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MEDICO CHIRURGO: UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI BOLOGNA, MEDICINA GENERALE: REGIONE EMILIA-ROMAGNA, MEDICINA MANUALE-OSTEOPTIA: DIPLOME INTER-UNIVERSITAIRE DE MEDICINE MANUELLE-OSTEOPATHIE: FACULTE DE MEDECINA PARIS XIII - BOBIGNY. MESOTERAPIA ANTALGICA. MEDICO DI MEDICINA GENERALE: Cento-Fe, frazione Casumaro e Reno Centese.

DIAGNOSI DI DIABETE TIPO 2


DIAGNOSI

Soggetto normale:  Glicemia plasmatica a digiuno
IFG o alterata glicemia a digiuno (Impaired Fasting Glycaemia): Valori di glicemia plasmatica a digiuno compresi tra 100 e 125 mg/dl.
IGT o ridotta tolleranza glucidica (Impaired Glucose Tolrance): 2 ore dopo OGTT con 75 g di glucosio, glicemia plasmatica compresa tra 140 e 199 mg/dl.
Diabete mellito:

  1. glicemia plasmatica a digiuno ≥126 mg/dl, il dato necessita di una conferma in una seconda occasione, oppure
  2. glicemia plasmatica ≥200 mg/dl in qualsiasi momento della giornata associata a sintomi suggestivi di diabete mellito; il dato necessita di una conferma in una seconda occasione, oppure
  3. glicemia plasmatica ≥200 mg/dl 2 ore dopo OGTT anche in presenza di glicemia a digiuno inferiore a 126 mg/dl.

Soggetti a rischio medio-alto di diabete mellito: familiarità di 1° gardo, obesità o sovrappesi icon IMC >25kg/m2 soprattutto se circonferenza vita >80 cm nelle donne e >94 cm negli uomini, pregresso diabete gestazionale, anamnesi di gravidanza con peso alla nascita >4.5 kg o <2.5 Kg, abortività ripetuta, aterosclerosi precoce, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia e/o HDL <35 mg/dl, iperuricemia, IGT, IFG, gruppi etnici ad alta prevalenza di diabete: glicemia a digiuno ogni anno, indipendentemente dell’etò.

Nei soggetti con conbinazione di più fattori di rischio o con forte sospetto di alterazione metabolica, in particolare se affetti da malattia cardiovascolare, è raccomandabile un approfondimento diagnostico della condizione metabolica tramite determinazione annuale della glicemia dopo 2 ore dal pasto e/o 2 ore dopo OGTT con 75 g di glucosio.
I risultati di tali indagine potranno individuare uno stato di normalità o di alterazione del metabolismo glucidico tale da configurare categorie diagnsotiche diverse: IFG, IGT, diabete mellito.
Tali soggetti (trovati affetti da IFG e/o IGT) vanno considerati ad elevato rischio cardiovascolare a tutti gli effetti.

I valori del compenso metabolico sono sintetizzabili come:

HbA1c inferiore a 53 mmol/mol (7%) nei soggetti ≤65 aa
HbA1c inferiore a 58.5 mmol/mol ( 7.5%) nei soggetti >65 aa e ≤75 aa
HbA1c inferiore a 64 mmol/mol (8%) nei soggetti >75 aa

Glyconverter: cliccare sotto
http://glyconverter.altervista.org/ Tabella di conversione dei valori di emoglobina glicata
http://www.gdm1.org/images/ConversioneGlicosilata.pdf

Per passare da un’unità di misura all’altra si può ricorrere ai seguenti calcoli che forniscono un valore approssimativo.
Da mmol/mol a %: HbA1c (in mmol/mol)/11 + 2 = HbA1c %
Da % a mmol/mol: HbA1c (%) – 2) x 11 = HbA1c (mmol/mol)

PERIODICITA’ DEI CONTROLLI PER I SOGGETTI DIABETICI

OGNI 3 MESI:
– glicemia a digiuno
– peso corporeo
– circonferenza vita
– Pressione arteriosa
– anamnesi orientata (in part. ipoglicemia)
– valutazione dati autocontrollo (se attivato)- HbA1c per i soggetti temporaneamente metabolicamente insatbili o trattati con insulina

