Archivi del mese: gennaio 2011

FOLLOW-UP DEL PAZIENTE DIABETICO TIPO II.


Linee-guida per il follow-up del paziente diabetico tipo 2 con compenso metabolica accettabile e privo di complicanze d’organo.

Ogni paziente diabetico di tipo 2 deve essere seguito in modo integrato tra  Medico di Medicina Generale (MMG) e Servizio di Diabetologia, sottoponenedosi a visita specialistica al momento della diagnosi, una volta all’anno per una puntualizzazione generale e con scadenza nel corso dell’anno che variano da caso a caso in modo concordato con il MMG.

La responsabilità della continuità delle cure, della terapia e del follow-up di questa tipologia di pazienti spetta al MMG, che ha preventivamente concordato il piano di assistenza con il servizio o centro di diabetologia (CD). Entrambi si impegnano a mantenere attiva una costante comunicazione su qualsiasi evento relativo al paziente.

Egli deve in ogni caso eseguire:

OGNI 3-4 MESI:

  • Glicemia a digiuno e post-prandiale,
  • HbA1c,
  • Esame urine completo,
  • Valutazione dell’autocontrollo glicemico eseguito dal paziente (se prescritto),
  • Peso corporeo con calcolo del BMI,
  • Pressione arteriosa.

OGNI 6 MESI:

  • Visita medica generale orientata alla patologia diabetica (cardiovascolare e neurologica periferica, con controllo di eventuali alterazioni a carico dei piedi).

OGNI ANNO:

  • Urinocoltura,
  • Microalbuminuria,
  • Creatinina e/o clearence della creatinina,
  • Uricemia,
  • Assetto lipidico (Colesterolo totoale, HDL, Trigliceridi, LDL),
  • Elettroliti plasmatici,
  • Emocromo completo con formula leucocitaria,
  • Fibrinogeno,
  • Elettrocardiogramma,
  • Esame del fondo dell’occhio (cadenza annuale solo in assenza di retinopatia),
  • Visita presso il Servizio di Diabetologia (SD).

Le visite presso il SD, oltre a quella annuale, sono abitualmente concordate tra MMG e specialista diabetologo secondo piani di cura individualizzati. La gestione integrata prevede in ogni caso il controllo presso la struttura specialistica nei seguenti casi:

CON URGENZA:

  • Sintomatologia suggestiva di scompenso metabolico acuto,
  • Ripetuti episodi d’ipoglicemia,
  • Gravidanza in donna diabetica e diabete in gravidanza,
  • Comparsa d’ulcera del piede o di severe lesioni ischemiche e/o infettive agli arti inferiroi.

PROGRAMMABILE:

  • Ripetute glicemie a digiuno superiori a 180 mg/dl,
  • Emoglobina glicata (HbA1c) > 7.5% in due determinazioni consecutive,
  • Diagnosi e tipizzazione di diabete all’esordio,
  • Comparsa di segni clinici  riferibili a complicanze.

BIARRITZ - FRANCIA.

VISITE NON PROGRAMMATE : URGENTI O NON URGENTI.

Ogni volta che è necessario attivare una comunicazione tra MMG e Specialista per:

  • Inadeguato compenso metabolico,
  • Complicanze neurologiche, renali, oculari, vascolari, piede diabetico (incipienti o in atto).

ESEMPI:

  • Ripetuti episodi d’ipoglicemia,
  • Glicemia ≥ 400 mg/dl (emergenza),
  • Glicemie ≥ 300 e 400 mg/dl con (emergenza) o senza (urgenza) chetonuria,
  • Glicemia ripetute postprandiali ≥ 200 mg/dl,
  • Glicemie ripetute a digiuno ≥ 180 mg/dl,
  • Ripetuti episodi infettivi (es. urine),
  • Modificazioni del visus,
  • Neuropatie periferiche,
  • Incontinenza, ritenzione urinaria,
  • Impotenza,
  • Piorrea,
  • Recente comparsa d’ipertensione arteriosa,
  • Gravi segni di disidratazione,
  • Comparsa d’alterazioni della funzionalità renale,
  • riscontro di dislipidemie non note,
  • Lesioni trofiche iniziali del piede.

LINEE GUIDA PER IL RICOVERO OSPEDALIERO DEL PAZIENTE DIABETICO.

RICOVERI OSPEDALIERI URGENTI: riguardano le complicanze metaboliche acute con rischio per la vita del paziente.

  • Chetoacidosi: segni clinici, glicemia > 250 mg/dl, chetonuria, ove possibile emogasanalisi,
  • Iperosmolarità non chetosica: compromissione dello stato mentale ed elvata osmolarità plasmatica (> 315 mOsm/kg) in pazienti con iperglicemia severa (> 400 mg/dl),
  • Ipoglicemia grave con neuroglicopenia: Glicemia < 50 mg/dl senza pronta risoluzione della compromissione del sensorio con il trattamento,
  • Complicanze acute dell’apparato cardio-vascolare,
  • Stato tossi-infettivo per gangrena diabetica,
  • Ischemia critica agli arti inferiori.

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RACCOMANDAZIONI AIFA PER LA TERAPIA DI COMBINAZIONE NEL TRATTAMENTO DELL’IPERTENSIONE.


Le più autorevoli linee guida internazionali per il trattamento dell’ipertensione arteriosa, in particolare quelle della Società Europea dell’Ipertensione (ESH) e di Cardiologia (ESC), suggeriscono per il trattamento dell’ipertensione arteriosa di grado I e II con rischio cardiovascolare basso o moderato, dopo le modificazioni dello stile di vita, il ricorso in prima linea alla monoterapia. La terapia di associazione a basso dosaggio di due farmaci antiipertensivi è invece suggerita in caso di ipertensione arteriosa di II-III od in quelli con rischio cardiovascolare elevato.

Tuttavia nella pratica clinica, la monoterapia permette il raggiungimento dei target pressori solo in un numero limitato di pazienti ipertesi. Pertanto, per consentire il raggiungimento del controllo della pressione arterisoa, anzichè esporre il paziente a dosi massimali di un singolo farmaco, a prezzo di rilevanti effetti collaterali e conseguente rischio di scarsa aderenza alla terapia, si suggerisce di ricorrere a terapie di combinazione di basse dosi di farmaci di diversa classe farmacologica, anche per il trattaemnto dell’ipertensione arteriosa di grado I E II, onde limitare gli effetti avversi dose-dipendenti dei farmaci impiegati.

Pertanto, il dosaggio alla terapia di combinazione non dovrebbe consistere nella semplice aggiunta di un secondo farmaco alle dosi elevate del primo, ma in una rimodulazione del dosaggio del principio attivo usato in monoterapia al fine di individuare gradualmente le dosi efficaci dei farmaci usati congiutamente. Ciò rende necessario il ricorso a una fase di trattamento con le combinazione estemporanea di farmaci differenti, fino alla individuazione delle dosi più opportune nella terapia cronica, anche se questo trattamento a più farmaci può comportare per il paziente una certa difficoltà al regime terapeutico prescritto.

Al fine di migliorare l’aderenza al trattamento dell’ipertensione, il ricorso alle combinazioni estemporanee dei due monocomponenti può essere seguito dal passaggio verso associazioni precostituite di farmaci antipertensivi che permettono di semplificare gli schemi di trattamento e favoriscono la complinace del paziente.

