Importanza della valutazione precoce delle pazienti che devono assumere un inibitore dell’aromatasi.


Paziente di 53 anni, altezza 165 cm, peso 58 kg, BMI 21.3, razza bianca, casalinga.

Anamnesi patologica remota
Non familiarità per fratture da fragilità. Nessuna frattura nella storia clinica, scarso intake di calcio e vitamina D nell’alimentazione. Operata di safenectomia AI sx nel 2003. Menopausa indotta a 52 aa per il tumore al seno.

Anamnesi patologica prossima
La paziente si è presentata nella nostra struttura nel marzo del 2010, in quanto presentava dolore e limitazione della spalla dx dovuti al tempo chirurgico.

EAME OBIETTIVO

Sintomi e segni
Spalla libera, ma dolente ai gradi estremi; dolore diurno ai movimenti attivi, in particolare di elevazione e anteposizione che superano i 120° e di rotazione interna ed esterna ch esuperano i 70°. Dolore notturno spontaneo. AV 8, presenti disturbi del sonno.

Assume Anastrozolo 1 cp/die

Esami di laboratorio routinari

  • Creatininemia

Esami specifici per il metabolsimo fosfocalcico

  • Calcemia: nella norma
  • Fosforemia: nella norma
  • ALP: elevata (98 v.n 32-92)
  • Calciuria 24 ore: ipocalciuria 93.8 (v.n 100-300)
  • Fosafturia 24 ore: nella norma
  • TSH: nella norma
  • Vitamina D: carente (<4)

Esami strumentali eseguiti

  • MOC a ultrasuoni: T-score 1.26
  • Morfometria vertebrale

Il collega di base non aveva assolutamente valutato la necessità per la paziente, della valutazione del metabolsimo fosfo-calcico, in relazione all’effetto osteopenizzante degli inibitori dell’aromatasi.

Terapia prescritta

  • Risedronato 75 mg: 2 gg mese; supplementazione di calcio e vitamina D, bolo di 600.000 UI di vitamina D per curare l’ipovitaminosi D.

Decorso clinico
Al controllo bio-umorale, normalizzata la vitamina D la calciuria e la fosfatasi alcalina.

Discussione

Il K della mammella è il tumore maligno più comune nella donna e nel 75% dei casi è ormono-dipendente per i recettori degli estrogeni. La terapia del cancro della mammella prevede il tempo chirurgico, la chemioe radioterapia, la terapia adiuvante ormonale.
Il farmaco di riferimento è stato per molti anni, il Tamoxifene, SERM con attività protettiva nei confronti dell’osso. In seguito, alcuni studi dimostrarono la superiorità dell’anastrozolo rispetto al tamoxifene. Questo farmaco è un potente ipogonadico ed agisce bloccando la sintesi degli estrogeni dove è espressa l’aromatasi, cioè a livello centrale, periferico e intratumorale.
Negli anni successivi, gli inibitori dell’aromatasi hanno trovato impiego come terapia ormonale coadiuvante, come farmaci di prima linea e in terapia sequenziale dopo il tamoxifene.
Gli inibitori dell’aromatasi, accanto ai vantaggi su citati, hanno mostrato una serie di effetti collaterali e, fra questi, i più importanti sono a carico dello scheletro. Infatti, provocano aumento del turnover osseo, riduzione della BMD e alterazioni microstrutturali, con conseguente fragilità e aumentato rischio di frattura. Questo impatto sul tessuto osseo, tanto precoce quanto negativo, ha provocato grande attenzione alla valutazione alla terapia e alla prevenzione di questo processo. Un approccio completo e dettagliato è quello proposto da un gruppo di esperti britannici. Queste linee guida, molto rigorose, invitano, in una situazione quale quella della pz. in oggetto, il trattamento con i bifosfonati, in particolare gli amino-bifosfonati. Infatti, la pz. ha vauto una menopausa indotta per sopprimere la funzione ovarica e presenta un valore alla BMD, ad un esame eseguito entro 3 mesi dall’inizio del trattamento con l’astronozolo, di T-score di -1.26. Le indicazioni sono per un bifosfonato per via infusiva (zolendronato) o per via orale (residronato). Questo caso clinico vuole richiamare l’attenzione nei confronti di queste pz. da sottolineare anche la normalizzazione della vitamina D.

Dott. Alfonso reda.
www.osteoporosi-casi-clinici.it/casi-clinici/

Fontanellato - Parma.

Inibitori dell’aromatasi

  • Anastrozolo: Arimidex
  • Letrozolo: Femara
  • Exemestano: Aromasin.

Gli estrogeni hanno un ruolo riconosciuto nella genesi del carcinoma mammario.
Da più di cento anni fa risale, la prima osservazione che la ovariectomia bilaterale (e dunque la deprivazione estrogenica) è in grado di determinare la regressione di carcinomi mammari in fase avanazta in donne in prememnopausa.

L’aromatasi è un enzima che catalizza la sintesi degli estrogeni a partire dagli androgeni (in particolare di estrone da androstenedione e di estradiolo da testosterone:
L’aromatasi è presente nei follicoli ovarici e in modo meno rilevante, nel garsso sottocutaneo, nel fegato e nel muscolo. La produzione di estrogeni nelle donne in postmenopausa è da ascrivere quasi completamente all’azione delle aromatasi periferiche (cioè non ovariche). Un ruolo determinante è svolto in questo senso dalle aromatasi del grasso sottocutaneo: esiste infatti una relazione diretta tra body-mass index e livelli di estrogeni in donne in post-menopausa. la maggiore parte dei K mammari esprimono un’attività aromatasica intratumorale. tale attività condiziona fortemente i livelli intratumorali di estrogeni (giustificando una concentrazioni di estradiolo, all’interno del tessuto tumorasle, superiore taolora di 10 volte ai vaolri plasmatici).
Dal momento che le cellule tumorali necessitano di estrogeni per la propria proliferazione, uno degli approcci terapeutici più diffusi è quello di privarle di tale sostegno. Per questo, nelle donne in menopausa, tale risultato può essere raggiunto attraverso farmaci inibitori dell’aromatasi.

www.senology.it/review/inibitoriaromatasi.php

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