OGNI 6 MESI:
– HbA1c (non insulino-trattati e metabolicamente stabili)
– glicemia post-prandiale quando clinicamente indicata
– Visita medica orientata alla patologia diabetica (rinforzo cognitivo e terapeutico, counselling gestionale e terapeutico)
– microalbuminuria rapporto albumina/creatinina su urine del primo mattino, da confermare, se patologica, con un successivo dosaggio.
– creatininemia
– uricemia
– Colesterolo totale, HDL, Trigliceridi, LDL, ALT

OGNI ANNO
– ECG (se presente cardiopatia ischemica o altri fattori di rischio CV)
– oftalmoscopia (se presente retinopatia diabetica)
OGNI 2 ANNI:
– ECG (anche se assente cardiopatia ischemica)
– Oftalmoscopia (anche in assenza di precedente retinopatia)

APPLICAZIONE DELLA NOTA AIFA 13 NEI DIABETICI

La nota AIFA 13, al pari delle più accreditate linee guida, considera il diabete come un equivalente ischemico coronarico, a prescindere dalla durata della malattia o dal grado di compenso metabolico. Le prove che il diabete sia un equivalente ischemico coronarico non appaiono però univoche. Se viene mantenuto un adeguato compenso metabolico il soggetto diabetico, specie nei primi anni dopo l’insorgenza della malattia, sembra presentare un RCG (rischio cardiovascolare globale) inferiore rispetto al paziente con pregressa malattia coronarica.

In effetti le carte del rischio cardiovascolare consentono la valutazione del rischio nel soggetto diabetico in prevenzione primaria.

Il cattivo compenso metabolico è considerato, di per sé un potente determinante della dislipidemia sia nel diabete di tipo 1 che di tipo 2: frequente la presenza di ipertrigliceridemia, LDL piccole e dense (particolarmente aterogene) e bassi livelli di colesterolo HDL. E’ stato evidenziato che il miglioramento del grado di compenso glucidico comunque ottenuto (modifiche dello stile di vita, antidiabetici orali, insulina) si associa ad un miglioramento del profilo lipdidico del soggetto diabetico.

Sarebbe estremamente utile, a questo riguardo, poter disporre di strumenti per la valutazione del RCV che tengano in considerazione anche la severità della malattia diabetica. In assenza di tali strumenti, secondo le linee guida internazionali sul diabete, e in particolare secondo il Position Statement dell’American Diabete Association del 2012, tre potrebbero essere gli scenari da considerare.

Paziente diabetico CON complicanze cardiovascolari. E’ sempre giustificato iniziare un trattamento con farmaci ipolipemizzanti; il trattamento farmacologco, non deve sostituire, ma affiancarsi ad una dieta corretta e a un appropriato stile di vita.
Il target raccomandato di colesterolo LDL da raggiungere è <70

Paziente diabetico >40 anni SENZA complicanze CV, ma con almeno un ulteriore fattore di rischio cardiovascolare. E’ giustificato iniziare un trattamento con framaci ipolipemizzanti. Il trattamento farmacologico deve essere associato ad una dieta corretta e appropriato stile di vita.
Il target raccomandato di LDL da raggiungere è <100

Paziente diabetico – almeno altri 2 fattori di rischio CV,
oppure
– mancato raggiungimento del target di colesterolo LDL

Il trattamento con framaci ipolipemizzanti può essere preso in considerazione, anche se non obbligatoriamente, in aggiunta ad una dieta corretta e a un appropriato stile di vita.

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INSUFFICIENZA RESPIRATORIA E OSSIGENOTERPIA.


INTRODUZIONE

L’ossigenoterapia consiste nella somministrazione di ossigeno (O2) in concentrazione maggiore di quella presente nell’aria ambiente, allo scopo di trattare o prevenire i sintomi dell’ipossiemia arteriosa.
Questa terapia può essere applicata sia in situazioni di acuzie, per il periodo necessario a superare l’evento acuto, sia a lungo termine, quando esiste una grave ipossiemia cronica stabilizzata.
I benefici della ossigenoterapia a lungo termine (OTLT) sono stati chiaramente documentati per la BPCO, mentre per le rimanenti malattie broncopolmonari l’evidenza di efficacia risulta meno forte.