Pertanto, la disponibilità delle associazioni precostituite dei farmaci antiipertensivi va considerata un’opportunità a cui ricorrere nell’intento di migliorare il controllo pressorio e facilitare l’aderenza del paziente alla terapia purchè siano stati già provati sul paziente i singoli farmaci per un adeguato periodo di tempo che varia in funzione delle molecole impiegate, della severità dell’ipertensione arteriosa e/o dalla presenza di comorbilità.

Per quanto riguarda le associazioni precostituite di farmaci antiipertensivi, ricordiamo innazitutto che da tempo sono già disponibili in rimborsabilità i diuretici tiazidici con beta-bloccanti, ACE-inibitori, antagonisti dei recettori dell’angiotensina. Esse rappresentano tuttora un caposaldo del trattamento a più farmaci dell’ipertensione.

SAINT PAUL DE VENCE.

Oggi si aggiungono alcune associazioni precostituite di bloccanti dei canali del calcio (calcio-antagonisti) con ACE-inibitori e con antagonisti dei recettori dell’angiotensina (Sartani). La validità terapeutica di tali associazioni è stata vagliata, ai fini della rimborsabilità, dalla CTS dell’AIFA in riferimento alle linee guida dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) per lo studio di tali prodotti.

Per quanto riguarda la presenza nelle associazioni fisse degli ACE-inibitori o degli antagonisti dei recettori dell’angiotensina, è opportuno considerare che i primi hanno un ruolo in terapia più consolidato dei secondi e che le evidenze clincihe, pur dimostrando una non inferiorità nel controllo della pressione arteriosa degli antagonisti dei recettori dell’angiotensina rispetto agli ACE-inibitori, comunque un maggior grado di protezione cardiovascolare con gli ACE-inibitori.

Pertanto, nell’ammettere alla rimborsabilità tali associazioni.

La Commissione Tecncio Scientifica dell’AIFA
raccomanda:

  1. Di ricorrere alle associazioni precostituite a base di bloccanti dei canali del calcio combinati con ACE-inibitori o antagonisti dei recettori dell’angiotensina solo dopo aver utilizzato in combinazione estemporanea i componenti della associazione prescelta a dosaggi opportuni, aggiustando la posologia dell’uno e del’altro principio attivo in base alla risposta del paziente e successivamente scegliendo la confezione dell’associazione precostituita contenente i due principi attivi allo stesso rapporto di dosi.
  2. Nel considerare la terapia di associaizone dell’ipertensione arteriosa in pazienti in cui è indicata una terapia con farmaci che esercitano un blocco del sistema renina-angiotensina-aldosetrone, gli ACE-inibitori sono da preferire.

 

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FARMACI USATI NELLA TERAPIA ORMONALE SOSTITUTIVA (TOS).


TERAPIA ORMONALE SOSTITUTIVA (TOS)

La TOS consiste nella somministrazione di estrogeni. Poichè gli estrogeni aumentano il rischio di tumore all’utero, solitamente vengono utilizzati insieme ad un progestinico, che riduce questo rischio rendendo simile a quello della popolazione genrerale. Le donne a cui è stato tolto l’utero possono assumere il solo estrogeno.

ALCUNI FARMACI USATI IN MENOPAUSA:

ESTROGENI ORALI:

  • Progynova
  • Premarin 0.625
  • Livial (usato anche senza progestinico).

PROGESTINICI ORALI:

  • Dufaston
  • Farlutal 10
  • Lutenyl 10 (adatti per somministrazione ciclica)
  • Provera G 5 mg (1/2 cp/die per somministrazione continua).

ASSOCIAZIONE ESTROGENO + PROGESTINICO CICLICO:

  • Premelle S
  • Filena
  • Kilogest.

ASSOCIAZIONE ESTROGENO + PROGESTINICO CONTINUATATIVO:

  • Premelle C.

ESTROGENI TRANSDERMICI (CEROTTI):

  • Estraderm, Estroclim: 25-50-100 (2 cerotti alla settimana)
  • Climara 50-100 (1 cerott0 alla settimana).

ESTROGENICI TRNASDERMICI:

  • Estracomb (2 cerotti alla settimana).

COME UTILIZZARE GLI ESTROGENI IN COMPRESSA:

Trattamento con solo estrogeni:

  • da riservare alle donne sottoposte ad asportazione dell’utero: 1 compressa tutte le sere senza interruzione.

Trattamento combinato continuo:

  • Se la donna non è interessata a prolungare le mestruazioni, il progestinico si somministra tutti i gironi: si può utilizzare 1 pillola di estrogeno (es. Progynova o Premarin 0.625 mg) + 1/2 cp di progestrinico (Provera 5 mg) ogni girono senza interruzione o preparazioni che contengono l’estrogeno e il progestinico associati in un’unica compressa numerata in sequenza da assumere tutti i giorni del mese.

Trattamento combinato ciclico:

  • Se la donna preferisce conservare le mestruazioni, il progestinico si usa ciclicamente assumendo 1 compressa di estrogeno (es. Progynova o Premarin 0.625 mg) + 1 compressa di progestinico (Farlutal 10 mg) per 10-12 giorni al mese. Una modalità potrebbe essere, ad esempio, assumere le compresse numerate eni corrispondenti giorni del mese oppure assumere l’estrogeno nei gironi dall’1 al 28 ed il progestinico nei gironi dal 17 al 28. Gli ultimi gironi del mese (quale che sia la durata) la donna non assume ormoni.
    In alcuni formulazioni l’estrogeno e il progestinico sono già associati.

COME UTILIZZARE I CEROTTI CONTENETI ESTROGENI

Schema di trattamento con soli estrogeni:

  • da riservare alle donne dopo asportazione dell’utero: 2 cerotti alla settimana in giorni stabiliti, 1 solo cerotto nel caso di Climara senza interruzione.

Schema di trattamento combinato continuo:

  • Se la donna è interessata a prolungare le mestruazioni: 2 cerotti alla settimana (1 solo nel caso di Climara) + 1/2 compressa di progestinico (Provera 5 mg) ogni giorno senza interruzione.

Schema di trattamento combinato ciclico:

  • Se la donna preferisce conservare le mestruazioni: 2 cerotti alla settimana (1 solo nel caso del Cliamra) per 3 settimane + 1 compressa di progestinico (Farlutal 10 mg) al giorno negli ultimi 10 gironi.

I trattamenti combinati ciclici prendono come riferimento i giorni della settimana (es. 1 cerotto il lunedi e 1 cerotto il giovedi oppure il mercoledi e il sabato), prevedono l’assunzione della compressa di progestinico negli ultimi 10 giorni e una settimana successiva di sosta.
Oppure, si può impostare la cura sui giorni del mese, che resteranno sempre gli stessi. Per esempio, si possono applicare sempre i cerotti ogni 4 giorni nei giorni 1-5-9-13-17-21-25 (togliendoli il 28) ed assumere il progestinico nei giorni 16 al 27. Gli ultimi giorni del mese (il 29, il 30 o il 31 quale che sia la durata del mese) la donna non assume ormoni.

Sono disponibili specialità che prevedono cerotti con solo estrogeno e cerotti in cui l’estrogeno e il progestinico sono associati nello stesso serotto. Esempio:
Estracomb con  cerotti A (solo estrogeno: 2 cerotti alla settimana per 2 settimane) e di cerotti B (estrogeno + progestinico: 2 cerotti alla settimana nelle 2 settimane successive). Nel ciclo successivo l’applicazione riprende senza sosta ed il mestruo tende a verificarsi poco dopo avere tolto il cerotto B e rimesso il cerotto A.

