla luce solare (anche quando il cielo è velato) od alle lampade U.V. durante e fino a 2 settimane dopo l’applicazione cutanea di ketoprofene.

LIBANO 2009.

Raccomandazioni da seguire se si usano medicinali a base di ketoprofene per uso cutaneo:

  1. Verificare l’assenza di storia di allergia al ketoprofene, acido tiaprofenico, fenofibrati, filtri soalri UV o profumi.
  2. Evitare l’esposizione alla luce solare diretta (anche quando il cielo è velato), compreso il solarium (lampade UVA) durante il trattamento e nelle due settimane successive all’interruzione, in quanto ciò può indurre reazioni cutanee potenzialmente gravi (fotosensibilizzazione).
  3. Proteggere dal sole, tramite indumenti, le parti trattate,
  4. Lavarsi accuratamente e in maniera prolungata le  mani dopo ogni uso di ketoprofene topico.
  5. Non uasre ketoprofene topico sotto bendaggio occlusivo.
  6. Interrompere immediatamente il trattamento al manifestarsi di qualsiasi  reazione cutanea dopo l’applicazione del prodotto.
  7. Ricordare al paziente che le reazioni cutanee possono svilupparsi anche a seguito dell’uso concomitante di prodotti contenenti octocrilene. L’octocrilene è un eccipiente utilizzato per prevenire la loro fotodegradazione, presente in diversi prodotti cosmetici e per l’igienen personale come, creme per la pelle, rossetti, creme anti-invecchiamento, struccanti, spray per capelli, shampoo, dopobarba, gel doccia e bagno.

A seguito dell’ultima revisione, il CHMP ha raccomandato che tutti i faramci topici a base di ketoprofene devono essere disponibili solo come medicinali su prescrizione.

In Francia, il prodotto è stato ritirato del commercio.

http://www.agenziafarmaco.it

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