L’insufficienza respiratoria (IR), è la complicanza più frequente delle riacutizzazioni di BPCO che necessitano di ricovero ospedaliero. L’indagine principe per la diagnosi di (insufficineza respiratoria) IR è l’emogasanalisi arteriosa (EGA) il cui referto deve sempre riportare la FiO2 o il flusso di O2 a cui è stata eseguita.
Si parla di IR in presenza di PaO2 <60 mmHg, che può essere accompagnato da incremento della PaCo2 (ipercapnia, PaCO2 >45 mmHg) e da acidosi respiratoria (pH <7.35).

i valori normali dell’EGA sono i seguenti:

  • pH:  7.35-7.45
  • PaO2: > 80-100 mmHg, (i valori fisiologici diminuiscono con l’età; sottrare 1 mmHg da 80 mmHg per ogni anno di età sopra i 60 anni e fino a 90 anni (Fischbach e Dunning, 2006).
  • PaCO2: 35-45 mmHg
  • HCO3: 22-26 mEq/L
  • SaO2: Saturazione di ossigeno >95%
  • Eccessi o deficit delle basi (BE+/BE-): +/-2 mEq/L
  • tHb: 11-17 g/dL
  • Na+: 135-145 mEq/L
  • Cl-: 95-105 mEq/L
  • K+: 3.50-4.50 mEq/L
  • Ca++: 4.49-5.29 mEq/L
  • Glucosio: 60-110 mg/dL
  • Lattato: 0.3-1.3 mEq/L

INDICAZIONI ALLA OTLT

Indicazioni assolute:

  1. IRC in fase stabile con trattamento farmacologico ottimale che presenti valori di PaO2 <55 mmHg o SaO2 ≤88%, non modificabile con altre risorse terapeutiche.
  2. IRC in fase stabile con trattamento farmacologico ottimale che presenti PaO2 compresa fra 55 e 60 mmHg e coesistenza di almeno uno dei seguenti fattori aggiuntivi:
    – policitemia (ematocrito >55%);
    – cuore polmonare cronico o segni di ipertensione arteriosa polmonare;
    – segni di sofferenza ipossica tissutale (edemi periferici da scompenso cardiaco destro, peggioramento dello stato mentale);
    – cardiopatia ischemica.

L’adesione ai criteri prescrittivi va confermata a distanza di tempo dalla rilevazione iniziale. In particolare, l’emogasanalisi (EGA) deve essere ripetuta dopo un mese; un successivo controllo a 3 mesi permetterà di confermare o revocare la prescrizione di OTLT.

Indicazione relative:
Nei pazienti che presentano desaturazione ossiemoglobinica intermittente, la OTLT è indicata nelle seguenti condizioni:

  1. Sonno: quando la Saturazione Ossiemoglobinica (SpO2) si mantiene al di sotto del 90% per almeno il 30% del tempo di registrazione nel corso di un monitoraggio notturno della durata di almeno 6 ore, e quando il monitoraggio notturno durante ossigenoterapia evidenzia un significativo miglioramento dell’ipossiemia (SpO2 ≥90% per 80% della registrazione);
  2. Esercizio fisico: quando vi è il riscontro pulsossimetrico di desaturazione ossiemoglobinica durante esercizio, confermata mediante EGA arteriosa (PaO2 <55 mmHG); la somministrazione di ossigeno (O2) durante test del cammino deve innalzare stabilmente SpO2 al di sopra del 90%.

TEMPO DI UTILIZZO DELL’OTLT

La OTLT deve essere attuata per almeno 18 ore al die nei pazienti ipossiemici stabili; i benefici aumentano proporzionalmente al tempo di assunzione, cosicchè è preferibile che esso sia prossimo alle 24 h/die.
Tenuto conto del fatto che la pressione arteriosa polmonare aumenta dopo 2-3 ore di sospensione dell’ossigenoterapia, le interruzione quotidiane del trattamento non dovrebbero superare tale durata.
Sono pertanto proponibili le seguenti durate minime di utilizzo quotidiano:

  • ipossiemia continua: >18 h/die, preferibilmente prossima alle 24 h (specie in presenza di ipertensione polmonare);
  • ipertensione notturna: >6 h/die.