CEDRO DEL LIBANO.

Continua…….

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CONTINUITA’ ASSISTENZIALE: COMPITI E RSPONSABILITA’.


RUOLO DEL MEDICO DI CONTINUITA’ ASSISTENZIALE

Il servizio di continuità assistenziale (CA), conosciuto come ex-guarida medica, è affidato a medici convenzionati col SSN ai sensi degli artT. 62-73 dell’ACN 23 marzo 2005.
I compiti del medico di CA sono precisati dall’art. 67 secondo cui il medico è tenuto ad assicurare “le prestazioni sanitarie non differibili” ai cittadini residenti nell’ambito territoriale afferente alla sede di servizio.

Rispetto al DPR 270/2000 in cui all’art. 48 si affermava che il medico assicura gli interventi “urgenti”, col nuovo ACN viene chiarito che la GESTIONE DELLE EMERGENZE è attribuita al “SERVIZIO DI EMRGENZA SANITARIA TERRITORIALE) di cui agli artt. 91, 94 e 95 dello stesso accordo che ha proprio personale, in collaborazione con i servizi ospedalieri del 118 di cui al DPR 27 marzo 1992 che devono avere una propria organizzazione autonoma.
Secondo l’art. 67 del nuovo ACN il medico di CA effettua, in relazione al quadro clinico prospettato dall’utente o della centrale operativa del 118, tutti gli interventi ritenuti appropriati (comma 3) oppure in caso di necessità a suo giudizio allerta direttamente i servizi di emergenza territoriale del 118 (comma 11) ; gli interventi possono essere domiciliari (comma 2) o ambulatoriali (comma 3).
Le chiamate delle utenti devono essere registrate e rimanere agli atti (comma 7), il medico di CA usa il ricettario del SSN solo a favore degli utenti registrati (comma 9), comunica al medico curante l’esito della visita attraverso il modulo “Allegato M” consegnato all’utente (comma 8), rilascia all’utente le certificazioni di malattia obbligatorie (comma 16) ed effettua le constatazioni di decesso rischieste (comma 16, lettera e).

In merito ai ocmpiti del medico, rispetto al vecchio mansionario ex-art. 52 del DPR 270/2000, nell’art. 67 del nuovo ACN 2005 è SCOMPARSO IL TERMINE “richiesti” riferito GLI INTERVENTI DOMICILIARI E TERRITORIALI, E SI PRECISA CHE IL MEDICO EFFETTUA GLI INTERVENTI ritenuti appropriati in relazione al quadro clinico prospettato.

Si conferma quindi che è il responsabile giudizio clinico del medico a stabilire la necessità dell’intervento domiciliare, mentre la semplice richiesta di visita domiciliare dell’utente diventa un diritto solo se giudicata appropriata e quindi non implica di per sé il diritto a ricevere comunque una prestazione domiciliare.

Il comma 9 dell’art. 67 dell’ACN afferma che il medico di CA utilizza solo a favore degli utenti registrati, anche se privi di documento sanirtario, un apposito ricettario fornitogli dell’Azienda per le proposte di ricovero, le certificazioni di malattia per il lavoratore per un massimo di 3 gironi, le prescrizioni farmaceutiche per una terapia non differibile. Nel precedente DPR 270/2000 all’art. 52, comma 6 si specificava che il ciclo di terapia era per una durata di 48-72 ore.

SAINT PAUL DE VENCE.

Il Codice di Deontologia Medica afferma che il medico può rifiutare le prestazioni richieste che contrastino con il suo convincimento clinico purchè ciò non sia di grave e immediato danno per la salute dell’assistito; va rilevato comunque che il medico indipendentemente dalla sua abituale attività, non può mai rifiutarsi di prestare soccorso o cure d’urgenza e deve tempestivamente attivarsi per assicurare ogni specifica e adeguata assistenza indifferibile.

La Cassazione Penale sezione IV con sentenza n. 44326 del 16 aprile 2003 afferma che l’ASL non ha alcuna corresponsabilità civile nel danno causato dal medico convenzionato agli assistiti, poichè “il potere di controllo dell’ASL sul contenuto dell’attività terapeutica svolta è definito inesistente”, non sussitano tra medico e ASL un rapporto di servizio come nel pubblico impiego, con la conseguenza che eventuali danni derivanti sono cagionati nell’ambito di un rapporto professionale sul quale l’ASL non può interferire.
Secondo la Cassazione a Sezioni Unite, il rapporto tra medico convenzionato e ASL è infatti disciplinato da un contratto di diritto privato (sentenza n. 16219/2001), per cui l’ASL non può esercitare potere autoritativo sul medico al di fuori di quello di sorveglianza (sentenza n. 813/1999).
La valutazione della legittimità di un rifiuto del medico alla richiesta dell’utente di visita domiciliare, verte sull’esame della “non differibilità” e appropriatezza della prestazione richiesta che comporta la valutazione medico-legale a posteriori del caso clinico e della condotta del medico.
Secondo la Cassazione Penale sezione VI, il medico commette il reato di omissione d’atti d’ufficio (art 328 CP) se rifiuta una visita domiciliare che ad una valutazione posteriore risulta invece realmente non differibile e urgente (sentenza n. 9240/2004 e 35035/2005).
Ai sensi dell’art. 42 CP, sussiste il reato di omissione d’atti d’ufficio solo se viene dimostrata una cosciente volontà (dolo) di rifiutare l’intervento riconosciuto necessario. “che deve cioè essere compiuto senza ritardo per ragioni di salute” secondo l’art. 328 CP”.
Sussite dunque il reato di omissione d’atti d’ufficio solo quando l’urgenza prospettata era documentata, effettiva e reale, secondo la sentenza n. 2335 del 11 marzo 1985 della Cassazione Penale.

L’art. 67 dell’ACN 2005 afferma al comma 2 che il medico di CA deve essere presente nella sede assegnatali dall’ASL dall’inizio alla fine del suo turno di lavoro, ma al comma 10 si precisa che il medico a fine del suo turno deve essere presente fino all’arrivo del collega che continua il servizio. Pertanto un ritardo di quest’ultimo nel presentarsi al lavoro, può essere valutato come un inadempimento contrattuale passibile di sanzione convenzionale ai sensi dell’art. 30 dell’ACN, ma non già come una interruzione di pubblico servizio di rilevanza penale (art. 340 CP; Cass. Pen. n. 33.062/2003), poichè di fatto il servizio viene comunque associato con le modalità previste dal citato comma 10.
In caso di contestazione d’addebito, il medico viene sottoposto al procedimento disciplinare di cui all’art. 30 dell?ACN 2005, terminato il quale, il Direttore Generale dell’ASL archivia il caso o emette un provvedimento di sanzione contro cui il medico può ricorrere al Giudoce Ordinario del Lavoro, secondo il Consiglio di Stato sez. IV con decisione n. 5176/2004, previo tentativo obbligatorio di conciliazione all’isperrorato del lavoro locale (artt. 410-412 CPC).

Dr. Mauro Marin: MMG.
UNIVADIS.

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I DIURETICI.