VERONA

PALERMO

SIENA

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SPAZIO GIOVANE DI CENTO-FERRARA


Il servizio spazio giovane è aperto ai ragazzi e alle ragazze il mercoledi.

Il Consulturio rappresenta un punto di riferimento per i giovani per trattare le problematiche affettive, sessuali e relazionali, offrendo ascolto, attenzione ed informazioni appropriate.

Operatori:

  • Medico Ginecologo
  • Ostetrica
  • Psicologa

L’accesso è gratuito per ragazzi di età compresa tra 14 e 20 anni.

Sede di ricevimento
Cento – Via Cremonino  18

Orari di ricevimento
Medico Ginecologo: mercoledi dalle 13 alle 14, libero accesso, tel: 051-6838431 (da 14 a 20 anni)
Psicologa: mercoledi dalle 10.30 alle 16.30 su appuntamento, tel: 051-6838552 (da 14 a 24 anni)

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CATARATTA


PREPARAZIONE PREINTERVENTO

INDOM COLLIRIO (indometacina, antidolorifico): una goccia in entrambi gli occhi, 4 volte al giorno, nei due giorni antecedenti l’intervento. NETTACIN COLLIRIO (Netilmicina, antibiotico): una goccia nell’occhio da operare, 4 volte al giorno, nei 2 giorni antecedenti l’intervento. Si consiglia di tenere le mani ben lavate ogni volta che si toccano gli occhi. Usare fazzoletti monouso. Non usare fazzoletti di tessuto.

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COME ERADICARE L’HELICOBACTER PYLORI


ERADICAZIONE DI HP

L’Helicobacter Pylori (Hp) è un agente patogeno umano che gioca un ruolo cardine nello sviluppo di alcune malattie tra cui l’ulcera peptica e le neoplasie gastriche.
Pertanto, questa infezione deve essere curata ogni qualvolta venga diagnosticata.

Qual’è la terapia di prima linea dell’infezione da Hp:
TRIPLICE TERAPIA STANDARD: TERAPIA DI PRIMA LINEA: 10-14 giorni.
PPI+CALRITROMCIINA+AMOXICILLINA OPPURE
PPI+CLARITROMICINA+METRONIDAZOLO (risultata ugualmente efficace), è consigliata come terapia di prima linea nelle aree a bassa calritomicina-resistenza, ma deve essere abbandonata nelle aree con resistenza >20%. Inoltre la durata della terapia deve essere estesa a 10 0 14 giorni in quanto una meta-analisi ha riportato incremento del tasso di eradciazione di circa il 4% e 5%, rispettivamente in confronto a 7 giorni di terapia.

 Negli ultimi anni, tuttavia, si è assistito ad un progressivo declino dei tassi di successo della terapia tripla sopra menzionata, con tassi di eradicazione di H. pylori che sono stati stimati essere inferiori all’80% in ragione, soprattutto dell’emergere di resistenza agli antibiotici (claritromicina in particolare).

quando non è consigliato utilizzare la TRIPLICE TERAPIA STANDARD?
Secondo le recenti linee-guida di Maastricht IV la soglia del 20% di resistenza alla claritromicina dovrebbe essere adoperata per separare le Regioni ad alta da quelle a bassa resistenza all’antibiotico, mantenendo pertanto l’utilizzo di tale strategia terapeutica solo nei Paesi con resistenza inferiore al 20% (Olanda, Svezia, Irlanda, Germania, Malesia, Taiwan), dove si raggiungono tassi di eradicazione superiori al 90%.
La triplice terapia standard dovrebbe essere invece, abbandonata nelle aree con resistenza alla claritromicina uguale o superiore al 20% (Spagna, Turchia, Italia; Alsaka, Cina, Giappone e Camerun) in quanto i tassi di eradicazione risultano inferiori al 80%.

Per ovviare a questo inconveniente, sono state testate combinazioni diverse di antibiotici. una di queste è stata la terapia sequenziale della durata di 10 giorni, che ha mostrato dei risultati promettenti.

TERAPIA CONCOMITANTE: 7-10 GIORNI
PPI+METRONIDAZOLO+AMOXICILLINA+CLARITROMICINA

TERAPIA SEQUENZIALE: 10-14 GIORNI
I PRIMI 5 – 7 GIORNI:
PPI (omeprazolo) 20: 1 cp 20 minuti prima di colazione e cena (BID)
AMOXICILLINA 1 G: 1 cp a colazione + 1 a cena (a stomaco pieno)
PER ALTRI 5 – 7 GIORNI:
PPI: BID
CLARITROMICINA 500: BID a stomaco pieno
TRIMONASE O METRONIDAZOLO: BID a stomaco pieno.

TRIPLICE TERAPIA MODIFICATA: 10 GIRONI
PPI+LEVOFLOXACINA+AMOXICILLINA

QUADRICIPITE TERAPIA CON BISMUTO:10 GIORNI
PPI+METRONIDAZOLO+TETRACICLINA+BISMUTO

TERAPIA IBRIDA: 14 GIORNI
PPI+AMOXICILLINA PER 7 GIORNI SEGUITA DA
PPI+AMOXICILLINA+METRONIDAZOLO+CLARITROMICINA PER 7 GIORNI

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Archiviato in GASTROENTEROLOGIA., HELICOBACTER PYLORI.

TAMSULOSIN E CATARATTA


TAMSULOSIN E CATARATTA

Durante gli interventi di chirurgia della cataratta alcuni pazienti, precedentemente trattati o in trattamento con farmaci contenenti TAMSULOSIN (un alfa-bloccante), principio attivo delle specialità medicinali OMNIC e PRADIF per il trattamento dell’ipertrofia prostatica; hanno manifestato la IFIS “Intraoperative Floppy Iris Syndrome” nota cme “sindrome dell’iride a bandiera”.
Per questo motivo chi assume questi farmaci deve informare sia il suo oculista che il Medico di Medicina Generale, la raccomandazione viene dall’American Academy of Ophthalmolgy e della società Americana della Chirurgia della cataratta e refrattiva (ASCRS).
Una volta informato l’oculista può prevedere alcuni problemi e decidere di utilizzare tecniche chirurgiche differenti che consentano, comunque di raggiungere ottimi risultati.

AIFA 2006: poichè il TAMSULOSIN è stato associato a sindrome dell’iride a bandiera, non si raccomanda la somministrazione del farmaco nei pazienti che devono sottoporsi all’intervento di cataratta (intervento di facoemulsificazione) e si consiglia l’interruzione del trattamento farmacologico almeno 2 settimane prima dell’intervento stesso (indicazione empirica basata su dati sporadici).

La Tamsulosina cloridrato è un alfa-bloccante selettivo (recettori alfa 1 adrenergici) che rilascia la  muscolatura liscia nell’ipertrofia muscolare benigna producendo un incremento del flusso urinario e un miglioramento della sintomatologia ostruttiva (ha un effetto benefico sulla ritenzione cronica urinaria).

Per sindrome dell’iride a bandiera o intraoperative floppy irisi syndrome, riassume una serie di sintomi intraoperatori che complicano il normale decorso di un intervento di cataratta in pazienti in terapia farmacologica per ipertrofia prostatica.
I sintomi principali sono: scarsa midriasi preoperatoria, iride a bandiera con tendenza al prolasso nel tunnel corneale o nelle incisioni di servizio e miosi progressiva intraoperatoria.

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Archiviato in OCULISTICA., PROSTATA.

L’ORMONOTERAPIA NEL TRATTAMENTO PRECAUZIONALE DEL TUMORE MAMMARIO DOPO CHIRURGIA.


Che cosa è la terapia ormonale o ormonotreapia?