DIURETICI AD AZIONE MINORE (TIAZIDICI E SULFONAMIDI):

  • Clortalidone – Igroton 25 mg cpr: durata d’azione 24-72 h. Dosaggio 25-50 mg/die. Eliminazione renale.
  • Idroclorotiazide – Esidrex 25 mg cpr: dosaggio 100 mg/die – Inizio d’azione: 2 ore, massimo effetto dopo 6 ore – durata d’azione: 18 ore o più. Eliminazione renale.
  • Indapamide – Natrilix 2.5 e 5 mg cpr. Simili ai precedenti ma con azione vasodilatatrice e non effetto sui lipidi plasmatici – Metabolizzazione epatica.
  • Metalazone – Zaroxolyn: cpr 5-10 mg, può risulatre efficace nei casi refrettari e con filtrato renale pari a 10 ml/m’ – Dosaggio 5-20 mg/die. Agisce sia a livello prossimale che distale.
  • Xipamide – Aquafor 20 mg cpr.
  • Fenquinzone – Idrolone cpr.

I diuretici tiazidici (o benzotiazidici) sono attivi solo per via orale.
Inibiscono il riassorbimento del sodio (Na) nel tubulo contorto distale del nefrone, aumentano l’escrezione del potassio (K) (ipokaliemia) e dell’amoniaca, inibiscono la secrezione tubulare dell’acido urico (iperuricemia), riducono l’escrezione del calcio (Ca) e aumentano quello del magnesio.
Sono efficaci solo per valori di clearenze della creatinina > 30 mg cc/m’.
L’efficacia e gli effetti collaterali dei vari prodotti è sovrapponibile, si differnziano soprattutto per la durata di azione.

Spesso la terapia viene fatta in maniera discontinua , ad esempio a giorni alterni o due volte alla settimana.

EFFETTI COLLATERALI:

  • Ipopotassiemia: Per combattere l’ipopotassiemia si può ricorrere ai sali di K, ad una dieta ricca di K o a diuretici risparmiatori del K: spironolattone o il triamterene; ciò è molto importante in caso di: ipopotassiemia sintomatica, terapia digitalica, aritmie, alterazioni a riposo dell’ECG, prima di anestesie generali.
  • Ipomagnesemia
  • Ipercalcemia
  • Iperuricemia, aumento dell’acido urico ematico con rischio di gotta.
  • Diminuita tolleranza ai carboidrati: Ipergliglicemia in soggetti predisposti, aggarvata se si utilizzano anche diuretici risparmiatori di potassio.
  • Aumento del colesterolo e trigliceridi (di non importanza clinica),
  • Depressione psichica, impotenza,
  • Astenia e anoressia,
  • Possibili in casi di fotosensibilizzazioni, rash cutaneo, anemia emolitica, neutropenia e trombocitopenia.
  • Disturbi gastrici.

I DIURETICI TIAZIDICI:

  • aumentano la tossicità della digitale,
  • aumentano gli effetti della tubocurarina e dell’intossicazione del litio,
  • in associazione con i corticosteroidi potenziano l’ipopotassiemia,
  • il loro effetto viene ridotto dall’associazione con i FANS.

HARISSA – LIBANO.

DIURETICI DELL’ANSA (AD AZIONE MAGGIORE):

  • Furosemide – Lasix 25 mg, f 20 mg (cpr 500 mg e f 200 mg sono impiegati in casi selezionati). Eleminazione renale (50% immodificata e 50% coniugata) quindi nelle insufficienze renali l’emivita è prolungata.
  • Bumetanide – Fontego 20 cpr 1 mg, f I.M o I.V 0.5 mg- 1 mg equivale a 40 mg di Furosemide. Dosaggio 0.5-10 mg/die.
  • Piretanide – Tauliz cpr 3 e 6 mg, f 6 mg.
  • Torasemide – Toradiur, Diuresix e Diuremid 2.5 e 10 mg, f I.V 10-200mg – entrambi con metabolizzazione epatica ed emivita immodificata nelle insufficienze renali: la Torasemide ha una emivita più lunga rispetto alla Furosemide (3-4 h vs 2 h).
  • Acido Etacrinico – Edecrin cpr 50 mg – Reomax cpr 50 mg (le fiale contengono 20 cc di mannitolo).
  • Etozolina – Elkapin 200 e 400 mg cpr.

Bloccano il riassorbimento del SODIO (Na), POATSSIO (K) e del CLORO (Cl) nel tratto ascendente dell’ansa di Henle e nei tubuli prossimali e distali. AUMENTANO quindi la diuresi e l’escrezione del Na, Cl e K. Sono rapidamente assorbiti a livello gastrointestinale ed eliminati per via renale e epatica.

CARATTERITICHE ED IMPIEGHI:

Sono impiegati come diuretici drastici, in casi di ipertensione, di iperkaliemia, di insufficienza renale acuta e di overdose da anioni come bromo, flluoro e iodio che vengono assorbiti nell’ansa di Henle.

INTERAZIONI:

  • Aumentano la tossicità da digitale e da cefaloridina, l’ipopotassiemia da cortisonici, gli effetti della tubocurarina e dell’intossicazione da litio, potenziano l’azione dei dicumarolici.

L’efficacia della furosemide aumenta se viene diluita in soluzioni alcaline.
Sono efficaci anche con valori di clearence della creatinina < 30 cc/m’.

EFFETTI COLLATERALI E AVVERTENZE:

Alcalosi metabolica, ipokaliemia, ipeuricemia (da evitarsi in caso di gotta), possibile disidratazione per via del loro effetto drastico, tossicità all’orecchio.

DIURETICI SIMILTIAZIDICO:

  • Metolazone – Zaroxolyn 5 e 10 mg.

DIURETICI RISPARMAITORI DLE POTASSIO:

  • Spironolattone – Aldactone 25 e 100 mg cpr.
  • Canreonato di Potassio – KANRENOL 100 mg cpr.
  • Canrenone – LUVION 50 e 100 mg cpr.
  • Butizide + canreonato di K – Kadiur cpr.
  • Amiloride (5 mg) + idroclorotiazide (50 mg) – MODURETIC cpr.
  • Spironolattone + Idroclorotiazide – Aldactazide e Spiridazide.
  • Butizide + Metildopa – Saludopin cnf.
  • Idroclorotiazide + Metildopa – Medozide cpr.

I diuretici sono ancora tra i farmaci più frequentemente prescritti nel trattamento dell’ipertensione e rappresentano, in minor misura con i betabloccanti e i calcioantagonisti le sole classi di farmaci che hanno sperimentalmente dimostrato di ridurre globalmente la morbilità e la mortalità.
Hanno il vantaggio di essere più economici.

I diuretici si differenziano per la struttura e per il sito d’azione a livello dle nefrone.
Tali differenze determinano la loro efficacia relativa, espressa come massima percentuale di sodio filtrato che viene escreta.
la terapia viene di solito iniziata con un diuretico tiazidico, se la funzione renale è gravamente compromessa (ovvero in presenza di creatinina sierica superiore a 2.5 mg/dl), si rende necessario un diuretico dell’ansa.

EFFICACIA

Quando utilizzati in monoterapia, i diuretici tiazidici hanno un’efficacia analoga a quella di altri classi di farmaci. I neri e gli anziani rispondono meglio ai diuretici rispetto ai non neri e ai soggetti  più giovani.
I diuretici potenziano l’effetto di tutti gli altri ipertensivi (associazioni) per la contrazione del volume di liquido che inducono e per la prevenzione dell’accumulo di liquidi che spesso si associa all’impiego di altri farmaci antipertensivi.

DOSAGGIO

La dose giornaliera di tiazidici consigliata è andata progressivamente riducendosi: negli ipertesi con buona funzionalità renale la maggior parte dell’effetto antipertensivo si ottiene con dosaggi di 6.25 – 12.5 mg e con minor incidenza di ipopotassiemia e di altri effetti collaterali.

Dosaggi superiori non aumentano l’efficacia terapeutica, anzi provocano un maggior numero di effetti collaterali e l’ipopotassiemia.
In conclusione la maggior parte degli ipertesi risponde col tempo a piccole dosi di diuretico tiazidico (ossia 12.5 – 25 mg di Idroclorotiazide) e che il modesto effetto aggiuntivo che si ottiene aumentando la dose giornlaiera al di sopra di 25 mg si paga a caro prezzo in termini di effetti collaterali.
Nelle associazioni possono essere sufficineti anche dosi di 6.25 mg.

PAZIENTI RESISTENTI

La resistenza all’azione natriuretica può manifestarsi o per eccessivo apporto di sodio nella dieta o per compromissione della funzionalità renale (creatinina >2.5 o con clearance della creatinina < 30 ml/min) perchè gli acidi organici endogeni che si sviluppano nell’insufficienza renale competono con i tiazidici per il trasposto nel tubulo prossimale).
Altro fattore ch eriduce l’efficacia deidiuretici è l’utilizzo di FANS.

TARTARUGA AFRICANA – LEGNO.

EFFETTI COLLATERALI

Quanto più lunga è la durata del diuretico, tanto più frequenti sono le complicanze.

  • TROMBOCITOPENIA O LEUCOPENIA:
  • IPOPOTASSIEMIA: I diuretici inducono perdita di potassio con le urine, l’entità dell’ipopotassiemia è  dose-dipendente. LE CONSEGUENZE DELLA IPOPOTASSIEMIA sono debolezza muscolare, poliuria e tendenza alle aritmie fino alla tachicardia ventricolare; la digitale potenzia l’effetto aritmogeno della ipopotassiemia.
    L’ipopotassiemia può innescare numerosi processi in grado di aumentare la PA, tra cui un peggioramento dell’insulino-resistenza.
    PER COMBATTERE L’IPOPOTASSIEMIA: si fa  riducendo l’apporto alimentare di sodio, aumentando il consumo di alimenti ricchi di potassio e utilizzando la dose minima indispensabile di diuretico o l’associazione dei diuretici risparmaitori di K, quali lo spironolattone o il triamterene.
  • IPOMAGNESEMIA:
  • IPERCALCEMIA: questo è un effetto collterale dei solo Tiazidici – I diuretici dell’ansa, anzì aumentano l’escrezione del Ca, quindi provocano ipocalcemia.
  • L’IPERURICEMIA: l’iperuricemia indotta dai tiazidici non richiede trattamento fino a quando non compaiono calcoli renali o un attacco di gotta. Se si decide di somministrare una terapia, la scelta logica è il probenecid per aumentare l’escrezione renale di acido urico. L’allopurinolo dovrebbe essere usato solo nei pazienti iperuricemici per un’eccessiva produzione di acido urico, non correlata all’impiego di diuretici.
  • IPERLIPIDEMIA – AUMENTO DEL COLESTEROLO E TRIGLICERIDI: di non importanza clinica.
  • INTOLLERANZA AL GLUCOSIO E INSULINO-RESISTENZA: nei pazienti che assumono tiazidici sono stati asservati insulino-resistenza, alterata tolleranza al glucosio e comparsa di diabete conclamato.
  • IMPOTENZA: L’impotenza può essere più frequente con i diuretici che con altri farmaci.
  • DEPRESSIONE PSICHICA:
  • FOTOSENSIBILITA:

DIURETICI DELL’ANSA

Sono più potenti e hanno una latenza d’azione più breve rispetto ai tiazidici.
Non sono più efficaci nel ridurre i valori pressori e se somministrati in dosi equivalenti, inducono effetti collaterali con analoga frequenza.

  • Sono impiegati sprattutto nei pazienti con insufficienza renale.
  • Un’indicazione all’impiego di un diuretico dell’ansa è costituita dei pazienti in trattamento con litio, nei quali il tiazidico può casuare un incremento dei livelli sierici del litio.

Furosemide, Bumetanide, Torasemide e Acido etacrinico.

RISPARMIATORI DI POATSSIO

I risparmiatori di potassio prevengono la perdita di potassio, uno (lo spironolattone) come antagonista dell’aldosterone, gli altri (triamterene e amiloride) come inibiotri diretti della secrezione di potassio.

Tutti e tre sono efficaci nel ridurre la deplezione potassica indotta dai diuretici.
La loro somministrazione in presenza di insufficienza renale, situazione in cui può verificarsi iperpotassiemia richiede cautela  a causa della ridotta capacità di eliminare potassio.

SPIRONOLATTONE (ALDACTONE):

  • A dosi moderate è dotato di per sè di un significativo effetto antipertensivo (100 mg in monosomministrazione),
  • Gli effetti collaterali principali: impotenza e ginecomastia.

TRIAMTERENE:

  • Il suo effetto antipertensivo è inferiore a quello dello spironolattone,
  • L’impiego contemporaneo di triamterene e dell’inibitore delle prostagladine indometacina può causare insufficienza renale reversibile.

AMILORIDE:

  • Potenzia l’effetto del diuretico tiazidico attenuando la deplezione del potassio.
    E’ ampiamente utilizzato (5 mg) in associazione con l’idroclorotiazide 50 mg come Moduretic.
  • Gli effetti collaterali più frequenti: nausea, flattulenza e le eruzioni cutanee, mentre quello più grave è l’iperpotassiemia,
  • Nei pazienti anziani si verificano nuemrodìsi casi di iponatriemia.

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DERMATOPHAGOIDES.


Acari

Gli acari del genere Dermatophagoides sono forse i più conosciuti e studiati fra gli acari della polvere domestica. Sono lunghi da 150 a 400 micron. Le specie più importanti in Italia sono due:

  1. D. farinae e
  2. D. pteronyssinus.

Sono acari astigmati che risiedono tipicamente all’interno di materassi, cuscini, piumoni, ma anche sul pavimento, nella moquette, nei tappeti dove si nutrono di microscopiche muffe che sviluppano sugli alimenti e sulle squame cutanee che si distaccano naturalmente dalla nostra pelle quando dormiamo.
Il loro ciclo vitale verrà discusso separatamente in qunato i due acari, anche se assai simili fra loro, presentano comunque delle sostanziali differenze per quanto concerne la biologia.

CICLO VITALE DEL DERMATOPHAGOIDES FARINAE

Il D. farinae, rispetto al D. pteronyssinua, sembra più resistente e meno sensibile al fattore umidità, anche se preferisce temperature più alte. Per uno sviluppo ottimale richiede temperature di 25-30°C ed un’umidità relativa del 50-60%.
Durante il periodo riproduttivo, della durata di circa 47 giorni, le femmine adulte fecondate depongono, secondo gli autori, da 84 a 383 uova, con un ritmo di circa 1.8 uova al giorno. Da queste si schiudono delle piccole larve esapodi, estremamente mobili, che si nutrono voracemente tra le fibre dei tessuti. Le larve mutano in protoninfe a cui segue lo stadio di tritoninfa e poi, dopo l’ultima muta, quello di adulto. Il ciclo di sviluppo si completa in circa 34 giorni.