Consiste nella somministrazione di farmaci in grado di interferire con l’attività degli estrogeni, ormoni ritenuti coinvolti nell’insorgenza e nello sviluppo di almeno 2/3 dei tumori mammari. Per tale motivo si ritiene che la loro riduzione possa essere un trattamento efficace. I meccanismi di azione fondamentali dell’ormonterapia sono sostanzialmente tre:

  1. impedire alla cellula tumorale di essere influenzata dagli ormoni prodotti dall’organismo attraverso somministrazione di un antiestrogeno (TAMOXIFENE),
  2. Inibire la produzione di estrogeni, bloccando l’azione di un enzima, aromatasi, CHE trasforma gli androgeni in estrogeni (INIBITORI DELL’AROMATASI);
  3. Inibire la produzione degli estrogeni prodotti dalle ovaie utilizzando gli analoghi dell’LHRH (ABLAZIONE OVARICA)

In quali casi è indicata la terapia ormonale?

L’ormonoterapia è efficace soltanto nelle donne in cui è stata dimostrata la presenza di recettori per l’estrogeno e/o il progesterone sulla superficie delle cellule tumorali.
Il tumore si definisce in questo caso estrogeno-positivo (ER+) e/o progesterone-positivo (PGR+)

Come avviene la scelta del trattamento?

La scelta del trattamento più indicato per ogni donna dipende da una serie di fattori, i principali dei quali sono:

  • caratteristiche della malattia
  • trattamenti di recettori ricevuti
  • presenza di recettori specifici sulle cellule neoplastiche
  • stato menopausale

Cosa è il tamoxifene?

Il TAMOXIFENE appartiene alla classe degli antiestrogeni. Il meccanismo di azione di tali sostanze consiste nell’impedire che l’estrogeno si combini con le cellue tumorali e ne stimoli la crescita.
Il tamxifene può essere attivo sia nelle donne che non hanno raggiunto la menopausa (stato pre-meopausale) sia alle donne che sono già in menopausa (stato post-menopausale).
Il tamxifene è la TERAPIA PIU’ COMUNE PER LE DONNE IN STATO PRE-MENOPAUSALE.

Il tamoxifene è disponibile in commercio sia come specialità medicinale ( Nolvadex, Kessar, Nomafen, Tamoxene) sia come farmaco generico (tamoxifene). Se lei è intollerante al lattosio, essendo questo eccipiente presente in quasi tutte le preparazioni commerciali, può richiedere al suo medico di prescriverle un farmaco galenico privo di lattosio.

il farmaco, in compressa o capsula, si assume per bocca tutti i giorni all’incirca alla stessa ora (vi è una tolleranza di 2-3 ore).

Di solito causa effetti collaterali di lieve entità, tra i quali si possono includere:

  • vampate di calore e sudorazione
  • aumento di peso, ritenzione idirica
  • secchezza vaginale
  • insonnia
  • dolori scheletrici
  • sbalzi di umore e depressione

Gli effetti collaterali possono comunque dipendere dalla predisposizione personale alla tendenza a ingrassare e a quanto si sia vulnerabili alla depressione. Un ottimo rimedio per contrastare questi effetti collaterali è l’attività fisica regolare almeno 3 volte a settimana.

Nelle donne in età post-menopausale, il tamoxifene accresce leggermente il rischio di sviluppare a distanza di anni, tumore dell’endometrio, trombosi agli arti inferiori e ictus. Fortunatamente si tratta di evenienze molto rare, di solito curabili anche grazie alla diagnosi tempestiva garantita dai controlli suggeriti dai medici di riferimento.
I benefici del tamoxifene per il trattamento dei tumori della mammella superano di gran lunga i rischi degli effetti collaterali per la maggior parte delle pazienti.

Cosa sono gli inibitori dell’aromatasi?

Sono farmaci che riducono la quantità di estrogeni in circolo nell’organismo e di conseguenza la quantità di ormoni che raggiungono le cellule tumorali nel seno.

Gli inibitori dell’aromatasi sono riservati alle donne già in menopausa; in queste donne la produzione di estrogeni da parte delle ovaie è praticamente inesistente, m anei muscoli, nel fegato e nel tessuto adiposo l’enzima aromatasi converte gli androgeni in estrogeni.

i farmaci più comunemente usati sono Anastrozolo: Arimidex; Letrozolo: Femara e Exemestane: Aromasin.