CICLO VITALE DEL D. PTERONYSSINUS

Il D. petronyssinus, invece richiede per il proprio sviluppo una umidità ambientale più elevata con un optimum tra 70 e 80%. Durante il periodo riproduttivo, della durata di 34 giorni, le femmine adulte fecondate depongono circa 40-80 uova. SI succedono quindi gli stadi di larva, protoninfa, tritoninfa ed adulto. L’intero ciclo vitale si completa in un arco di tempo che oscilla intorno ai 14 giorni.

Sète - Hérault: Linguadoca-Rossiglione.

PROBLEMATICHE SANITARIE

I tipici acari della polvere del genere Dermatophagoides non danno, in genere, gravi problemi dermatologici, nonostante siano stati citati in letteratura alcuni rari episodi di dermatite. Le feci rilasciate dalle larve di questo acaro, se inalate, possono scatenare nei soggetti sensibilizzati, rinite allergiche, fino a fenomeni asmatici di bronco-spasmo.
L’importanza degli acari piroglifidi nell’insorgenza delle allergie alla polvere domestica è assi rilevante: secondo uno studio effettuato da Pauli et al. di tutti i componenti della polvere domestica:

  • questi acari sono considerati come i maggiori responsabili dei fenomeni allergici, con una prevalenza del 70% –
  • seguiti in percentuali decrescenti da: scaglie cutanee di vari animali domestici, soprattutto cani e gatti –
  • e a seguire da frammenti di insetti (ad es. scarafaggi), di funghi, pollini, alghe e da scaglie cutanee di origine umana.

Sono stati identificati diversi complessi antigenici caratteristici di questa acari che nel 1986 sono stati standarizzati dalla World Health Organisation (W.H.O):

  • il D. pteronyssinus possiede due gruppi antigenici, chiamati Der p I e Der p II.,
  • il D farinae ne conta invece ben tre gruppi: Der f I, Der f II e Der f III.

L’EDPA consente di rilevare l’entità e lo stato della popolazione (percentuali di stadi vitali, non vitali, in riproduzione) degli acari presenti in modo da permettere un intervento precoce e mirato.

(per maggior informazione andate sul sito: http://www.edpa.it).

DIAGNOSTICA

Come è noto gli acari del genere Dermatophagoides determinano il broncospasmo principlamente attraverso l’inalazione delle loro deiezioni e, seppure in misura minore, anche attarverso l’inalazione delle loro esuvie sporche di concrezioni dei propri liquidi esuviali. Inoltre sono proprio le masse fecali più piccole, quelle cioè prodotte dalle larve e dalle protoninfe, ad avere maggior potere allergenico. Da ciò si deduce chiaramente come non sia necessariamente la quantità di acari a determinare la patologia respiratoria ma il quantitativo di stadi immaturi, in particolare il quantitativo di larve e protoninfe. E’ veramente di scarsa utilità sapere se ci sono tanti o pochi Dermatophagoides dentro il nostro letto.
Per noi è indispensabile, invece sapere quanti stadi immaturi sono presenti. Infatti la popolazione che abita il nostro materasso può essere vecchia e composta in gran parte da acari adulti, molti dei quali morti! A noi interesa sapere lo stato di questa popolazione, cioè quanti “figli” sono presenti, quante “mamme gravide” ci sono, quante uova stanno producendo! Ciò è quanto ci può dire l’EDPA.
Al contrario di qualsivoglia kit oggi in commercio, questo esame ci consente di sapere, esattamente quale specie abita nel nostro letto,  se è quiescente o si trova invece nella fase riproduttiva … insomma, ci da le informazioni che ci servono realmente.

http://www.edpa.it

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SICUREZZA DELL’OLIO DI PESCE E DEGLI ACIDI GRASSI OMEGA-3. AUTORITA’ REGOLATORIA AUSTRALIANA (TGA) APRILE 2010.


Le proprietà anticoagulanti dei prodotti a base di pesce e il conseguente rischio di tendenza al sanguinamento hanno sollevato alcune preoccupazioni sulla sicurezza, in particolare relative al rischio di sanguinamento post-operatorio.

Thomas e coll. hanno riportato casi di epistassi a seguito dell’utilizzo di olio di pesce ed hanno suggerito che possono potenziare l’azione del warfarin (Coumadin) e presentare rischio per chi è affetto da emofilia.
L’olio di pesce contiene acidi grassi omega-3, acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA). Ci sono buone evidenze che indicano che DHA e EPA, contenuti nei supplementi a base di olio di pesce, forniscono effetti benefici a livello cardiovascolare.

Il meccansimo più spesso proposto per l’attività anticoagualnte dell’olio di pesce è da correlare all’alterazione del rapporto tra i fosfolipidi di membrana delle piastrine.
In vitro, l’olio di pesce inibisce in modo competitivo la ciclo-ossigenasi che riduce la sintesi del trombossano A2 dall’acido arachidonico (ARA) nelle piastrine, giocando un ruolo importante nella coagulazione. Il consumo di olio di pesce può ridurre l’aggregazione piastrinica riducendo la formazione di trombossano A2 da EPA.

DHA può influenzare l’aggregazione piastrinica competendo con ARA per l’incorporazione nella membrana delle pisatrine riducendo la formazione di trombossano A2.
Altri meccanismi proposti sono rappresentati dalla riduzione della crescita delle piastrine e dei fattori di coagulazione.
Gli altri benefici dell’olio di pesce includono l’uso per lo sviluppo oculare/cerebrale nei neonati, infiammazione, nutrizione (nei disturbi gastrointestinali), disturbi mentali, morbo di Alzheimer ed artrite reumatoide.

Una ricerca in letteratura ha identificato solo 3 case report che riportano eventi emorragici e alterazione degli esami di laboratorio in pazienti che assumono olio di pesce e anticoagulanti.