Gli effetti collaterali:

  • vampate di calore
  • stanchezza
  • dolori articolari
  • secchezza vaginale
  • nausea

Il trattamento prolungato con gli inibitori dell’aromatasi potrebbe indurre osteoporosi. Per questo motivo l’oncologo potrebbe ritenere opportuno sottoporvi a controlli regolari per rallentare o contrastare questo processo.

Al contrario del TAMOXIFENE, questi farmaci non aumentano il rischio di trombosi degli arti inferiori, di tumore dell’utero o di ictus.

La modalità di assunzione per via orale, è identica al tamoxifene.

Cosa sono gli analoghi dell’LHRH?

Sono sostanze che inibiscono la produzione degli estrogeni da parte delle ovaie con conseguente blocco del ciclo mestruale (ablazione o soppressione ovarica).

Nelle donne in età pre-menopausale l’ablazione ovarica consente di abbassare i livelli di estrogeni e di indurre una menopausa temporanea, contribuendo quindi a bloccare la crescita delle cellule tumorali.

I livelli ormonali possono ritornare normali alla conclusione del trattamento, in alcuni casi anche senza la ripresa del ciclo mestruale.
Gli analoghi dell’LHRH vengono spesso usati in associazione con un altro antiestrogeno per un periodo di almeno due anni.

Gli effetti collaterali del trattamento sono simili a quelli della menopausa fisiologica e comprendono vampate di calore e sudorazione, diminuzione della libido, cefalea e sbalzi d’umore.

In commercio si trovano con i seguenti nomi:

  • Triptorelina embonato: Decapeptyl, iniezione intramuscolo
  • Goserelin: Zoladex, iniezione sottocutanea
  • Leucoprorelina acetato: Enantone iniezione sottocutanea

La prima somministrazione deve avvenire il primo giorno delle mestruazione. Le successive devono avvenire puntualmente ogni 28 giorni. E’ possibile che la prima somministrazione non impedisca il flusso mestruale, che potrebbe presentarsi come normale per uno o due mesi.

Anticorpi monoclonali, terapia biologica.

Negli ultimi anni sono stati studiati farmaci capaci di colpire solo le cellule tumorali, agendo su un bersaglio contenuto esclusivamente o prevalentemente nelle cellule tumorali. A questi farmaci (definiti biologici) appartengono gli anticorpi monoclonali, che si sono dimostrati in grado di colpire e distruggere le cellule tumorali senza danneggiare quelle sane.

Gli anticorpi monoclonali sono simili agli anticorpi che ci difendono dalle infezioni e da altre malattie, ma hanno la caratteristica di essere stati realizzati dai ricercatori per raggiungere ed eliminare determinate cellule tumorali che si riconoscono dalla presenza di recettori specifici.

Alla classe degli anticorpi monoclonali utilizzati nel trattamento dei tumori mammari appartiene il TRASTUZUMAB (HERCEPTIN).

Herceptin agisce unicamente sui carcinomi della mammella che presentano in grande eccesso un recettore chiamato HER 2.

Nel carcinoma mammario Herecptin è in gardo di ridurre il rischio di recidiva dopo il trattamento chirurgico.
Il rischio di recidiva dopo il trattamento chirurgico.
Herceptin può essere utilizzato in combinazione con altri farmaci anche per il trattamento di carcinomi mammari in stadio avanzato, recidivante o diffuso ad altri organi.

I suoi effetti collaterali sono di solito lievi:

Alcune pazienti possono sviluppare sintomi simil-influenzali, diarrea, mal di testa, reazioni allergiche. In alcuni casi Herceptin può produrre un danno cardiaco, di solito di lieve entità che nella maggior parte dei casi è reversibile dopo la sospensione del trattamento.

Tuttavia, al momento si ignorano gli effetti a lungo termine di qualunque danno a livello cardiaco; per tale motivo Herecptin non è indicato per il trattamento di pazienti con problemi cardiaci.

La via di somministrazione è quella endovenosa, ogni 3 settimane.

Istituto Europeo di Oncologia

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