  • Leaf e coll. hanno condotto un RCT su 551 soggetti candidati ad angioplastica coronarica intraluminale percutanea allo scopo di stabilire se gli acidi grassi omega-3 sono in grado di prevenire la restenosi. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere alte dosi di EPA e DHA o placebo per 14 gironi prima e 6 mesi dopo l’angioplastica. Tutti i pazienti hanno ricevuto anche 325 mg di aspirina per 6 mesi dopo l’angioplastica. Anche se l’intervento non è stato in grado di prevenire restenosi, tra i gruppi non è stata osservata una differenza staticamente significativa nel tempo di sanguinamento.
  • La sicurezza della somministrazione post-operatoria di olio di pesce è stata valutata da Heller e coll. in un RCT verso palcebo su 44 pazienti esposti ad elevate dosi di acidi grassi omega-3 in nutrizione parenterale dopo interventi chirurgici addominali maggiori. Tra i gruppi non sono state osservate differenze significative negli eventi emorragici.
  • Il commento di Lichtenstein sui dati relativi ai suppelemnti dietetici che possono alterare l’attività della terapia antitrombotica ha incluso le conclusioni di un’analisi basata sulle evidenze relativa agli effetti degli acidi grassi omega-3 sulle patologie cardiovascolari, preparata per l’Agency for Healthcare Research and Quality statunitense nel 2004. Non è stata osservata una differenza nel numero totale di eventi emorragici tra il gruppo esposto al supplemento e il controllo.
  • Harris ha analizzato 19 trial clinici su soggetti candidati a intervento chirurgico vascolare o puntura dell’arteria femorale esposti ad acidi grassi omega-3 in aggiunta ad anticoagulanti. In 14 di questi trial, gli acidi grassi sono somministarti 1-42 gironi prima dell’intervento e in 5 studi, dopo l’intervento a dosi variabili tra 1.4 e 21 g/die. Gli eventi emorragici clinicamente significativi erano “virtulamente inesistenti”.
  • In uno studio in aperto, della durata di 4 settimane, Larson e coll. hanno valutato gli effetti della prescrizione di acidi grassi omega-3 ed aspirina, da soli e in associazione, sulla funzionalità piastrinica in 10 soggetti sani. Dallo studio è emerso che gli acidi grassi omega-3 da soli non alteravano l’aggregazione piastrinica, che invece risulatva alterata dall’aspirina da sola o in associazione ad acidi grassi omega-3.
  • Tavazzi e coll. hanno pubblicato i risultati di un RCT in doppio cieco che ha valutato gli effetti di PUFA (n-3 polyunsaturated fatty acids) in pazienti con insufficienza caridaca cronica (New York Heart Association classe II-IV). I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere n-3 PUFA 1 g/die (n=3494) o placebo (n=3481). E’ stata effettuata un’analisi relativa ai pazienti che hanno interrotto lo studio a causa dell’insorgenza di eventi avversi e non è stata evidenziata una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi.
  • Watson e coll. hanno effettuato una analisi retrospettiva dei dati su 182 soggetti trattati con olio di pesce a dosi elevate, aspirina e clopidogrel e 182 controlli in terapia con aspirina e clopidogrel da soli, con un periodo medio di follow-up di 33 mesi. Nel gruppo esposto a trattamento è stato osservato 1 caso di emorragia maggiore (un paziente con cancro al retto che ha avuto necessità di trasfusioni) e nessun caso nel gruppo controllo (p=1). Si è verificata una maggiore incidenza di emorragie minori nel gruppo controllo rispetto al gruppo esposto al trattamento, ma la differenza non è risultata statisticamente significativa. Si è giunti alla conclusione che l’olio di pesce ad alte dosi sembra sicuro in associazione ad aspirina e clopidogrel e non aumenta il rischio di sanguinamento rispetto a quanto osservato ad aspirina e clopidogrel da soli.

TRIGANCE – VAR – PROVENCE.

Ramsay e coll. hanno pubblicato i risultati di un’analisi retrospettiva dei piani terapeutici in pazienti che hanno iniziato una terapia con warfarin per valutare l’uso concomitante di medicina complementare. Su 631 piani terapeutici analizzati, è stato riscontrato che 170 pazienti (26.9%) stavano assumendo anche medicine complementari. Circa il 60% di queste poteva interagire con warfarin. Complessiavemente >10% dei pazienti stava assumendo olio di pesce o olio di fegato di merluzzo.

Nel database delle reazioni avverse del TGA, fino a febbraio 2010, erano presenti 92 segnalazioni associate ad acidi grassi omega-3 e olio di pesce, con 11 casi di sanguinamento. in 3 casi (3.2%) rappresentavano l’unico farmaco sospettato.
Nel 2004 la Food and Drug Administration in un avviso dichiarava che “i supplementi dietetici non devono essere aasunti a dosi giornaliere > 3 grammi di EPA e DHA”.
L’American Heart Association ha dichiarato che un’assunzione elevata può causare sanguinamenti in alcuni pazienti.
La British Haert Foundation sostiene l’assunzione di acidi grassi omega-3 per cardioprotezione, indicando però che i pazienti che assumono in concomitanza warfarin e supplementi a base di oliodi pesce devono consulatre il prorpio medico  a causa del possibile rischio di sanguinamento.

In un articolo Bays suggerisce di:

  • Sospendere il consumo di olio di pesce a dosi elevate durante una malattia emorragica acuta, ad esempio durante e subito dopo uno stroke emorragico o in pazienti ad alto rischio.
  • Sospendere il consumo di olio di pesce 4-7 gironi prima di procedure elettive con un alto rischio di complicanze emorragiche, come spesso si verifca con aspirina, warfarin e clopidogrel, anche se non sembra che dopo un intervento chirurgico addominale maggiore l’infusione di olio id pesce tramite nutrizione parenterale determini un’emorragia clinicamente significativa.
  • Considerare il potenziale antitrombotico e i benefici cardiovascolari associati alla ripresa della terapia con olio di pesce nel periodo post-operatorio, dato che a seguito di interventi chirurgici maggiori si possono verifiacre eventi tromboitci e cardioavscolari.

Cliccare il link sotto:

GLI OMEGA 3.

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CONTRACCETTIVI ORALI A CONFRONTO: PILLOLE, CEROTTI, ANELLI, INIEZIONI.


Pillola di II generazione (a base di estradiolo + levonorgestrel)

Come si usa:
Una pillola/die, ma ci sono differenze a seconda delle preparazioni. Fra le più diffuse ci sono quelle monofasiche da 21 giorni (1 compressa/die per 3 settimane al mese, la IV settimana va sospesa) e quelle monofasiche quotidiane (1 pillola/die).

Efficacia controaccettiva:
E’ molto efficace, dal 95 al 99.99% se usata correttamente.
L’efficacia contraccettiva può diminuire se si assumono altri farmaci, fra cui:

  • antimicotici,
  • antibiotici,
  • antitubercolari,
  • anticonvulsivanti,
  • antiepilettici.

Effetti indesiderati e controindicazioni:
Non dovrebbe essere assunta in caso di:

  • storia familiare di trombosi,
  • precedente infarto o ictus,
  • gravi disturbi epatici,
  • i primi 6 mesi di allattamento.

Altri fattori da tenere in considerazione:

  • obesità grave,
  • abitudine al fumo,
  • periodo post-partum,
  • recente intervento chirurgico.

Aumenta in modo modesto il rischio di trombosi venosa (15 casi in più all’anno ogni 100.000 donne che ne fanno uso), infarto, ictus, tumore al seno.
Altri effetti collaterali: aumento di peso, nausea, diarrea, edema, cambiamenti di umore.

Praticamente gli eventi avversi sono rari e ogni anno circa il 99.95% delle donne che ne fa uso non ha alcun problema grave.

La prima pillola va assunta il primo giorno del ciclo e poi ogni giorno, approssimativamente alla stessa ora.
Nel caso in cui si dimentichi, l’effetto contraccettivo potrebbe essere perso solo se il ritardo è superiore alle 12 ore.
L’efficacia contraccettiva non è immediata, e potrebbe essere utile associare un altro metodo contraccettivo nel primo mese.

Pillola orale III generazione (a base di desogestrel + etinilestradiolo e gestodene + etinilestradiolo)

Come si usa:
In modo uguale a quella della pillola di II generazione.

Efficacia contraccettiva:
simile a quella della pillola di II generazione.

Effetti indesiderati e controindicazioni:
Controindicazioni ed effetti collaterali: simili a quelle della pillola di II generazione.

Il rischio di trombosi venosa è leggeremente maggiore rispetto alla pillola di II generazione (25 casi in più all’anno ogni 100.000 donne che ne fanno uso).

Praticamente i dosaggi sono ridotti rispetto alla pillola di II generazione e sono stati introdotti nuovi progestinici (gestodene e desogestrel).

Premilcuore: Forlì - Cesena.

CEROTTI

Come si usa:
Si applica un cerotto a settimana per tre settimane al mese (la quarta settimana va sospeso).

Efficacia contraccettiva:
Si verificano circa 1-2 gravidanze ogni 100 donne in un anno. L’efficacia si riduce se la donna pesa più di 90 kg.

Effetti indesiderati e controindicazioni:
Simili a quelli della pillola.
Nel 20% dei casi si ha irritazione della pelle dove si applica il cerotto.
Il cerotto può staccarsi completamente nel 2% dei casi e parzialemnete nel 3% dei casi.

  • Praticamente se si stacca si può riattaccare entro 24 ore ,
  • Se è rimasto staccato per più di 24 ore, allora va sostituito con un nuovo. Nei sette giorni successivi bisogna associare un altro anticoncezionale (come il preservativo o il diaframma).
  • E’ utilizzabile sotto la doccia o in piscina.

Non presenta vantaggi rispetto alla pillola orale.

ANELLI VAGINALI

Come si usa:
Si applica in vagina il 5° giorno del ciclo per tre settimane ogni mese. Il nuovo anello viene applicato alla fine della 4° settimana.

Efficacia contraccettiva:
E’ simile a quella della pillola orale (1-2 gravidanze ogni 100 donne in un anno).

Effetti indesiderati e controindicazioni:
Simile a quelli della pillola, in più si è osservato:

  • cefalea nel 6% dei casi,
  • leucorrea nel 5% dei casi,
  • vaginite nel 5% dei casi,
  • irritazioni vaginali e rimozione dell’anello si verificano nel 2-3% dei casi.

Praticamente se viene rimosso per meno di tre ore, basta reinserirlo.
Se viene riposizionato dopo più di tre ore, allora nei sette giorni seguenti bisogna uasre anche un altro metodo contraccettivo (come il preservativo o il diaframma).

Iniezioni a base di progestinici

Come si usa:
Una iniezione ogni 2-3 mesi a seconda del tipo di farmaco.
La prima iniezione va effettuata entro il 7° giorno del ciclo mestruale.

La sua efficacia è superiore a quella della pillola.

Effetti indesiderati e controindicazioni:
Simili a quelli della pillola. In più si è osservato:

  • riduzione della densità minerale ossea: sconsigliato sotto i 18 anni e sopra ai 45 e in chi è a rischio di osteoporosi.
  • perdite di sangue nel periodo fra due mestruazioni, aumento di peso, cefalee.
  • si consiglia di non usare per più di 2 anni,
  • è utilizzabile durante l’allattamento, per chi non può usare estroprogestinici (es. fumatrici con più di 35 anni).

http://www.saperidoc.it

 

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DOSAGGIO DEI FARMACI AD USO PEDIATRICO.


AVVERTENZA A TUTTE LE  MAMME
QUESTO PARAGRAFO NON DOVREBBE SOSTITUIRE IL VOSTRO PEDIATRA
PER OGNI CONSIGLIO O DUBBIO
CONTATTATE SEMPRE IL VOSTRO MEDICO DI FIDUCIA.

Somministrazione orale: OS
Somminisatrzione rettale: R

ALGINOR: Cimetropio Bromuro.
Indicazioni: coliche addominali, disturbi funzionali motori gastroenterici e discenesie delle vie biliari.
Controindicazioni: glaucoma, megacolon, ileo paralitico, ritenzione urinaria, stenosi pilorica, occlusione intestinale, esofagite da reflusso.
Effetti indesidertai: in genere ben tollerato a dosi consigliate.
A dosi più elevate può causare disturbi della minzione, cefalea, vertigini, manifestazioni di tossicità: irritabilità tremori, convulsioni.

Dose: 1-2 mg/kg/dose, 4-6 volte/die.
Gtt bb: 1 gtt = 0.4 mg.
bb e lattanti: 3-5 gtt/kg/dose x 4-6 volte/die.

Compresse 50 mg.
bb > 15 – 20 kg: 1/2 cp x 2-3 volte/die.

 

DOMPERIDONE – PERDION – MOTILIUM:
Non somministarer ai bambini di età < 1 anno.
Supposte pediatriche: 30 mg.
Sospensione orale 0.1%

bb da 2 a 4 anni: 2 supp/die.
bb da 4 a 6 aa: 3 supp/die.
oltre 6 aa: 4 supp/die.

Sospensione orale 0.1%: (1 ml = 1 mg, il misurino è tarato a 1.25 – 2.5 – 5 – 10 ml)
1.25 ml ogni 5 kg di peso corporeo x 3 volte/die, 15 minuti prima dei pasti.

  • 5 kg → 1.25 ml
  • 10 kg → 2.5 ml
  • 15 kg → 3.75 ml
  • 20 kg → 5 ml
  • 25 kg → 6.25 ml
  • 30 kg → 7.5 ml
  • 35 kg → 8.75 ml
  • 40 kg → 10 ml.

PARACETAMOLO – TACHIPIRINA:
Antipiretico ed analgesico.
Effetti indesiderati rari: eruzione cutanea su base allergica, disturbi gastrointestinali.
Se somministrato in dosi troppo alte (> 1.2 g/die) può dare intossicazione (metaemoglobin, trombocitopenia e lesioni epatiche e renali).

DOSE:

  1. SOMMINISTARZIONE ORALE (OS): 15 mg/kg/dose ogni 6 ore, o 10 mg/kg/dose ogni 4 ore.
  2. SOMMINISTRAZIONE RETTALE (R): 15-20 mg/kg/dose, ripetibile dopo 4-6 ore. Al di sotto di 3 mesi, in caso di ittero, la dose singola per via rettale deve essere ridotta a 5-10 mg/kg.

Inoltre si raccomanda di non somministrare il farmaco per più di 3 giorni senza consultare il medico.

Compresse da 500 mg:

  • Bambini (bb) di peso compreso tra 21 e 25 kg (tra 6 e 10 anni): 1/2 cp alla volta, da ripetere se necessario dopo 4 ore, senza superare le 6 somministarzioni/die.
  • bb di peso tra 26 e 40 kg (tra gli 8 e 13 anni): 1 cp alla volta, da ripetere se necessario dopo 6H, senza superare le 4 somministrazioni/die.
  • ragazzi di peso tra 41 e 50 kg (tra 12 e 15 anni): 1 compressa alla volta , da ripetere se necessario dopo 4H, senza superare le 6 somministrazioni/die.
  • ragazzi di peso > 50 kg (sopra i 15 anni): 1 cp alla volta, da ripetere se necessario dopo 4H, Ssenza superare le 6 somministarzioni/die
  • Adulti: 1 cp alla volta, da ripetere se necessario dopo 4H, senza superare le 6 somministrazioni/die. Nel caso di forti dolori o febbre alta, 2 cp da 500 da ripetere se necessario dopo non meno di 4H.

PER BAMBINI (bb) piccoli:
Gocce (gtt): 3gtt = 8 ml.
3 gtt x kg/dose: 4-6 volte/die.

Sciroppo: (1 ml = 24 mg, bicchierino tarato a 2.5 – 5 – 10 ml).
< 1 anno: 2.5 ml ogni 4-6H
1-4 anni: 2.5 – 5 ml ogni 4-6H
> 4 anni: 5 – 10 ml ogni 4-6H.

CONTINUA

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ABOUT DR. FADLO NADDAF / MEDICO CHIRURGO UNIVERSITA’ DI BOLOGNA / MEDICO DI MEDICINA GENERALE CONVENZIONATO CON IL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE.


ABOUT DR. FADLO NADDAF / MEDICO CHIRURGO UNIVERSITA’ DI BOLOGNA / MEDICO DI MEDICINA GENERALE CONVENZIONATO CON IL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE..

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